ALIMENTAZIONE: MOLTI OSPEDALI IGNORANO LE LINEE GUIDA CONTRO IL CANCRO

Sebbene sia ormai provato il ruolo chiave dell’alimentazione per la nostra salute e anche in casi di tumori, la maggior parte degli ospedali propina ai pazienti una dieta sbagliata in quanto non tiene conto delle indicazioni contenute nel “Codice europeo contro il cancro” che nel documento del “Fondo mondiale per la ricerca sul cancro”.

“In generale, la classe medica non ha una preparazione adeguata sul ruolo della dieta per favorire la guarigione e prevenire l’insorgenza di recidive. In particolare, un giovane appena laureato in medicina non ha studi del genere alle spalle. Questa mancanza di cultura si riflette in una bassa attenzione alla dieta e alle linee guida alimentari all’interno degli ospedali”. Ad affermarlo è il professor Franco Berrino, epidemiologo di fama mondiale che ha incentrato negli anni i suoi studi nella prevenzione delle malattie giungendo a risultati sorprendenti. Gli studi di Berrino si sono concentrati in particolare sul comprendere come “cambiare l’alimentazione al fine di cambiare il nostro ambiente interno, in modo che le eventuali cellule tumorali non si riproducano”.

Berrino rileva che se da una parte la ricerca individua un nesso tra l’eccesso di zuccheri e la crescita dei tumori, in quanto l’aumento di insulina che ne deriva favorisce la divisione cellulare, negli ospedali vengono somministrati cibi che fanno molto aumentare la glicemia, ovvero il contenuto di glucosio nel sangue. Tra questi il professore cita il prosciutto con il purè di patate comunemente serviti nelle strutture ospedaliere.

Eppure il Codice europeo contro il cancro consiglia di evitare le carni lavorate(fondamentalmente i salumi) e limitare le carni rosse. Le carni rosse sono associate al cancro dell’intestino, soprattutto per colpa della presenza del ferro: esso è molto ossidante e aiuta la sintesi di sostanze cancerogene. Le carni conservate, invece, sono da evitare perché oltre a essere ricche di ferro, vengono trattate con nitriti e nitrati.

Il Codice europeo per la prevenzione dei tumori – redatto da una serie di commissioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS1), su incarico dell’Unione europea per dare consigli ai cittadini per non ammalarsi – raccomanda inoltre di evitare farine raffinate, bevande zuccherate e cibi ricchi di grassi e zuccheri.

Malgrado la scarsa attenzione generale di molti ospedali verso queste indicazioni, esistono degli esempi virtuosi. È il caso, ad esempio, del Policlinico San Donato di Milano, del Policlinico Sant’Orsola di Bologna o l’Ospedale di Mantova. In queste strutture vengono rispettate le linee guida alimentari in campo oncologico, i pazienti vengono visitati da un nutrizionista o ricevono indicazioni chiare in merito all’alimentazione da seguire anche una volta usciti dall’ospedale.

Una dieta appropriata può essere infatti molto utile ai malati di tumore operati per evitare recidive. Uno studio, pubblicato su Plos One, che ha preso a campione oltre 500 pazienti oncologici dimessi dopo un intervento ha evidenziato proprio come dieta e attività fisica siano un binomio vincente per evitare il rischio di una morte precoce.

http://www.informasalus.it/it/articoli/alimentazioni-ospedali-linee-guida-cancro.php?fbclid=IwAR2YXdAVFbp0yJ9bau33gEwsml8C3snfkEYQGqXY0MiLCKsTxGSK34-vdEw

Dott. Mauro Piccini Agopuntura Omeopatia

LA MEDICINA E’ UNA SOLA

“Come scienziato non mi interessa attribuire grande importanza a termini quali non convenzionale, integrata, alternativa quando sono riferiti alla medicina. Per me, nella scienza, la cosa realmente importante è mantenere un approccio alla procedura sperimentale aperto, privo di chiusure aprioristiche e dogmatiche tale per cui ciò che a prima vista potrebbe apparire come un errore, o qualcosa di insignificante, potrebbe rivelarsi una grande scoperta se solo siamo capaci di cambiare l’angolazione, la prospettiva, da cui osserviamo il fenomeno in esame.”

