LE 6 FERITE SECONDO LA BUSSOLA COSTITUZIONALE: IL TRADIMENTO

Carattere: dominante ma prepotente
Emozione primaria: delusione
Conflitto: di svalutazione
Diritto negato: di essere autonomo
Paura: dei legami, di legarsi sentimentalmente
Illusione di sé:  posso ottenere tutto ciò che voglio, sono il migliore
Comportamento: manipolatore e possessivo
Energia fisica: medio-alta; energia mentale: bassa (-ecto, +meso, -endo)
Colore utile: verde, stabilità e pazienza, “lascia la libertà alla vita”

Le tre fasi della vita in un batter d’occhio: nel passato sono stato tradito, vivo il presente in virtù del futuro per non essere deluso, ma ho paura del futuro perché potrei sentirmi legato.

Un’anima tradita si sente fallita perché non è stata scelta come priorità irrinunciabile, non si sente rispettata. Tende a negare i propri sentimenti, è come se l’io diventasse ostile al corpo e alle sue sensazioni, in quanto investe tutta la sua energia vitale sulla propria immagine, sull’esteriorità materiale. Il soggetto abbandonato prova delusione perché già da piccolo papà o mamma hanno preferito un altro a lui, e adesso rivedersi secondo non è accettabile. L’anima tradita si immola come il Cristo. Il tradito si sente perfetto e leale e non merita un tale affronto, l’essere stato rinnegato distrugge il suo ego. Proverà delusione ogni volta che le sue aspettative non verranno soddisfatte, ma in realtà è lui che si crea aspettative senza che nessuno gli abbia mai garantito fedeltà e vicinanza a vita. Un amico, un partner, un figlio o un collega hanno il dovere di rispettare i suoi desideri e le sue pretese, e quando ciò non avviene il soggetto grida al tradimento. Questa ferita spesso nasce dal complesso di Edipo: “la mamma che mi diceva ti voglio bene, sei il mio ometto preferito all’improvviso ha preferito papà o il fratellino”, oppure “papà è mio e mi diceva che ero la sua principessa, e allora perché gioca con la sorellina e va a letto con la mamma, invece di tenere me tra le sue braccia?”

Il carattere sarà dominante e prepotente. La ferita ha reso il soggetto tradito altamente scettico e prepotente, non ha nessuna voglia di passare in secondo piano e di essere deluso nuovamente, pertanto tende a controllare tutto e tutti attraverso il dominio fisico o mentale; deve sapere ciò che fanno gli altri affinché nulla possa sfuggire al suo controllo, neanche le sue emozioni possono essere espresse, riesce a controllare anche i suoi sentimenti per non deludere se stesso. Dominerà gli altri attraverso la forza fisica. La palestra e i muscoli, il comando, un tono di voce alto gli permetteranno di tenere testa alla materia umana. La conoscenza e il sapere gli permetteranno di  tenere testa alla mente umana. Non accetta sconfitte e per questo eviterà di scontrarsi con chi ritiene superiore, sceglierà i suoi compagni di viaggio quando sarà certo che non comportano una perdita materiale o, soprattutto, sentimentale. Tiene a sé le persone che ama con il controllo, li domina a volte con le minacce affinché non vadano via preferendo altri; sarà sempre disponibile e presente a soddisfare il compagno, ma solo per mostrare che lui è il migliore e non certo per il bene altrui.  Educherà i figli con la convinzione che ordine e disciplina servano a rafforzarne il carattere: non esiste il “vuoi” ma solo il “devi”. I sentimenti, le emozioni in tutte le loro manifestazioni lo terrorizzano. Manifestare i propri sentimenti significa aprirsi agli altri, ma questi sentimenti potrebbero, un giorno, essere usati contro di lui.

La ferita del tradimento conduce l’essere umano a diventare e a sentirsi superiore a tutti: in ogni occasione di vita deve essere il migliore per evitare di essere rinnegato; diventa leader perché solo un capo ha rispetto ed è temuto, e guai a tradire chi ha il comando. L’essenza di ogni sua azione è la negazione dei sentimenti, delle emozioni e delle sensazioni, anche a livello intimo e sessuale, per non mostrare debolezze. L’immagine che il tradito crea di se stesso deve essere rispettata e onorata da tutti. Ogni piacere di vita è basato sulla conquista, sulla quantità e non sulla qualità dei rapporti umani; meglio mille conoscenze che pochi amici sinceri. Il soggetto che ha la ferita del tradimento è un narcisista, seducente e accattivante che si vanta delle sue vittorie e del suo aspetto esteriore, nascondendo la sua vera natura, l’ipersensibilità.

