RIPOSO E BENEFICI SULL’EQUILIBRIO PSICO-FISICO

Perché il riposo è così importante? Durante il sonno il nostro corpo elimina le tossine e rigenera le cellule e i tessuti. Durante la fase REM il sonno diventa più leggero e … si sogna

Chi dorme troppo. Chi dorme troppo poco. Chi si sente stanco anche dopo una lunga notte di sonno e chi invece dopo poche ore si trova nel letto con gli occhi sbarrati. Chi ha un cedimento a metà giornata, chi è più reattivo la mattina e chi, al contrario, è più lento a carburare e si attiva quasi al crepuscolo… Il rapporto che ognuno di noi ha col sonno e col concetto di riposo è assolutamente unico e personale.

Questo non significa che non ci siano delle “regole di buona condotta”. Perché, per quanto soggettivo possa essere, il sonno è un bene prezioso e fondamentale per il benessere di tutti. Nessuno escluso. E i disturbi del sonno possono creare problemi a chiunque. Ma perché è così importante? Cosa succede quando dormiamo?

PERCHÉ IL RIPOSO È COSÌ IMPORTANTE

Nel momento in cui il nostro corpo è nella fase di sonno, il suo assetto biochimico cambia e si attivano una serie di funzioni vitali fondamentali per il mantenimento del benessere psicofisico. In questo gioca un ruolo fondamentale il nostro cervello che, nonostante la sensazione di perdita di coscienza che associamo al sonno, resta in realtà in parte vigile. Diciamo, per semplificare, che è come se, non dovendo prestare attenzione a tutto ciò che abbiamo intorno, alle reazioni che dovremmo mettere in atto, alle risposte che dovremmo dare all’ambiente, il nostro cervello riuscisse, nella quiete della notte, a concentrarsi su tutte quelle piccole e grandi azioni che richiedono calma, pazienza e silenzio.

Volendo riassumere in due macro aree, il sonno permette al nostro corpo di compiere principalmente 2 azioni:

1. L’ELIMINAZIONE DELLE TOSSINE

Durante il sonno, l’attività metabolica rallenta e il sistema glinfatico (una sorta di sistema linfatico che agisce in sinergia con le cellule gliali, strettamente collegate al funzionamento dei neuroni nel sistema nervoso) si attiva per drenare ed espellere le proteine tossiche prodotte dal cervello nella fase di veglia. Questi scarti vengono drenati attraverso gli spazi intercellulari che aumentano durante il sonno proprio per permettere il drenaggio1. Verranno poi indirizzati al fegato che provvederà al loro smaltimento2.

2. LA RIGENERAZIONE CELLULARE E DEI TESSUTI

Con le attività metaboliche rallentate e l’attività cerebrale più “libera” dalle incombenze della veglia, anche l’attività cellulare si concentra maggiormente su se stessa e sulla sua propria rigenerazione e riparazione. Questo accade ad esempio ai muscoli che, mentre dormiamo, si rilassano e hanno modo di rigenerarsi riparando le microlesioni che le attività della giornata hanno comportato; o anche alla pelle: durante il giorno, infatti, il nostro corpo rilascia ad essa proteine ed enzimi in quantità minore rispetto alla notte, perché durante la fase di veglia servono per altri scopi. Mentre riposiamo, invece, le attività metaboliche si riducono e c’è una maggior disponibilità di questi elementi da dedicare al rinnovamento cellulare epidermico.

Inoltre, un recente studio condotto da Michele Bellesi, Giulio Tononi e Chiara Cirelli, dell’Università del Wisconsin, e pubblicato su The Journal of Neuroscience3, dimostra che, durante il sonno, aumenta la produzione delle cellule che vanno a formare la mielina, una sorta di guaina protettiva isolante che consente la corretta veicolazione degli impulsi nervosi: questo spiegherebbe perché un sonno ristoratore e la giusta quantità di riposo ci permettono di essere più lucidi, reattivi e durante il giorno e di come, invece, i disturbi del sonno possono metterci in difficoltà.

Non solo. Il sonno serve per riorganizzare e consolidare la memoria. Il cervello infatti approfitta della “pausa” notturna per rielaborare ciò che ci è successo durante la giornata. Attraverso il monitoraggio dell’attività cerebrale durante il sonno, infatti, si è scoperto che il tipo di onde prodotte dal cervello e le aree cerebrali che si attivano sono le stesse di quando ricordiamo eventi passati che ci sono capitati. In più, rielaborando l’accaduto e memorizzandolo, il cervello apprende.

Insomma, anche se durante il sonno viviamo una situazione di non-coscienza, non si può dire lo stesso del cervello.

Ma se mentre riposiamo accade tutto questo, cosa accade se non dormiamo abbastanza?

EFFETTI DELLA MANCANZA DI RIPOSO SULL’ORGANISMO

Abbiamo visto cosa accade al nostro corpo quando siamo “impegnati” a dormire. Ma se non dormiamo gli effetti non si limitano al fatto che non accade tutto ciò. Le implicazioni, le conseguenze e gli effetti dei disturbi del sonno sulla nostra quotidianità infatti possono essere molto pesanti.

Basti pensare a cosa ci accade, nel piccolo, quando attraversiamo un periodo nel quale siamo costretti a rinunciare a qualche ora di sonno: ci sentiamo più affaticati, lo sforzo fisico ci pesa di più, abbiamo difficoltà a concentrarci, siamo più irascibili… e il pensiero vola al tanto agognato momento in cui andremo finalmente a dormire! Se la situazione diventa reiterata e, peggio ancora, cronica, gli effetti del cattivo riposo possono condizionare la nostra vita sociale con episodi di perdita della memoriamal di testa, stress, sbalzi d’umore, ansia, diminuzione dell’attenzione, della capacità di vigilanza e, nei casi più estremi, persino allucinazioni e psicosi. Non per niente la deprivazione del sonno è una delle torture utilizzate per indurre i prigionieri a rivelare i loro segreti. Quando non dormiamo siamo più fragili, meno reattivi, meno lucidi e in un certo senso più indifesi.

