IN ARRIVO DA AIFA LE PRIME AIC, GLI OMEOPATICI DIVENTANO FARMACI

Roma, 27 ottobre – Sono in arrivo le prime autorizzazioni dell’Aifa che attribuiscono anche ai rimedi omeopatici il rango di farmaci a tutti gli effetti, status fino ad oggi non riconosciuto.

Ad annunciarlo è Omeoimprese, la sigla delle aziende dei produttori di omeopatici, che informa che all’Agenzia italiana del farmaco sono stati richiesti oltre 3.000 codici di autorizzazione all’immissione in commercio, che verranno rilasciati entro la fine del 2018.

Una vera rivoluzione per le aziende omeopatiche, riferisce una nota Ansa, costrette a presentare al vaglio dell’Agenzia regolatoria nazionale una corposa documentazione e un elaborato dossier di registrazione, mai presentato fino ad ora.

“Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa” spiega il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga  “e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’Aic, proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze, che rischiano di mettere in ginocchio il settore”.
A giudizio di Omeoimprese, pensare di trattare l’omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale “implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche” spiega Gorga “e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione”.
“Il Decreto Tariffe del ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili
 ”  continua il presidente delle aziende di settore. “Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le Big Pharma“.
“Siamo felici che anche l’Aifa e il Ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale”  prosegue Gorga, “ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all’omeopatia, e se non troveranno medicine italiane in vendita, compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà, a favore delle aziende estere“.
L’obiettivo che Omeoimprese si pone per i prossimi mesi è, dunque, di lavorare con le istituzioni per rivedere il Decreto Tariffe.

http://ordinefarmacistiroma.it/gli-omeopatici-diventano-farmaci-in-arrivo-da-aifa-le-prime-aic-3000-le-richieste/?fbclid=IwAR3DmXRyuAS_pjtUgaiaobFIuGrQAYjMrVi2OSYWjF89PQ2GKxazRdC8NBM

PARKINSON: CONFERMATO LEGAME TRA BATTERI INTESTINALI E PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE

Lo studio “Gut microbes promote motor deficits in a mouse model of Parkinson’s disease” da poco pubblicato sulla rivista Cell ha approfondito e dato corpo alle tesi che vedono la possibile esistenza di un collegamento fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson.

«Per la prima volta – spiega Sarkis Mazmanian, pioniere degli studi sul microbioma, tra gli autori dello studio e professore della California Institute of Technology – abbiamo scoperto un nesso biologico fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson. Più genericamente, la ricerca rivela che una malattia neurodegenerativa può avere origine nell’intestino e non solo nel cervello, come si pensava in precedenza. La scoperta in pratica rappresenta un cambio di paradigma e apre per il futuro nuove possibilità di trattamento per i pazienti.».

Lo studio

I ricercatori hanno lavorato su topi geneticamente modificati per il Parkinson, dividendoli in due gruppi: il primo cresciuto in ambiente sterile (germ free), il secondo in condizioni normali. I topi cresciuti in ambiente sterile hanno mostrato minori deficit motori e un accumulo ridotto di proteine malformate rispetto ai topi cresciuti in ambiente normale: un trattamento a base diantibiotici su questi ultimi ha dato effetti simili a quelli riscontrati nei topi cresciuti in ambiente sterile. Viceversa, i topi germ free hanno registrato peggioramenti nei sintomi, se sottoposti a un trattamento a base di acidi grassi a catena corta o se sottoposti a trapianti fecali da parte di pazienti affetti da Parkinson. Esiste inoltre un fattore genetico nel potenziale sviluppo della patologia: i ricercatori hanno infatti usato un modello animale geneticamente modificato che replica i sintomi del Parkinson, e i topi non predisposti alla malattia, una volta sottoposti allo stesso trapianto fecale, non hanno sviluppato gli stessi deficit motori.

Questi risultati suggeriscono come in primis esista un’influenza negativa diretta da parte del microbioma intestinale nell’esacerbare i sintomi, con la creazione di un ambiente favorevole all’accumulo di proteine deformi, mentre dall’altra parte confermano che le terapie probiotiche o prebiotiche possono potenzialmente alleviare i sintomi della malattia.

La situazione in Italia

Anche in Italia si stanno realizzando ricerche su microbioma e malattie degenerative. «Oggi c’è molto interesse su questo aspetto ed anche noi abbiamo iniziato un progetto di studio del microbiota intestinale nei pazienti con Parkinson – racconta a Microbioma.it Fabrizio Stocchi, neurologo e direttore del Centro Parkinson dell’IRCCS San Raffaele Pisana – Vi sono indicazioni che il microbiota presenta alterazioni caratteristiche nei pazienti parkinsoniani e sappiamo che la proteina responsabile della morte cellulare nel cervello dei parkinsoniani, l’alfasinucleina, si trova anche nell’intestino di questi pazienti. L’alterazione del microbiota favorirebbe l’ingresso dell’alfasinucleina nel cervello iniziando il processo patologico che porta poi allo sviluppo della malattia. Lo studio riportato in questo articolo supporta questa ipotesi e incoraggia la prosecuzione della ricerca sul microbiota».