L’emozione innata in chi cerca di sanare la ferita del tradimento è la delusione. Si tratta di uno stato emotivo-affettivo che insorge quando interviene un evento inaspettato o contrario all’aspettativa. Tale emozione causa un improvviso cambiamento della direzione dell’attività che si sta portando avanti nella vita come obiettivo primario. Chi si sente tradito non accetta il rifiuto perché solo lui può avere il potere di rifiutare chi l’ha tradito, è un esaltato e non ammette i propri errori, se li commette si sentirà deluso di se stesso, avrà perso una fetta di autostima e andrà su tutte le furie o in un isolamento autopunitivo. Non è ammissibile che uno come lui possa essere scoperto e messo in ridicolo se commette errori, vive in continua tensione ed è facilmente irritabile.  Ogni volta che nella vita ci si sentirà rinnegati o traditi si proverà un profondo senso di rabbia e vendetta.

La paura esistenziale è quella dei legami, di innamorarsi, di mostrare i propri sentimenti, di ammalarsi, di perdere l’immagine, di impazzire, di perdere il controllo, perdere il lavoro, della vecchiaia, di perdere la fiducia degli amici, dei colleghi, della famiglia, di scoprire il passato.

Dott. Mauro Piccini
da https://embriologiaemozionale.vpsite.it/bussola-costituzionale

LE 6 FERITE SECONDO LA BUSSOLA COSTITUZIONALE: IL RIFIUTO

Carattere: indipendente ma riservato
Emozione primaria: disprezzo, avversione
Conflitto: di relazione
Diritto negato: di esistere
Paura: della compagnia, di vivere con gli altri
Illusione di Sé: “penso dunque esisto e sono speciale e unico”
Comportamento: superbo e asociale
Energia fisica: alta; energia mentale: bassa (-ecto, +meso,+endo)
Colore utile: giallo, “trova la gioia di vivere, sorridi al tuo cuore”

Le tre fasi della vita in un batter d’occhio: nel passato sono stato rifiutato, vivo il presente in virtù del futuro per non essere disprezzato, ma ho Paura del futuro perché potrei sentirmi accolto

Un’anima rifiutata si sentirà inutile in tutto il suo essere, sia fisico che mentale. Sente di non essere degna di esistere e di non meritare niente dalla vita. Proverà disprezzo ogni volta che incapperà in situazioni in cui verrà o riceverà un rifiuto, e per questo motivo avrà paura di stare con gli altri, di avere una compagnia o un partner. Queste situazioni comportano il rischio di essere rifiutati. Per evitare un possibile rifiuto e quindi una ferita più profonda eviterà di stare con gli altri, diventando un asociale, misantropo; per lui il detto “meglio solo che mal accompagnato” è un istinto vitale. Quest’anima avrà uno scarso senso di sé, un io molto debole e un contatto con il corpo e le sue sensazioni molto limitato. Tende a dissociare il pensiero dal sentire: ciò che pensa non sempre è collegato ai suoi sentimenti. Tende a ritirarsi in se stesso perdendo il contatto con la realtà che è all’esterno perché non si fida di nessuno.

