MICROBIOTA, LA NUOVA ARMA PER COMBATTERE IL CANCRO

MICROBIOTA, LA NUOVA ARMA PER COMBATTERE IL CANCRO

Le difese antitumorali potrebbero risiedere all’interno di quel variegato mondo di batteri, protozoi, funghi e virus che va sotto il nome di microbiota. Sono le indicazioni più recenti della ricerca che negli ultimi 10 anni ha prodotto qualcosa come 4 mila studi scientifici, prevalentemente di tipo pre-clinico, su questo tema e che ora comincia a fornire anche indicazioni cliniche al punto che l’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano ha deciso di promuovere “Mibioc – The way of the microbiota in cancer”, convegno internazionale che dal 21 al 22 novembre prossimi ospiterà nel capoluogo lombardo esperti di tutto il mondo per un primo confronto su attualità e prospettive future del microbiota in ambito oncologico, dalla patogenesi alle terapie.

“Si è sempre pensato che ci fosse una correlazione tra la flora batterica, e quindi il microbiota, e il nostro organismo: oggi grazie allo studio di comunità microbiche, cioè la metagenomica, sappiamo che la popolazione batterica svolge un ruolo fondamentale nel conservare il nostro stato di salute”, spiega Riccardo Valdagni, presidente di Mibioc e direttore della radioterapia oncologica 1 nonché del programma prostata all’Int di Milano. “Mantenere un buon equilibrio tra batteri, funghi e virus che convivono nel nostro intestino ma anche nella bocca, sulla cute e nelle vie genito-urinarie è fondamentale per far funzionare al meglio il nostro organismo: è necessario infatti evitare la sopraffazione di un gruppo di batteri, virus, funghi o protozoi rispetto a un altro per ridurre la concentrazione di molecole pro-infiammatorie nel sangue. Allo stato attuale ci sono segni evidenti che il microbiota possa influenzare lo sviluppo di un tumore, ma come questo accada è ancora oggetto di studio. Ciò nonostante, è innegabile come i risultati finora ottenuti abbiano aperto la porta a una nuova e promettente area di ricerca per la cura del cancro che coinvolga il microbiota come parte integrante del nostro organismo e delle nostre difese”.

Prostata e testa/collo sotto osservazione

Il profilo di microbiota, pur non essendo ancora un biomarcatore validato, sembra impattare non solo sull’efficacia delle terapie antitumorali, ma anche sulle tossicità derivanti dalle stesse.

Il dipartimento di Radioterapia dell’Int, in collaborazione con il dipartimento di Oncologia sperimentale, sta conducendo uno studio avviato oramai tre anni fa e prossimo alla conclusione, con lo scopo di cercare di predire quali, tra i pazienti che ricevono radioterapia con scopo curativo per i tumori di prostata e testa/collo, sono più soggetti di altri a riportare effetti collaterali.

“Circa il 10% dei pazienti con tumore alla prostata è più sensibile e a rischio di effetti collaterali anche severi e questa percentuale aumenta drammaticamente durante e dopo la radioterapia per i tumori della testa e collo”, sottolinea Ester Orlandi, Sc Radioterapia oncologica 2 all’Int di Milano. “Lo studio che stiamo facendo in Istituto si propone di affrontare il tema della sensibilità individuale alla radiazione con un approccio innovativo, cercando cioè di stabilire l’esistenza di un’associazione tra il tipo di microbiota e la probabilità di sviluppare effetti collaterali della radioterapia. Questo ci darà la possibilità di comprendere il ruolo del microbiota per il trattamento personalizzato dei tumori e in un futuro sviluppare strumenti, incluso quello dietetico, o anche probiotici e batteri sinteticamente ingegnerizzati attraverso i quali manipolare il microbiota stesso a fini terapeutici”.

Tra immuno e antibiotico-terapia

Il microbiota influenza in maniera attiva e importante anche l’efficacia della risposta all’immunoterapia, trattamento oncologico ormai standard per diversi tipi di malattia. Diversi studi hanno osservato che i pazienti in cui l’immunoterapia è efficace hanno un microbioma intestinale molto ricco di specie diverse, mentre nei pazienti resistenti al trattamento il repertorio del microbioma è più limitato.

“L’evidenza che un microbioma ricco in termini di diversità sia garanzia di un sistema immunitario più efficiente, sembra quindi consolidata”, precisa Licia Rivoltini, responsabile della struttura di  Immunoterapia dei tumori umani, presso l’Int di Milano. “Quindi, una dieta sana sembra essere al momento attuale un primo importante strumento di modulazione del microbioma nel regolare la risposta immunitaria antitumore”.

Un’altra delle poche implicazioni cliniche immediate riguarda l’uso degli antibiotici in pazienti oncologici sottoposti a immunoterapia. Infatti, data l’azione negativa che alcuni di questi farmaci possono svolgere sul microbioma, si cerca attualmente di limitarne l’uso in chi inizia un trattamento immunoterapico, con l’idea di non alterare l’equilibrio del microbioma nelle delicate fasi di attivazione della risposta immunitaria antitumore.

“Allo stesso modo l’uso dei probiotici è ancora da approfondire” spiega Cecilia Gavazzi, responsabile all’Int di Milano della struttura di Nutrizione clinica. “Da un lato vi è l’indicazione all’utilizzo di probiotici contenenti lattobacilli per la prevenzione della diarrea, in pazienti con malattia addominale e candidati a chemio-radioterapia ma dall’altro ne è sconsigliato l’uso indiscriminato, specialmente se il paziente è immunodepresso per un possibile rischio di eventi avversi”.

