UMBERTO GALIMBERTI: LA NOSTRA SOCIETA’ AD ALTO TASSO DI PSICOPATIA NON E’ ADATTA A FARE FIGLI

Riflettiamo…
Il lavoro con la Bussola Costituzione (embriologia emozionale) e la Tecnica Metamorfica riguarda proprio le ferite formatesi non solo nei primi tre anni di vita ma già dal concepimento, questo lavoro ci aiuta non a risolvere le ferite ma a prenderne coscienza e trasformare le reazioni inconsapevoli in azioni consapevoli.

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l’allarme è il professore di Filosofia della Storia all’Università Ca’Foscari di Venezia. Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore

Umberto Galimberti, lombardo classe 1942, è uno dei più noti filosofi italiani. Professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove è titolare della cattedra di Filosofia della Storia, è un profondo e acuto osservatore della nostra società: mette al centro della sua indagine il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovani soffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami. Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.

Cosa intende per “mappe emotive”?

Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

La nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-“qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantitàHanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.

Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepiscerischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

https://wisesociety.it/incontri/umberto-galimberti-la-nostra-societa-ad-alto-tasso-di-psicopatia-non-e-adatta-a-fare-figli/

COME SMETTERE DI FARSI INGANNARE

“Essere felici, essere buoni, essere positivi, essere ottimisti, essere di successo, essere svegli, essere spiritualmente illuminati.
Consumare la dieta perfetta. Attirare un milione di follower su Instagram. Vivere la tua vita migliore!
Scalare la tua carriera professionale. Devi essere in forma e in salute. Essere il tuo io più perfetto. Manifesta il tuo scopo di vita. Muoviti! Ottimizza le funzioni del tuo corpo. Libera il tuo dolore, la tua paura, la rabbia, e la tristezza. Liberati dal dubbio. Innamorati dell’uomo o della donna dei tuoi sogni e vivi felicemente per sempre, e non ti sentirai mai più solo/a di nuovo.
Questo sogno è bellissimo, ma ci sta letteralmente uccidendo.
L’anima eterna non ha interesse a vivere sotto nessun ideale di felicità, anche se è bellissimo.
La tua rabbia, terribile e sacra, bolle al di sotto di tutto il progetto di auto aiuto. Grida per essere autentica, per la verità a qualsiasi costo.
Fanculo con la bugia della “vita perfetta”.
Questo ci rende solo depressi, ansiosi, drogati, e in verità nutre la nostra colpa e sentimenti di auto disprezzo e di fallimento.
La lotta costante alla fine ci esaurisce, ci fa cadere in ginocchio.
E’ troppo lavoro per il nostro povero organismo essere “positivi” per tutto il tempo.
L’ inconscio è furioso per la bugia.
E vuole il suo cazzo di riposo.
Ma nel nostro stato esausto, anche con paura di contattare il nostro esaurimento, ci cappottiamo con bevande energetiche, le droghe, i mantra, la palestra, e più positività.
O semplicemente ci perdiamo nel pensiero.
O creiamo una nuova identità: quella del “depresso” o “il fallito”.
O semplicemente “andiamo oltre” l’esaurimento e ci teniamo occupati con inutilità.
Siamo ancora in movimento a qualsiasi costo. Senza sosta.
La felicità, letteralmente ci rende infelici.
Fanculo con questa forma di falsa felicità.
E’ di vitale importanza fare spazio anche per l’oscurità.
Creare spazio nella tua vita per la pena, la rabbia, la vergogna, la paura, e la solitudine.
Tirar fuori queste povere e fraintese creature dai loro nascondigli e portarle verso la luce.
E se non lo fai, ti prosciugheranno la tua vita come vampiri, fino a che non le ascolti.
Abbi la volontà di esporre anche la tua infelicità.
Dai una voce alla pena, alla rabbia, alla paura, alla solitudine che c’è nel profondo.
Rompi alcuni tabù.
Dì la parola “errata”.
Distruggi la falsa immagine.
Forse perderai i seguaci.
Forse perdere gli amici.
Forse perdi il tuo lavoro.
Sicuramente perderai la tua maschera.
Il cambiamento deve farti tremare di paura. Bene!
E’ cosi’ che dovrebbe essere.
Forse perdere tutto e devi iniziare una nuova vita.
Ma l’anima esulterà.
È già passato per una miriade di morti e rinascite.
Non gli importerebbe un cazzo proteggere se stessa dal cambiamento.
Invece trova il cambiamento come eccitante, ispiratore, anche erotico.
Esiste una felicità molto più grande che veramente abbraccia anche la nostra profonda infelicità senza metterla in imbarazzo.
Questa è la felicità che hai sempre desiderato.
La felicità che fa in frantumi la maschera, distrugge le nostre difese, vede le nostre debolezze, la nostra vulnerabilità, il nostro dolore più profondo.. e lo accetta e ci ama così come siamo.
Allora bene; ecco il tuo nuovo mantra spirituale..
Fanculo (il concetto mentale di) felicità.
Fanculo “Namasté”.
Fanculo a cercare di essere buono.
Fanculo con la spiritualità.
Fanculo con la perfezione.
Fanculo a cercare di inserirsi.
Fanculo tutti gli dei, guru e guide che alimentano la schifosa bugia della felicità come una destinazione e un obiettivo.
Fanculo con la cultura narcisista, e basata sulla colpa che sopprime la nostra donna interiore preziosa e vulnerabile.
Accettalo tutto e manda a fanculo tutto.
Benedici tutto e manda a fanculo tutto e ama tutto.
Apri il cuore a tutto.
Benedici questa sciocca mente umana con le sue idee condizionate e i suoi standard impossibili,
E i suoi tentativi infiniti di dirci come “dobbiamo” essere,
O quali sono i pensieri e i sentimenti “corretti”.
Fanculo la bugia della felicità che manda tutti a una tomba precoce.
Proteggi il bambino interno, a colui che a volte si sente infelice, solo, triste, disconnesso.
Smettila di dirgli oggi che sia felice, che sia collegato, in pace, che sia spirituale e sia pieno di tutto.
A questo bambino non importa un cazzo. Vuole solo il tuo amore.
Inonda quel triste e solitario essere interiore con curiosità, comprensione. Respira su di lui.
Fanculo con tutte le forze del mondo che cercano di danneggiarlo o zittirlo.
E quando questo chiede: “Mamma, papà, devo essere felice ed essere perfetto per farmi amare?”
Puoi rispondergli:
“Certo che no!
Ti amo esattamente come sei.
Amo le tue debolezze e le tue imperfezioni, e il tuo cuore vulnerabile. Loro sono così belli per me, e va bene non sentirsi in pace. Non devi essere felice in questo momento. Siamo infelici insieme”.
Ora si, questa è la fottuta felicità.”
– Jeff Foster-