Il carattere sarà indipendente ma riservato. Apparentemente è il classico bambino o adulto che non si vede e non si sente, cercherà sempre di non apparire, di non farsi notare, siederà in fondo alla sala, all’ultimo banco in fondo a destra, non alzerà mai la mano per dire la sua e se non è d’accordo con l’interlocutore, abbasserà gli occhi e ingoierà le parole, le braccia e le gambe incrociate saranno il chiaro segnale che non vuole avere contatti con nessuno. Parla poco e lascia intendere, non affronta le problematiche ma le fugge, non crede di essere capace di stare con gli altri. Cerca di non attaccarsi alle cose materiali perché non le merita, e poi a cosa servono, pensa, se è infelice dentro al cuore. Si crede uno zero assoluto, una nullità, è convinto che nessuno possa amarlo o accettarlo, si auto denigra, si disprezza ma rivolge questa negatività al mondo intero; odia tutti, diffida di chi gli fa del bene e se viene accettato sarà il primo a scappare perché teme che possa entrare a far parte di un gruppo, e questo per lui è impossibile, ci deve essere sicuramente un inganno o una convenienza se lo hanno accettato. Ha pochissimi amici e conoscenze, se non è cercato non cercherà nessuno, piangerà in silenzio e al buio ma non avrà la forza di chiedere aiuto, il suo grido di disperazione si materializza in gesti inconsulti e tragici, come il suicidio o l’omicidio. Prima di giungere a questo gesto estremo, passerà attraverso le fasi del rancore, dell’odio e del disprezzo per se stesso e per chi l’ha rifiutato. Umiliare e tradire chi lo ama e lo desidera è quello che gli riesce meglio, solo così potrà essere rifiutato nuovamente per sentirsi ancora più vittima.

La ferita del rifiuto ha avuto nel primo periodo di vita un vissuto molto difficile o di mancata accettazione da parte di un genitore o di chi ne ha fatto le veci, spesso i nonni. Per poter sopravvivere e non sentire troppo il dolore, il bambino ha organizzato la sua personalità separando la mente dal copro, si è staccato dalle sensazioni corporee e si è rifugiato nel mentale, ma in forma conflittuale e negativa. Da adulto cerca di essere riconosciuto come essere vivente, blocca le emozioni; la sua estrema sensibilità e vulnerabilità lo conducono, per non soccombere a un eventuale rifiuto, ad attuare un atteggiamento difensivo di asocialità e distacco dalle emozioni; vivere in solitudine è la difesa per non avere relazioni che potrebbero concludersi con un ennesimo rifiuto. Questa totale chiusura lo espone a improvvise crisi di panico se è costretto a stare tra la gente o in un ambiente che non lo vuole.

L’emozione innata in chi cerca di sanare la ferita del rifiuto è il disprezzo. Si tratta di uno stato emotivo-affettivo provocato da una totale mancanza di stima verso qualcuno o qualcosa (più spesso associato a esseri viventi). Il rifiutato disprezza tutto e tutti, “il mondo non mi vuole e io non voglio il mondo”. Il suo rifiuto è totale, coinvolge l’amore, gli affetti e in generale i sentimenti positivi, che vengono interpretati come impossibili, perché “nessuno mi può amare”. L’amore non esiste, Dio non esiste. Anche il disprezzo ha una valenza adattiva. In una prospettiva evoluzionistica lo si può considerare come una modalità espressiva che serve per preparare l’individuo o il gruppo a fronteggiare un avversario pericoloso, un nemico (D’Urso e Trentin, 1992). L’emozione del disprezzo viene espressa prevalentemente nelle situazioni di interazione sociale. Ogni volta che nella vita ci sentiremo rifiutati proveremo disprezzo.

La paura esistenziale è quella di stare in compagnia, delle persone, dei posti affollati. Il panico prevale, il soggetto rifiutato ha paura di tutti, di viaggiare, delle festività, il giorno, delle richieste, di provare affetto, delle separazioni, della scuola, della comunità, di avere figli, di poter uccidere.

Dott. Mauro Piccini
da https://embriologiaemozionale.vpsite.it/bussola-costituzionale

 

LE 6 FERITE SECONDO LA BUSSOLA COSTITUZIONALE: ABBANDONO

Carattere: dipendente ma invadente
Emozione primariatristezza
Conflitto: di relazione
Diritto negato: di avere bisogno
Paura: della solitudine, sia fisica che psicologica
Illusione di sé: “non ho bisogno di nessuno, sono gli altri che hanno bisogno di me”
Comportamento: incostante e servile
Energia fisica: bassa; energia mentale: alta (+ecto, -meso, -endo)
Colore utileviola, “trova l’equilibrio tra te e gli altri”

Le tre fasi della vita in un batter d’occhio: nel passato sono stato abbandonato, vivo il presente in virtù del futuro per non essere triste, ma ho paura del futuro perché potrei sentirmi solo.