Così conclude Valdagni: “La grande speranza è ovviamente quella di capire se attraverso una manipolazione del microbioma si possa un giorno rendere sensibili al controllo del sistema immunitario quei tumori che di natura non lo sono. Molte le strategie in corso di studio, dal trapianto fecale ai prebiotici, dai probiotici a vari interventi dietetici specifici. Non abbiamo però ancora alcuna indicazione in merito alla reale utilità di questo tipo di interventi, né che esistano microbi più o meno in grado di influenzare favorevolmente la risposta immunitaria antitumore”.
Nicola Miglino

 

http://www.nutrientiesupplementi.it/index.php/interviste/item/623-microbiota-la-nuova-arma-per-combattere-il-cancro

IL SISTEMA ACIDO-BASE: ELEGANTE DANZA DELLA SALUTE

IL SISTEMA ACIDO-BASE: ELEGANTE DANZA DELLA SALUTE

a cura della dott.ssa Sabine Eck

Oggi voglio parlarvi di acidosi. Se ne sente sempre più parlare, ma senza approfondire mai troppo la questione. Partiamo quindi insieme dal capire bene di cosa di tratta.
Facendo un giro su internet, o tra i testi della letteratura cosiddetta “alternativa”, si trovano informazioni che descrivono l’acidosi tissutale latente come la principale causa di tante malattie: dal raffreddore all’artrite reumatoide.
Ricercando però informazioni su fonti più “ufficiali” si legge che non vi è nulla di cui preoccuparsi: ogni eccesso di acidi viene eliminato dai reni. Ma queste due visioni, come spesso accade, sono diametralmente opposte. Qual è dunque la realtà?

In medicina sappiamo che ogni evento può esprimersi in maniera acuta, cronica o con fasi intermedie a volte dette borderline. La divisione però tra acuto e cronico è meramente didattica, in quanto la vita reale gioca quasi sempre tutte le note intermedie ed è per questo motivo che la medicina è un’arte che usa le scienze: non può infatti essere una scienza dura come la fisica o la matematica… e questo vale – a ragion di logica – anche per il concetto di acidosi.

È un dato accertato che le malattie croniche sono in continuo aumento e soprattutto quelle che coinvolgono il “sistema connettivale” (come le malattie reumatiche o le malattie autoimmuni).
Come abbiamo visto in un articolo precedente, la Matrix è parte del sistema connettivale e per molti aspetti sembra il suo cardine assoluto occupandosi appunto della salute di ogni singola (!) cellula parenchimale. Quindi qualche domanda ne deriva con urgenza.
Possiamo ancora permetterci di collezionare e aggiungere nomi di malattie sempre nuove e cercare il “colpevole” di turno per ogni singolo morbo?
O dobbiamo cercare la comune matrice dei tanti mal-esseri che colpiscono ormai tutte le età?
Ad oggi una delle principali condizioni attraverso la quale si giunge alla morte (da un punto di vista metabolico) è l’acidosi, anche se all’ interno dei referti siamo abituati a leggere come causa del decesso l’ultima o la maggiore, in ordine di gravità, tra le patologie diagnosticate durante la vita.

Quando si ragiona sul sistema acido base nelle situazioni acute è fondamentale soffermarsi sull’omeostasi del sangue, dove avvengono alcune delle valutazioni diagnostiche più importanti.
Il nostro sangue è considerato un organo a tutti gli effetti, anche se non ha una propria residenza fissa come per esempio il nostro fegato, il cuore o la milza: si comporta invece come un nomade, girando senza sosta da un distretto all’altro; ed è l’unico organo (oltre la pelle) che si espone ritmicamente alla luce, cioè quando transita per la retina dei nostri occhi: considerato e studiato ancora poco, anche se sappiamo che quando siamo più tempo all’aperto, specie in piena natura la nostra salute si rigenera velocemente.
Se il sangue è quindi elastico in questo suo movimento continuo, è invece piuttosto rigido per molti dei suoi parametri biochimici, soprattutto per quanto riguarda il suo pH che, come sappiamo, deve muoversi entro un range ben definito (pH 7.35-7.45). Nella sua fisiologia, quindi, il pH tende al basico (pH 7 = pH neutro): è per questo motivo che il nostro corpo dispone di potenti sistemi anti-acidi, detti sistemi tampone che possono essere veloci o lenti, a secondo della situazione corporea da gestire.

Il metabolismo acido base è quindi di tipo dinamico e discontinuo a secondo delle necessità: esso risulta un sofisticatissimo meccanismo di autoregolazione e di compensazione. Per mantenere il sangue efficiente sono coinvolti molti sistemi, in primo luogo polmoni-reni-cute-stomaco-matrice connettivale.
Risulta tra questi ultimi molto interessante il contributo del nostro stomaco: la produzione di acido cloridrico (succo gastrico, piuttosto acido, pH 1,5 – 2) va di pari passo con la produzione di bicarbonato (cosidetta “marea alcalina” ; pH basico) nel versante venoso dello stomaco, quindi a veloce e continua disposizione per il nostro metabolismo. In questo senso la produzione eccessiva di acido cloridrico può essere anche compresa come un tentativo di auto-alcalinizzazione: infatti il vomito eccessivo (perdita di idrogenioni) porta al pericoloso scenario di alcalosi metabolica. Questa a tutt’oggi innovativa focalizzazione sulle funzioni dello stomaco è stata sviluppata dal dr. Friedrich Franz Emil Sander, il quale ci fa conoscere lo stomaco non solo come luogo digestivo, ma come un “apparato di auto-generazione” di bicarbonato, quindi come protagonista di regolazione dei mecanismi del sistema acido-basico. Studiando Sander (medico e biochimico) scopriamo un meccanismo fisio-logico geniale che promuove lo stomaco come co-protagonista del bilancio acido-base del nostro metabolismo.
Sander scopre, tra gli altri aspetti, anche la ciclicità dell’eliminazione di acidi e basi attraverso le urine nelle 24 ore (chiamata curva a W): del resto nel nostro corpo tutto avviene con alternanze cicliche.
Se le nostre urine sono sempre acide (curva piatta, anziché a W) dobbiamo considerare una probabile acidosi tissutale latente, interamente a carico del sistema della matrice connettivale, spesso espresso sotto forma di dolori cronici.

Per aiutarvi nella comprensione, elenco alcune delle situazioni che favoriscono l’acidosi tissutale:

  • stress cronico,
  • dis-stress (catabolismo),
  • cibi raffinati e processati,
  • abuso di proteine animali, di cui carne e formaggi,
  • abuso di dolci,
  • bibite gassate,
  • alcool e fumo,
  • respirazione piatta e superficiale,
  • soggiornare in ambienti malsani,
  • mancanza di movimento,
  • andare tardi a letto.