DORMIRE E RIPOSARE

Capita che anche dopo una notte di sonno ci svegliamo con la sensazione di essere ancora molto stanchi. Questo succede quando, anche se effettivamente abbiamo dormito, non abbiamo, di fatto, riposato. Stress, tensioni, comportamenti scorretti che ostacolano i cicli del sonno possono essere alcune delle cause. Ma prima di capire come evitare questa spiacevole sensazione, vediamo brevemente come funziona il sonno.

COME FUNZIONA IL SONNO NOTTURNO

Il sonno si sviluppa in fasi:

  • Fase NON REM 1: addormentamento. La muscolatura si rilassa, la temperatura corporea inizia a calare e l’attività cerebrale rallenta. Si può essere svegliati facilmente. È in questa fase che a qualcuno capita di avvertire quella strana sensazione di cadere nel vuoto e che causa un’improvvisa contrazione muscolare.
  • Fase NON REM 2: fase di sonno leggero. La temperatura continua a scendere, le attività metaboliche rallentano, il cervello continua a lavorare come in fase di veglia (le onde cerebrali prodotte sono infatti molto simili) e i muscoli alternano fasi di tonicità a fasi di rilassamento.
  • Fase NON REM 3 e 4: fase di sonno profondo. Rallenta il battito cardiaco, la temperatura scende ancora, le attività metaboliche sono ridotte al minimo, l’organismo inizia a rigenerarsi.
  • Fase REM: avviene dopo circa 90 minuti dall’addormentamento. Il sonno si fa più leggero, le attività cerebrali si fanno più intense (talvolta simili a quelle di veglia) ed è caratterizzata da movimenti degli occhi molto rapidi e in diverse direzioni. È in questa fase che sogniamo.

Queste fasi si ripetono ciclicamente nell’arco della notte con questa struttura, anche se tendenzialmente le fasi NREM 3 e 4 si verificano nei primi due cicli, mentre la fase REM diventa più lunga avanzando nel corso del sonno, andando da 10 minuti iniziali fino a raggiungere i 90 minuti.

Ma perché l’alternanza sonno/veglia viene generalmente a coincidere con l’alternanza notte/giorno? Non è un caso né una convenzione. Questo rapporto ha invece una stretta correlazione di causa/effetto legata ai cosiddetti ritmi circadiani, ovvero le sequenze che il bioritmo del corpo umano segue per assicurarsi la sopravvivenza. I ritmi circadiani sono governati principalmente dal bilanciamento fra cortisolo, l’ormone che tiene svegli, e la melatonina, che invece induce, e che sono particolarmente recettivi e reattivi alla presenza o assenza di luce. Insomma, il nostro corpo riconosce quando si fa buio e si auto indirizza verso una fase di riposo.

TECNICHE DI RILASSAMENTO PER RIPOSARE MEGLIO

Proprio per riposare al meglio e trarre i massimi benefìci dalle ore di sonno è bene assecondare questa predisposizione naturale. Per farlo basta adottare qualche piccolo accorgimento. Ad esempio:

  • evitare di usare computer o cellulare prima di andare a dormire, perché la luminosità degli schermi di questi dispositivi, infatti, viene percepita dagli occhi (e quindi dal cervello) come la luce diurna, cosa che inibisce la produzione di melatonina e l’attivazione del suo effetto soporifero, allontanando quindi il momento del sonno;
  • fare un bagno caldo un’ora prima di andare a dormire favorisce il rilassamento muscolare e, l’abbassamento della temperatura corporea uscendo dall’acqua calda, mima al nostro corpo l’abbassamento di temperatura che si verifica mentre dormiamo, preparandolo così al sonno;
  • cercare di dormire in una stanza quanto più possibile buia e con una temperatura di 15°-20°C;
  • evitare la presenza di campi elettromagnetici nella stanza nella quale si dorme, poiché interferiscono con la produzione di melatonina e serotonina e vanno allontanati quanto più possibile dal corpo;
  • ridurre lo sport e l’attività fisica intensa a ridosso delle ore da dedicare al sonno: lo sforzo fisico e la tensione emotiva legati all’attività sportiva infatti producono adrenalina, fondamentale per la reattività, ma controproducente, per ovvi motivi, se si vuole prendere sonno;
  • mangiare cibi sani a qualche ora di distanza prima del sonno, in modo da non sovraccaricare il metabolismo e permettere una corretta e completa digestione prima di coricarsi. Col sonno infatti anche la digestione rallenterebbe gravando sulla qualità del nostro riposo.

CIBO E SONNO: DUE BISOGNI PRIMARI LEGATI FRA LORO.

Come abbiamo visto è meglio non mangiare troppo a ridosso del momento in cui andremo a dormire: di notte le attività metaboliche rallentano e tutto ciò che introdurremo non verrà trasformato in energia e bruciato, ma al contrario verrà assimilato e non smaltito.

Al di là di quando mangiamo, poi, ci sono cibi che favoriscono il buon riposo e altri che lo ostacolano. Ad esempio, nella prima categoria troviamo i legumi, la frutta secca, il latte, gli spinaci, le banane, le ciliegie, le uova, il pesce, la carne.

Alimenti e bevande che, al contrario, ostacolano il naturale avviamento al sonno e che possono creare disturbi al suo corso naturale, sono i cibi speziati, gli insaccati, i formaggi stagionati, la soia, il tofu e il miso (contengono alte quantità di tiamina, da evitare prima di dormire) e ovviamente gli energy drink e la caffeina. Un discorso a parte va fatto per l’alcol che, se da un lato favorisce il rilassamento, dall’altro induce frequenti risvegli diventando quindi foriero di sonno disturbato.

Ma se è vero che il cibo influenza il riposo, è anche vero il contrario: dormire troppo o troppo poco ha dei riflessi sulla sensazione di fame e sulla nostra tendenza a mettere su peso. Restando svegli troppo a lungo, infatti, e interferendo col naturale andamento del ritmo circadiano, portiamo il nostro corpo a pensare di dover far fronte al periodo di veglia: viene indotto quindi a farci sentire lo stimolo della fame per poter far fronte alla richiesta di energia che lo stato di veglia richiede. Anche se è notte fonda.

Al contrario, dormendo troppo, il metabolismo rallenta per un periodo prolungato aumentando il rischio di incorrere, a lungo andare, in disfunzioni metaboliche.

E come la mettiamo con il “mitico” sonnellino pomeridiano?

