LO STRESS UCCIDE IL SISTEMA IMMUNITARIO

LO STRESS UCCIDE IL SISTEMA IMMUNITARIO

Lo stress uccide il sistema immunitario

Lo stress influisce su molte funzioni del sistema immunitario e può ridurne l’efficacia in modo determinante. Gli effetti sono davvero pericolosi. Ce lo spiega Greta Manoni in questo articolo.

La relazione tra stress e sistema immunitario è stata considerata per decenni.

L’atteggiamento prevalente tra l’associazione di stress e la risposta del sistema immunitario è stato quello secondo cui le persone sotto stress hanno maggiori probabilità di avere un sistema immunitario compromesso e, di conseguenza, soffrono di malattie più frequentemente.

Oggi, dopo 30 anni di ricerca, è un’evidenza dimostrata che gli eventi mediati dal cervello (come lo stress psicologico e la depressione) possono alterare la funzione del sistema immunitario periferico; e che viceversa alterazioni del sistema immunitario periferico (come quelle che si verificano durante una malattia) possono influenzare il cervello determinando modificazioni dell’umore, stati d’ansia e alterazioni cognitive (Schwartz-Nemeroff).

L’immunità è un requisito della vita stessa: anche gli organismi più semplici dimostrano un’attività immune, in accordo con l’ipotesi che l’immunità sia comparsa precocemente nella scala evolutiva sulla terra. Esiste un’immunità innata aspecifica rapida che inizia dalla cute e dalle mucose del tratto gastrointestinale e respiratorio, e costituisce una barriera fisica e chimica all’invasione degli agenti patogeni esterni. Risposte immunitarie innate utilizzano cellule effettrici come i fagociti (macrofagi, neutrofili), cellule natural killer, mediatori solubili (complementi, proteine di fase acuta), citochine (tumor necrosis factor-a, interleuchina-1A e B, interleuchina-6).

La risposta immediata aspecifica mette in moto col tempo la formazione di una risposta immunitaria acquisita, che implica la formazione di una memoria per i molteplici fattori patogeni; la risposta immunitaria acquisita è più specifica ma più lenta. Essa consiste in risposte cellulari (linfociti T-helper 1, linfociti T citotossici, interleuchine-2. interleuchine-12, interferone-gamma) e in risposte umorali (linfociti T-helper 2, linfociti B, anticorpi, interleuchina 4, interleuchina 10).

Il sistema immunitario può essere condizionato dallo stress patologico

Negli anni 70, alcuni ricercatori hanno scoperto che il sistema immunitario è suscettibile al condizionamento classico pavloviano in risposta a stress psicologico (Ader e Cohen, 1975). Diversi studi hanno dimostrato che i mediatori dello stress (ormoni corticosteroidi), essendo rilasciati dalle ghiandole surrenali direttamente nel circolo sanguigno, sono in grado di agire sul sistema immunitario. I ricercatori hanno evidenziato che gli stress cronici e intensi attivano il sistema immunitario innato e indeboliscono le risposte del sistema acquisito.

Gli effetti per la salute di tali alterazioni immunitarie associate allo stress sono dimostrati in studi che rivelano:

  • una correlazione tra stress cronico e aumento della vulnerabilità al comune raffreddore
  • ridotta risposta anticorpale alle vaccinazioni
  • ritardata guarigione delle ferite e comparsa di herpes zoster

Inoltre lo stress e la depressione sono stati correlati ad un incremento di morbilità e mortalità per malattie infettive come l’HIV e malattie neoplastiche (tumore al seno e melanoma). Lo stress grave può infatti portare a malignità sopprimendo l’attività dei linfociti T citotossici e delle cellule natural killer, e condurre alla crescita di cellule maligne, instabilità genetica ed espansione del tumore.

Lo stress aumenta la noradrenalina, che uccide le nostre difese immunitarie

Altri studi hanno dimostrato che la concentrazione plasmatica di noradrenalina, che aumenta dopo lo stress indotto, ha una relazione inversa con la funzione immunitaria di fagociti e linfociti. Infine dalla letteratura è risultato che anche le catecolamine e gli oppioidi (rilasciati in seguito a stress) hanno proprietà immunosoppressive. Tuttavia, come riportato in precedenza, i glucocorticoidi prodotti per brevi periodi e a moderate dosi possono promuovere realmente certi aspetti delle funzioni immunitarie fisiologiche. Durante lo stress acuto o lieve svolgono un ruolo primario nel limitare un’attivazione infiammatoria eccessiva e prolungata. Questa proprietà si utilizza in medicina per il trattamento delle eccessive reazioni immuni in varie patologie: i glucocorticoidi sono ancora oggi i principali farmaci antinfiammatori.

Da: https://www.igorvitale.org/lo-stress-uccide-il-sistema-immunitario/?fbclid=IwAR0W_EU4BY_oYAOkTlzIKCKjvob9UMTE3TN95FrnHjl7G540q1hROqK_PUA

Dott. Mauro Piccini

I POSTBIOTICI

I POSTBIOTICI

I prebiotici, che fungono da cibo per i batteri, sono ben noti.