Qui sotto invece vi riporto anche delle situazioni che favoriscono l’alcalinizzazione:

  • condurre una vita serena e creativa (essere “crea-attivo”),
    riposo adeguato,
  • sonno regolare (andare a letto 2-3 ore prima di mezzanotte),
  • fare quotidianamente movimento all’aperto,
  • respirazione profonda (diaframmatica),
  • assumere cibi ricchi di sali minerali: verdure, frutta matura, mandorle,
  • seguire una dieta equilibrata con viveri stagionali, a km01, biologico,
    in caso di sete bere solo acqua (di buona qualità vitale),
  • evitare al massimo cibi processati-industriali, a lunga conservazione

Non si tratta comunque di parlare male sempre e a priori degli acidi e solo benissimo delle basi: non facciao il gioco del bianco e nero, del buono e del cattivo. Consideriamo comunque che il nostro corpo tende fisiologicamente verso l’alcalinità e regoliamoci in tal senso.
La stessa matrice connettivale oscilla secondo certi autori ritmicamente tra un pH di 7,36 e 7,44 (variazione fisiologica), parallelamente alle fasi di Ortosimpatico e Parasimpatico. Un dato certo è comunque che la maggior parte delle nostre “cattive” abitudini favoriscono il compartimento acido.

Il bicarbonato usato dai nostri nonni dopo i pasti domenicali, dunque, fa quindi risonanza logica con le pratiche di terapia intensiva (infusione di bicarbonato e di altre basi) e al nostro stomaco, il quale, in modalità fisiologica e riflessa, su richiesta produce questo prezioso ed umile alcalino. Di fatto è soprattutto il nostro stomaco che si attiva dopo che abbiamo ingerito troppo cibo spazzatura, o per compensare lo stress a seguito di una litigata o frustrazione vissuta.

La cosa più intelligente dunque è conoscere bene la natura dei due gruppi (acido-base) per poter bilanciare e compensare nel momento del bisogno: un pranzo ricco ed abbondante con amici, ad esempio, può essere compensato con una cena a base di passato di verdure o con un digiuno accompagnato da una bella tisana alcalinizzante. Un week-end di stravizi può essere compensato con qualche giorno di alimentazione vegetale, preferendo cibi ricchi di minerali (p.es. rape rosse, sedano-rapa, patate, carote), oppure di centrifugati freschi, che sono una piacevolissima e geniale fonte di sostanze alcalinizzanti. A tal proposito vi consiglio di leggere qualcosa sul metodo Boutenko.
Per chi, però, beve abitualmente bibite gassate al posto dell’acqua, snobba le verdure, si abbuffa di carboidrati processati e di derivati animali industriali, si stressa per nulla, passa il tempo libero sui social, guarda la tv e va a dormire sempre tardi, riuscendo ad arrabbiarsi anche in vacanza… temo proprio non possa compensare a sufficienza solo con qualche verdura qua e là o qualche integratore alcalinizzante o meditazioni speedy di 5 minuti.

L’uomo moderno sembra un “Fago insaziabile”, ovvero tende a fagocitare tutto e di tutto come modus vivendi: immagini 24 ore al giorno in televisione, like sui social, dolci dolcissimi e salatini salatissimi, vestiti sempre nuovi, viaggi, emozioni, macchine, corsi e ricorsi di illuminazione. Consumare di tutto, senza sosta e senza respiro… trainati da un’ansia generica indotta abilmente dalla fabbrica dei consumi.
Stacchiamoci da questa giostra della ricerca di gioia commerciale continua: chiamiamo i nostri amici per un pic nic in casa o sul prato condividendo qualche buon piatto fatto in casa con viveri stagionali della propria regione.
Appoggiamo i nostri piedi nudi sulla terra nuda… prendiamo lo zaino e andiamo a piedi….
I nostri umili saggi la chiamano la “giusta misura”, la “legge dell’armonia” dicono in oriente.
Proviamo ad essere meno acidi, iniziando anche dal guardarci per la strada, anziché squadrarci!

Note:
1 Una curiosità: in Germania ad Amburgo alcuni giornalisti hanno calcolato il viaggio che hanno svolto alcuni dei prodotti in commercio, dalla loro produzione sino ad arrivare nel carrello della spesa, e li hanno percorsi. Sono stati presi in considerazione prodotti misti: alcuni erano prodotti locali (sino a 4 km di distanza) e altri arrivavano da molto lontano (banane)… i giornalisti hanno percorso 45.461 kilometri! Sappiamo, infatti, che ad oggi la maggior parte dei guadagni su vasta scala provengono dai trasporti. Pensiamoci quando mettiamo certi prodotti nel nostro carrello!

Dott. Mauro Piccini

http://www.assis.it/il-sistema-acido-base-elegante-danza-della-salute/?fbclid=IwAR3aKtQ-Ts9SGVYZx3dL7AgvLoqAYhEupWMXcgnWUAepFyTChh2SlWILizE

QUANDO MATRIX E’ DENTRO DI NOI

QUANDO MATRIX E’ DENTRO DI NOI

A cura della dott.ssa Sabine Eck

Le nostre cellule nobili, o parenchimali, sono immerse in una matrice semifluida che si chiama Matrix, detta anche “zona di transito”, la quale fa parte del complesso, diramato, ma fondamentale sistema connettivale. Scopriamo insieme perchè è così importante per il nostro organismo, all’interno di questo articolo della dott.ssa Eck.