IL RIPOSO POMERIDIANO

Sembrerebbe che una pausa riposante a metà giornata aiuti ad essere più reattivipiù di buon umore e addirittura a diminuire il rischio di malattie cardiovascolari. Ma per essere davvero funzionale, il riposo pomeridiano non deve sconfinare nel vero e proprio sonno, innanzitutto per non alterare il normale e benefico ritmo sonno/veglia e i ritmi circadiani, e, in secondo luogo, per non compromettere la qualità del sonno notturno.

È dimostrato che basta un riposo di 30 minuti per permettere al corpo e soprattutto al cervello di rigenerarsi per far fronte alle attività quotidiane che ancora ci aspettano. Non solo, ha un effetto ristoratore che può (per brevi periodi, si intende!) alleviare le conseguenze dannose di un cattivo sonno notturno.

L’orario migliore per farlo sarebbe fra le 14 e le 16 e per non più di 45 minuti: quello dopo il pranzo è infatti il momento nel quale l’organismo presenta una naturale flessione dell’energia fisica e mentale e non è affatto controproducente assecondare questa tendenza fisiologica.

L’aspetto più difficile è conciliare questa tanto agognata pratica con i ritmi e gli impegni quotidiani, e soprattutto con i doveri lavorativi.

QUANTE ORE DI RIPOSO AL GIORNO

Ecco la domanda che tutti si pongono almeno una volta nella vita: quante ore bisogna dormire per stare bene? Non c’è un numero preciso di ore: come abbiamo visto, molto dipende dal tipo di vita che si conduce, dai ritmi ai quali si deve fare fronte, dalla qualità del sonno delle notti precedenti…

Diciamo che fra le 6 e le 8 ore a notte siamo “al sicuro”. Non di meno e non di più. Ma a una condizione: che sia un sonno di qualità. Al di sotto e al di sopra di tale soglia, infatti, si riscontra nel lungo periodo una maggiore tendenza a sviluppare diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari e depressione.

Quindi, monitorare gli aspetti che riguardano la qualità del nostro sonno vuol dire impegnarsi in prima persona a proteggere il proprio benessere e poter dire buonanotte alle preoccupazioni!

QUANDO IL RIPOSO NON BASTA

A volte capita che, nonostante tutti i consigli e le accortezze, proprio non si riesca a riposare bene. Allora, per contrastare i disturbi del sonno, si può scegliere di affidarsi a prodotti specifici che possono rivelarsi gli aiuti ideali in due diversi momenti della giornata: prima di andare a dormire, per prepararsi al meglio al riposo, e dopo il risveglio, per affrontare la giornata con la carica e la lucidità giusta…


1 NIH/National Institute of Neurological Disorders and Stroke – October 17, 2013
2 Gli studi della dottoressa Maiken Nedergard, neuroscienziata della University of Rochester Medical Center, sul sistema di eliminazione delle tossine e la scoperta del sistema glinfatico (a lei si deve questo nome frutto dell’unione fra gliale e linfatico) sono un fondamentale riferimento per l’approfondimento di questa tematica.
3Effects of Sleep and Wake on Oligodendrocytes and Their Precursors – doi: 10 1523 / JNEUROSCI 5102-12 2013 – Settembre

https://guna.com/it/guna-lifestyle/riposo-e-benefici-sullequilibrio-psico-fisico/

I DISTURBI D’ANSIA IN ADOLESCENZA: I MEDICINALI OMEOPATICI POSSONO ESSERE D’AIUTO

Testo a cura del dott. Piercarlo Salari Pediatra, responsabile del Gruppo di Lavoro per il sostegno alla genitorialità, SIPPS, Milano.

Il mondo dell’adolescente può essere paragonato a una grande foresta, ricca di colori bellissimi ma anche piena di ostacoli da superare. Questo periodo infatti rappresenta una fase critica dell’età evolutiva ed è notoriamente caratterizzato da una vistosa crescita fisica, associata a un rilevante cambiamento dello dell’immagine di sé, e da un profondo sviluppo cognitivo.  Queste importanti modificazioni psicofisiche si ripercuotono inevitabilmente sul rapporto con i genitori e si esplicitano in una costante e imprevedibile ambivalenza, attraverso la quale l’adolescente si conosce e si “sperimenta”, tra affermazione di sé, ricerca di autonomia dal contesto famigliare e bisogno di appartenenza.

Il periodo adolescenziale è particolarmente delicato anche per quanto riguarda l’assetto umorale, e non sorprende che tra i disturbi in assoluto più frequenti si collochino quelli d’ansia. Il mancato riconoscimento e conseguente trattamento possono portare non soltanto alla loro stessa cronicizzazione ma anche a ripercussioni negative sullo studio, sull’autostima, sulle relazioni interpersonali e sullo stile di vita.

L’ansia: Impariamo a riconoscerla

L’ansia è definita come uno stato di apprensione e tensione indotta dall’anticipazione di un pericolo imminente o di un evento negativo, accompagnata da sensazione di disfonia o da sintomi fisici di tensione.[1]
È importante però saper distingue l’ansia dalla paura, che è invece una risposta emotiva a un determinato stimolo o situazione percepiti come minacciosi o allarmanti. La paura è una normale componente dello sviluppo durante l’infanzia e l’adolescenza e muta nel corso della vita.
L’ansia rientra invece fra le risposte adattive a potenziali pericoli: il corpo si mobilita ad affrontarli attraverso uno stato di accresciuta vigilanza ed eccitazione, ed è possibile distinguerne alcune tipologie.

Fobia sociale: il disturbo d’ansia più frequente nei ragazzi

La fobia sociale è il disturbo d’ansia più frequente nei ragazzi, che la descrivono per lo più come la paura di attirare l’attenzione su sé stessi o di affermare qualcosa di stupido o imbarazzante in presenza di altri, in particolare i coetanei. Questa paura può raggiungere livelli tali da impedire di porre domande durante le lezioni a scuola, di parlare di fronte agli altri, a evitare di rispondere al telefono.