Il futuro della ricerca in questo campo: identificare batteri buoni e batteri cattivi per capire come agire

Se antibiotici e trapianti fecali sono ancora lontani dal diventare terapie praticabili nell’immediato, la prossima sfida per gli scienziati sarà proprio identificare le specie batteriche che contribuiscono all’insorgenza del Parkinson o a un aggravamento dei suoi sintomi e quali invece svolgono un’azione protettiva per i pazienti. «Una simile scoperta – conclude il Prof. Sarkis Mazmanian –potrebbe servire da marker diagnostico per la malattia, o persino fornire nuovi obiettivi per lo sviluppo di farmaci specifici. Come ogni altro processo di sviluppo di nuovi farmaci, portare questo lavoro dagli animali agli esseri umani richiederà anni. Ma questo è un primo passo avanti importante verso l’obiettivo a lungo termine: sfruttare le conoscenze che abbiamo acquisito e aiutare ad alleggerire il peso clinico, economico e sociale della malattia di Parkinson».

Fonti: microbiota.it
https://saluteuropa.org/segnali-dal-futuro/177-parkinson-confermato-legame-tra-batteri-intestinali-e-patologie-neurodegenerative/

APPELLO PER UNO STOP ALL’INGIUSTIFICATO E ANTISCIENTIFICO ATTACCO CONTRO I MEDICI OMEOPATI

Come medici laureati e abilitati all’esercizio della professione, chiediamo un intervento istituzionale incisivo a difesa della nostra professione. Il linciaggio mediatico al quale siamo sottoposti è senza precedenti.

Negli ultimi mesi in Italia si sono intensificati gli attacchi contro l’omeopatia. Essa viene presentata come una pseudoscienza, una vera e propria truffa ai danni di ingenui cittadini che vengono convinti ad affidarsi al ciarlatano di turno – poco importa che invece si tratti di medici laureati e abilitati alla professione medica con formazione specifica in omeopatia – che li convince ad acquistare del banale zucchero e sfrutta solo l’effetto placebo per ottenere risultati.

Ogni giorno assistiamo inermi ad un linciaggio mediatico di questa pratica senza possibilità di contraddittorio, in nome della crociata del politico o dello scienziato di turno, unico detentore di verità assolute con le quali educare ingenui e sprovveduti cittadini a vivere secondo il suo incontestabile credo.

1. L’Omeopatia è la seconda medicina al mondo, seconda soltanto alla medicina convenzionale

L’omeopatia è la prima medicina complementare in Europa, è diffusa nel mondo in più di 80 paesi. In Svizzera dal maggio 2017 cinque terapie complementari inclusa l’omeopatia sono equiparate alle altre specialità mediche e sono rimborsate dal sistema assicurativo sanitario.

Il Rapporto Italia 2017 di Eurispes riferisce che la Medicina Integrata è utilizzata da circa 12 milioni di cittadini e che l’omeopatia è la più popolare fra le terapie. Nel 2013 dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA), riferiti a un campione di 1000 donne di età compresa tra i 25 e i 54 anni, affermavano che oltre il 70% aveva avuto un’esperienza positiva con l’omeopatia.

L’ISTAT con i due studi “Tutela della salute e accesso alle cure” (luglio 2014) e “Cura e ricorso ai servizi sanitari” (aprile 2015) ha riportato che in Italia utilizzano regolarmente farmaci omeopatici circa 2 milioni e 452 mila di persone (circa 4,1% della popolazione), posizionando gli Italiani al terzo posto in Europa dopo Francia e Germania.

Secondo un’indagine della Federazione Medici Pediatri (Fimp 2016) condotta su 5.400 pediatri aderenti alla Federazione, quasi tutti convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, il 30% dichiara di ricorrere all’omeopatia; di questi il 36% lo fa quotidianamente.

Si veda anche la NOTA 1 sulle strutture pubbliche europee che offrono prestazioni di medicina omeopatica.

2. La medicina si avvale della scienza

La medicina è una technè che si avvale della scienza e nella quale entrano in gioco variabili soggettive ed individuali ineliminabili perché il suo oggetto non sono entità inanimate bensí esseri viventi, con la loro individualità e unicità.