Lo stessa dicasi per il continuo mondo in evoluzione dei probiotici, di cui abbiamo idee piuttosto chiare e consolidate, soprattutto in merito alla loro importanza per la salute generale, non solo quella dell’intestino.
Ora una nuova categoria si affaccia all’orizzonte delle nostre possibilità terapeutiche: I POSTBIOTICI.
Con questo termine sono indicati i prodotti del metabolismo batterico che sono utili all’organismo umano e che possono essere proposti al paziente non più come post-produzione della carica batterica eubiotica somministrata, ma direttamente.
In questo modo si evita il rischio di potenziali, anche se improbabili, reazioni negative per le colonie batteriche proposte e si riduce la possibili di cross-reaction da parte del Sistema Immunitario, non sempre infallibile, in special modo in certe categorie di pazienti.

Acidi grassi a media catena, vitamine, enzimi, prodotti derivati dalla lisi cellulare avrebbero, se somministrati direttamente e non per tramite dei batteri che li producono, effetti molto più diretti ed efficacia maggiore, specie come antinfiammatori, immunomodulanti e nutraceutici in senso stretto.
A proposito di questa ultima voce si ricorda che i nutraceutici sono principi attivi presenti nel cibo o da questo estratti per ottenere una loro maggiore concentrazione con l’integrazione. Atto questo che non è scevro da critiche, in particolare indirizzate verso un loro abuso, un’eccessiva fiducia, una loro presunta scarsa utilità.

Tali critiche si basano sul fatto che, in condizioni normali, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere in modo sano e completo è presente nel cibo e che non sono molti gli studi che dimostrano l’effettiva utilità dell’integrazione.
In realtà l’esperienza clinica porta a dire che non è così, almeno per due motivi:

1) i risultati che quotidianamente otteniamo con l’integrazione
2) la conoscenza approfondita sulla scarsa qualità del cibo che si serve in tavola.

L’evento clinico che dovrebbe dare tranquillità e sicurezza circa le possibilità della nutraceutica è rappresentato dagli effetti collaterali dell’uso degli antibiotici. L’utilità dell’antibiotico non può essere messa in discussione, semmai il suo abuso.
Come per tutti i farmaci di origine sintetica occorre mettere in conto alcuni effetti collaterali, auspicabilmente di minore entità rispetto ai benefici. Tra questi la mancata selezione dei ceppi patogeni da eliminare, con conseguente distruzione di parte della flora eubiotica, responsabile di un effetto simbiotico  che viene a mancare nel periodo di terapia ed anche successivamente, se non opportunamente ricostruita.

In questa fase entrano nel novero delle possibilità nutraceutiche almeno due categorie: probiotici e vitamine.
I primi ad azione ricostruttiva della flora batterica residente, le seconde in sostituzione della regolare produzione da parte del microbiota intestinale.
A proposito dei probiotici esistono ceppi geneticamente resistenti agli antibiotici, che ne permettono la somministrazione anche durante la terapia.
Per ciò che riguarda le vitamine si tratta di prodotti del metabolismo batterico somministrate tali e quali e non attraverso una selezionata quantità di colonie, rientrando certamente nella nuova categoria dei postbiotici.
E’ bene somministrare fin da subito prodotti ad ampio spettro e di provata efficacia in modo da garantire l’opportuno rifornimento di principi attivi e la regolarità delle funzioni cellulari.

Tratto da La Medicina Biologica n.162

Dott. Mauro Piccini

 

 

 

 

ANTIBIOTICO-RESISTENZA AI CONFLITTI D’INTERESSI

ANTIBIOTICO-RESISTENZA AI CONFLITTI D’INTERESSI

Il 18 novembre è stata celebrata la Giornata Europea, che ha fatto seguito alla Settimana mondiale (18-24 settembre), sull’uso consapevole degli antibiotici. Abbiamo avuto la conferma che in Italia si registrano più di 10.000 decessi ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici sui 33.000 in Europa. Un triste primato, spiegabile con l’uso massivo e inappropriato di questi farmaci: in Europa siamo secondi solo alla Grecia per numero di prescrizioni di antibiotici nelle cure primarie.

Cos’è l’antimicrobico-resistenza?1
La resistenza agli antimicrobici è la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di un antimicrobico. E’ diventato un problema sanitario europeo e mondiale sempre più grave sia per gli esseri umani che per gli animali, che limita o rende meno efficaci le opzioni di cura. Si tratta di un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antimicrobico che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.
I batteri patogeni resistenti non necessariamente provocano gravi malattie rispetto a quelli più sensibili, ma la patologia, quando si manifesta, diventa più difficile da trattare, in quanto risulterà efficace solo una gamma ridotta di agenti antimicrobici. Da qui il decorso più lungo o una maggiore gravità della patologia, che in alcuni casi, può portare anche al decesso.
La progressione della resistenza antimicrobica può essere accelerata dall’uso eccessivo e/o inappropriato degli antimicrobici che, insieme a scarsa igiene e/o carenze nelle pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, crea condizioni favorevoli allo sviluppo, diffusione e persistenza di microrganismi resistenti sia negli esseri umani che negli animali.

Convegni, articoli, manifesti denunciano la situazione e sottolineano l’urgenza di un cambiamento di rotta: sono fornite indicazioni a cittadini, farmacisti e medici per un uso responsabile e appropriato di questi farmaci.