IL DONO DELLA NEUROPLASTICITA’: COME SI MODIFICA IL CERVELLO

La neuroplasticità indica la capacità del cervello di modificare la propria struttura nel corso del tempo in risposta all’ esperienza.

Il cervello e le sue interconnessioni strutturali si modificano durante il corso di tutta la nostra esistenza. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’ esperienza prende il nome di neuroplasticità.

Laura Vacchini

Daniel Siegel: il benessere mentale deriva da una mente in equilibrio

Ci si sente disgregati, a disagio, sbilanciati, manca equilibrio e siamo pervasi da un qualche tipo di malessere. Cosa ci sta succedendo? Secondo Daniel J. Siegel, professore di psichiatria di fama internazionale presso la facoltà di medicina dell’UCLA e fondatore della neurobiologia interpersonale, è semplicemente un problema di integrazione. Capiamo meglio di cosa si tratta.

La neurobiologia interpersonale è una disciplina che approfondisce, con un approccio congiunto di scienze apparentemente slegate tra loro, lo sviluppo di conoscenze applicabili alla vita personale con l’obiettivo di raggiungere e mantenere il benessere individuale.

Secondo l’approccio promosso da Daniel J. Siegel, il benessere mentale arriva quando grazie ad una mente in equilibrio siamo in grado di instaurare relazioni empatiche e gratificanti. L’impianto teorico di riferimento è articolato e si basa sul concetto di mente come parte di un sistema interconnesso dove l’influenza reciproca produce ordine e unità.

L’autore rappresenta il benessere attraverso un triangolo ai cui vertici troviamo tre entità interdipendenti: cervello, mente e relazioni. Il cervello o encefalo, ovvero la parte del corpo racchiusa nella scatola cranica, è parte integrante del nostro sistema nervoso, è interconnesso con l’intero organismo ed è il luogo fisico di smistamento di ogni tipo di input che coinvolga il nostro corpo.

