LA SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

 

La sindrome dell’intestino irritabile ( SII o IBS ) è una condizione sempre più diffusa che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso di incidenza più alto dai 20 ai 50 anni.
E’ caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’ alterazione della funzione intestinale e accompagnati da gonfiore o distensione.
Questa sindrome, che una volta veniva chiamata anche “colite spastica” o “colon irritabile” presenta un intestino che può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto ossia con alternanza di stipsi e diarrea.
L’andamento è cronico con caratteristiche variabili e spessissimo le riacutizzazioni dei sintomi avvengono a causa di eventi stressanti, sia di tipo fisico (interventi, infezioni ecc) che di tipo psichico (lutti, separazioni, stress).
I pazienti affetti da IBS presentano spesso anche sintomi di dispepsia e reflusso gastrico, fibromialgia, lombalgia e dolore pelvico, cistite, ansia e depressione, emicrania, fatica cronica, debolezza.

CAUSE

Le cause sono molteplici. Da un lato abbiamo fattori biologici, come la predisposizione  e la suscettibilità individuale, alterazione della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, l’alterazione della  flora batterica, la disbiosi e le infezioni intestinali. Inoltre e non meno importanti vi possono essere anche allergie, intolleranze e sovraccarichi alimentari e infiammazione causata da cibi disturbanti, l’utilizzo cronico dei farmaci come antiinfiammatori ed antibiotici e lo stress; dall’altro lato fattori psico-emozionali e sociali. Tutto questo può avere un ruolo nel determinare e perpetuare la presenza dei disturbi.
A livello addominale c’è il cosiddetto “secondo cervello” che è costantemente in comunicazione con il “primo cervello” ed è per questo motivo che molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull’intestino e viceversa (problemi addominali che causano stress psicologici).

SINTOMI

I sintomi sono tipici e caratteristici. Il dolore o fastidio addominale deve essere presente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi in associazione a 2 o più di questi sintomi: migliora dopo l’evacuazione, modificazione della frequenza dell’evacuazione ed associato a modificazioni dell’aspetto delle feci, presenza di muco, difficoltà o urgenza nell’evacuazione, gonfiore o distensione addominale.

TERAPIA

La terapia allopatica consiste nell’utilizzo di farmaci antidiarroici o lassativi, antispastici, antinfiammatori, antibiotici  e ansiolitici ed antidepressivi per la sfera psico emozionale.

Le terapie complementari come agopuntura e medicina funzionale indagano il più possibile le cause sopra esposte, per poter al meglio inquadrare le origini dei sintomi del paziente e, partendo da queste, impostare un approccio terapeutico specifico sia sotto l’aspetto fisico che psico-emozionale specifico per ogni paziente.

Dott. Mauro Piccini
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ORTICARIA: UN DISTURBO SEMPRE PIU’ FREQUENTE

L’orticaria è una eruzione cutanea localizzata o generalizzata, caratterizzata da ponfi di forma e grandezza varie, di colorito che può andare dal rossastro o rosso acceso al bianco e da un intenso prurito che aumenta in modo insopportabile in ambienti molto riscaldati e a contatto con indumenti pesanti.
La risoluzione della patologia si manifesta solitamente nell’arco di 24 ore ma può accadere che il paziente sia vittima di recidive che si presentano periodicamente a cadenza costante per mesi o addirittura per anni.
L’orticaria è una manifestazione che si presenta con un solo tipo di lesione, il ponfo, che può essere di alcuni centimetri o puntiforme,  accompagnato da intenso prurito, bruciore, iperemia ed edema che sono spesso causa di nervosismo ed eccitazione.

LE CAUSE
Le orticarie possono essere di tipo allergico e costituiscono il 20% del totale delle manifestazioni. Gli allergeni più importanti sono alcuni inalanti, alimenti, farmaci, veleni di insetti ed ormoni. La caratteristica essenziale che divide le orticarie allergiche dalle altre è che il ponfo dura più di 24 ore e in alcuni casi assume una colorazione particolare data dagli stravasi ematici.
Le orticarie di tipo non allergico costituiscono l’80% delle orticarie e possono essere causate da farmaci (antibiotici, anti-infiammatori, anti-dolorifici, lassativi), da alimenti ( fragole, latte, uova, pomodoro, cioccolato, certi tipi di pesce, frutta secca, additivi e conservanti contenuti nei cibi), da veleno di insetti o da contatto con sostanze chimiche o metalli.