Parlare di salute è diventato un must culturale: tutti noi ne parliamo almeno una volta al giorno.
Alla domanda classica “Come stai?” segue quasi sempre, indipendentemente dall’interlocutore, un lungo e dettagliato elenco di sintomi: “da un po’ di tempo non sto molto bene, ma negli esami non hanno
trovato niente di particolare”, “sono stanchissima, dormo male”, “ho sempre un leggero mal di testa, è la cervicale”, “ho dolori dappertutto, mi sento più vecchia di quello che sono”, “la mia colite va e viene, sono troppo nervosa”, “mi sento sciupata”, “sono intossicata”, “mi sento gonfia, sono senza energia”…
Quasi certamente il signore o la signora in questione non avverte davvero tutti questi sintomi, ma è consuetudine che l’elenco non sia mai inferiore ad almeno un paio di sintomi alla volta, e così ci si attiene al copione. Fantasia psico-somatica? Abuso di letture in rete?
Ciò che possiamo dedurre è che è divenuta pratica contemporanea lo star male, avere sempre almeno uno o due sintomi che provocano malessere, anche se di lieve entità.
Essendo ormai usanza comune verrebbe da pensare che la “lamentite” stia diventando una pratica sportiva nazionale (ed internazionale) tanto che nella letteratura scientifica anglosassone è sempre più utilizzato l’acronimo M.U.S. (medically unexplained symptoms): ovvero sintomi vaghi e medicalmente inspiegabili che mettono a dura prova la diagnosi medica.
Da tempo, peraltro, osserviamo un preoccupante incremento delle patologie croniche dalle infinite sfaccettature. Chi si intende di matematica conosce la legge della linea di Fibonacci, secondo la quale se le cause persistono i fenomeni evolvono: in parole povere se continuiamo a mantenere l’attuale stile di vita, i nostri problemi di salute, sia a livello globale che individuale, cresceranno in maniera esponenziale.
Viviamo in ecosistemi complessi e talune volte, nel tentativo di semplificare, ci piace interpretare il gioco del colpevole – ovvero il batterio cattivo o il gene impazzito o l’allergene di turno – e della vittima – cioè
noi, il povero e sfortunato malcapitato.
Questo gioco spesso si conclude con l’assunzione di qualche farmaco che regala momentaneamente un po’ di sollievo non permettendo però, purtroppo, di conoscere quale sia la radice fisiopatologica dei disturbi che viviamo.

Tutto è relativo, non solo secondo la teoria di Einstein, ma anche per quanto riguarda il senso della relazione che si crea tra noi e l’ambiente, tra noi e l’altro, tra noi e il cibo, tra noi e l’istituzione, tra noi e noi stessi… e così via. Sei mesi trascorsi in un ufficio con un collega supersimpatico producono, ad esempio, un diverso stato d’animo rispetto a quelli potenzialmente vissuti con un collega mega-antipatico. Il collega, infatti, fa parte di quel sistema che chiamiamo il nostro habitat, ambiente, terreno: la terminologia varia ovviamente in base al contesto che vogliamo esplorare e descrivere. In chiave didattica il corpo umano viene suddiviso in sistemi i quali interagiscono perennemente fra di loro: sistema osteo-articolare, sistema neuro-vegetativo, sistema epato-renale, sistema nervoso centrale, sistema cardio-respiratorio, sistema immunitario, sistema endocrino, sistema connettivo; quest’ultimo di solito viene associato ai reumatismi e recentemente anche alle malattie autoimmuni e ha, a sua volta, un sottosistema che viene chiamato Matrix, di cui vorremmo parlarvi un po’ più in dettaglio, non prima, però, di aver fatto qualche premessa.
Sappiamo sempre di più quanto la nostra salute dipenda solo in piccola parte da fattori genetici, mentre i fattori ambientali, i rapporti relazionali, sociali e culturali incidono in maggior misura.
Nello specifico nel nostro habitat ideale ci dovremmo nutrire di luce solare, aria pulita, acqua vitale, cibo stagionale e locale, relazioni sociali creative e propositive, vivere un rapporto sereno con noi stessi, realizzare al massimo i nostri talenti, mirando a raggiungere un equilibrio nel nostro pensare-sentire-agire.
Ognuno di noi dentro di sé può fare un proprio piccolo bilancio, con la convinzione che per tutti il margine di miglioramento è fondamentalmente ampio.
Crediamo, tuttavia, che in particolar modo l’ultimo punto, ovvero l’agire, sia notevolmente sbilanciato in gran parte delle persone: quasi tutti viviamo un quotidiano gap tra il nostro sentire (sensazioni interne, istinto) e il nostro pensare (in gran parte derivante dall’educazione e dalle convinzioni culturali) che si ripercuote direttamente sull’agire, creando un mare di emozioni contrastanti. Un esempio potrebbe essere lo svolgere attività che non ci piacciono per non arrecare dispiacere a qualcuno.
A tal proposito la scienza della PNEI (psico-neuroendocrino-immunologia) spiega molto bene la differenza fisiologica tra quando “voglio” (per piacere) fare una cosa e quando “devo” (con stress) fare la medesima cosa.
Un situazione emblematica nella quale è facile riconoscerci è quando la sera dopo cena esclamiamo “devo lavare i piatti” facendoci assalire da pensieri quali: “sempre io!”, “nessuno mi aiuta! povera me!”; in quel momento si genera una grande frustrazione che crea un conflitto interiore fra pensare e sentire che in ultimo nuoce al sistema immunitario.
Cosa molto diversa, invece, è il decidere di “voler” lavare i piatti per fare un regalo a noi stessi, facendo sperimentare al nostro corpo l’armonia fra pensare e sentire, soffermandosi a riflettere, bene-dire e ringraziare per esempio i cinesi per aver inventato la porcellana che teniamo fra le mani.
Certo, ci vuole un po’ di allenamento ma possiamo, attraverso questo esercizio apparentemente molto semplice, recuperare il “voglio” della nostra infanzia per il quale siamo stati spesso sgridati. Ricordate
come eravamo pieni di energia e di volontà a quell’età?
Insomma, c’è un gran lavoro da fare sul come tutti noi affrontiamo le situazioni quotidiane.

Tornando al nostro organismo, esso è costituito da cellule eucariote: esse rappresentano il fiore dell’evoluzione cellulare da quando è comparso l’ossigeno sul nostro pianeta. Queste cellule, dotate di strutture complesse e meravigliose (come per esempio i mitocondri, luoghi dove avviene la produzione di energia, ATP), necessitano di un contesto anatomico e funzionale ben preciso altrimenti vanno in sofferenza (andando in anaerobiosi) e infine degenerano; tra di esse in medicina vengono identificate le “cellule parenchimali” (o cellule nobili), che sono immerse in una matrice semifluida che è appunto la cosiddetta Matrix, detta anche “zona di transito” e che fa parte del complesso e diramato sistema connettivale, tessuto le cui funzioni spesso non vengono approfondite. Per comprendere meglio questa zona possiamo pensare alle spugne di mare: immaginatele inzuppate di un liquido simile al mare, ma con una minore salinità (0,9%), nei buchi della spugna risiedono le
cellule nobili specializzate (parenchimali) e la loro salute dipende dalla trama della spugna che collega con il tutto, sia la parte della struttura elastica fibrotica che zona liquida, di transito e di incontro di
tutte le terminazioni (capillari-linfa-nervi-immunità): questa è la Matrix.