Ma c’è qualcosa che non convince

Le giornate o le settimane dedicate al tema appaiono solo celebrative quando non si realizzano azioni concrete per raggiungere gli obiettivi indicati: non c’è giorno del calendario che non sia rivolto alla lotta contro una o più patologie con risultati certamente non esaltanti.
Il problema dell’antibiotico resistenza è drammatico ed urgente e non va celebrato, ma va risolto.
Consigli e campagne sono rivolti ai cittadini, la cui responsabilità è modesta: va incoraggiato l’uso dei farmaci nelle dosi e nei tempi appropriati prescritti dal sanitario, ma non è certo loro responsabilità se possono acquistarli anche senza ricetta medica. Il punto centrale, senza valutare l’operato dei veterinari, è legato all’azione dei medici che sanno bene che gli antibiotici non sono necessari per:
1- infezioni delle prime vie respiratorie,
2- per batteriuria asintomatica,
3- nelle profilassi per le estrazioni dentarie e
4- nella profilassi perioperatoria prima dei 60 minuti e oltre le 24 ore dall’intervento.
Eppure, la pratica quotidiana è diversa, tanto che Slow Medicine e Altroconsumo nell’ambito del progetto “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” hanno messo a punto il Manifesto “Antibiotici, meno e meglio”, rivolto anche ai medici perché si impegnino a non prescrivere antibiotici in queste circostanze. Il Manifesto ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e di FNOMCeO, nonché il supporto di 16 società scientifiche di medici, infermieri, farmacisti e veterinari.
I medici prescrivono antibiotici inutilmente anche perché:
È ancora diffusa la convinzione che ad un’infezione virale potrebbe far seguito una sovrapposizione batterica, e che l’antibiotico terapia sia in grado di svolgere un ruolo profilattico.
Il carico di lavoro dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta nei periodi epidemici è tale da non potersi permettere consigli di vigile attesa sull’andamento della patologia in atto, con il rischio di dover visitare più volte lo stesso paziente.
Nell’incertezza della diagnosi, nessuno contesterà al medico una prescrizione in eccesso, ma tutti lamenteranno una prescrizione in meno.
Non c’è più il tempo di rispettare i tempi del decorso della malattia; si richiedono terapie nella convinzione di accelerare i tempi di guarigione, e l’assenza di tempo da parte del medico per fornire informazioni corrette induce alla scorciatoia della prescrizione inutile.
La pressione prescrittiva da parte dell’industria farmaceutica è costante e pervicace. Basti osservare come l’impiego della combinazione di amoxicillina+acido clavulanico sia molto superiore a quello della sola amoxicillina nelle tonsilliti da Streptococco, nonostante le raccomandazioni di tutte le linee guida. Per questo motivo la sottoscrizione del Manifesto sopra citato da parte di alcune società che ricevono finanziamenti da parte di aziende produttrici anche di antibiotici indebolisce la credibilità dell’iniziativa. Una sana politica di assenza di conflitti d’interesse potrebbe essere un buon punto di inizio per modificare le prescrizioni inappropriate.

Note:
1 http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1448&area=veterinari&menu=antibiotici

http://www.assis.it/antibiotico-resistenza-ai-conflitti-dinteressi/?fbclid=IwAR3J3q_gZsX8y_wvL7FpaE97GOnQaF-dinJtPenHEnkuDddCjOyZxKIRp8A

 

MICROBIOTA, LA NUOVA ARMA PER COMBATTERE IL CANCRO

MICROBIOTA, LA NUOVA ARMA PER COMBATTERE IL CANCRO

Le difese antitumorali potrebbero risiedere all’interno di quel variegato mondo di batteri, protozoi, funghi e virus che va sotto il nome di microbiota. Sono le indicazioni più recenti della ricerca che negli ultimi 10 anni ha prodotto qualcosa come 4 mila studi scientifici, prevalentemente di tipo pre-clinico, su questo tema e che ora comincia a fornire anche indicazioni cliniche al punto che l’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano ha deciso di promuovere “Mibioc – The way of the microbiota in cancer”, convegno internazionale che dal 21 al 22 novembre prossimi ospiterà nel capoluogo lombardo esperti di tutto il mondo per un primo confronto su attualità e prospettive future del microbiota in ambito oncologico, dalla patogenesi alle terapie.

“Si è sempre pensato che ci fosse una correlazione tra la flora batterica, e quindi il microbiota, e il nostro organismo: oggi grazie allo studio di comunità microbiche, cioè la metagenomica, sappiamo che la popolazione batterica svolge un ruolo fondamentale nel conservare il nostro stato di salute”, spiega Riccardo Valdagni, presidente di Mibioc e direttore della radioterapia oncologica 1 nonché del programma prostata all’Int di Milano. “Mantenere un buon equilibrio tra batteri, funghi e virus che convivono nel nostro intestino ma anche nella bocca, sulla cute e nelle vie genito-urinarie è fondamentale per far funzionare al meglio il nostro organismo: è necessario infatti evitare la sopraffazione di un gruppo di batteri, virus, funghi o protozoi rispetto a un altro per ridurre la concentrazione di molecole pro-infiammatorie nel sangue. Allo stato attuale ci sono segni evidenti che il microbiota possa influenzare lo sviluppo di un tumore, ma come questo accada è ancora oggetto di studio. Ciò nonostante, è innegabile come i risultati finora ottenuti abbiano aperto la porta a una nuova e promettente area di ricerca per la cura del cancro che coinvolga il microbiota come parte integrante del nostro organismo e delle nostre difese”.