E’ opinione comune che le orticarie su base alimentare siano frequenti, in realtà sono piuttosto rare; spesso si è in presenza non di una orticaria di tipo allergico, ma di una reazione alla liberazione di istamina da parte del cibo stesso che la contiene. A questo gruppo appartengono anche le allergie causate da luce, freddo, caldo, pressione, vibrazioni, esercizio fisico, ecc.
Le allergie possono essere anche secondarie a patologie di interesse internistico come malattie autoimmuni, malattie del sistema emopoietico, malattie reumatologiche oppure secondarie ad infezioni batteriche, parassitarie, micotiche o virali.
Ultime, ma non in ordine di importanza e frequenza, sono le reazioni che riconoscono come causa fattori psicologici ( orticaria da stress ): l’agitazione e lo stress non sono direttamente  causa dell’orticaria ma ne possono peggiorare il quadro sintomatologico.

GLI OBIETTIVI TERAPEUTICI
Prurito, bruciore, iperemia, edema nervosismo ed agitazione sono i sintomi principali che la medicina ufficiale affronta con l’impiego di antistaminici, cortisonici ed ansiolitici, allo scopo di ridurne la durata e l’intensità.
Obiettivo della medicina funzionale non è solo quello della riduzione dei sintomi e dei farmaci ma principalmente è quello di valutare e ridurre le cause disturbanti e sovraccaricanti l’organismo. L’approccio terapeutico consiste nel drenaggio del connettivo, del sistema linfatico e degli apparati in sovraccarico mediante l’utilizzo di specifici rimedi fitoterapici ed omotossicologici o omeopatici al fine di sradicare il più possibile la maggior parte dei fattori scatenanti.

Dott. Mauro Piccini

 

LE ALTERAZIONI DEL RAPPORTO TRA MELATONINA, SEROTONINA E CORTISOLO

Come abbiamo visto, la melatonina, seguendo i ritmi alterni di luce e buio, percorre un ciclo contrapposto a quello della serotonina e del cortisolo. L’alterazione del rapporto melatonina-serotonina e cortisolo è responsabile del disturbo affettivo stagionale, definito Sindrome Depressiva Stagionale (SAD, Seasonal Affective Disorder), tipica delle popolazioni nordiche, che può manifestarsi anche alle nostre latitudini in soggetti costretti a vivere in ambienti illuminati di sola luce artificiale.

Sindrome Depressiva Stagionale

Come vedremo, l’utilizzo di ormoni o molecole sinergici nel potenziamento di conversione serotonina-melatonina come la Vit B6, o di altre che si è visto modulare il tono dell’umore e la qualità del sonno notturno come la vit D, risulta un valido supporto per queste sintomatologie o evenienze.

Nella Sindrome Depressiva Stagionale, o nelle sue formi più lievi, si assiste a una progressione sintomatologica a partire dalle difficoltà nel risveglio, nel cominciare la giornata lavorativa, con scarsa energia, che possono affacciarsi già alla fine dell’estate, seguite da un aumento dell’appetito (nel 75% dei casi, per sinergismo con altri ormoni del metabolismo e della fame), con marcato desiderio dei carboidrati, ipersonnia, aumento ponderale, diminuita capacità di concentrazione, diminuzione della libido, alterazioni del mestruo, tendenza all’isolamento, tristezza, sino a manifestazioni di irritabilità, ansia e depressione. Il picco maggiore di questa sintomatologia si è visto essere raggiunto tra dicembre e febbraio, e ad esserne più colpito è il sesso femminile con un rapporto di circa 3:1.

Tra gli studi disponibili riguardanti le conseguenze di una perdita del ritmo veglia-sonno fisiologicamente legato all’alternanza luce-buio, molto interessanti sono quelli che collocano la Melatonina, nel ruolo di ormone coordinatore dei sistemi immunitari di riparazione e di contrasto alla degenerazione cellulare, e nel controllo del metabolismo basale sia per effetto diretto, che indiretto, in sinergia con altri ormoni che lo condizionano come il cortisolo, la leptina, gli ormoni della tiroide.