Disturbo d’ansia generalizzato: un impatto importante su eventi e responsabilità quotidiane

L’ansia può riflettersi su eventi e responsabilità nella vita quotidiana, come scuola, amici, salute, futuro e denaro, ma il disagio e la preoccupazione, oltre a essere eccessivi, appaiono non realistici o inutili. I ragazzi affermano di sentirsi tesi e irritabili, lamentano riduzione del sonno, stanchezza e difficoltà di concentrazione a causa dell’intensità e della cronicità dei pensieri e delle sensazioni di timore. Gli adolescenti che ne soffrono, possono avere ansia da prestazione scolastica che interferisce con l’esecuzione di prove a causa della paura di non farcela o di un risultato insoddisfacente. In questi casi, può succedere che il ragazzo tenda a evitare una situazione temuta, oppure a cercare una rassicurazione eccessiva da parte degli altri.

L’aiuto dei medicinali omeopatici

Anche i medicinali omeopatici possono rappresentare un’opportunità terapeutica per il trattamento dei sintomi legati agli stati ansiosi. È ciò che dimostra uno studio farmacoepidemiologico realizzato in Francia con 825 medici di medicina generale. I pazienti (età ≥ 18 anni) con disturbi d’ansia e depressivi seguiti da medici che prescrivono preferibilmente medicinali omeopatici, hanno un decorso clinico della patologia simile a quello dei pazienti trattati esclusivamente con i trattamenti convenzionali, senza alcuna perdita di chance potenziale.

A parità di beneficio clinico, i pazienti seguiti da un medico che prescrive preferibilmente medicinali omeopatici hanno una maggiore probabilità di consumare meno medicinali convenzionali (circa tre volte meno degli psicotropi). I medicinali omeopatici sono indicati per affrontare le forme d’ansia e somatizzazione leggere, soprattutto in fase iniziale, in quanto agiscono sulle manifestazioni nervose e fisiche, senza indurre dipendenza, assuefazione, effetto rebound, sonnolenza diurna o disturbi dell’attenzione. Il tuo medico e il tuo farmacista sapranno consigliarti i medicinali omeopatici adatti per far fronte ai sintomi legati agli stati ansiosi lievi, anche durante il difficile periodo dell’adolescenza.


1 .Grimaldi-Bensouda L, Abenhaim L, Massol J et al. Homeopathic medical practice for anxiety and depression in primary care: the EPI3 cohort study for the EPI3-LA-SER group. BMC Complement Altern Med 2016; 16 (1): 125

2. American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistic Manual of Mental disorders. 4th ed. Washington, DC: 2000. p.764

I disturbi d’ansia in adolescenza: i medicinali omeopatici possono essere d’aiuto

Fiori di Bach: Rescue Remedy

 Parola chiave: Emergenza

Livello transpersonale
Si tratta della combinazione di cinque essenze: Roch Rose, Impatiens, Clematis, Cherry Plum e Star of Bethlehem. Rescue Remedy è un marchio originale protetto, perciò ogni produttore è costretto a chiamarlo in maniera diversa.
Si tratta di una combinazione principalmente transpersonale, perchè non si relaziona con alcun tipo di persona, bensì con determinate circostanze.
Il suo obiettivo è essere d’aiuto in situazioni che rappresentano un’emergenza, un trauma o uno schock, sia fisico che psichico, grande o piccolo che sia. L’idea originaria fu quella di risolvere la maggior quantità possibile di situazioni di emergenza con una formula standard, cosa che rappresenta un’eccezione all’interno del sistema floreale.
Esistono due requisiti imprescindibili per accedere a questa èlite floreale, a questo reparto d’assalto per situazioni d’emergenza:

a) Azione rapida. Si tratta di una formula per le urgenze.
b) Ampio spettro d’azione. Deve servire per agire in tutte le emergenze di tutti gli esseri viventi.

L’effetto del Rescue Remedy (RES) è dato sia dall’azione di ognuno dei suoi componenti che dal prodotto della somma di cinque energie compatibili che lavorano in sinergia in uno stesso flacone. Il motivo della presenza di ognuna delle essenze nella formula è il seguente:

Star of Bethlehem: Per il trauma e per ripararne le conseguenze.
Clematis: Per lo scoraggiamento e lo stordimento di uno shock. Per l’apporto energetico   necessario in molti processi di riparazione.
Rock Rose: Per il panico e la brusca paralizzazione che si verifica nei primi momenti di molte situazioni di allarme
Impatiens: Per lo stress, l’accellerazione e l’ansia. Per il dolore e l’infiammazione.
Cherry Plum: Per la mancanza di controllo o la paura di perderlo.

Il RES è una vera e propria formula di compensazione energetica, in un certo senso un modo per cavarsela in attesa di un trattamento di fondo.
L’elenco di situazioni che possono essere trattate con il RES sarebbe interminabile, ma vediamone alcune: incidenti, aggressioni, dolori, infiammazioni, cattive notizie, discussioni violente, forte tensione fisica o psichica, stordimento, agitazione, ansia, angoscia, stress, crisi nervose, svenimenti, affrontare situazioni impegnative come parlare in pubblico, colloqui che suscitano paura o ansia, esami, parto, interventi chirurgici, cure dentarie ecc.
Come si nota in questo elenco non si deve utilizzare RES solo in momenti estremamenti difficili. Infatti, Chancellor riporta casi in cui lo consiglia per esempio nei bambini piccoli che mostrano cambiamenti di comportamento (a volte quasi irrilevanti), perchè questi ultimi sono l’evidenza di scombussolamenti energetici che potrebbero portare in futuro alla malattia.
Anche all’inizio di una malattia infettiva, quando compaiono febbre e malessere, può essere di grande utilità, con l’aggiunta di Crab Apple.
Anche gli animali possono beneficiare del RES, e in effetti per loro è il rimedio più prescritto. La formula si può aggiungere all’acqua o ai pasti che consumano.
Anche nel caso delle piante si può ricorrere a questa formula. Un cambiamento di vaso e molte altre situazioni possono significare un trauma importante per la pianta, perciò bisognerà somministrare loro RES e Walnut, aggiungendole all’acqua d’irrigazione e, a volte, vaporizzandolo sulle foglie.
Il RES si può assumere dal comune flaconcino contagocce come gli altri rimedi oppure direttamente in bocca (2 gocce per volta dal flaconcino stock) o anche in un bicchiere d’acqua (4 gocce), precisando di berlo a piccoli sorsi intervallati. La frequenza di assunzione varia a seconda del caso: da ogni 30 secondi o meno (fino alla stabilizzazione del quadro) fino a 6 volte al giorno, in casi più cronici.
Quando la persona è incosciente, le si possono inumidire le labbra con alcune gocce di RES, mettergliele dietro le orecchie, sui chakra o sui polsi.
Il RES dovrebbe essere presente in tutti gli armadietti domestici dei medicinali, perchè può essere un valido rimedio per una vasta gamma di problematiche. Molte persone che non conoscono il sistema floreale di Bach sono assidui utilizzatori del RES, sia in gocce sia in crema. Esiste un Rescue Remedy in crema, preparato con l’aggiunta di Crab Apple. E’ concepito per trattamenti localizzati e unisce all’effetto detraumatizzante del RES l’effetto purificatore e depurativo di Crab Apple.
Risulta di grande efficacia in scottature, traumatismi, distorsioni, patologie dermatologiche acute molto diverse, punture d’insetti, allergie e molti altri casi.
In realtà, il RES è una meravigliosa formula sintomatica per cavarsela in una moltitudine di situazioni complicate, uno strumento accessibile ed economico che offre sollievo nei momenti duri e addirittura drammatici. Ma bisogna anche ricordare che costituisce una soluzione momentanea, in attesa di un trattamento floreale personalizzato.
In ogni caso, il RES dovrebbe far parte di tutti gli armadietti domestici dei medicinali…e di tutti i servizi sanitari di emergenza.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Rock Water