Nella medicina scientifica clinica si utilizzano i dati che derivano da studi su gruppi di persone. Questi dati sono espressi con una probabilità statistica, non con una certezza. Occorre poi vedere qual è la probabilità che i dati derivanti dagli studi siano applicabili all’individuo che il medico cura. La scientificità della medicina misura nel migliore dei casi quindi solo una probabilità, che bisogna poi vedere se è applicabile all’individuo: questo è il massimo della certezza.

Fatta questa doverosa premessa, non si può non rilevare come negli articoli che attaccano l’omeopatia spariscano i riferimenti alla crescente mole di letteratura scientifica, consultabile facilmente (brevemente riportati nella NOTA 2), che evidenzia come queste diluizioni abbiano un’azione biologica misurabile. Ecco che si enfatizzano le prese di posizione ostili all’omeopatia, dimenticando invece illustri pareri a favore. David Sackett, medico canadese padre dell’EBM (la medicina basata sulle evidenze), ha espresso serie riserve sui ricercatori e i medici che considerano gli studi randomizzati-in doppio cieco come gli unici strumenti in grado di stabilire se un trattamento è efficace nella pratica clinica. In effetti, se così fosse buona parte della pratica chirurgica sarebbe “non scientifica” o “non dimostrata”, dato che difficilmente si avvale di procedure sottoposte a verifiche in doppio cieco!

L’altro padre dell’EBM, Guyatt, ha scritto che l’evidenza da sola non è mai sufficiente per prendere una decisione clinica: coloro che devono prendere una decisione devono sempre considerare rischi e benefici, svantaggi e costi associati con le differenti strategie alternative e nel farlo devono tenere in considerazioni le preferenze dei pazienti. Infatti molti interventi medici, fra cui l’omeopatia, sono complessi e devono essere studiati tenendo conto della loro complessità intrinseca. L’omeopatia non è una panacea ma un valido complemento alla medicina convenzionale per la salute dei cittadini.

3. Gli studi illustri sulla plausibilità dell’Omeopatia

La principale resistenza al riconoscimento del valore dell’omeopatia viene dalla sua asserita implausibilità: le soluzioni così diluite non possono avere un’azione biologica perché sono acqua fresca. Ma negli ultimi 10 anni proprio gruppi italiani quali quello di Paolo Bellavite all’Università di Verona e di Andrea Dei all’Università di Firenze hanno condotto ricerche scientifiche pubblicate in letteratura internazionale che dimostrano incontrovertibilmente l’azione del medicinale omeopatico sull’espressione a livello dei geni.

Più recentemente, studi provenienti da vari gruppi di ricerca, tra cui quelli del prof Bellare JR in India e Van Wassenhoven in Belgio, hanno chiaramente dimostrato la presenza di nanoparticelle di medicinale omeopatico anche nelle diluizioni oltre il numero di Avogadro. Chi ad oggi continua ad affermare che nel medicinale omeopatico non c’è nulla dentro, non conosce le evidenze scientifiche attuali. La dimostrazione di nanoparticelle della sostanza di partenza nel medicinale omeopatico apre nuovi scenari sul meccanismo d’azione alla base dell’omeopatia e la posiziona nel grande campo della nanomedicina, con azione a livello dei geni.

Questa estate si è svolta presso la prestigiosa London Royal Society of Medicine una conferenza internazionale, con la partecipazione di scienziati di fama fra cui due premi Nobel, che ha confermato l’azione terapeutica di dosi estremamente basse (nanodosi) dei medicinali omeopatici.

Per il riferimento agli studi qui citati vedi fra l’altro l’articolo: “Online la prima banca dati italiana di Omeopatia”

Come medici esperti in omeopatia, ma soprattutto come medici laureati e abilitati all’esercizio della professione, chiediamo un intervento istituzionale incisivo a difesa della nostra professione. Chiediamo quindi una presa di posizione netta e precisa rispetto agli attacchi che da troppo tempo mettono in ridicolo la nostra dignità e quella dei nostri pazienti, tentando di minare la libertà degli uni e degli altri, nell’intento di uniformare i sistemi di cura a semplici prassi standardizzate.

A conferma della legittimità delle nostre richieste facciamo riferimento all’Accordo Stato Regioni del 2013 sulla formazione e l’esercizio della professione, da cui deriva l’accreditamento delle scuole di omeopatia, declinata nelle differenti discipline che comprendono omeopatia, antroposofia e omotossicologia, in atto ormai in molte Regioni e l’iscrizione dei medici esperti in appositi Registri presso quasi tutti gli ordini provinciali dei medici.

Per non dimenticare la registrazione dei medicinali omeopatici presso AIFA, in esecuzione della direttiva comunitaria sui farmaci; la normativa UE riguarda anche il riconoscimento di maggiore qualità delle carni di allevamenti curati omeopaticamente. E la già citata “Strategia dell’OMS per la Medicina Tradizionale 2014-2023” edito da OMS nel 2013, che auspica lo sviluppo dei sistemi di cura tradizionali e complementari.