Tali alterazioni possono riguardare:

  • la sfera metabolica (sia per alterata sincronizzazione con la funzione tiroidea, che surrenalica);
  • la sfera sessuale (sia di libido, che di caratteristiche del ciclo mestruale e della fertilità, per alterata pulsazione LH/FSH);
  • la plasticità della cellula nervosa, con alterazioni degli ormoni e neurotrasmettitori specifici (alterazioni del tono dell’umore) o della funzione cerebrale in senso lato (malattie degenerative neurologiche, deterioramento cognitivo etc.);
  • la perdita del controllo immunitario sia nel riconoscimento tra self e non self (e origine di malattie autoimmunitarie), che perdita del controllo di riparazione adeguato del DNA, o distruzione di cellule alterate e anarchica crescita delle cellule (malattie degenerative e neoplastiche).

Importanza di una adeguata pulsatilità della melatonina

Il cortisolo

La melatonina rappresenta un vero e proprio “antidoto” all’effetto non voluto del cortisolo, situazione che si può verificare in particolare nello stato di stress attivato, ma anche nelle terapie prolungate con cortisone. Gli organi bersaglio di danno dal cortisolo, e dell’effetto protettivo della melatonina, in questi casi sono:

  • l’ippocampo: è noto l’effetto di degenerazione ippocampale secondario a livelli elevati e persistenti di cortisolo, con conseguente alterazione o perdita della principale funzione di questo organo: la memoria. In generale, inoltre, l’effetto protettivo si estrinseca anche nel contrastare gli effetti potenzialmente psicogeni del cortisolo (ansia, ipereccitazione, disinibizione, insonnia, difficoltà di concentrazione). Oltre la melatonina, un ormone antagonista al cortisolo con effetto di protezione ippocampale (anche contro gli effetti di questo tipo secondari all’eccesso di glutammato proveniente da alcuni cibi), è il DHEA.
  • Il sistema immunitario: se è fondamentale il ruolo del cortisolo nel controllo dell’infiammazione e nel controllo del dolore (situazione che NON deve essere contrastata con la melatonina in condizioni di terapie cortisoniche a basso dosaggio come l’artrite reumatologica, dove si è visto che, durante il calo notturno fisiologico delle concentrazioni del cortisolo nel sangue, si assiste a una recrudescenza della sintomatologia dolorosa), il suo potenziale negativo è dato proprio dal suo effetto sulla ridotta capacità difensiva mediata dalla via immunitaria cellulo mediata. Nelle situazioni di perdita dell’equilibrio circadiano dei livelli plasmatici del cortisolo infatti (che fisiologicamente risulta alto nel mattino e più basso dal pomeriggio, a meno di terapie o stato di stress attivato), si assiste a un dirottamento dalla risposta immunitaria Th1 (cellulare e citotossica) a quella Th2 (umorale anticorpale, tramite i linfociti B), con anche alterazione di altre vie di regolazione (Th3, con funzione regolatrice, e Th17, Th9, Th22). La conseguenza è la perdita di una capacità difensiva, via una infiammazione acuta- EFFICACE verso principalmente virus e batteri, con invece una iper o dis modulazione della risposta anticorpale, con risposta infiammatoria subdola e cronica, INEFFICACE (e di possibile induzione di patologie a carattere autoimmunitario).
  • Il sistema metabolico: l’azione di modulazione si esprime, a tal livello, contrastando gli effetti diretti del cortisolo su iperfagia, incremento della glicemia e del colesterolo endogeno, potenziale effetto minerale corticoide e di ritenzione idrica, disregolazione di ormoni sinergici al cortisolo quale INSULINA (con facilità all’insorgenza della Sindrome Metabolica) e tiroidea.

Gli ormoni tiroidei

Se l’azione diretta della tiroide è esplicata dalla forma attiva dell’ormone tiroideo (fT3), la sua conversione e quindi attivazione e conseguente disponibilità in circolo dipende dall’efficienza di organi e sistemi ormonali che devono a loro volta essere in equilibrio come

  • il fegato, i livelli di cortisolo del sangue, i livelli di prolattina del sangue.