Descrizione originale di Bach
Per quelli che sono molto rigidi nel loro modo di vivere. Si negano molte delle gioie e dei piaceri della vita perchè ritengono che possano interferire nel loro lavoro. Sono severi maestri con se stessi. Desiderano essere sani, forti e attivi e faranno qualsiasi cosa reputano necessaria per conservare questa condizione. Sperano che il loro esempio induca gli altri a imitare le loro idee per diventare alla fine migliori.

Parola chiave: Ossessività, repressione, rigidità morale, puritanesimo, dogmatismo, metodocità, desiderio di essere preso ad esempio, sublimazione, perfezionismo, ascetismo, fanatismo, il martire, colui che porta il cilicio, cristallizzazione, rigidità statica, durezza.

Livello tipologico
E’ l’unica essenza che non deriva da un fiore, ma è acqua proveniente da diverse sorgenti, tanti quanti sono i produttori.

Si tratta di persone rigide e dure, con un’esagerata brama di perfezione. Sono severe con se stesse e hanno punti di vista rigorosi e inamovibili. Molto represse, sono totalmente incapaci di godersi la vita, che dirigono verso il raggiungimento di determinate mete con dedizione esclusiva e una grande durezza, privandosi dei piaceri e rifiutando tutto ciò che secondo loro li allontanerebbe dagli obiettivi. Vivono una concezione ascetica e severa dell’esistenza.
Reprimono pensieri, sentimenti e azioni per non cadere in tentazioni che li potrebbero distogliere dai loro rigidi obiettivi. Se cedono a causa degli alti e bassi della vita, immediatamente nasce in loro il senso di colpa e l’autorimprovero, oltre ad una sensazione di sporcizia, vergogna e impurità. Questi sentimenti, già molto radicati, si accentuano di fronte alla possibilità di qualsiasi “depravazione”. Sono, in realtà, dei puritani .
Nella maggior parte dei casi, si arriva a Rock Water (RWA) da uno stile di personalità ossessivo (ossessivi puritani). Come in tutti gli ossessivi, vi è una lotta interiore permanente tra l’obbedienza e la sfida. Generalmente hanno ricevuto un’educazione troppo rigida e repressiva dove per sopravvivere era necessario sviluppare un ferreo controllo emozionale, reprimendo una serie di impulsi catalogati come sporchi e inadeguati. Molti sono cresciuti con un forte senso di colpa e una grande paura di perdere il controllo, insomma, con una notevole insicurezza e indecisione.
Degli ossessivi puritani, Millon scrive: “I loro istinti e impulsi sono così forti, ma nello stesso tempo reagiscono contro di essi con una tale intensità, che li porta a cercare protezione nella giustizia divina per purificarsi, trasformarsi e contenersi. La maggior parte sente la continua pressione di impulsi aggressivi e sessuali ripugnanti e irrazionali e adotta uno stile di vita ascetico e austero che gli proibisca i suoi oscuri impulsi e le fantasie.  Le emozioni  in questi casi risultano inaccettabili per il soggetto e vengono canalizzate in comportamenti approvati socialmente. Questo meccanismo di difesa è noto come sublimazione.
Vivono secondo teorie e dogmi troppo rigidi, invece di accettare con generosità e indulgenza le debolezze e i limiti umani. Il dogma costituisce sempre il salvavita degli insicuri.  Questo spiega perchè RWA soffra di una bassa autostima e manchi di autoaccettazione.
Molti RWA si creano un automodello di perfezione o ricorrono a qualche modello preesistente, per esempio una corrente religiosa o un suo equivalente. La meta da raggiungere, oltre che di natura religiosa, può essere spirituale, sportiva, alimentare, politica, estetica e così via. Quindi, per essere un vero RWA si deve possedere un requisito indispensabile: l’autorepressione. Sempre pronta a censurare e contenere gli impulsi naturali che cospirano contro la meta prescelta. In realtà, la meta sublimata è solo un pretesto per contenere gli impulsi “ripugnanti” che li tormentano.
Da qui deriva il loro alto livello di repressione e paura di perdere il controllo.
A differenza di altri ossessivi all’origine di RWA ci può essere una maggiore repressione degli aspetti sessuali e morali. In molti casi il puritanesimo dipende da un modo integralista di concepire la religione. Ma questo non è un requisito obbligatorio, perchè negli ultimi decenni lo stantio puritanesimo religioso è stato sostituito in gran parte da quello sportivo e politico. Esistono in parte non pochi RWA nelle palestre, molti ultranazionalisti e persino stalinisti. Anche altri sostituti delle religioni convenzionali hanno conquistato la loro fetta di mercato, ma mostrano lo stesso integralismo fanatico: sette pseudoreligiose, correnti alimentari, ecc. Sono le varie tendenze socioculturali di ogni epoca a canalizzare gli individui con queste caratteristiche di ossessività verso le offerte esistenti in quel momento.
RWA cerca di proteggersi da pensieri e tendenze “pericolosi” conducendo una vita metodica e rituale dove non può accadere alcun imprevisto. La sua capacità di adattamento è inesistente.
Visti dall’esterno appaiono un pò strani: troppo rigidi e freddi, riservati, meccanici e per niente spontanei, incapaci di rilassarsi e captare l’atmosfera emozionale interpersonale. Usano un linguaggio troppo metallico, senza sfumature emozionali. Da buoni ossessivi, sono molto perfezionisti e scrupolosi, terribilmente ordinati, metodici e affettati. La maggior parte sono avari e meschini dal punto di vista materiale.
I soggetti RWA possono arrivare a trasformarsi in martiri, mettendosi alla prova con discipline disumane. L’ascetismo passa naturalmente per la privazione di ciò che considerano piaceri impuri e debilitanti dello spirito, come il sesso, l’alimentazione, l’ozio o direttamente il divertimento. Possono persino mortificarsi, perciò ho deciso di mantenere nelle parole chiave “colui che porta il cilicio”, immagine che allude alle discipline che spingevano o spingono i devoti a martirizzare le loro carni con alcuni strumenti di tortura.
Un’altra caratteristica importante in RWA è la sua pretesa di servire da esempio agli altri. Una filosofia degna come il vegetarianesimo non nasce in RWA in modo naturale, guidata cioè dall’amore per gli animali o per la natura, o come scelta ecologica di impegno, salute e crescita personale, bensì piuttosto come un bisogno di sentirsi superiore agli altri per via della sua grande mancanza di sicurezza.
Un problema aggiuntivo è che, oltre ad essere dogmatici e intransigenti, possono essere fanatici e integralisti come gli antichi inquisitori o specializzarsi nella pignoleria, diventando burocrati implacabili che amano complicare la vita agli altri.
Li possiamo trovare in tutti i settori, dove rispetteranno e faranno rispettare le regole e le leggi a qualsiasi prezzo. Il fatto di non disobbedire alla legge non significa affatto che siano etici. Hanno dentro molta ira e risentimento da riversare sugli altri.
L’aggressività dei RWA si spiega con la rabbia interiore che sentono nel doversi reprimere. Sono dediti a seguire le regole, ma nello stesso tempo provano risentimento nell’essere così limitati da queste e li irrita ancor di più che gli altri possano infrangerle. Spostano così la loro ostilità verso l’esterno. La maggior parte dei RWA sono eccessivamente critici verso le imperfezioni degli altri e quasi sempre dispregiativi con chi sta “sulla buona strada”.
L’attitudine mentale di RWA spesso si manifesta in modo fisico mediante mancanza di elasticità, rigidità varie e articolari.
Dal punto di vista emozionale è freddo e poco – o per niente – espansivo, perchè la vita affettiva potrebbe rappresentare un ostacolo per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Per questo motivo, cercherà  (se è quello che cerca) partner sentimentali che seguano le sue stesse regole e abbiano obiettivi simili,  ma indubbiamente l’aspetto sessuale delle relazioni intime rimane di solito qualcosa che li ripugna.