Alfred Pischinger (le cui ricerche consiglio vivamente di studiare e tra queste segnalo “The Extracellular Matrix and Ground Regulation”) chiama la Matrix “sostanza fondamentale”, termine davvero ben scelto in quanto la salute della nostre cellule parenchimali dipende completamente da questo “mare magnum interno”.
Possiamo identificare la Matrix come una “sostanzamamma” che si occupa di tutte le cellule parenchimali: provvedendo al loro nutrimento e alla loro pulizia (certo, abbiamo semplificato al massimo, ma è giusto per trasmettervi un’immagine che sia facile da ricordare).
In questa Matrix collaborano fra loro i vasi capillari, i vasi linfatici, le terminazioni nervose (termo-, chemo-, presso-cettori). Vi sono poi i fibroblasti, molecole complesse dette GAGS (glucaminglicani), i PG (proteoglicani) e diverse cellule del sistema immunitario (soprattutto macrofagi).
Rimanendo in un campo metaforico possiamo immaginare il rapporto fra Matrix e cellule parenchimali come un gigante mercato rurale in cui tutto l’ambiente è la Matrix e le persone rappresentano le diverse cellule specializzate che svolgono le loro professioni, ma hanno tutte necessità di nutrirsi di frutta, verdura, legumi, cereali e prodotti animali con l’aggiunta di un pizzico di sale. Tutti vogliono respirare aria buona, bere acqua pulita. Le materie prime entrano ed escono dal mercato attraverso gli acquisti e le vendite, producendo scorie che vengono ripulite dagli addetti alle pulizie. Il tutto è dettato da un ritmo vivace, apparentemente inarrestabile: acquisti-elaborazione-pulizie, ovvero afflusso-elaborazione–deflusso. Questa triade vale per tutti i sistemi vitali, nessuno escluso.
Purtroppo per noi il mercato rurale con le sue meravigliose materie prime, però, è stato sostituito dagli ipermercati … tutt’altro ambiente e habitat.
Il lavoro minuzioso della Matrix, a sua volta, è ovviamente in continua relazione con la funzionalità dei grandi emuntori: fegato, rene, polmone, intestino, pelle. Pischinger considera la Matrix come una zona pre-renale.
Questa affascinante dinamica che coinvolge tutti gli esseri umani rende più esplicita l’appartenenza alla stessa alchimia vitale ma per la sua complessità rimandiamo ad un prossimo articolo le riflessioni, le considerazioni e i suggerimenti per rendere più sano l’approccio alla salute della Matrix che ci caratterizza e ci appartiene.

Dott. Mauro Piccini agopuntura omeopatia

http://www.assis.it/quando-matrix-e-dentro-di-noi/

OMEOPATIA MEDICINA D’ÉLITE

OMEOPATIA MEDICINA D’ÉLITE

élite ‹elìt› s. f., fr. [femm. sostantivato di élit, antico part. pass. di élire «scegliere»]. – L’insieme delle persone considerate le più colte e autorevoli in un determinato gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio: l’édella società o di una societàl’éintellettuale della cittàdel Paesefare parte dell’é. o di una é.; come locuz. agg., d’élite, destinato a una élite, e quindi particolarmente scelto o raffinato.

Da 200 anni nobili, papi, ricchi, borghesia, artisti, attori, professionisti, persone con formazione culturalmente elevata (quasi tutti laureati) moltissimi medici per sé e per i familiari, utilizzano anche farmaci omeopatici per curare le loro malattie. E’ una realtà. L‘élite si è sempre curata e continua a curarsi con la medicina omeopatica. Attori famosi come Penelope Cruz e Catherine Zeta-Jones per esempio si curano esclusivamente con l’omeopatia.

Recentemente il Principe di Galles Carlo ha dato il suo patrocinio alla Faculty of Homeopathy un organismo professionale britannico che regola e promuove l’omeopatia, scatenando molte critiche nel mondo medico britannico.

La famiglia reale inglese ha sempre avuto un medico omeopatico di corte e ha sempre utilizzato la terapia dei simili per curarsi.

Finché questa élite è l’unica a curarsi con l’omeopatia, non disturba i fatturati delle case farmaceutiche convenzionali per lo scarso numero di persone coinvolte e ciò viene tollerato.

Quando invece i numeri cambiano e il trend può avere una iperbole di gradimento, il pericolo di un significativo calo di business del mercato farmaceutico convenzionale diventa possibile.

In questi ultimi 30 anni altri gruppi sociali hanno cominciato a scoprire i vantaggi dell’omeopatia. La maggior efficacia sulle malattie croniche con buon miglioramento del quadro clinico e frequente guarigione completa, l’assenza di effetti collaterali, i costi contenuti, l’indipendenza dal farmaco quando si raggiunge la guarigione, la mancanza di impatto ambientale per la produzione dei farmaci, l’assenza di farmaco resistenza e l’impossibilità a brevettare i farmaci omeopatici unitari, hanno indotto molte persone ad avvicinarsi alla medicina omeopatica con buoni risultati .

L’altro aspetto della guarigione da patologie croniche è, però, la perdita di utili da parte delle aziende farmaceutiche convenzionali.

Ecco che allora la tolleranza che c’è stata fino a poco tempo fa, relegando l’omeopatia ad un fatto di moda e costume, è finita e l’equilibrio esistente tra la farmaceutica convenzionale e l’omeopatia si è rotto definitivamente.

Questa dinamica si era già presentata circa un secolo fa.

Nella seconda metà del 1800 l’omeopatia ebbe una vastissima diffusione in tutto il mondo. Alla luce dei suoi evidenti successi nelle grandi epidemie di colera negli USA e in Europa (Londra e Italia) dove chi si curava omeopaticamente moriva 5 volte meno rispetto agli altri e ai continui successi su patologie difficilmente curabili con la medicina tradizionale, vennero costruiti centinaia di ospedali omeopatici e moltissimi medici abbracciarono lo studio di questa medicina e di pari passo la popolazione cominciò ad abituarsi all’utilizzo di questi presidi.