Le implicazioni di una corretta funzionalità tiroidea o meno si avranno a livello di:

  • il sistema metabolico e ossidoriduttivo: è nota la funzione fisiologica degli ormoni tiroidei sul mantenimento del metabolismo di base (capacità a ingrassare o dimagrire), sulla funzionalità ossidoriduttiva (produzione di radicali liberi in equilibrio o in eccesso) e sulla vitalità delle capacità mentali e fisiche (freschezza e lucidità mentale, capacità di concentrazione, memoria, tono dell’umore in senso depressivo o ansioso/ossessivo).
  • il sistema immunitario: oltre alle funzioni indirette degli ormoni tiroidei sulle vie del sistema immunitario, è nota la funzione diretta del TRH (definito “releasing factor” ipotalamico, è in realtà una molecola ad azione sistemica e pleiotropica estesa al “semplice” controllo dell’asse TSH-tiroide, e svincolato, nella sua produzione ipotalamica, dalla concentrazione di questi ultimi) su una via particolarmente efficace del controllo della degenerazione cellulare e di difesa verso batteri, germi e virus, rappresentata dalla via delle transferrine.

Suo inoltre è un ruolo chiave come molecola per invertire l’orologio dell’invecchiamento: rigenera i testicoli in animali molto vecchi e ripristina anche la funzione renale nelle infiltrazioni sclerotiche renali; sembra inoltre produrre una rigenerazione delle cellule beta nel pancreas di animali diabetici.

Gli ormoni della fame: Leptina e Grelina

È stato osservato che chi passa una notte poco riposante, per qualità o durata, al risveglio tenderà a scegliere alimenti ad alto contenuto calorico, ricchi di grassi o zuccheri, che soddisfano il gusto, ma non aiutano il senso di sazietà, condizionando invece la scelta alimentare (in senso sbagliato) per tutto il resto della giornata.

In particolare in uno studio di metanalisi del 2015, diretto da Julie Shlisky, ricercatrice al New York Obesity Nutrition Research Center presso il Saint Luke’s-Roosevelt Hospital Center, durante il giorno in soggetti privati del sonno (dopo due notti consecutive con solo quattro ore di sonno), venivano riscontrati elevati livelli di Grelina (28% in più), e un abbassamento dei livelli ematici di Leptina (18% in meno). Questo si associava a uno spiccato senso di fame (24% in più) per il resto della giornata, soprattutto verso i dolci (da grelina) e una difficoltà a saziarsi (per la leptina).

Inoltre ricordo che la scelta qualitativa del pasto serale condiziona la possibilità di dimagrire o mantenere il peso forma attraverso:

  • l’appesantimento del sistema epatico (dove avviene lo stimolo di conversione degli ormoni tiroidei ad opera della leptina)
  • l’appesantimento, conseguente al punto precedente e direttamente collegato alla qualità del cibo ingerito, del MICROBIOTA INTESTINALE, vero e proprio laboratorio energetico del nostro sistema metabolico, ma anche ormonale
  • l’effetto di incremento di una situazione di acidosi metabolica tissutale a basso grado, fisiologicamente presente, come abbiamo visto, dalle ore 15 in poi.

Vitamina D e sonno

Ricerche attuali stanno confermando il ruolo della vitamina D nel regolare la qualità del sonno per la sua azione diretta su nuclei dell’ipotalamo, centri nevralgici di controllo delle funzioni vitali sopra descritte. Valori inferiori a 30 nanogrammi possono associarsi a insonnia. Inoltre, in una sorta di meccanismo vizioso, non dormire bene e soffrire di insonnia per carenza di vitamina D, genera una maggiore secrezione di grelina al mattino, con secondario stimolo alla fame e al desiderio di carboidrati e di dolci. Queste condizioni sono tipiche anche della Sindrome Affettiva Stagionale.

L’insonnia riduce la presenza di un altro ormone: la leptina, uno dei pochi ormoni che il nostro corpo ha a disposizione per provare sazietà. Essa è prodotta in particolare dagli adipociti, ma anche dal fegato e da altri tessuti. Si è vista una sinergia d’azione nel favorire sia il sonno, in particolare la qualità, che la sazietà, con la Vit. D liposolubile che, in caso di obesità, si accumula nel tessuto grasso, disattivandosi e con possibile sequestro da questo al tessuto linfatico.

Inoltre la vitamina D stimola il sonno profondo che riduce la secrezione di grelina, riducendo la sensazione di fame di dolci, e la tendenza conseguente a ingrassare.

Anche alterazioni anatomiche o conseguenti all’obesità che portano a russare, o Sindrome delle Apnee notturne (OSAS) tendono ad associarsi a valori elevati di grelina con il desiderio di mangiare di continuo.