Roch Water come stato
RWA è tutto il contrario della dispersione, perciò alcuni adolescenti o giovani possono, in qualche momento della vita, oscillare al polo opposto in cerca di compensazione. Anche altre personalità insicure possono cercare di diventare per un breve tempo dei RWA, giustificando così il loro isolamento difensivo.
L’essenza si può usare inoltre quando una persona presenta comportamenti irremovibili, per esempio nel caso di genitori nei confronti dei figli o viceversa, liti familiari o simili, anche se chi l’assume non corrisponde al profilo RWA.

Livello spirituale
Per la Scheffer: “Il suo errore consiste nell’avere una grande ostinazione e obiettivi un pò materiali completamente equivocati. Egoisticamente vorrebbe imporre un’evoluzione, ma confonde l’effetto esterno con la causa interna. Ignora che un effetto esterno, per esempio un cambiamento nel modo di vivere, si produce da sè solo quando si creano le condizioni interne affinchè si realizzi.”

Come scive Barnard in questa analogia: “L’acqua sceglie sempre la strada di minor resistenza (…) si può adattare rispondendo al cambiamento, mentre la pietra è quella che si frappone sulla sua strada (…).”
Per Katz e Kaminski, l’essenza “aiuta a sviluppare una maggiore flessibilità interna e, in particolare, una capacità di sentire ciò che è vivo e le correnti impetuose della sua vita emozionale.”
Le descrizioni di autori così prestigiosi sono senz’altro molto interessanti e credo che tutti abbiano ragione nelle loro affermazioni, ma dobbiamo anche tenere in considerazione che RWA non cerca davvero un’evoluzione spirituale, nè un’eccelenza. Tutto sembra un paravento, un pretesto socialmente accettabile e persino ammirato, per nascondere quella serie di pulsioni indegne che lo tormentano.
Le descrizioni precedenti serviranno piuttosto a chi non è RWA come tipologia, ma adotta lo stato con dei presunti fini spirituali. Senza dubbio queste persone cadono in una vera e propria trappola dell’ego. Per Chancellor: “Non si tratta di dominio di se stessi, perchè il vero autodominio deriva dalla dimenticanza dell’essere e non dal concentrarsi su di esso.”
La disciplina che RWA applica a se stesso porta a un inevitabile autoaccentramento. In tal modo, sembra che l’unico a rafforzarsi sia l’ego…proprio il contrario di quello che prevede qualsiasi modello di evoluzione spirituale. In ultima istanza, l’apprendimento non si struttura in base a quando e come decide l’ego, quindi, con il suo atteggiamento pretenzioso e per niente umile, RWA riesce solo ad alimentare l’ego. La volontà di essere perfetto è già un indicatore di RWA. L’anima non pretende infatti che siamo crudeli e tirannici con noi stessi.
Comunque è sorprendente la grande quantità di persone che si credono più spirituali o evolute perchè non fumano, non bevono alcolici, fanno meditazioni ecc. In realtà, come abbiamo sottolineato in altri punti, dagli scritti di Bach si può dedurre che l’evoluzione spirituale dipende molto di più da ciò che che si è, che da ciò che si pretende di essere. Vale a dire, che deriva dallo sviluppo e dall’applicazione di certe virtù o lezioni che sono sempre, assolutamente sempre, legate ad un elevato livello di autocoscienza ed empatia, entrambe basilari per una buona intelligenza emozionale. E non dimentichiamo che i Fiori di Bach sono intelligenza emozionale liquida. Lo stesso veicolo con cui li assumiamo, l’acqua, è un esempio magistrale di flessibilità.
Bach scrisse saggiamente: “Dobbiamo mantenere un pensiero flessibile, perchè le idee preconcette e i pregiudizi non ci privino dell’opportunità di raggiungere una conoscenza più ampia e più nuova. Dobbiamo essere sempre disposti ad aprire la mente e a rifiutare qualsiasi idea, per quanto sia radicata, se l’esperienza ci mostra una verità migiore.”
In conclusione, l’assunzione di RWA, sia quando è una tipologia sia quando è solo uno stato momentaneo, tratta l’autoaccettazione obiettiva e umile, requisito indispensabile per iniziare qualsiasi percorso spirituale.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Beech