Prostata e testa/collo sotto osservazione

Il profilo di microbiota, pur non essendo ancora un biomarcatore validato, sembra impattare non solo sull’efficacia delle terapie antitumorali, ma anche sulle tossicità derivanti dalle stesse.

Il dipartimento di Radioterapia dell’Int, in collaborazione con il dipartimento di Oncologia sperimentale, sta conducendo uno studio avviato oramai tre anni fa e prossimo alla conclusione, con lo scopo di cercare di predire quali, tra i pazienti che ricevono radioterapia con scopo curativo per i tumori di prostata e testa/collo, sono più soggetti di altri a riportare effetti collaterali.

“Circa il 10% dei pazienti con tumore alla prostata è più sensibile e a rischio di effetti collaterali anche severi e questa percentuale aumenta drammaticamente durante e dopo la radioterapia per i tumori della testa e collo”, sottolinea Ester Orlandi, Sc Radioterapia oncologica 2 all’Int di Milano. “Lo studio che stiamo facendo in Istituto si propone di affrontare il tema della sensibilità individuale alla radiazione con un approccio innovativo, cercando cioè di stabilire l’esistenza di un’associazione tra il tipo di microbiota e la probabilità di sviluppare effetti collaterali della radioterapia. Questo ci darà la possibilità di comprendere il ruolo del microbiota per il trattamento personalizzato dei tumori e in un futuro sviluppare strumenti, incluso quello dietetico, o anche probiotici e batteri sinteticamente ingegnerizzati attraverso i quali manipolare il microbiota stesso a fini terapeutici”.

Tra immuno e antibiotico-terapia

Il microbiota influenza in maniera attiva e importante anche l’efficacia della risposta all’immunoterapia, trattamento oncologico ormai standard per diversi tipi di malattia. Diversi studi hanno osservato che i pazienti in cui l’immunoterapia è efficace hanno un microbioma intestinale molto ricco di specie diverse, mentre nei pazienti resistenti al trattamento il repertorio del microbioma è più limitato.

“L’evidenza che un microbioma ricco in termini di diversità sia garanzia di un sistema immunitario più efficiente, sembra quindi consolidata”, precisa Licia Rivoltini, responsabile della struttura di  Immunoterapia dei tumori umani, presso l’Int di Milano. “Quindi, una dieta sana sembra essere al momento attuale un primo importante strumento di modulazione del microbioma nel regolare la risposta immunitaria antitumore”.

Un’altra delle poche implicazioni cliniche immediate riguarda l’uso degli antibiotici in pazienti oncologici sottoposti a immunoterapia. Infatti, data l’azione negativa che alcuni di questi farmaci possono svolgere sul microbioma, si cerca attualmente di limitarne l’uso in chi inizia un trattamento immunoterapico, con l’idea di non alterare l’equilibrio del microbioma nelle delicate fasi di attivazione della risposta immunitaria antitumore.

“Allo stesso modo l’uso dei probiotici è ancora da approfondire” spiega Cecilia Gavazzi, responsabile all’Int di Milano della struttura di Nutrizione clinica. “Da un lato vi è l’indicazione all’utilizzo di probiotici contenenti lattobacilli per la prevenzione della diarrea, in pazienti con malattia addominale e candidati a chemio-radioterapia ma dall’altro ne è sconsigliato l’uso indiscriminato, specialmente se il paziente è immunodepresso per un possibile rischio di eventi avversi”.

Così conclude Valdagni: “La grande speranza è ovviamente quella di capire se attraverso una manipolazione del microbioma si possa un giorno rendere sensibili al controllo del sistema immunitario quei tumori che di natura non lo sono. Molte le strategie in corso di studio, dal trapianto fecale ai prebiotici, dai probiotici a vari interventi dietetici specifici. Non abbiamo però ancora alcuna indicazione in merito alla reale utilità di questo tipo di interventi, né che esistano microbi più o meno in grado di influenzare favorevolmente la risposta immunitaria antitumore”.
Nicola Miglino

 

http://www.nutrientiesupplementi.it/index.php/interviste/item/623-microbiota-la-nuova-arma-per-combattere-il-cancro

IL SISTEMA ACIDO-BASE: ELEGANTE DANZA DELLA SALUTE

IL SISTEMA ACIDO-BASE: ELEGANTE DANZA DELLA SALUTE

a cura della dott.ssa Sabine Eck

Oggi voglio parlarvi di acidosi. Se ne sente sempre più parlare, ma senza approfondire mai troppo la questione. Partiamo quindi insieme dal capire bene di cosa di tratta.
Facendo un giro su internet, o tra i testi della letteratura cosiddetta “alternativa”, si trovano informazioni che descrivono l’acidosi tissutale latente come la principale causa di tante malattie: dal raffreddore all’artrite reumatoide.
Ricercando però informazioni su fonti più “ufficiali” si legge che non vi è nulla di cui preoccuparsi: ogni eccesso di acidi viene eliminato dai reni. Ma queste due visioni, come spesso accade, sono diametralmente opposte. Qual è dunque la realtà?