In conclusione gli aiuti consigliabili sono i seguenti:

  • regolazione dell’equilibrio acido-base e correzione dell’acidosi tissutale a basso grado e/o quella del tratto digestivo…, anche al di là dei momenti di acuzie:
  • il suo ciclico, stagionale utilizzo nei periodi di primavera e autunno, lo renderà uno strumento di correzione e prevenzione di problemi di gastrite, duodenite, GERD, tipici del fosfo-fluorico con temperamento bilioso, o del sulfurico in fase infiammatoria.
  • mentre il suo utilizzo ad hoc, in tutti i casi di eccesso di acidificazione (per abitudini voluttuarie, stile di vita, terapie), lo renderà indispensabile in tutte le costituzioni.
  • periodiche integrazioni di melatonina, a dosaggio individualizzato a seconda dell’obiettivo (regolarizzazione dell’effetto protettivo del sonno nei turnisti, contrasto dell’effetto del cortisolo in situazioni di stress o terapie croniche cortisoniche, utilizzo preventivo in famigliarità verso malattie neoplastiche, regolarizzazione “a monte” di sistemi ormonali compromessi come quello tiroideo o sessuale), arricchite, a seconda, con SELENIO…(vero e proprio sostenitore e promotore di una efficace funzionalità tiroidea) e ZINCO … (catalizzatore enzimatico di diversi processi antiossidanti)
  • attenta scelta del pasto serale:
  • leggero in grassi saturi e proteine animali acidificanti (in questo caso, per esempio carne rossa da associare a verdure basificanti o amare)
  • saltuariamente a base di carboidrati (scelti però tra quelli poveri in glutine, tra grano saraceno, quinoa, riso integrale per esempio, e conditi con alimenti ricchi in sali minerali e di controllo dell’indice glicemico come: olio extravergine di oliva a crudo, mandorle, bacche di goji, o sole verdure); oppure di alimenti ricchi anch’essi del precursore della serotonina (e quindi della melatonina), ossia il 5HT: carne bianca, latte vaccino (da assumere per esempio, quando stanchi, con semolino di riso cotto), o poca frutta come prugne, banana (tre prugne disidratate oppure mezza banana usata come dessert in purea con il limone, o con il cioccolato fondente)
  • definizione di un ritmo, come possibile costante all’orario del sonno notturno
  • integrazione oculata con finalità di:
  • probiotici e immunomodulanti
  • antiossidanti
  • omeopatica o fitoterapica di regolazione degli ormoni alterati, cortisolo e prolattina in primis, e dello stato di stress attivato

BIBLIOGRAFIA

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    https://www.acidosimetabolica.it/melatonina-serotonina-cortisolo/

I TRAUMI INFANTILI POSSONO INFLUENZARE NEGATIVAMENTE LA FLORA BATTERICA INTESTINALE

Traduco nel seguito un articolo ripubblicato dalla fonte citata a fine articolo, proveniente  da materiale edito dalla  Columbia University, su un tema che diventa sempre piu’ di attualità: la relazione stretta tra cervello e intestino. Si vedano su questo sito anche: Disturbi mentali e…flora batterica; L’intestino è anche un organo emozionale

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Uno studio della Columbia University ha trovato nei bambini una relazione tra avversità vissute nella prima fase della vita e aumento di sintomi gastrointestinali, che a loro volta possono avere delle conseguenze sul cervello e sul comportamento durante l’età adulta.

Lo studio è stato pubblicato online il 28 marzo (2019) nella rivista Development and Psychopathology.

“Una ragione frequente per cui I bambini finiscono dal dottore, è quella di disturbi intestinali”, ha detto Nim Tottenham, un professore di psicologia alla Columbia e primo autore dello studio: “Le nostre scoperte indicano che i sintomi gastrointestinali  nei bambini potrebbero essere un semaforo rosso  per futuri problemi emozionali collegati alla salute”.

Gli scienziati hanno da tempo notato il forte collegamento esistente tra le viscere e il cervello.

Una precedente ricerca ha dimostrato che  nel 50% degli adulti con la sindrome del colon irritabile, veniva riscontrata una storia di trauma o abuso, con il doppio della prevalenza rispetto a quelli senza.