Quando si parla di serendipity ci si riferisce alla scoperta di qualcosa mentre si stava cercando qualcos’altro. L’esempio classico, in questi casi, è quello relativo alla penicillina.
Fleming stava studiando lo Staphylococcus influenzae quando una delle sue piastrine di coltura si contaminò e su di essa si sviluppò un’area ben delimitata priva di batteri: il resto della storia lo conosciamo tutti. Nel 2008 il «Financial Time» ha pubblicato un articolo provocatorio sul ruolo della serendipity nel futuro della medicina. In realtà la serendipity ha avuto un ruolo chiave nella scoperta di un’am-pia gamma di farmaci psicotropi, tra cui l’anilina viola, il dietilamide dell’acido lisergico, il meprobamato, la clorpromazina e l’imipramina.
Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi. Ma questo non basta: per scoprire qualcosa che sia veramente nuovo e fuori dagli schemi occorre mantenere una mente sufficientemente sganciata dalle tradizionali infrastrutture cognitive e culturali che normalmente rendono estremamente focalizzata su un particolare punto di arrivo – spesso predefinito – l’attività di ricerca.

Io credo che un ricercatore in medicina debba mantenere lo sguardo curioso e innocente di un bambino.

Max Planck disse che la scienza non progredisce perché gli scienziati cambiano idea, ma piuttosto perché gli scienziati attaccati a opinioni errate muoiono e vengono rimpiazzati. Otto Warburg ha usato le stesse parole per commentare il fatto che le sue idee – non mainstream sulla genesi del cancro – faticassero a essere accettate. Personalmente ritengo che le ricerche non mainstream nella scienza vadano incoraggiate e che abbiano avuto – e possano avere – un ruolo fondamentale nello sviluppo della medicina…

Stefano Fais
Medico, dirigente di ricerca presso l’ISS
https://www.scienzaeconoscenza.it/data/newsletter/serendipity-stefano-fais.htm?idn=719&idx=69511&idlink=1&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=2019-07-10-la-medicina-e-una-s

CUORE: LA PREVENZIONE PARTE DALL’INFANZIA

Le malattie cardiovascolari, responsabili del 44% di tutti i decessi, possono e devono essere prevenute già dall’infanzia perché è lì che hanno origine soprattutto a causa di  stili di vita scorretti e fattori di rischio come l’obesità, il fumo passivo, la sedentarietà, disturbi del sonno e una dieta squilibrata.

Lo sottolinea, in occasione del 75° Congresso Italiano di Pediatria, il primo “Manuale sul rischio cardiovascolare in età pediatrica e adolescenziale” realizzato dalla Società Italiana di Pediatria (Sip), con il contributo della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, nel quale viene messa in luce l’importanza della prevenzione precoce, attraverso alcune semplici regole per salvaguardare la salute del cuore fin da piccoli.

Gli esperti sottolineano che bisogna incoraggiare i bambini a seguire uno stile di vita sano, caratterizzato da una dieta equilibrata, attività fisica regolare e una quantità di ore di sonno adeguata.

Tra gli accorgimenti da seguire viene consigliato ai genitori di:

– misurare la pressione arteriosa sin dai 3 anni di età

– ridurre l’apporto di sale nella dieta dei bambini

– limitare il consumo di fruttosio contenuto in particolare nelle bevande zuccherate, come tè e succhi di frutta

– incentivare l’abitudine a una prima colazione che rappresenti almeno il 20-25% delle calorie giornaliere e favorire l’utilizzo degli alimenti integrali e delle farine poco raffinate, che sono ricchi di fibre e che producono una minor elevazione della glicemia

– assicurarsi che i bambini pratichino una regolare attività fisica (di almeno 60 minuti al giorno di tipo vigoroso o forte da 5 a 17 anni), fare spostamenti a piedi e ridurre le attività sedentarie nel tempo libero

– favorire un tempo di sonno adeguato all’età di ogni bambino.