In medicina sappiamo che ogni evento può esprimersi in maniera acuta, cronica o con fasi intermedie a volte dette borderline. La divisione però tra acuto e cronico è meramente didattica, in quanto la vita reale gioca quasi sempre tutte le note intermedie ed è per questo motivo che la medicina è un’arte che usa le scienze: non può infatti essere una scienza dura come la fisica o la matematica… e questo vale – a ragion di logica – anche per il concetto di acidosi.

È un dato accertato che le malattie croniche sono in continuo aumento e soprattutto quelle che coinvolgono il “sistema connettivale” (come le malattie reumatiche o le malattie autoimmuni).
Come abbiamo visto in un articolo precedente, la Matrix è parte del sistema connettivale e per molti aspetti sembra il suo cardine assoluto occupandosi appunto della salute di ogni singola (!) cellula parenchimale. Quindi qualche domanda ne deriva con urgenza.
Possiamo ancora permetterci di collezionare e aggiungere nomi di malattie sempre nuove e cercare il “colpevole” di turno per ogni singolo morbo?
O dobbiamo cercare la comune matrice dei tanti mal-esseri che colpiscono ormai tutte le età?
Ad oggi una delle principali condizioni attraverso la quale si giunge alla morte (da un punto di vista metabolico) è l’acidosi, anche se all’ interno dei referti siamo abituati a leggere come causa del decesso l’ultima o la maggiore, in ordine di gravità, tra le patologie diagnosticate durante la vita.

Quando si ragiona sul sistema acido base nelle situazioni acute è fondamentale soffermarsi sull’omeostasi del sangue, dove avvengono alcune delle valutazioni diagnostiche più importanti.
Il nostro sangue è considerato un organo a tutti gli effetti, anche se non ha una propria residenza fissa come per esempio il nostro fegato, il cuore o la milza: si comporta invece come un nomade, girando senza sosta da un distretto all’altro; ed è l’unico organo (oltre la pelle) che si espone ritmicamente alla luce, cioè quando transita per la retina dei nostri occhi: considerato e studiato ancora poco, anche se sappiamo che quando siamo più tempo all’aperto, specie in piena natura la nostra salute si rigenera velocemente.
Se il sangue è quindi elastico in questo suo movimento continuo, è invece piuttosto rigido per molti dei suoi parametri biochimici, soprattutto per quanto riguarda il suo pH che, come sappiamo, deve muoversi entro un range ben definito (pH 7.35-7.45). Nella sua fisiologia, quindi, il pH tende al basico (pH 7 = pH neutro): è per questo motivo che il nostro corpo dispone di potenti sistemi anti-acidi, detti sistemi tampone che possono essere veloci o lenti, a secondo della situazione corporea da gestire.

Il metabolismo acido base è quindi di tipo dinamico e discontinuo a secondo delle necessità: esso risulta un sofisticatissimo meccanismo di autoregolazione e di compensazione. Per mantenere il sangue efficiente sono coinvolti molti sistemi, in primo luogo polmoni-reni-cute-stomaco-matrice connettivale.
Risulta tra questi ultimi molto interessante il contributo del nostro stomaco: la produzione di acido cloridrico (succo gastrico, piuttosto acido, pH 1,5 – 2) va di pari passo con la produzione di bicarbonato (cosidetta “marea alcalina” ; pH basico) nel versante venoso dello stomaco, quindi a veloce e continua disposizione per il nostro metabolismo. In questo senso la produzione eccessiva di acido cloridrico può essere anche compresa come un tentativo di auto-alcalinizzazione: infatti il vomito eccessivo (perdita di idrogenioni) porta al pericoloso scenario di alcalosi metabolica. Questa a tutt’oggi innovativa focalizzazione sulle funzioni dello stomaco è stata sviluppata dal dr. Friedrich Franz Emil Sander, il quale ci fa conoscere lo stomaco non solo come luogo digestivo, ma come un “apparato di auto-generazione” di bicarbonato, quindi come protagonista di regolazione dei mecanismi del sistema acido-basico. Studiando Sander (medico e biochimico) scopriamo un meccanismo fisio-logico geniale che promuove lo stomaco come co-protagonista del bilancio acido-base del nostro metabolismo.
Sander scopre, tra gli altri aspetti, anche la ciclicità dell’eliminazione di acidi e basi attraverso le urine nelle 24 ore (chiamata curva a W): del resto nel nostro corpo tutto avviene con alternanze cicliche.
Se le nostre urine sono sempre acide (curva piatta, anziché a W) dobbiamo considerare una probabile acidosi tissutale latente, interamente a carico del sistema della matrice connettivale, spesso espresso sotto forma di dolori cronici.

Per aiutarvi nella comprensione, elenco alcune delle situazioni che favoriscono l’acidosi tissutale:

  • stress cronico,
  • dis-stress (catabolismo),
  • cibi raffinati e processati,
  • abuso di proteine animali, di cui carne e formaggi,
  • abuso di dolci,
  • bibite gassate,
  • alcool e fumo,
  • respirazione piatta e superficiale,
  • soggiornare in ambienti malsani,
  • mancanza di movimento,
  • andare tardi a letto.