Descrizione originale di Bach:
Per chi sente il bisogno di vedere più bontà e bellezza in tutto ciò che li circonda. Questo rimedio aiuta ad acquisire la capacità di vedere cosa c’è di buono anche nelle cose che sembrano loro sbagliate, al fine di diventare più tolleranti, indulgenti e comprensivi nei confronti  delle diverse strade che ogni individuo e tutte le cose percorrono per raggiungere la propria perfezione finale.

Parola chiave: Pretenziosità, arroganza, aggressività, senso di superiorità, disprezzo, rigidità, irritazione, rifiuto, mancanza di capacità di adattamento, intolleranza, critica verso gli altri.

Livello tipologico
Concetto chiave il narcisismo. Si tratta di un individuo che per definizione si considera troppo importante e addirittura grandioso, una persona speciale chiamata ad occupare un posto glorioso, non solo nel futuro, ma con pieni diritti e privilegi particolari nel presente. Data la somiglianza tra il narcisista e le caratteristiche  di personalità Beech, le seguenti descrizioni sono una sovrapposizione di entrambe le tipologie.
Molti Beech sono convinti di essere speciali e unici, credendo così di doversi relazionare solo con persone del loro stesso livello. Disprezzano quelli che considerano mediocri. Olte che presuntuosi, sono vanitosi ed esagerano i loro successi, quando non arrivano addirittura a inventarseli.
Molti sono attivi, affascinanti , ottimisti  e, almeno di primo acchito, anche interessanti. Sono generalmente abili a stabilire contatti, ma non a stringere vere amicizie, perchè il loro atteggiamento sprezzante e spesso critico verso gli altri di solito suscita problemi di relazione. Queste attitudini possono portarli all’isolamento affettivo, perchè è molto difficile che trovino qualcuno alla loro “altezza” intellettuale, artistica, culturale, estetica ecc.
Evidentemente Beech è elitario e teme la dipendenza, che lo trasformerebbe in un essere  vulnerabile e mediocre come gli altri. Molti di loro considerano le regole, le scadenze di lavoro e simili come convenzioni fatte solo per contenere gli altri, ma loro si considerano speciali e pertanto devono avere caratteristiche che li differenzino.
L’isolamento sociale dipende dai successi o dagli insuccessi. Certamente, esistono Beech di talento che possono spiccare in alcuni ambiti: disegnatori di moda, politici, medici, avvocati, attori, scrittori, economisti, sportivi e cosiì via. Diciamo che la nostra ricca  società occidentale premia l’individualismo rispetto all’interesse del gruppo  e offre un terreno idoneo a far prosperare questo tipo di individui, quindi sono intere legioni quelli che vogliono essere “famosi”. Chi riesce a ottenere un frammento di successo vede rafforzato il suo modello negativo con risultati reali, che naturalmente esagera nella sua campagna di autopromozione permanente.  La maggior parte amano l’ostentazione e adorano esibire le loro conquiste, sia che si tratti di successi economici, sia accademici, che sportivi o nobiliari. Molti di questi Beech si trasformano in autentici sfruttatori e credono che quelli che lavorano per loro siano molto privilegiati. In fin dei conti, “gli altri” aspirano semplicemente a migliorare.
Oltre a essere presuntuosi, arroganti, critici e fatui, di solito sono pedanti e affettati, in ogni caso sgradevoli, con tendenza all’antipatia. Riassumendo, l’empatia non è il loro forte.
Molti di loro amano addirittura mettere in risalto gli errori e i difetti degli altri, lo considerano una specie di compito  pedagocico che nessuno però ha richiesto loro.
Naturalmente nel loro sistema di credenze, la gente è un’astrazione, una massa anonima e comunque disprezzabile, soprattutto quando non lo ammirano in modo cieco e incondizionato.
D’altra parte, sono troppo difficili da compiacere, poichè hanno una scarsa capacità di adattamento a cene, luoghi in genere, comportamenti altrui, uscite ecc. Ricordiamo che pensano di meritare un trattamento speciale in tutti i settori della vita.
I Beech pensano di possedere un’ispirazione quasi divina. Queste presunte ispirazioni devono però concretizzarsi, ma i dettagli che portano a questa materializzazione, spesso penosi e umilianti, devono essere svolti da persone di condizione inferiore: mediocri formichine lavoratrici non toccate dalla grazia, che devono oltretutto indovinare cosa il grande uomo – o la grande donna – vogliono dire o pensare. Per questo non desiderano essere consultati nè importunati con banalità, senza dubbio prodotto dalla scarsa intelligenza di chi non comprende la loro genialità, e possono quindi reagire furiosamente.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la presunta genialità dei Beech non corrisponde alla realtà. Le fantasie di grandezza possono essere state utili per affrontare alcune situazioni complicate o sgradevoli o anche per ridurre il livello d’ansia. Molti si servono di un meccanismo mentale: la negazione di tutto ciò che non vogliono ammettere (essere come gli altri, essere sfruttatori, dover lavorare giorno dopo giorno per ottenere le cose ecc.). Immaginiamo per un momento quei Beech che vengono più volte licenziati per la loro difficoltà di lavorare in gruppo e per la loro pretenziosità e superbia. Pensiamo a coloro per i quali la strada del lavoro autonomo non ha prodotto il “meritato” compenso. In questi casi, utilizzano un altro dei loro meccanismi mentali e di difesa più pratici: la razionalizzazione.
A un livello più patologico, possono arrivare a credere realmente che gli altri complottino per danneggiarli e soffrire di idee deliranti di persecuzione, come accade ai paranoici.
Questi Beech che non trovano riscontro ai loro presunti meriti innati possono sentirsi vuoti, umiliati, tristi e ansiosi, ma soprattutto risentiti e rabbiosi.
Parecchi Beech accusano problemi digestivi, soprattutto intolleranze alimentari. Ciò sembra dovuto ai loro limiti e alle loro complicazioni mentali che a qualcosa di organico. Da tempo viene inoltre descritta una tendenza alla rigidità nella parte alta della colonna vertebrale e della mandibola.
Riguardo alle allergie non sembra risultare più incidenza nei Beech che in altre tipologie floreali, nonostante l’essenza in questi casi si dimostri solitamente utile.
Ma cosa porta  determinate persone a diventare Beech? Se consideriamo che molti di loro sono in realtà narcisisti, la genesi di questa tipologia sembra un po’ contraddittoria. Da una parte si ritengono più vulnerabili a questa condizione i figli unici o i primogeniti educati come se fossero essere particolarmente speciali. Venerati dai loro genitori, hanno visto come questi rinunciavano a ogni bisogno personale per adorarli, erano considerati un po’ come “Sua Maestà il bebè”. In questo modo, il bambino non ha appreso che gli altri sono essere indipendenti con le proprie necessità. Così il bimbo non deve dimostrare niente per essere ricompensato e potremmo quindi parlare di un evidente senso di superiorità.
Per spiegare come si forma un narcisista, esiste però un altro meccanismo evolutivo decisamente contrario al precedente, basato sull’apprendimento precoce e attribuito ad un ambiente familiare negligente o addirittura autoritario e punitivo, in cui il bambino ha dovuto sviluppare delle convinzioni compensatorie per superare la mancanza di aiuto e protezione e la scarsa autostima.