“I processi di alterazione vascolare, che sono la premessa delle patologie cardiovascolari, iniziano nei primi 10 anni di vita – spiega avverte Gianni Bona, esperto Sip già ordinario di Pediatria, Università del Piemonte Orientale – In qualche modo il decadimento delle arterie comincia dal primo giorno di vita e interessa tutti: quello che cambia è la velocità con cui questi processi avvengono nelle diverse persone”.

Il principale fattore di rischio cardiovascolare presente in età pediatrica è senz’altro l’obesità: solo in Italia circa il 21% dei bambini tra i 6 e i 10 anni è in sovrappeso e il 9% è obeso. Inoltre l’eccesso di peso ha reso sempre più frequenti alcune alterazioni ritenute finora rare in età pediatrica, come l’ipertensione arteriosa che oggi riguarda ben il 24% dei bambini obesi.

Ecco perché “è fondamentale che la prevenzione delle malattie cardiovascolari cominci nell’infanzia attraverso stili di vita e di alimentazione corretti fin dalla più tenera età”, spiega Claudio Maffeis, esperto Sip per la nutrizione e professore di Pediatria dell’Università di Verona. “Il tipo e la modalità di allattamento e di svezzamento e le abitudini trasmesse dai familiari nell’età prescolare giocano un ruolo di rilievo sulla salute nel lungo termine”.

http://www.informasalus.it/it/articoli/cuore-prevenzione-parte-infanzia.php?idn=293&idx=3296&idlink=999&utm_campaign=

LA SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

 

La sindrome dell’intestino irritabile ( SII o IBS ) è una condizione sempre più diffusa che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso di incidenza più alto dai 20 ai 50 anni.
E’ caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’ alterazione della funzione intestinale e accompagnati da gonfiore o distensione.
Questa sindrome, che una volta veniva chiamata anche “colite spastica” o “colon irritabile” presenta un intestino che può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto ossia con alternanza di stipsi e diarrea.
L’andamento è cronico con caratteristiche variabili e spessissimo le riacutizzazioni dei sintomi avvengono a causa di eventi stressanti, sia di tipo fisico (interventi, infezioni ecc) che di tipo psichico (lutti, separazioni, stress).
I pazienti affetti da IBS presentano spesso anche sintomi di dispepsia e reflusso gastrico, fibromialgia, lombalgia e dolore pelvico, cistite, ansia e depressione, emicrania, fatica cronica, debolezza.

CAUSE

Le cause sono molteplici. Da un lato abbiamo fattori biologici, come la predisposizione  e la suscettibilità individuale, alterazione della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, l’alterazione della  flora batterica, la disbiosi e le infezioni intestinali. Inoltre e non meno importanti vi possono essere anche allergie, intolleranze e sovraccarichi alimentari e infiammazione causata da cibi disturbanti, l’utilizzo cronico dei farmaci come antiinfiammatori ed antibiotici e lo stress; dall’altro lato fattori psico-emozionali e sociali. Tutto questo può avere un ruolo nel determinare e perpetuare la presenza dei disturbi.
A livello addominale c’è il cosiddetto “secondo cervello” che è costantemente in comunicazione con il “primo cervello” ed è per questo motivo che molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull’intestino e viceversa (problemi addominali che causano stress psicologici).

SINTOMI

I sintomi sono tipici e caratteristici. Il dolore o fastidio addominale deve essere presente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi in associazione a 2 o più di questi sintomi: migliora dopo l’evacuazione, modificazione della frequenza dell’evacuazione ed associato a modificazioni dell’aspetto delle feci, presenza di muco, difficoltà o urgenza nell’evacuazione, gonfiore o distensione addominale.

TERAPIA

La terapia allopatica consiste nell’utilizzo di farmaci antidiarroici o lassativi, antispastici, antinfiammatori, antibiotici  e ansiolitici ed antidepressivi per la sfera psico emozionale.

Le terapie complementari come agopuntura e medicina funzionale indagano il più possibile le cause sopra esposte, per poter al meglio inquadrare le origini dei sintomi del paziente e, partendo da queste, impostare un approccio terapeutico specifico sia sotto l’aspetto fisico che psico-emozionale specifico per ogni paziente.