Qui sotto invece vi riporto anche delle situazioni che favoriscono l’alcalinizzazione:

  • condurre una vita serena e creativa (essere “crea-attivo”),
    riposo adeguato,
  • sonno regolare (andare a letto 2-3 ore prima di mezzanotte),
  • fare quotidianamente movimento all’aperto,
  • respirazione profonda (diaframmatica),
  • assumere cibi ricchi di sali minerali: verdure, frutta matura, mandorle,
  • seguire una dieta equilibrata con viveri stagionali, a km01, biologico,
    in caso di sete bere solo acqua (di buona qualità vitale),
  • evitare al massimo cibi processati-industriali, a lunga conservazione

Non si tratta comunque di parlare male sempre e a priori degli acidi e solo benissimo delle basi: non facciao il gioco del bianco e nero, del buono e del cattivo. Consideriamo comunque che il nostro corpo tende fisiologicamente verso l’alcalinità e regoliamoci in tal senso.
La stessa matrice connettivale oscilla secondo certi autori ritmicamente tra un pH di 7,36 e 7,44 (variazione fisiologica), parallelamente alle fasi di Ortosimpatico e Parasimpatico. Un dato certo è comunque che la maggior parte delle nostre “cattive” abitudini favoriscono il compartimento acido.

Il bicarbonato usato dai nostri nonni dopo i pasti domenicali, dunque, fa quindi risonanza logica con le pratiche di terapia intensiva (infusione di bicarbonato e di altre basi) e al nostro stomaco, il quale, in modalità fisiologica e riflessa, su richiesta produce questo prezioso ed umile alcalino. Di fatto è soprattutto il nostro stomaco che si attiva dopo che abbiamo ingerito troppo cibo spazzatura, o per compensare lo stress a seguito di una litigata o frustrazione vissuta.

La cosa più intelligente dunque è conoscere bene la natura dei due gruppi (acido-base) per poter bilanciare e compensare nel momento del bisogno: un pranzo ricco ed abbondante con amici, ad esempio, può essere compensato con una cena a base di passato di verdure o con un digiuno accompagnato da una bella tisana alcalinizzante. Un week-end di stravizi può essere compensato con qualche giorno di alimentazione vegetale, preferendo cibi ricchi di minerali (p.es. rape rosse, sedano-rapa, patate, carote), oppure di centrifugati freschi, che sono una piacevolissima e geniale fonte di sostanze alcalinizzanti. A tal proposito vi consiglio di leggere qualcosa sul metodo Boutenko.
Per chi, però, beve abitualmente bibite gassate al posto dell’acqua, snobba le verdure, si abbuffa di carboidrati processati e di derivati animali industriali, si stressa per nulla, passa il tempo libero sui social, guarda la tv e va a dormire sempre tardi, riuscendo ad arrabbiarsi anche in vacanza… temo proprio non possa compensare a sufficienza solo con qualche verdura qua e là o qualche integratore alcalinizzante o meditazioni speedy di 5 minuti.

L’uomo moderno sembra un “Fago insaziabile”, ovvero tende a fagocitare tutto e di tutto come modus vivendi: immagini 24 ore al giorno in televisione, like sui social, dolci dolcissimi e salatini salatissimi, vestiti sempre nuovi, viaggi, emozioni, macchine, corsi e ricorsi di illuminazione. Consumare di tutto, senza sosta e senza respiro… trainati da un’ansia generica indotta abilmente dalla fabbrica dei consumi.
Stacchiamoci da questa giostra della ricerca di gioia commerciale continua: chiamiamo i nostri amici per un pic nic in casa o sul prato condividendo qualche buon piatto fatto in casa con viveri stagionali della propria regione.
Appoggiamo i nostri piedi nudi sulla terra nuda… prendiamo lo zaino e andiamo a piedi….
I nostri umili saggi la chiamano la “giusta misura”, la “legge dell’armonia” dicono in oriente.
Proviamo ad essere meno acidi, iniziando anche dal guardarci per la strada, anziché squadrarci!

Note:
1 Una curiosità: in Germania ad Amburgo alcuni giornalisti hanno calcolato il viaggio che hanno svolto alcuni dei prodotti in commercio, dalla loro produzione sino ad arrivare nel carrello della spesa, e li hanno percorsi. Sono stati presi in considerazione prodotti misti: alcuni erano prodotti locali (sino a 4 km di distanza) e altri arrivavano da molto lontano (banane)… i giornalisti hanno percorso 45.461 kilometri! Sappiamo, infatti, che ad oggi la maggior parte dei guadagni su vasta scala provengono dai trasporti. Pensiamoci quando mettiamo certi prodotti nel nostro carrello!

Dott. Mauro Piccini

http://www.assis.it/il-sistema-acido-base-elegante-danza-della-salute/?fbclid=IwAR3aKtQ-Ts9SGVYZx3dL7AgvLoqAYhEupWMXcgnWUAepFyTChh2SlWILizE

QUANDO MATRIX E’ DENTRO DI NOI

QUANDO MATRIX E’ DENTRO DI NOI

A cura della dott.ssa Sabine Eck

Le nostre cellule nobili, o parenchimali, sono immerse in una matrice semifluida che si chiama Matrix, detta anche “zona di transito”, la quale fa parte del complesso, diramato, ma fondamentale sistema connettivale. Scopriamo insieme perchè è così importante per il nostro organismo, all’interno di questo articolo della dott.ssa Eck.