La neuroplasticità: la capacità del cervello di modificarsi in base all’esperienza

Nella neurobiologia interpersonale il termine cervello è utilizzato per indicare tutti i meccanismi neuronali che generano flussi di energia e informazioni che attraversano il corpo grazie al sistema nervoso. Il triangolo rappresenta il processo di interconnessione fra le parti, connessione che avviene grazie al movimento dei flussi di energia e di informazioni all’interno del sistema. Le parti di questo insieme si alimentano reciprocamente: il cervello è il luogo fisico dove si genera l’informazione e la mente funge da regolatore dei flussi informativi. Una mente ben integrata è sana e resiliente e consente di sviluppare output a loro volta in grado di generare equilibrio attraverso relazioni comunicative con l’ambiente esterno. La relazione è quindi il mezzo attraverso il quale avviene lo scambio di energia: connessioni e relazioni empatiche producono senso di gratificazione e a loro volta stimolano una vita mentale interiore sempre più coerente. Se c’è integrazione tra tutte le parti, questo sistema risulta armonico e flessibile, se l’integrazione è parziale o assente si manifestano rigidità e caos. In entrambi i casi, le implicazioni nella nostra vita sono notevoli.

Il cervello e le sue interconnessioni strutturali si modificano durante il corso di tutta la nostra esistenza. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza prende il nome di neuroplasticità.

Il cervello funziona come una totalità in cui tutte le sue parti sono interconnesse come una ragnatela di processi. Un cambiamento strutturale può comportare la creazione o il rafforzamento di connessioni tra neuroni già esistenti oppure la crescita di nuovi neuroni producendo effettivi mutamenti.

Come avviene tutto ciò? L’esperienza attiva, come ad esempio l’attenzione focalizzata, determina l’eccitazione dei neuroni, i quali a loro volta possono portare all’attivazione dei geni rendendo possibile il verificarsi di trasformazioni a livello di struttura; funge da fattore abilitante alla crescita e al cambiamento effettivo e produce un concreto rinnovamento a tutto il sistema.

Neuroplasticità e psicoterapia

Prendiamo in esame il contesto psicoterapico. L’attenzione focalizzata, il pensare coscientemente, l’investigare in una relazione aiuta a rimodellare, in qualsiasi momento della nostra vita, le connessioni cerebrali consentendo di portare integrazione all’interno del nostro sistema “cervello – mente – relazioni e producendo effetti concreti.

La neuroplasticità offre notevoli vantaggi ma altrettanti svantaggi dati dal fatto che anche le esperienze negative possono modificare la struttura del cervello.

A questo proposito esaminiamo gli effetti che l’ansia può avere sul nostro sistema cerebrale e di conseguenza sui nostri pensieri e comportamenti. L’ansia di per sé rappresenta la naturale risposta alla percezione di pericolo e minaccia, è una risposta adattiva alla paura e ha lo scopo di preservare l’incolumità dell’individuo. Tuttavia, quando diventa particolarmente intensa, può generare condotte disadattive che possono limitare fortemente il funzionamento psichico e sociale dell’individuo. I sintomi sono irrequietezza, affaticamento, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno, difficoltà di concentrazione e vuoti di memoria. Questa sintomatologia, e il conseguente disagio soggettivo che si produce, genera caos nel sistema “cervello – mente – relazioni” producendo un malessere che condiziona l’individuo nella sua totalità.

Alla luce del dono della neuroplasticità e della flessibilità di un sistema che non smette mai di apprendere, una circostanza di malessere mentale e disagio non deve farci perdere d’animo. Ognuno di noi, riflettendo sul proprio vissuto, può prendere coscienza del fatto che siamo un sistema in continua trasformazione, tutto ciò avviene già naturalmente, senza controllo alcuno da parte nostra. Averne coscienza è invece il primo passo per intraprendere un cammino di sano apprendimento. Anche un piccolo intervento attivo all’interno del nostro complesso sistema può fare grandi cose: rompendo un circolo vizioso e ripristinando il fluire dell’energia, gli esiti saranno inaspettati.

https://www.stateofmind.it/2017/12/neuroplasticita-cervello/

 

 

 

L’ITALIA AL PRIMO POSTO PER MORTALITÀ DA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

L’abuso e l’utilizzo inappropriato degli antibiotici hanno contribuito alla comparsa di batteri resistenti.

Gli antibiotici vengono spesso prescritti per situazioni in cui il loro uso non è giustificato (per esempio nei casi in cui le infezioni possono risolversi senza trattamento).

L’uso terapeutico degli antibiotici negli ospedali si è visto essere associato ad un aumento di multi-batteri resistenti agli antibiotici.