Dott. Mauro Piccini
https://www.facebook.com/StudioMedicoDottMauroPiccini/

ORTICARIA: UN DISTURBO SEMPRE PIU’ FREQUENTE

L’orticaria è una eruzione cutanea localizzata o generalizzata, caratterizzata da ponfi di forma e grandezza varie, di colorito che può andare dal rossastro o rosso acceso al bianco e da un intenso prurito che aumenta in modo insopportabile in ambienti molto riscaldati e a contatto con indumenti pesanti.
La risoluzione della patologia si manifesta solitamente nell’arco di 24 ore ma può accadere che il paziente sia vittima di recidive che si presentano periodicamente a cadenza costante per mesi o addirittura per anni.
L’orticaria è una manifestazione che si presenta con un solo tipo di lesione, il ponfo, che può essere di alcuni centimetri o puntiforme,  accompagnato da intenso prurito, bruciore, iperemia ed edema che sono spesso causa di nervosismo ed eccitazione.

LE CAUSE
Le orticarie possono essere di tipo allergico e costituiscono il 20% del totale delle manifestazioni. Gli allergeni più importanti sono alcuni inalanti, alimenti, farmaci, veleni di insetti ed ormoni. La caratteristica essenziale che divide le orticarie allergiche dalle altre è che il ponfo dura più di 24 ore e in alcuni casi assume una colorazione particolare data dagli stravasi ematici.
Le orticarie di tipo non allergico costituiscono l’80% delle orticarie e possono essere causate da farmaci (antibiotici, anti-infiammatori, anti-dolorifici, lassativi), da alimenti ( fragole, latte, uova, pomodoro, cioccolato, certi tipi di pesce, frutta secca, additivi e conservanti contenuti nei cibi), da veleno di insetti o da contatto con sostanze chimiche o metalli.

E’ opinione comune che le orticarie su base alimentare siano frequenti, in realtà sono piuttosto rare; spesso si è in presenza non di una orticaria di tipo allergico, ma di una reazione alla liberazione di istamina da parte del cibo stesso che la contiene. A questo gruppo appartengono anche le allergie causate da luce, freddo, caldo, pressione, vibrazioni, esercizio fisico, ecc.
Le allergie possono essere anche secondarie a patologie di interesse internistico come malattie autoimmuni, malattie del sistema emopoietico, malattie reumatologiche oppure secondarie ad infezioni batteriche, parassitarie, micotiche o virali.
Ultime, ma non in ordine di importanza e frequenza, sono le reazioni che riconoscono come causa fattori psicologici ( orticaria da stress ): l’agitazione e lo stress non sono direttamente  causa dell’orticaria ma ne possono peggiorare il quadro sintomatologico.

GLI OBIETTIVI TERAPEUTICI
Prurito, bruciore, iperemia, edema nervosismo ed agitazione sono i sintomi principali che la medicina ufficiale affronta con l’impiego di antistaminici, cortisonici ed ansiolitici, allo scopo di ridurne la durata e l’intensità.
Obiettivo della medicina funzionale non è solo quello della riduzione dei sintomi e dei farmaci ma principalmente è quello di valutare e ridurre le cause disturbanti e sovraccaricanti l’organismo. L’approccio terapeutico consiste nel drenaggio del connettivo, del sistema linfatico e degli apparati in sovraccarico mediante l’utilizzo di specifici rimedi fitoterapici ed omotossicologici o omeopatici al fine di sradicare il più possibile la maggior parte dei fattori scatenanti.

Dott. Mauro Piccini

 

LE ALTERAZIONI DEL RAPPORTO TRA MELATONINA, SEROTONINA E CORTISOLO

Come abbiamo visto, la melatonina, seguendo i ritmi alterni di luce e buio, percorre un ciclo contrapposto a quello della serotonina e del cortisolo. L’alterazione del rapporto melatonina-serotonina e cortisolo è responsabile del disturbo affettivo stagionale, definito Sindrome Depressiva Stagionale (SAD, Seasonal Affective Disorder), tipica delle popolazioni nordiche, che può manifestarsi anche alle nostre latitudini in soggetti costretti a vivere in ambienti illuminati di sola luce artificiale.