Alla fine dell’Ottocento, negli USA, l’omeopatia annoverava: 12.000 medici (numero considerevole per quei tempi), 22 college, dozzine d’ospedali, dozzine di giornali.

Nel 1900, a Washington, s’inaugurava un monumento ad Hahnemann alla presenza del Presidente degli Stati Uniti McKinley; il discorso conclusivo della cerimonia fu tenuto da J. Griggs, Ministro della Giustizia.

Ecco allora che la risposta dei medici convenzionali, che vedevano in pericolo il loro status, fu, nel 1846, la fondazione dell’ AMA American Medical Association, che ebbe fra i suoi primi obiettivi la lotta contro l’omeopatia: l’iscrizione fu vietata ai medici omeopati, ai membri fu vietato, pena l’espulsione, persino di consultarsi con omeopati, fu negato il riconoscimento legale ai diplomi rilasciati da università dove vi fossero cattedre di omeopatia. Nel 1910 venne stilata una classifica delle scuole mediche americane (FlexnerReport), in base a criteri che davano alti punteggi alle scuole che privilegiavano l’approccio fisico-chimico e patologico al corpo umano, penalizzando l’approccio omeopatico Ovviamente i colleges omeopatici ottennero bassi punteggi e poiché solo i laureati nelle scuole con alto punteggio vedevano riconosciuto il titolo di studio, ciò rappresentò un colpo mortale all’insegnamento dell’omeopatia: infatti su 22 colleges omeopatici presenti nel 1900 solo 2 rimanevano nel 1923. Nel 1950 non vi erano più colleges che insegnassero l’omeopatia e si stimava che esistessero solo un centinaio di medici omeopati, tutti di età superiore ai 50 anni, in tutti gli Stati Uniti. Un parallelo declino, per vicende analoghe, subì la pratica omeopatica in Europa nei primi decenni del ‘900.

Pochi anni più tardi, nel 1913, i college si erano ridotti a 10, diventeranno 5 nel 1919: tanto questi che i vari ospedali omeopatici nel giro di pochi anni si riconvertiranno in college ed ospedali regolari, mentre i giornali progressivamente sospenderanno le pubblicazioni.

Se non mettiamo la libertà di cure mediche nella costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una dittatura. E il tentativo di limitare l’arte della medicina solo ad una classe di persone rappresenterà la Bastiglia della scienza medica (Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza USA).

Giambattista Vico, filosofo napoletano del 600, nelle sue teorie dei corsi e ricorsi storici anticipò la ricorrenza di questi eventi.

Ecco che allora, tornando ai giorni nostri, si comprendono gli imponenti investimenti economici nella crociata di disprezzo e dileggio verso chiunque utilizzi l’omeopatia (sia medici che pazienti) e di tutta la sofisticata architettura della costruzione delle identità delle fake news e della pseudoscienza, termini introdotti attraverso una astuta strategia di comunicazione: prima costruisco la figura artefatta, l’idea, il concetto razionale di bugia, falsità, bufala non casuale ma studiata, poi la uso contro il nemico additandolo come untore e truffatore.

Per esempio a ottobre uscirà un libro del ruspante e gettonatissimo (dalle case farmaceutiche) Prof Burioni, virologo di media fama scientifica, famoso, invece, per le sue campagne provax e sue sortite da fascismo intellettuale: “la scienza non è democratica”. Questo libro verterà sull’omeopatia, materia che il Burioni non conosce perchè non l’ha mai studiata e, tantomeno, mai applicata sui pazienti. Il titolo non lascia dubbi : “Omeopatia: la grande truffa”. E’ stata minacciata una querela da parte di chi si cura omeopaticamente e che non gradisce essere insultato e il Burioni, eroicamente, ha fatto subito marcia indietro modificando il titolo: Omeopatia: la grande illusione”. Il libro ovviamente non è stato scritto dal Burioni ma dai soliti ghostwriter stipendiati dalla case farmaceutiche che usano il Burioni come marionetta nel teatrino mediatico. Il risultato però è ridicolo. Se io, medico omeopatico con 40 anni di esperienza clinica, decidessi di scrivere un libro sulla virologia sarei sicuramente più preparato rispetto a quello che sa Burioni sull’omeopatia, ma risulterei comunque ridicolo. Che credibilità potrei avere se confrontato con i luminari della virologia come, per esempio, il Prof. Tarro insignito del premio di miglior virologo del mondo, avendo fatto io, per tutta la vita, un altro lavoro? Nessuna.

Ma questo è.

L’obiettivo è ridicolizzare e screditare questo approccio terapeutico attraverso il costante e martellante uso di molteplici vie di comunicazione (ormai è guerra e non si fanno prigionieri, vedi i medici radiati dai loro Ordini). L’obiettivo è convincere chi non ha strumenti critici sufficienti per avere una propria idea sulla medicina omeopatica a non usarla presentandola come un raggiro e truffa pericolosa.

Se 100 anni fa gli attori principali di questa dinamica erano i medici tradizionali oggi lo sono le multinazionali del farmaco.

Dal punto di vista scientifico, a fronte di un buon numero di lavori di qualità a favore dell’omeopatia che non vengono tenuti in considerazione, queste campagne fanno sempre riferimento, invece, a pochi lavori farlocchi e ampiamente screditati. Mai nessuno invece parla delle 5 metanalisi a favore della MO, dei lavori di Betti, Elia, Bellavite dell’impiego di omeopatia in campo agricolo, dove quindi si esclude l’effetto placebo. Si citano solo  Shang 2005 e Australian report (veri e propri falsi scientifici strumentalmente costruiti per raggiungere un risultato deciso a priori) e mai la recente metanalisi 2019 di Mathie. Il truffatore usa qualsiasi mezzo per raggiungere il risultato preposto. Del resto come dice Gregg Easterbrookgiornalista e scrittore statunitense: “Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa.

Recentemente è stato pubblicato un libro che smonta pezzo per pezzo questi falsi scientifici. Lo ha scritto il Dott. Ciro D’Arpa di Palermo e si intitola OMEOFOBIA analisi dei documenti che affermano che l’omeopatia è solo un placebo. Ne consiglio la lettura. Ci sono buoni spunti di riflessione sulla scarsa serietà di questo mondo omeofobico.