Il fenomeno dell’antibioticoresistenza in Italia è allarmante, il nostro Paese ha la maglia nera per lo sviluppo di resistenze, è fra i primi consumatori di antibiotici in UE e secondo un recente audit dell’ECDC (European Centre for Desease Control) se il fenomeno della resistenza agli antibiotici (Amr) non sarà limitato, nel breve futuro alcuni interventi chirurgici chiave saranno compromessi. Entro il 2050, solo in Italia, si prevedono 450.000 decessi a causa dell’Amr.

Un’emergenza ormai globale, per un costo per il nostro Servizio sanitario pari a 13 miliardi di dollari. E l’Italia è già oggi al primo posto tra i paesi Ocse per mortalità, con 10.780 decessi l’anno a causa di infezioni da uno degli 8 batteri ormai resistenti ai farmaci antibiotici.

Una minaccia crescente, che vede tra le sue cause primarie anche l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti animali, in Italia più che negli altri Paesi. Fino al 75% degli antibiotici utilizzata per l’acquacoltura può disperdersi nell’ambiente circostante ed il 70% degli antibiotici è oggi impiegato proprio per gli animali.

Studi statunitensi e studi europei suggeriscono che questi batteri resistenti possano causare infezioni nell’uomo che non rispondono agli antibiotici comunemente prescritti. In risposta a queste pratiche e ai problemi che ne conseguono, diverse organizzazioni (ad esempio l’American Society for Microbiology (ASM),American Public Health Association (APHA) e l’American Medical Association (AMA)) hanno chiesto che fossero poste restrizioni sull’uso di antibiotici negli animali da produzione alimentare e che sia posto un limite a tutti gli usi non terapeutici.

Tuttavia, i ritardi nelle azioni normative e legislative per limitare l’uso di antibiotici sono comuni, e possono includere la resistenza a questi cambiamenti da parte delle industrie, così come il tempo dedicato alla ricerca per stabilire un collegamento causale tra l’uso di antibiotici e comparsa di malattie incurabili batteriche.

L’Unione europea ha vietato l’uso di antibiotici come agenti di promozione della crescita dal 2003, permettendolo solo in caso di malattia e previa prescrizione, ma il problema è dato dal mercato nero parallelo, che sfugge ai controlli pur stringenti.

Il contrasto all’Amr passa anche dai nuovi farmaci, al cui sviluppo stanno puntando le aziende del farmaco data l’attuale scarsità di nuove molecole in questo ambito: 59 sono i nuovi antibiotici in fase di sviluppo, di cui 17 per il trattamento delle infezioni più pericolose.

Considerando che al 2050 l’antibioticoresistenza causerà lo stesso numero di morti delle patologie tumorali, ovvero oltre 10 milioni, è importante anche la collaborazione del paziente, che deve protrarre la terapia sino al momento stabilito dal medico senza interromperla, come spesso succede, ai primi segni di miglioramento.

https://www.sanitainsicilia.it/litalia-al-primo-posto-per-mortalita-da-resistenza-agli-antibiotici_403187/  

 

GIACOMO RIZZOLATTI: I NEURONI SPECCHIO E L’EMPATIA

Giacomo Rizzolatti è considerato il massimo neuroscienziato italiano. Occhi neri penetranti e ironici, capelli bianchi arruffati, baffi spioventi, la somiglianza con Einstein suggerisce al primo sguardo che ci troviamo davanti a un genio. E infatti i neuroni specchio, che ha scoperto nel 1992, sono studiati in tutto il mondo, e considerati alla base dell’empatia, dell’apprendimento, della socialità. Tanto che si profetizza per lui un premio Nobel.

Insensibile alle lusinghe delle università straniere, vive e lavora all’Università di Parma, una delle più antiche al mondo, privilegiando la qualità della vita alle gratificazioni del danaro.

L’importanza dei neuroni specchio deriva dal fatto che essi spiegano scientificamente qualcosa che intuitivamente si è sempre saputo: e cioè che guardando si impara. Una banalità? Niente affatto. Proviamo a entrare dentro il cervello, che, come ormai tutti sanno, è costituito da neuroni che si attivano (sparano, in termini tecnici) per svolgere qualsivoglia funzione. Nel momento in cui vediamo qualcosa, elaboriamo un pensiero, memorizziamo un dato, compiamo un movimento, un certo circuito neuronale entra in funzione, e se potessimo vederlo (come lo vedono gli scienziati attraverso esami di imaging cerebrale i cui acronimi sono conosciuti, Pet, fMRI..) vedremmo una frenetica attività elettrica e chimica in aree specifiche del cervello, come un fuoco di artificio.