Sindrome Depressiva Stagionale

Come vedremo, l’utilizzo di ormoni o molecole sinergici nel potenziamento di conversione serotonina-melatonina come la Vit B6, o di altre che si è visto modulare il tono dell’umore e la qualità del sonno notturno come la vit D, risulta un valido supporto per queste sintomatologie o evenienze.

Nella Sindrome Depressiva Stagionale, o nelle sue formi più lievi, si assiste a una progressione sintomatologica a partire dalle difficoltà nel risveglio, nel cominciare la giornata lavorativa, con scarsa energia, che possono affacciarsi già alla fine dell’estate, seguite da un aumento dell’appetito (nel 75% dei casi, per sinergismo con altri ormoni del metabolismo e della fame), con marcato desiderio dei carboidrati, ipersonnia, aumento ponderale, diminuita capacità di concentrazione, diminuzione della libido, alterazioni del mestruo, tendenza all’isolamento, tristezza, sino a manifestazioni di irritabilità, ansia e depressione. Il picco maggiore di questa sintomatologia si è visto essere raggiunto tra dicembre e febbraio, e ad esserne più colpito è il sesso femminile con un rapporto di circa 3:1.

Tra gli studi disponibili riguardanti le conseguenze di una perdita del ritmo veglia-sonno fisiologicamente legato all’alternanza luce-buio, molto interessanti sono quelli che collocano la Melatonina, nel ruolo di ormone coordinatore dei sistemi immunitari di riparazione e di contrasto alla degenerazione cellulare, e nel controllo del metabolismo basale sia per effetto diretto, che indiretto, in sinergia con altri ormoni che lo condizionano come il cortisolo, la leptina, gli ormoni della tiroide.

Tali alterazioni possono riguardare:

  • la sfera metabolica (sia per alterata sincronizzazione con la funzione tiroidea, che surrenalica);
  • la sfera sessuale (sia di libido, che di caratteristiche del ciclo mestruale e della fertilità, per alterata pulsazione LH/FSH);
  • la plasticità della cellula nervosa, con alterazioni degli ormoni e neurotrasmettitori specifici (alterazioni del tono dell’umore) o della funzione cerebrale in senso lato (malattie degenerative neurologiche, deterioramento cognitivo etc.);
  • la perdita del controllo immunitario sia nel riconoscimento tra self e non self (e origine di malattie autoimmunitarie), che perdita del controllo di riparazione adeguato del DNA, o distruzione di cellule alterate e anarchica crescita delle cellule (malattie degenerative e neoplastiche).

Importanza di una adeguata pulsatilità della melatonina

Il cortisolo

La melatonina rappresenta un vero e proprio “antidoto” all’effetto non voluto del cortisolo, situazione che si può verificare in particolare nello stato di stress attivato, ma anche nelle terapie prolungate con cortisone. Gli organi bersaglio di danno dal cortisolo, e dell’effetto protettivo della melatonina, in questi casi sono:

  • l’ippocampo: è noto l’effetto di degenerazione ippocampale secondario a livelli elevati e persistenti di cortisolo, con conseguente alterazione o perdita della principale funzione di questo organo: la memoria. In generale, inoltre, l’effetto protettivo si estrinseca anche nel contrastare gli effetti potenzialmente psicogeni del cortisolo (ansia, ipereccitazione, disinibizione, insonnia, difficoltà di concentrazione). Oltre la melatonina, un ormone antagonista al cortisolo con effetto di protezione ippocampale (anche contro gli effetti di questo tipo secondari all’eccesso di glutammato proveniente da alcuni cibi), è il DHEA.
  • Il sistema immunitario: se è fondamentale il ruolo del cortisolo nel controllo dell’infiammazione e nel controllo del dolore (situazione che NON deve essere contrastata con la melatonina in condizioni di terapie cortisoniche a basso dosaggio come l’artrite reumatologica, dove si è visto che, durante il calo notturno fisiologico delle concentrazioni del cortisolo nel sangue, si assiste a una recrudescenza della sintomatologia dolorosa), il suo potenziale negativo è dato proprio dal suo effetto sulla ridotta capacità difensiva mediata dalla via immunitaria cellulo mediata. Nelle situazioni di perdita dell’equilibrio circadiano dei livelli plasmatici del cortisolo infatti (che fisiologicamente risulta alto nel mattino e più basso dal pomeriggio, a meno di terapie o stato di stress attivato), si assiste a un dirottamento dalla risposta immunitaria Th1 (cellulare e citotossica) a quella Th2 (umorale anticorpale, tramite i linfociti B), con anche alterazione di altre vie di regolazione (Th3, con funzione regolatrice, e Th17, Th9, Th22). La conseguenza è la perdita di una capacità difensiva, via una infiammazione acuta- EFFICACE verso principalmente virus e batteri, con invece una iper o dis modulazione della risposta anticorpale, con risposta infiammatoria subdola e cronica, INEFFICACE (e di possibile induzione di patologie a carattere autoimmunitario).
  • Il sistema metabolico: l’azione di modulazione si esprime, a tal livello, contrastando gli effetti diretti del cortisolo su iperfagia, incremento della glicemia e del colesterolo endogeno, potenziale effetto minerale corticoide e di ritenzione idrica, disregolazione di ormoni sinergici al cortisolo quale INSULINA (con facilità all’insorgenza della Sindrome Metabolica) e tiroidea.

Gli ormoni tiroidei

Se l’azione diretta della tiroide è esplicata dalla forma attiva dell’ormone tiroideo (fT3), la sua conversione e quindi attivazione e conseguente disponibilità in circolo dipende dall’efficienza di organi e sistemi ormonali che devono a loro volta essere in equilibrio come

  • il fegato, i livelli di cortisolo del sangue, i livelli di prolattina del sangue.

Le implicazioni di una corretta funzionalità tiroidea o meno si avranno a livello di:

  • il sistema metabolico e ossidoriduttivo: è nota la funzione fisiologica degli ormoni tiroidei sul mantenimento del metabolismo di base (capacità a ingrassare o dimagrire), sulla funzionalità ossidoriduttiva (produzione di radicali liberi in equilibrio o in eccesso) e sulla vitalità delle capacità mentali e fisiche (freschezza e lucidità mentale, capacità di concentrazione, memoria, tono dell’umore in senso depressivo o ansioso/ossessivo).
  • il sistema immunitario: oltre alle funzioni indirette degli ormoni tiroidei sulle vie del sistema immunitario, è nota la funzione diretta del TRH (definito “releasing factor” ipotalamico, è in realtà una molecola ad azione sistemica e pleiotropica estesa al “semplice” controllo dell’asse TSH-tiroide, e svincolato, nella sua produzione ipotalamica, dalla concentrazione di questi ultimi) su una via particolarmente efficace del controllo della degenerazione cellulare e di difesa verso batteri, germi e virus, rappresentata dalla via delle transferrine.

Suo inoltre è un ruolo chiave come molecola per invertire l’orologio dell’invecchiamento: rigenera i testicoli in animali molto vecchi e ripristina anche la funzione renale nelle infiltrazioni sclerotiche renali; sembra inoltre produrre una rigenerazione delle cellule beta nel pancreas di animali diabetici.

Gli ormoni della fame: Leptina e Grelina

È stato osservato che chi passa una notte poco riposante, per qualità o durata, al risveglio tenderà a scegliere alimenti ad alto contenuto calorico, ricchi di grassi o zuccheri, che soddisfano il gusto, ma non aiutano il senso di sazietà, condizionando invece la scelta alimentare (in senso sbagliato) per tutto il resto della giornata.

In particolare in uno studio di metanalisi del 2015, diretto da Julie Shlisky, ricercatrice al New York Obesity Nutrition Research Center presso il Saint Luke’s-Roosevelt Hospital Center, durante il giorno in soggetti privati del sonno (dopo due notti consecutive con solo quattro ore di sonno), venivano riscontrati elevati livelli di Grelina (28% in più), e un abbassamento dei livelli ematici di Leptina (18% in meno). Questo si associava a uno spiccato senso di fame (24% in più) per il resto della giornata, soprattutto verso i dolci (da grelina) e una difficoltà a saziarsi (per la leptina).