Questa è la vera Pseudoscienza o scientismo.

Che in Francia siano riusciti, pagando opinion leader scientifici, lobbisti e politici, a interrompere il rimborso dei farmaci omeopatici dopo una consolidata storia lunga moltissimi anni, mentre in Svizzera da poco tempo si sia giunti ad un traguardo esattamente opposto, inserendola nel Sistema Sanitario Nazionale, è emblematico.

Pensate che in Francia l’omeopatia rappresenta solo lo 0,3% dei rimborsi sanitari (quindi incide minimamente sul budget), 1 medico su 5 prescrive farmaci omeopatici1 francese su 3 si cura omeopaticamente. Ma nella struttura che ha stilato il de profundis dell’omeopatia francese, l’HAS Haute Autoritè de Santè è presente un solo medico generalista mentre tutti gli altri membri sono soggetti più o meno legati a case farmaceutiche convenzionali.

Questo attacco massiccio è il disperato colpo di coda di un mondo economico-finanziario consapevole della profonda crisi in cui versa la medicina moderna. La crisi del paradigma della medicina e del medico (quella ben descritta nelle 100 tesi degli Stati Generali di Ivan Cavicchi) che può generare conseguenti, ingenti, perdite economiche.

Come più di 100 anni fa i commercianti di cavalli cominciarono a intravedere, nelle prime carrozze a motore, gioco e diletto per pochi eletti di una società borghese, la loro fine nel momento in cui le grandi masse avessero avuto accesso a questo mezzi, nello stesso modo il medical industrial complex  vede nella crisi dei valori della medicina e in queste proposte alternative, come la medicina omeopatica, una futura preoccupante crisi economica.

Come già avevo detto in un precedente articolo, invece di cavalcare l’onda e cominciare a produrre farmaci omeopatici si ostinano ad investire nel marketing del discredito perchè la produzione non sarebbe altrettanto remunerativa rispetto ai farmaci convenzionali.

Certe dinamiche, però, talvolta, possono essere controproducenti.

Nel 1500 circa, grazie agli esploratori del nuovo mondo, arrivò in Europa  un tubero commestibile sconosciuto. Il tentativo di inserirla nella dieta europea non ebbe successo. Ma dopo 200 anni il re di Francia Luigi XVI ebbe l’intuizione di creare delle coltivazioni ad uso esclusivo dei ricchi e della nobiltà. Furono approntati grandi campi di coltivazione con guarnigioni di soldati a loro difesa.

Il successo fu garantito. Nel giro di pochi anni i tuberi furono trafugati e diffusi in tutta Europa. E’ così che la patata è diventata uno dei cibi più apprezzati dagli abitanti del vecchio mondo.

La curiosità per il proibito o esclusivo è irresistibile.

Questo potrebbe essere il risvolto di questa campagna diffamante architettata contro di noi, che i cittadini capiscano l’inganno di questa informazione esageratamente addomesticata al solo scopo di speculare sulla loro salute e si rivolgano in numero sempre maggiore all’omeopatia.

Peccato! Potremmo vivere in pace come prima, accettare il cambiamento graduale del paradigma e sfruttare positivamente le peculiarità dei diversi approcci alla malattia e costruire insieme una nuova medicina del terzo millennio ma, purtroppo, tristemente, business is business.

“Una sempre maggiore collaborazione che vada aldilà dei dogmatismi dei singoli saperi, la definizione di una semantica condivisa e lo sviluppo di un vero approccio multidisciplinare sono il solo metodo che abbiamo per affrontare le sfide del futuro.” Christian Greco

Posterity will judge!

PS. per tutti gli omeopati e pazienti omeopatici.

Come difendersi da questa montagna di guano che ci viene scaricata addosso quotidianamente? Ho trovato questa gustosa quanto realistica storiella. Leggetela. Può essere utile.

L’ insegnamento dell’asino

“Una mattina l’asino di un contadino cadde in un pozzo.. . L’ animale pianse fortemente per ore, mentre il contadino cercava di fare qualcosa per farlo uscire …

Alla fine, il contadino decise che l’asino era già vecchio e il pozzo era ormai asciutto e non serviva e che anzi era giunto il momento di essere tappato in ogni modo, e convinto che davvero non valesse la pena di far uscire l’asino dal pozzo invitò tutti i suoi vicini per essere aiutato a chiudere il pozzo per sempre.

Cosi’ afferrarono una pala e iniziarono a tirar terra dentro al pozzo… L’ asino rendendosi conto di quello che stava succedendo pianse orribilmente…

Poi, per sorpresa di tutti, si acquietò…

Il contadino guardò in fondo al pozzo e si è stupì di quello che videro i suoi occhi…

con ogni badilata di terra, l’asino stava facendo qualcosa di incredibile: si scuoteva la terra da sopra e la faceva cadere sotto di sé e poi ci camminava sopra appiattendo la terra…

Molto presto tutti videro con sorpresa come l’asino riuscì ad arrivare fino alla bocca del pozzo, è una volta passato sopra il bordo uscì fuori e se ne andò via trotterellando …

Se la vita sta per lanciarti terra, ogni tipo di terra… il trucco per uscire dal pozzo è usarla per fare un passo verso l’alto. Ognuno dei nostri problemi è un gradino verso l’alto… Possiamo uscire dai più profondi vuoti se non ci diamo per vinti… Usa la “ terra “ che ti buttano sopra per andare avanti.”


http://blog-appuntamento-con-l-omeopatia.it/omeopatia-medicina-delite/

https://www.facebook.com/StudioMedicoDottMauroPiccini/

STUDIO PILOTA SUL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BING E EATING) CON TERAPIE OMEOPATICHE AD ALTE DILUIZIONI

STUDIO PILOTA SUL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BING E EATING) CON TERAPIE OMEOPATICHE AD ALTE DILUIZIONI

La ricerca – pubblicata ad Aprile 2016 sulla rivista “Alternative therapies in health and medicine” – costituisce uno studio pilota condotto per nove settimane su 10 casi clinici presso il Dipartimento medico omeopatico dell’Università di Johannesburg a Johannesburg, Sudafrica.