Rizzolatti ha scoperto che, nelle aree deputate ai movimenti, le aree motorie, la medesima attività neuronale si verifica sia in chi compie un gesto, per esempio afferra un bicchiere, sia in chi lo guarda. Per questo nell’osservatore si parla di neuroni specchio. Dunque, a livello cerebrale, se ti guardo bere è in qualche modo come se bevessi anch’io, e se ti guardo guidare, è come se guidassi anch’io, e dunque non solo imparo quello che tu fai, ma capisco anche le tue intenzioni.

“I neuroni specchio si trovano nelle aree motorie, e descrivono l’azione altrui nel cervello di chi guarda in termini motori “ spiega Rizzolatti. “Fino a non molti anni fa, si riteneva che il sistema motorio producesse solo movimenti. Noi, partendo da un approccio etologico, senza convinzioni a priori sulla funzione delle aree motorie, abbiamo scoperto che molti neuroni del sistema motorio rispondono a stimoli visivi. Se vedo una persona che afferra una bottiglia, colgo subito il suo gesto perché è già neurologicamente programmata in me la maniera in cui afferrarla. Si verifica una comprensione istantanea dell’altro, senza bisogno di mettere in gioco processi cognitivi superiori. In seguito abbiamo visto che la stessa cosa capita per le emozioni. Per esempio il disgusto. Somministrando a una persona uno stimolo olfattivo sgradevole, come l’odore delle uova marce, si attivano determinate parti del cervello. Una di queste è l’insula, un’area corticale che interviene negli stati emozionali. La sorpresa è stata che, se osservo qualcuno disgustato, si attiva in me esattamente la stessa zona dell’insula. Questo ci consente di uscire da un concetto mentalistico e freddo, riportando tutto al corpo. Io ti capisco perché sei simile a me. Non deduco, ma sento. C’è un legame intimo, naturale e profondo tra gli esseri umani. Il processo non è logico ma intuitivo. “

Secondo il grande neuroscienziato americano di origine indianao Ramachandran, i neuroni specchio sono i mattoni sui quali si è costruita la cultura, tanto che oggi si sta rivalutando Lamarck e la sua legge dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti, secondo cui il patrimonio culturale si trasmetterebbe anche per via epigenetica, creando cioè un imprinting nel cervello che può essere passato alle generazioni future. Si supera cioè il rigido schema dell’evoluzione darwiniana.

Ma non solo. I neuroni specchio sarebbero anche alla base dell’empatia, cioè della capacità di rapportarsi agli altri, di comprenderli, di solidarizzare con le loro sofferenze e le loro gioie.

“In ogni azione, oltre ciò che si fa, conta l’intenzione, il perché la si fa” dice Rizzolatti. Prendo il bicchiere, è l’azione. Come lo prendo è fondamentale per capire l’intenzione. Se per bere, per brindare, o per scagliarlo contro il mio interlocutore, per esempio. E sono i neuroni specchio che ci rivelano l’intenzione in tempo reale, per cui siamo pronti a coprirci la faccia se chi ci sta dinanzi ha intenzioni aggressive. Oggi si ritiene che chi soffre di autismo, ed è cioè incapace di comprendere le azioni degli altri e di rapportarsi agli altri, abbia in realtà una carenza di neuroni specchio, e questo apre la porta alla speranza di trovare qualche forma di terapia farmacologica.”

Empatia significa dunque entrare nei panni degli altri perché il nostro cervello si sintonizza con quello di chi ci sta intorno. Ma non necessariamente con quello di tutti coloro che ci stanno intorno. Si può, come Hitler, essere empatici con gli animali, e mandare gli ebrei nelle camere a gas. Essere generosi con i poveri – purché bianchi di pelle – e mettere i neri in schiavitù. Trattare con riguardo i propri concittadini, e uccidere barbaramente gli stranieri. Essere un marito e un padre esemplare, e violentare altre donne. Dunque i neuroni specchio funzionano a intermittenza?

“Bisogna distinguere tra due diversi tipi di criminalità. Quella che avviene per impulso, e in questo caso di solito non c’entrano i neuroni specchio, la causa è nei lobi frontali poco sviluppati, che non riescono a frenare gli impulsi violenti.