Inoltre ricordo che la scelta qualitativa del pasto serale condiziona la possibilità di dimagrire o mantenere il peso forma attraverso:

  • l’appesantimento del sistema epatico (dove avviene lo stimolo di conversione degli ormoni tiroidei ad opera della leptina)
  • l’appesantimento, conseguente al punto precedente e direttamente collegato alla qualità del cibo ingerito, del MICROBIOTA INTESTINALE, vero e proprio laboratorio energetico del nostro sistema metabolico, ma anche ormonale
  • l’effetto di incremento di una situazione di acidosi metabolica tissutale a basso grado, fisiologicamente presente, come abbiamo visto, dalle ore 15 in poi.

Vitamina D e sonno

Ricerche attuali stanno confermando il ruolo della vitamina D nel regolare la qualità del sonno per la sua azione diretta su nuclei dell’ipotalamo, centri nevralgici di controllo delle funzioni vitali sopra descritte. Valori inferiori a 30 nanogrammi possono associarsi a insonnia. Inoltre, in una sorta di meccanismo vizioso, non dormire bene e soffrire di insonnia per carenza di vitamina D, genera una maggiore secrezione di grelina al mattino, con secondario stimolo alla fame e al desiderio di carboidrati e di dolci. Queste condizioni sono tipiche anche della Sindrome Affettiva Stagionale.

L’insonnia riduce la presenza di un altro ormone: la leptina, uno dei pochi ormoni che il nostro corpo ha a disposizione per provare sazietà. Essa è prodotta in particolare dagli adipociti, ma anche dal fegato e da altri tessuti. Si è vista una sinergia d’azione nel favorire sia il sonno, in particolare la qualità, che la sazietà, con la Vit. D liposolubile che, in caso di obesità, si accumula nel tessuto grasso, disattivandosi e con possibile sequestro da questo al tessuto linfatico.

Inoltre la vitamina D stimola il sonno profondo che riduce la secrezione di grelina, riducendo la sensazione di fame di dolci, e la tendenza conseguente a ingrassare.

Anche alterazioni anatomiche o conseguenti all’obesità che portano a russare, o Sindrome delle Apnee notturne (OSAS) tendono ad associarsi a valori elevati di grelina con il desiderio di mangiare di continuo.

In conclusione gli aiuti consigliabili sono i seguenti:

  • regolazione dell’equilibrio acido-base e correzione dell’acidosi tissutale a basso grado e/o quella del tratto digestivo…, anche al di là dei momenti di acuzie:
  • il suo ciclico, stagionale utilizzo nei periodi di primavera e autunno, lo renderà uno strumento di correzione e prevenzione di problemi di gastrite, duodenite, GERD, tipici del fosfo-fluorico con temperamento bilioso, o del sulfurico in fase infiammatoria.
  • mentre il suo utilizzo ad hoc, in tutti i casi di eccesso di acidificazione (per abitudini voluttuarie, stile di vita, terapie), lo renderà indispensabile in tutte le costituzioni.
  • periodiche integrazioni di melatonina, a dosaggio individualizzato a seconda dell’obiettivo (regolarizzazione dell’effetto protettivo del sonno nei turnisti, contrasto dell’effetto del cortisolo in situazioni di stress o terapie croniche cortisoniche, utilizzo preventivo in famigliarità verso malattie neoplastiche, regolarizzazione “a monte” di sistemi ormonali compromessi come quello tiroideo o sessuale), arricchite, a seconda, con SELENIO…(vero e proprio sostenitore e promotore di una efficace funzionalità tiroidea) e ZINCO … (catalizzatore enzimatico di diversi processi antiossidanti)
  • attenta scelta del pasto serale:
  • leggero in grassi saturi e proteine animali acidificanti (in questo caso, per esempio carne rossa da associare a verdure basificanti o amare)
  • saltuariamente a base di carboidrati (scelti però tra quelli poveri in glutine, tra grano saraceno, quinoa, riso integrale per esempio, e conditi con alimenti ricchi in sali minerali e di controllo dell’indice glicemico come: olio extravergine di oliva a crudo, mandorle, bacche di goji, o sole verdure); oppure di alimenti ricchi anch’essi del precursore della serotonina (e quindi della melatonina), ossia il 5HT: carne bianca, latte vaccino (da assumere per esempio, quando stanchi, con semolino di riso cotto), o poca frutta come prugne, banana (tre prugne disidratate oppure mezza banana usata come dessert in purea con il limone, o con il cioccolato fondente)
  • definizione di un ritmo, come possibile costante all’orario del sonno notturno
  • integrazione oculata con finalità di:
  • probiotici e immunomodulanti
  • antiossidanti
  • omeopatica o fitoterapica di regolazione degli ormoni alterati, cortisolo e prolattina in primis, e dello stato di stress attivato