“Quale ruolo il trauma abbia avuto nella crescente vulnerabilità sia a sintomi gastrointestinali che di salute mentale, si nota bene negli adulti, ma questo è raramente studiato nei bambini “, ha detto l’autrice capo dello studio Bridget Callaghan, che ha un ruolo di ricerca post dottorato nel dipartimento di psicologia della Columbia

In aggiunta, ha detto la dottoressa, degli studi sugli animali hanno dimostrato che i cambiamenti indotti da avversità, nel microbiota dell’intestino – ovvero la comunità dei batteri nel corpo che regola tutto dalla digestione alla funzione del sistema immunitario – influenzano lo sviluppo neurologico, ma su questo non si sono fatti degli studi sugli umani.

“Il nostro studio è tra i primi  che collegano la perturbazione del microbiota gastrointestinale del bambino, all’attività cerebrale in regioni associate alla salute mentale, questo quando il trauma sia stato attivato da una avversità vissuta nei primissimi tempi di vita“, ha detto Callaghan.

I ricercatori si sono concentrati sullo sviluppo in bambini che hanno vissuto estrema privazione psicosociale, causata da assistenza istituzionale prima della adozione internazionale. La separazione di un bambino da un genitore è noto che negli umani sia un potente fattore che predice problematiche sulla salute mentale.

Quella esperienza, quando viene rimodellata su roditori, induce paura e ansia, blocca lo sviluppo neuronale ed altera le comunità microbiche per tutta la vita.

I ricercatori hanno attinto dai dati di 115 bambini adottati da orfanotrofi o case accoglienza all’età di ca due anni e da quelli di 229 bambini cresciuti da genitori biologici

I bambini con disagi in precedenti accudimenti, hanno mostrato maggiori livelli di sintomi che riguardano: mal di stomaco, costipazione, vomito e nausea.

Dal campione degli adottati, i ricercatori hanno quindi selezionato 8 partecipanti dai 7 ai 13 anni, dal gruppo relativo a coloro con avversità ed altri 8  dal gruppo relativo a genitori biologici.

Tottenham e Callaghan hanno poi raccolto informazioni sul comportamento, campioni di feci ed immagini del cervello di tutti i bambini. Hanno usato la sequenza genetica per identificare i microbi presenti nei campioni di feci ed esaminato l’abbondanza e diversità di batteri in ogni sostanza fecale del partecipante.

I bambini con una storia di disfunzioni di accudimento nei primi anni di vita, avevano molto distintamente microbioti intestinali diversi rispetto a quelli cresciuti dalla nascita da genitori biologici. Scansioni del cervello dei bambini, hanno anche mostrato che gli schemi dell’attività cerebrale erano correlati a certi batteri. Per esempio, i bambini cresciuti dai genitori avevano una crescente diversità del microbiota  intestinale e questo è collegato alla corteccia prefrontale , una regione del cervello che aiuta a regolare le emozioni.

“E’ troppo presto per dire qualcosa di conclusivo, ma il nostro studio indica che i cambiamenti nel microbiota intestinale, associati ad avversità, sono in relazione alla funzione cerebrale, incluse differenze nelle regioni del cervello associate con il processo emotivo”, ha detto Tottenham, che è un esperto sullo sviluppo emozionale

E’ necessaria piu’ ricerca, ma Tottenham e Callaghan credono che il loro studio aiuti a colmare una lacuna importante nella letteratura.

“Studi sugli animali ci dicono che gli interventi dietetici e i probiotici, possono manipolare il microbiota intestinale e migliorare gli effetti sul sistema nervoso centrale, effetti causati dalle avversità, specialmente durante i primi anni di vita quando il cervello in sviluppo e il microbiota sono piu’ plastici. “ ha detto Callaghan.

“E’ possibile che questo tipo di ricerca ci aiuti a conoscere come e se intervenire al meglio negli esseri umani e quando”

Callaghan e Tottenham attualmente stanno lavorando su uno studio a scala maggiore di 60 bambini a New York City, per vedere se le loro scoperte possono essere replicate