Ci sono invece le persone che hanno piacere a fare del male, a uccidere, e questo potrebbe avvenire proprio per mancanza di empatia, per indifferenza verso la sofferenza dell’altro, che non viene vissuto come uguale a sé, come partecipe della stessa specie umana. Il neurone specchio mi dice: tu ed io siamo la stessa cosa. Ma se per motivi vari, che possono anche essere culturali, l’altro perde i connotati di essere umano, diventa cosa, animale , allora lo puoi sterminare senza rimorso, senza nemmeno considerare che fai del male, come uccideresti una zanzara che ti importuna.”

L’empatia è la base della vita sociale. È, come sosteneva Martin Buber, quella che consente di realizzare il rapporto Io-Tu, cioè tra due soggettività diverse ma equivalenti, rispetto all’Io-Esso, dove l’altro è mero oggetto. E questo, secondo Rizzolatti, può avvenire solo grazie ai neuroni specchio, che pertengono alla sfera intuitiva, non a quella cognitiva. E che si attivano se riconosco me stesso nell’altro. “Se vediamo un cane mordere, i nostri neuroni specchio sparano, perché è un gesto che possiamo fare anche noi. Ma se vediamo un cane scondinzolare, possiamo capire attraverso il ragionamento che ci sta facendo le feste, ma non lo capiamo intuitivamente, perché noi non abbiamo la coda..”

Intuitivo e cognitivo, empatia e cultura, si influenzano a vicenda. Posso con il ragionamento capire ciò che non “sento” attraverso i neuroni specchio, e viceversa posso bloccare attraverso un percorso razionale e culturale l’azione dei neuroni specchio. Questo spiega perché l’empatia si attiva maggiormente , come a cerchi concentrici, verso coloro che ci hanno insegnato a considerare simili a noi: i familiari, i vicini di casa, i concittadini, quelli che appartengono alla stessa religione, allo stesso partito, o tifano verso la stessa squadra di calcio. E viceversa possono venire inibiti nei confronti di chi viene considerato un diverso: l’appartenente a un’altra tribù, quello che ha un altro colore di pelle, lo schiavo…. o l’ebreo.

Da duemila anni il cristianesimo ha demonizzato gli ebrei, gli assassini di Cristo. E questo ha portato ad aberrazioni come l’Inquisizione, la limpieza de sangre. Il nazismo, su questa radice culturale di diversità, ha innestato una potente campagna denigratoria che descriveva l’ebreo come un appartenente a un’altra razza, un subumano, equiparandolo a un animale repellente.

Questo potrebbe spiegare, e lo fa molto bene Simon Baron Cohen nel suo libro La scienza del male: l’empatia e le origini della crudeltà (Raffaello Cortina editore, 2012) come mai l’efferatezza nazista fosse accettata, se non coaudiuvata, da tante persone “perbene”, che ritenevano di avere un alto senso morale, madri affettuose, padri di famiglia rispettabili, cittadini esemplari –e questo vale anche per le leggi razziali in Italia. L’aver trasformato gli ebrei in diversi, in non appartenenti alla razza umana, in animali pericolosi, aveva prodotto una totale insensibilità verso la loro sofferenza, proprio come la maggior parte delle persone (salvo gli animalisti.. ) sono indifferenti alla sofferenza di un topo o di pollo al quale si torce il collo o un maiale che si macella.

I neuroni specchio, insomma, potrebbero essere attivati o disattivati da fattori culturali. È questa l’ultima frontiera della ricerca di Rizzolatti, che aiuta a comprendere anche i grandi cambiamenti sociali della nostra epoca. Pensiamo per esempio all’atteggiamento verso i soldati, che fino a metà del secolo scorso venivano considerati carne da sacrificiomacello, e di cui oggi si condividono le sofferenze individuali. O ai movimenti animalisti, che hanno cambiato la nostra percezione delle sofferenze dei mammiferi e dei pesci (ma forse non ancora di quelle dei rettili o degli insetti..). Le modalità secondo cui questo meccanismo inibitorio o attivatorio da parte della cultura agisca sui neuroni specchio ancora non è stato identificato, ma quando lo sarà potrà portare a una vera e propria rivoluzione nella vita sociale e nelle terapie delle malattie psichiatriche.

*L’articolo è stato pubblicato su Pagine Ebraiche
Analisi di Viviana Kasam​, giornalista e Presidente BrainCircleItalia

https://it.gariwo.net/editoriali/giacomo-rizzolatti-i-neuroni-specchio-e-l-empatia-18939.html

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