BIBLIOGRAFIA

  • Pierpaoli W, Regelson W, Colman C. The Melatonin Miracle: Nature’s Age-Reversing, Disease-Fighting, Sex-Enhancing Hormone. Pocket Books, 2000.
  • Ader R, Cohen N, Felten D. Psichoneuroimmunology: interaction between the nervous system and the immune system. Lancet. 1995 Jan 14;345(8942):99-103.
  • Mandrup-Poulsen T, Nerup J, Reimers JI, Pociot F, Andersen HU, Karlsen A, Bjerre U, Bergholdt R. Cytokines and the endocrine system. I. The immunoendocrine network. Eur J Endocrinol. 1995 Dec;133(6):660-71.
  • Mandrup-Poulsen T, Nerup J, Reimers JI, Pociot F, Andersen HU, Karlsen A, Bjerre U, Bergholdt R. Cytokines and the endocrine system. II. Roles in substrate metabolism, modulation of thyroidal and pancreatic endocrine cell functions and autoimmune endocrine diseases. Eur J Endocrinol. 1996 Jan;134(1):21-30.
  • Wetterberg L. The relationship between the pineal gland and the pituitary–adrenal axis in health, endocrine and psychiatric conditions. Psychoneuroendocrinology. 1983;8(1):75-80.
  • Savino W, Arzt E, Dardenne M. Immunoneuroendocrine connectivity: the paradigm of the thymus-hypothalamus/pituitary axis. Neuroimmunomodulation. 1999 Jan-Apr;6(1-2):126-36.
  • Felig P, Baxter JD, Broadus AE, Frohman LA. Endocrinology and Metabolism. McGraw-Hill Inc, New York, 1989.
  • Falaschi P. La Neuroendocrinoimmunologia. Atti del 94° Congresso della Società Italiana di Medicina Interna, 1993.
  • Barucci M. Trattato di Psicogeriatria. USES Ed. Scientifiche, Firenze, 1990.
  • Proietti S, Cucina A, D’Anselmi F, Dinicola S, Pasqualato A, Lisi E, Bizzarri M. Melatonin and vitamin D3 synergistically down-regulate Akt and MDM2 leading to TGFβ-1-dependent growth inhibition of breast cancer cells. J Pineal Res. 2011 Mar;50(2):150-8.
  • Bellipanni G, Bianchi P, Pierpaoli W, Bulian D, Ilyia E. Effects of melatonin in perimenopausal and menopausal women: a randomized and placebo controlled study. Exp Gerontol. 2001 Feb;36(2):297-310.
  • Bizzarri M, Proietti S, Cucina A, Reiter RJ. Molecular mechanisms of the pro-apoptotic actions of melatonin in cancer: a review. Expert Opin Ther Targets. 2013 Dec;17(12):1483-96.
  • Critchley HD. Neural mechanisms of autonomic, affective, and cognitive integration. J Comp Neurol. 2005 Dec 5;493(1):154-66.
  • Bhowmick S, Singh A, Flavell RA, Clark RB, O’Rourke J, Cone RE. The sympathetic nervous system modulates CD4(+)FoxP3(+) regulatory T cells via a TGF-beta-dependent mechanism. J Leukoc Biol. 2009 Dec;86(6):1275-83.

    https://www.acidosimetabolica.it/melatonina-serotonina-cortisolo/

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.