Parlare di salute è diventato un must culturale: tutti noi ne parliamo almeno una volta al giorno.
Alla domanda classica “Come stai?” segue quasi sempre, indipendentemente dall’interlocutore, un lungo e dettagliato elenco di sintomi: “da un po’ di tempo non sto molto bene, ma negli esami non hanno
trovato niente di particolare”, “sono stanchissima, dormo male”, “ho sempre un leggero mal di testa, è la cervicale”, “ho dolori dappertutto, mi sento più vecchia di quello che sono”, “la mia colite va e viene, sono troppo nervosa”, “mi sento sciupata”, “sono intossicata”, “mi sento gonfia, sono senza energia”…
Quasi certamente il signore o la signora in questione non avverte davvero tutti questi sintomi, ma è consuetudine che l’elenco non sia mai inferiore ad almeno un paio di sintomi alla volta, e così ci si attiene al copione. Fantasia psico-somatica? Abuso di letture in rete?
Ciò che possiamo dedurre è che è divenuta pratica contemporanea lo star male, avere sempre almeno uno o due sintomi che provocano malessere, anche se di lieve entità.
Essendo ormai usanza comune verrebbe da pensare che la “lamentite” stia diventando una pratica sportiva nazionale (ed internazionale) tanto che nella letteratura scientifica anglosassone è sempre più utilizzato l’acronimo M.U.S. (medically unexplained symptoms): ovvero sintomi vaghi e medicalmente inspiegabili che mettono a dura prova la diagnosi medica.
Da tempo, peraltro, osserviamo un preoccupante incremento delle patologie croniche dalle infinite sfaccettature. Chi si intende di matematica conosce la legge della linea di Fibonacci, secondo la quale se le cause persistono i fenomeni evolvono: in parole povere se continuiamo a mantenere l’attuale stile di vita, i nostri problemi di salute, sia a livello globale che individuale, cresceranno in maniera esponenziale.
Viviamo in ecosistemi complessi e talune volte, nel tentativo di semplificare, ci piace interpretare il gioco del colpevole – ovvero il batterio cattivo o il gene impazzito o l’allergene di turno – e della vittima – cioè
noi, il povero e sfortunato malcapitato.
Questo gioco spesso si conclude con l’assunzione di qualche farmaco che regala momentaneamente un po’ di sollievo non permettendo però, purtroppo, di conoscere quale sia la radice fisiopatologica dei disturbi che viviamo.

Tutto è relativo, non solo secondo la teoria di Einstein, ma anche per quanto riguarda il senso della relazione che si crea tra noi e l’ambiente, tra noi e l’altro, tra noi e il cibo, tra noi e l’istituzione, tra noi e noi stessi… e così via. Sei mesi trascorsi in un ufficio con un collega supersimpatico producono, ad esempio, un diverso stato d’animo rispetto a quelli potenzialmente vissuti con un collega mega-antipatico. Il collega, infatti, fa parte di quel sistema che chiamiamo il nostro habitat, ambiente, terreno: la terminologia varia ovviamente in base al contesto che vogliamo esplorare e descrivere. In chiave didattica il corpo umano viene suddiviso in sistemi i quali interagiscono perennemente fra di loro: sistema osteo-articolare, sistema neuro-vegetativo, sistema epato-renale, sistema nervoso centrale, sistema cardio-respiratorio, sistema immunitario, sistema endocrino, sistema connettivo; quest’ultimo di solito viene associato ai reumatismi e recentemente anche alle malattie autoimmuni e ha, a sua volta, un sottosistema che viene chiamato Matrix, di cui vorremmo parlarvi un po’ più in dettaglio, non prima, però, di aver fatto qualche premessa.
Sappiamo sempre di più quanto la nostra salute dipenda solo in piccola parte da fattori genetici, mentre i fattori ambientali, i rapporti relazionali, sociali e culturali incidono in maggior misura.
Nello specifico nel nostro habitat ideale ci dovremmo nutrire di luce solare, aria pulita, acqua vitale, cibo stagionale e locale, relazioni sociali creative e propositive, vivere un rapporto sereno con noi stessi, realizzare al massimo i nostri talenti, mirando a raggiungere un equilibrio nel nostro pensare-sentire-agire.
Ognuno di noi dentro di sé può fare un proprio piccolo bilancio, con la convinzione che per tutti il margine di miglioramento è fondamentalmente ampio.
Crediamo, tuttavia, che in particolar modo l’ultimo punto, ovvero l’agire, sia notevolmente sbilanciato in gran parte delle persone: quasi tutti viviamo un quotidiano gap tra il nostro sentire (sensazioni interne, istinto) e il nostro pensare (in gran parte derivante dall’educazione e dalle convinzioni culturali) che si ripercuote direttamente sull’agire, creando un mare di emozioni contrastanti. Un esempio potrebbe essere lo svolgere attività che non ci piacciono per non arrecare dispiacere a qualcuno.
A tal proposito la scienza della PNEI (psico-neuroendocrino-immunologia) spiega molto bene la differenza fisiologica tra quando “voglio” (per piacere) fare una cosa e quando “devo” (con stress) fare la medesima cosa.
Un situazione emblematica nella quale è facile riconoscerci è quando la sera dopo cena esclamiamo “devo lavare i piatti” facendoci assalire da pensieri quali: “sempre io!”, “nessuno mi aiuta! povera me!”; in quel momento si genera una grande frustrazione che crea un conflitto interiore fra pensare e sentire che in ultimo nuoce al sistema immunitario.
Cosa molto diversa, invece, è il decidere di “voler” lavare i piatti per fare un regalo a noi stessi, facendo sperimentare al nostro corpo l’armonia fra pensare e sentire, soffermandosi a riflettere, bene-dire e ringraziare per esempio i cinesi per aver inventato la porcellana che teniamo fra le mani.
Certo, ci vuole un po’ di allenamento ma possiamo, attraverso questo esercizio apparentemente molto semplice, recuperare il “voglio” della nostra infanzia per il quale siamo stati spesso sgridati. Ricordate
come eravamo pieni di energia e di volontà a quell’età?
Insomma, c’è un gran lavoro da fare sul come tutti noi affrontiamo le situazioni quotidiane.