In ciascun singolo caso preso in esame, i rimedi omeopatici individualizzati sono stati prescritti per sei settimane, con una approfondita analisi che per ciascuno ha documentato e valutato i cambiamenti nel tempo.

Lo studio – che ha avuto lo scopo di misurare l’efficacia di trattamenti omeopatici (ad alte diluizioni oltre il numero di Avogadro) individualizzati per il binge eating in maschi adulti – ha riportato in tutti i partecipanti miglioramento con una diminuzione della gravità e della frequenza del comportamento binging; Sono stati, inoltre, descritti anche miglioramenti concorrenti nella salute generale.

Questo studio pilota è importante poiché mostra i potenziali benefici del trattamento omeopatico individualizzato nei casi di binge eating in pazienti maschi. Il ruolo, infatti, delle terapie omeopatiche nel trattamento del binge eating rimane ancora scarsamente esplorato.

La ricerca, inoltre, nel contribuire ad arricchire la conoscenza sull’uso di un trattamento omeopatico individualizzato ad alte diluizioni per il binge eating negli adulti, serve ad aprire il campo per ulteriori studi da condurre su pazienti affetti da disturbi alimentari caratterizzati da binge eating: come la bulimia nervosa (BN) e il disturbo alimentare binge (BED).

Lo studio mette, infatti, in evidenza i potenziali vantaggi terapeutici dell’omeopatia come opzione di trattamento complementare, che può essere di grande valore sia per i medici, che per pazienti.

Nello specifico della ricerca, sono stati prescritti in totale otto diversi medicinali omeopatici ad alte diluizioni (LM), di cui tre rimedi sono stati prescritti due volte (Natrum muriaticum, Phosphorus e Sulphur) e cinque rimedi sono stati prescritti una volta (Arsenicum album, Aurum metallicum, Staphysagria, Lachesis mutans e Rhus toxicodendron ).

Al termine della ricerca, tutti i partecipanti hanno riportato una diminuzione della frequenza e della gravità del loro binge eating in una misura più o meno ampia. La maggior parte dei partecipanti ha sperimentato un miglioramento contemporaneo di altri aspetti della loro salute, come le loro abitudini di sonno, la libido, la pressione sanguigna, il loro livello di fiducia e / o un senso generale di benessere.

L’analisi statistica dei risultati conferma un significativo miglioramento sia della frequenza e della gravità di binging dopo il trattamento con il medicinale omeopatico più individualizzato.

[Per leggere l’Articolo per intero clicca QUI]

Binge eating è un sintomo comune associato a disturbi alimentari. Il binge eating è spesso accompagnato da disagio gastrointestinale, stipsi e distensione addominale che contribuisce a una scarsa qualità della vita. I disturbi alimentari sono spesso associati a disturbi sottostanti nella regolazione emotiva e nell’immagine corporea che porta alla scarsa autostima e all’isolamento sociale. Inoltre i disturbi alimentari possono provocare complicazioni mediche come le anomalie degli elettroliti, l’edema, le anomalie della conduzione cardiaca e le complicazioni gastrointestinali.

Dott. Mauro Piccini

http://www.omeopatiasimoh.org/studio-pilota-sul-trattamento-dei-disturbi-alimentazione-incontrollata-binge-eating-terapie-omeopatiche-ad-alte-diluizioni/

MENOPAUSA IN MEDICINA COMPLEMENTARE

MENOPAUSA IN MEDICINA COMPLEMENTARE

La menopausa è un passaggio naturale ed obbligato con cui ogni donna, nella propria vita, si trova a confrontarsi. Nonostante sia caratterizzata da notevoli cambiamenti nell’organismo la menopausa non è una malattia: coincide, infatti, con la cessazione del ciclo mestruale e della vita riproduttiva femminile.
Si definisce “menopausa” l’ultima mestruazione della donna. La donna è in menopausa quando è trascorso almeno un anno dall’ultimo ciclo mestruale.

Si parla di menopausa quando le mestruazioni cessano definitivamente ed in modo irreversibile, mentre il periodo che precede e segue la menopausa (detto perimenopausa), di durata variabile, è caratterizzato da una complessa sintomatologia fisica ed emotiva, tra cui le note vampate di calore, sonno disturbato, irritabilità, tristezza, ansia, tachicardia, modificazioni della libido, depressione, secchezza vulvo-vaginale.
Si definisce, invece, climaterio il periodo di transizione tra la vita riproduttiva e la menopausa.

La menopausa è fisiologica quando avviene tra i 48 e 52 anni si presenta a seguito della cessazione di produzione, da parte delle ovaie, degli ormoni riproduttivi (estrogeni).
Alcune donne entrano in menopausa senza particolari fastidi, quasi senza accorgersi dei mutamenti a cui va incontro il proprio organismo, mentre altre manifestano sintomi che possono anche essere importanti. La fluttuazione prima, e il calo dopo, dei livelli di estrogeni sono infatti responsabili di diverse modificazioni fisiche e psichiche definite nel complesso “sintomi della menopausa”.

Nonostante la menopausa sia un passaggio naturale non sempre esso arriva in modo “indolore”.
E’ importante accompagnare la persona attraverso un lavoro sinergico tra mente e corpo affinché possa attraversare questa fase così delicata nel miglior modo possibile.
L’approccio della medicina convenzionale si basa sulla somministrazione di una terapia ormonale detta sostitutiva che mira a ridurre i sintomi presentati. L’approccio della medicina complementare (agopuntura, omeopatia, omotossicologia, fitoterapia, medicina funzionale ecc.) cerca in modo più dolce e fisiologico di aiutare la donna ad affrontare al meglio il periodo di transizione modulando non solo gli aspetti fisici ma anche quelli psico-emozionali che si possono presentare.

Il trattamento è più efficace se la donna si sottopone a regolazione già nella prima fase di rottura degli equilibri senza aspettare ad affrontare il carico quando questo è nel massimo delle sue potenzialità.
La vita può essere paragonata al corso di un fiume. Il periodo della menopausa è solo un tratto di fiume che presenta delle rapide. Lo scopo della terapia è quello di permettere di attraversare questo tratto al meglio per poter giungere di nuovo nelle calme e rassicuranti acque della vita.

Dott. Mauro Piccini

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