Beech come stato
E’ molto frequente vivere stati di intolleranza, soprattutto in determinati aspetti della vita: rumori, cani, moto, biciclette, certe persone, lavori in corso…Parliamo in questi casi di un Beech tematico. Le caratteristiche di questo stato sono in relazione con un livello variabile di intolleranza, irritabilità e rifiuto verso gli stimoli o situazioni implicate. Nel migliore dei casi, lo stato esploderà solo di fronte ad attivatori specifici, come il rumore di una moto, ma in troppe occasioni il Beech tematico è più limitante, sia perchè l’aspetto che non tollera (per esempio rifiuto verso uomini, donne, bambini ecc.) è molto ampio, sia perchè è raro incontrare persone di questo tipo che non uniscano varie intolleranze. In altre parole, è improbabile essere Beech solo per un’unica cosa.

Di fronte ad uno stimolo sgradevole si può reagire in modo sproporzionato. Sicuramente tutti noi siamo infastiditi da un motociclista incurante che circola per la città con una moto rumorosa. Si può persino misurare in decibel la magnitudo di questo inquinamento acustico. Tuttavia, la reazione può oscillare da una piccola smorfia di fastidio, del tutto proporzionata, a una catena di pensieri e sentimenti completamente ostili.
In determinate fasi della vita si possono scatenare episodi Beech, fortunatamente limitati nel tempo, per esempio gli adolescenti che si indignano e vanno fuori dai gangheri per qualsiasi cosa dicano o facciano i loro genitori.
Molti stati di stress, d’ansia o depressivi possono accompagnarsi a un tipo di irritabilità compatibile con Beech. Alcune donne vivono stati Beech durante la sindrome premestruale.
Un aspetto interessante dell’azione di Beech si esplica nei confronti della tendenza alla critica negativa che hanno numerose persone, pur non presentando un profilo narcisita. L’essenza è stata ampiamente sperimentata in persone molto critiche verbalmente sia in persone che rimangono come intrappolate in pensieri critici e denigratori verso persone e istituzioni, anche se non li esteriorizzano.

Livello spirituale
Sono poche le descrizioni di Bach in cui si evidenziano così chiaramente come in Beech gli aspetti positivi dell’essenza. L’importanza che il dr. Bach attribuisce a questa essenza spiritualizzata, in cui esiste un anelito inconscio di pensiero positivo, sicuramente il messaggio dell’anima alla personalità: “Per chi sente il bisogno di vedere più bontà e bellezza in tutto ciò che lo circonda.” Questo impulso positivo ci porta a trasformarci in esseri più empatici, con la capacità di immedesimarci nell’altro e comprenderlo: “Questo rimedio aiuta ad acquisire la capacità di vedere cosa c’è di buono anche nelle cose che sembrano loro sbagliate.” In questo modo svilupperanno certe virtù “al fine di diventare più tolleranti, indulgenti e comprensivi nei confronti delle diverse strade che ogni individuo e tutte le cose percorrono per raggiungere la propria perfezione finale.”

Ma per ottenere i frutti che il maestoso faggio ci offre, dobbiamo prima affrontare la nostra imperfezione, raggiungere l’autoconsapevolezza e conoscere i nostri limiti. Fare una cura di umiltà per vederci riflessi nei nostri simili. Solo affrontando la nostra umanità imperfetta possiamo scendere dalla nostra torre d’avorio e sentirci affratellati con gli altri .
Autovalutandoci obiettivamente e riconoscendo i nostri difetti non abbiamo più bisogno di proiettarli e additarli negli altri e senza dubbio ci comporteremo con più indulgenza verso di loro. In questo modo, siamo in grado di accettare la diversità che ci porta a provare empatia: tutti diversi anche se uguali.
Come osserva giustamente la Scheffer: “Il senso di isolamento e di rifiuto è sostituito da una sensazione di unità nella diversità, di parentela tra le anime, di armonia, cosa che in fondo anche il Beech negativo cerca.”
Come sempre, Bach dà un tocco di grande maestria alla seguente descrizione: “E’ ovvio che nessuno di noi è in posizione di giudicare o criticare, perchè anche se il più saggio di noi vede e conosce un piccolo frammento del Grande Schema di tutte le cose, sapendo così poco, non possiamo giudicare come funzionerà il Grande Progetto..”

Abstract: Ricardo Orozco – opere

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