Tornando al nostro organismo, esso è costituito da cellule eucariote: esse rappresentano il fiore dell’evoluzione cellulare da quando è comparso l’ossigeno sul nostro pianeta. Queste cellule, dotate di strutture complesse e meravigliose (come per esempio i mitocondri, luoghi dove avviene la produzione di energia, ATP), necessitano di un contesto anatomico e funzionale ben preciso altrimenti vanno in sofferenza (andando in anaerobiosi) e infine degenerano; tra di esse in medicina vengono identificate le “cellule parenchimali” (o cellule nobili), che sono immerse in una matrice semifluida che è appunto la cosiddetta Matrix, detta anche “zona di transito” e che fa parte del complesso e diramato sistema connettivale, tessuto le cui funzioni spesso non vengono approfondite. Per comprendere meglio questa zona possiamo pensare alle spugne di mare: immaginatele inzuppate di un liquido simile al mare, ma con una minore salinità (0,9%), nei buchi della spugna risiedono le
cellule nobili specializzate (parenchimali) e la loro salute dipende dalla trama della spugna che collega con il tutto, sia la parte della struttura elastica fibrotica che zona liquida, di transito e di incontro di
tutte le terminazioni (capillari-linfa-nervi-immunità): questa è la Matrix.

Alfred Pischinger (le cui ricerche consiglio vivamente di studiare e tra queste segnalo “The Extracellular Matrix and Ground Regulation”) chiama la Matrix “sostanza fondamentale”, termine davvero ben scelto in quanto la salute della nostre cellule parenchimali dipende completamente da questo “mare magnum interno”.
Possiamo identificare la Matrix come una “sostanzamamma” che si occupa di tutte le cellule parenchimali: provvedendo al loro nutrimento e alla loro pulizia (certo, abbiamo semplificato al massimo, ma è giusto per trasmettervi un’immagine che sia facile da ricordare).
In questa Matrix collaborano fra loro i vasi capillari, i vasi linfatici, le terminazioni nervose (termo-, chemo-, presso-cettori). Vi sono poi i fibroblasti, molecole complesse dette GAGS (glucaminglicani), i PG (proteoglicani) e diverse cellule del sistema immunitario (soprattutto macrofagi).
Rimanendo in un campo metaforico possiamo immaginare il rapporto fra Matrix e cellule parenchimali come un gigante mercato rurale in cui tutto l’ambiente è la Matrix e le persone rappresentano le diverse cellule specializzate che svolgono le loro professioni, ma hanno tutte necessità di nutrirsi di frutta, verdura, legumi, cereali e prodotti animali con l’aggiunta di un pizzico di sale. Tutti vogliono respirare aria buona, bere acqua pulita. Le materie prime entrano ed escono dal mercato attraverso gli acquisti e le vendite, producendo scorie che vengono ripulite dagli addetti alle pulizie. Il tutto è dettato da un ritmo vivace, apparentemente inarrestabile: acquisti-elaborazione-pulizie, ovvero afflusso-elaborazione–deflusso. Questa triade vale per tutti i sistemi vitali, nessuno escluso.
Purtroppo per noi il mercato rurale con le sue meravigliose materie prime, però, è stato sostituito dagli ipermercati … tutt’altro ambiente e habitat.
Il lavoro minuzioso della Matrix, a sua volta, è ovviamente in continua relazione con la funzionalità dei grandi emuntori: fegato, rene, polmone, intestino, pelle. Pischinger considera la Matrix come una zona pre-renale.
Questa affascinante dinamica che coinvolge tutti gli esseri umani rende più esplicita l’appartenenza alla stessa alchimia vitale ma per la sua complessità rimandiamo ad un prossimo articolo le riflessioni, le considerazioni e i suggerimenti per rendere più sano l’approccio alla salute della Matrix che ci caratterizza e ci appartiene.

Dott. Mauro Piccini agopuntura omeopatia

http://www.assis.it/quando-matrix-e-dentro-di-noi/

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