Un’anima abbandonata si sentirà vuota, cercherà di relazionarsi e di farsi accettare da tutti perché non riesce a stare, né tantomeno a restare da sola, anche se ciò comporterà una totale dipendenza dagli altri.  Proverà tristezza ogni volta che incapperà in situazioni si sentirà abbandonata o sola, sia materialmente che psicologicamente. Si prostituisce pur di tenere vicino a se la persona amata, si schiavizza per sentirsi utile, cerca di accontentare tutti per farsi desiderare e per sentirsi indispensabile, in poche parole vive con la paura della solitudine, senza considerare i propri bisogni. Il problema principale di chi si sente abbandonato é che non si sente mai amato abbastanza, anche se è in compagnia o se è apprezzato questo non è sufficiente, vuole di più, vuole continuamente la conferma che di essere il centro del mondo, è egocentrico.

Il carattere del soggetto che si sente abbandonato sarà dipendente ma invadente. Ha uno scarso senso di indipendenza, di autostima, tende ad appoggiarsi agli altri, difficilmente diventa aggressivo e ha un forte bisogno di essere accudito e curato (malato immaginario). È sempre insoddisfatto, ha continui sbalzi d’umore tra la tristezza e l’allegria, tra l’entusiasmo e il disinteresse. Socialmente è loquace e intelligente, infatti cerca costantemente di intrattenere rapporti con chiunque per farsi accettare. Le sue energie sono costantemente sfruttate per mantenere vive le relazioni, chiama, parla, esce, si rende pronto nell’accudire tutti, anche se stanco e pieno di impegni, non sa dire di “no” perché teme di non essere capito e quindi di essere abbandonato. Ogni sua scelta è demandata alla domanda: tu cosa preferisci? Anche se spesso alla fine decide lui, e questo è solo un subdolo stratagemma per far sentire partecipe chi gli è vicino. Piange quando deve raccontare le sue disavventure e i suoi abbandoni, ma poi sorride e ride improvvisamente quando torna nel presente, ha un carattere mutevole e incostante con tutti. Non si può fare affidamento su di lui perché ha troppi impegni e spesso non può concluderli tutti, ma si assume le responsabilità del fallimento perché così tutti gli vorranno sempre bene, tranne in un caso: quando viene abbandonato le sue responsabilità sono nulle e la colpa è tutta dell’altro, che non l’ha capito e amato. È un bravo bambino, capriccioso ma obbediente, e a scuola sa conquistare le maestre con la sua faccina dolce e il carattere docile.

La ferita dell’abbandono porta un senso di vuoto interiore, il soggetto non si sente mai colmo d’amore o d’affetto, il senso di privazione è riconducibile a una mancanza di contatto, di affetto e protezione da parte di uno o entrambi i genitori, freddi e distaccati. Questa mancanza gli ha impedito di soddisfare i propri bisogni di affetto e calore famigliare, e per questo motivo ritiene che adesso tutto gli sia dovuto.

L’emozione innata, in chi cerca di sanare la ferita dell’abbandono, sarà la tristezza. Si tratta di uno stato emotivo-affettivo provocato da una situazione di pessimismo, sfiducia, o avvilimento che può essere reale, causata da un avvenimento drammatico (lutto), anticipata dalla previsione o evocata dal ricordo. La tristezza può essere considerata o come preparazione al comportamento del pianto o come una forma cristallizzata di pianto inibito.  Una  situazione di abbandono porta sempre tristezza, ma in chi ha questa ferita l’emozione viene vissuta in maniera patologica fino a sfociare in paranoiche ossessione sul senso di abbandono. Si sentirà sempre triste per ogni cambiamento di vita, trasferimento, trasloco, nuovo lavoro, ecc. Ogni azione è protesa a tenere gli altri vicino a sé con il vittimismo, con malattie immaginarie, con il servilismo; non ha importanza, basta non restare soli. Il futuro e la vecchiaia sono vissuti con tristezza perché potrebbero comportare abbandono e solitudine. Ogni volta che nella vita ci si sentirà abbandonati si proverà una profonda tristezza dell’anima.

La paura esistenziale è quella di restare solo, di crescere, della vecchiaia, delle malattie, della separazione e del cambiamento, di stare soli fisicamente, del buio, della morte di persone care, di perdere gli amici, di non essere capito, del bosco, di perdersi, dell’acqua alta, della notte.

 da embriologiaemozionale.vpsite.it

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