Fonte: https://www.technologynetworks.com/neuroscience/news/childhood-trauma-can-impact-our-gut-bacteria-317561?fbclid=IwAR100VkzvRgTjqgXPoxV6IbM-9DixkGJCS472J54TyiMTDr_0e_UzXSZcLs

https://www.thelivingspirits.net/i-traumi-infantili-possono-influenzare-negativamente-la-flora-batterica-intestinale/

traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Reference: Callaghan, B. L., Fields, A., Gee, D. G., Gabard-Durnam, L., Caldera, C., Humphreys, K. L., … Tottenham, N. (undefined/ed). Mind and gut: Associations between mood and gastrointestinal distress in children exposed to adversity. Development and Psychopathology, 1–20. https://doi.org/10.1017/S0954579419000087

MACRI’ (SIP): “L’OMEOPATIA RIDUCE IL RICORSO AGLI ANTIBIOTICI”

ROMA – “È stata dimostrata una riduzione del ricorso alla terapia antibiotica in gruppi di pazienti pediatrici curati con la terapia omeopatica“. A dirlo è Francesco Macrì, professore aggregato di Pediatria dell’Università La Sapienza di Roma, membro del consiglio direttivo della Sip (Società italiana di pediatria) e vicepresidente della Siomi (Società italiana di omeopatia e medicina integrata).
“Stiamo vivendo un periodo preoccupante per quanto riguarda l’antibiotico resistenza– afferma il medico, intervistato dalla Dire- che tra i vari fattori ne riconosce uno: l’antibiotico resistenza è favorito dall’abuso della terapia antibiotica. Quindi, se ho una terapia, come quella omeopatica, che consente di ridurre l’uso dell’antibiotico nelle patologie acute, allora in pratica sto contrastando il fenomeno dell’antibiotico resistenza”.

Nella gestione delle malattie “ad andamento protratto, subacuto, o comunque nelle malattie croniche, la medicina tradizionale offre un trattamento che permette al paziente il vantaggio importante di non avere i sintomi, ma non consente la guarigione della malattia cronica. L’omeopatia, invece, si pone lo scopo di risolvere la malattia cronica attraverso un intervento sul terreno individuale”. Nel caso di episodi acuti, “il vantaggio è rappresentato dal fatto che l’omeopatia consente di ridurre il ricorso alla terapia tradizionale che può avere degli effetti indesiderati, collaterali, ecc.. Va premesso però- continua il medico- che è importante stabilire a priori quali siano le situazioni in cui la terapia omeopatica possa funzionare oppure no. Non si può adottare la terapia omeopatica anche nei casi in cui non è dimostrato che funzioni, o è dimostrato che non funzioni”.

Il professore de La Sapienza si spiega con un esempio: “In un episodio acuto di asma, in cui il bambino ha una difficoltà a respirare, ha affanno, la terapia tradizionale risolve la problematica nel giro di decine di minuti mediante la somministrazione per via inalatoria di bronco dilatatori. L’omeopatia non è in grado di ottenere questo effetto. Ci sono anche altre situazioni- conclude Macrì- in cui non bisognerebbe avere il dubbio su come intervenire”.

Agenzia DIRE
http://www.dire.it/27-03-2018/187141-macri-sip-lomeopatia-riduce-il-ricorso-agli-antibiotici/

 

I 4 MODI PER AFFRONTARE LA PRIMAVERA SENZA EFFETTI COLLATERALI

I 4 modi per affrontare la Primavera senza effetti collaterali.
Allergie respiratorie e cutanee in Medicina Integrata

Novara, 21 Marzo 2019

Programma

Sindrome da disadattamento psico-neuro-endocrino-immunitario

Conoscenza dell’allergia secondo la Medicina tradizionale cinese

Relazione tra allergie, ambiente ed emozioni.

Diagnosi differenziale tra allergia, intolleranza alimentare e
Campo di Disturbo alimentare o ambientale

Relatore
Dottor Mauro Piccini
Medico chirurgo – esperto di Medicina Complementare

Ideazione e organizzazione
Michela Tubiello
Informatore Medico Scientifico
Tel: +39 339 6106542
Email: [email protected]

Segreteria organizzativa
Loredana Quofici
Tel: 06 79312185
Email: [email protected]

INFORMAZIONI
Hotel Cavour ****
Via San Francesco D’Assisi, 6
28100 Novara (NO)
tel. +39 0321 659889
fax +39 0321 659230
e-mail [email protected]
web www.hotelcavournovara.com

Programma
Apericena ore 19.30
Inizio lavori ore 20.30
Fine lavori ore 22.30

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria.
Il seminario è riservato ai Professionisti del Settore Salute

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