L’omeopatia è riconosciuta come atto medico dalla FNOMCeO dal 2002 insieme alla medicina antroposofica e all’omotossicologia e il suo esercizio è in Italia riservato ai medici, odontoiatri, veterinari e farmacisti per gli ambiti di loro competenza.

Nota 1: L’omeopatia nei servizi sanitari pubblici in Europa (Sintesi)

Germania
– Berlino: Anthroposophical Community Hospital Havelhoehe
– Stoccarda: Flider-Hospital– Essen: Clinic for Complementary and Integrative Medicine/ Senology Center of Essen-Central Clinic
– Duisburg-Essen: Richterswil
– Monaco: Competence Centre for Complementary Medicine – Breast Center at the Technical University Munich
– Jena: Out-patient Center for Complementary Medicine and Integrative Oncology of the University Hospital Jena

Gran Bretagna
– Londra: Royal London Hospital for Integrated Medicine
– Londra: Royal Marsden NHS Foundation Trust

Francia
– Lyon: Centre Hospitalier Lyon-Sud, Dip. Materno-infantile
– Chambéry: Centre hospitalier de Chambéry
– Troyes: Centre hospitalier de Troyes, Service d’Oncologie Radiothérapie
– Lyon: Centre Léon Bérard
– Strasburg: Centre Paul Strauss
– Le Chesnay Cedex: Hopital Mignot
– Bordeaux: Institut Bergonié, Centre Régional de Lutte Contre le Cancer
– Villejuif: Institute Gustave Roussy, Department of Supportive Care

Svizzera
– Arlesheim: Klinik Arlesheim
– Arlesheim: Ita Wegman Geburtshaus
– Richterswi: Paracelsus-Spital Richterswil
– Ascona: Casa di Cura Andrea Cristoforo
– Langna: Regionalspital Emmental AG – Abteilung Komplementärmedizin
– Scuol: Ospidal Engadina Bassa – Abteilung Komplementärmedizin
– Locarno: Clinica Santa Croce

Svezia
– Järna: Vidarkliniken

Austria
– Wien: Medical University of Vienna, Department of Medicine I, Division of Oncology Outpatients Unit Additive Homeopathy for Cancer Patients

Lituania
– Vilnius: Institute of Oncology, Vilnius University

Italia
– Centro di Medicina Integrata dell’ospedale di Pitigliano-centro di riferimento regionale per la Medicina Integrata nel percorso ospedaliero
– Centro di riferimento regionale per l’omeopatia presso l’ospedale campo di Marte a Lucca

NOTA 2: breve rassegna delle evidenze scientifiche

Molte ricerche scientifiche, soprattutto nell’ultimo decennio, hanno indagato il meccanismo d’azione del medicinale omeopatico e la sua efficacia in diverse condizioni cliniche. Su PubMed, la principale banca dati internazionale medico-scientifica, vi sono ad oggi circa 5700 articoli sull’omeopatia. Iris Bell, professore emerito di Family e Community medicine all’Università dell’Arizona, ha recentemente pubblicato sul sito dell’American Institute of Homeopathy Homeopathy Research Evidence Base, che raccoglie circa 6000 evidenze sull’omeopatia.

Fino alla fine del 2014 sono stati pubblicati 189 RCT peer reviewed in omeopatia. Di questi, 104 erano contro placebo in 61 diverse condizioni cliniche. Di questi 104 RCT, 43% hanno avuto risultati positivi, 56% non conclusivi e 5% negativi (dati presenti su https://facultyofhomeopathy.org/research/).

Una relazione su efficacia, costo-beneficio e appropriatezza dell’omeopatia dell’Ufficio federale di salute svizzero, all’interno del Programma di valutazione della medicina complementare (PEK), ha riportato risultati positivi per l’omeopatia in 29 studi riguardanti allergie e infezioni delle alte vie respiratorie.

A tutt’oggi, sulla base di un database tutto italiano, risultano pubblicati ed indicizzati:
– 95 revisioni sistematiche qualitative
– 25 revisioni sistematiche quantitative con metanalisi
– 243 RCTs (studi randomizzati controllati)
– 96 studi di Ricerca in Agro-Omeopatia
– 148 studi di Ricerca Fisico-Chimica
– 208 studi di Ricerca di Base (pre-clinica)
– 106 studi di Ricerca Veterinaria
– 123 studi osservazionali

Si tratta, quindi, di una base di evidenza scientifica ampia e significativa, i cui risultati depongono in larga parte a favore dell’Omeopatia.

Fra queste evidenze meritano di essere citate le metanalisi di Kleijnen et al. (1995), Boissel et al. (1996), Linde et al. (1997); Cucherat et al. (2000).

Nel 2013 un ricercatore del Karolinska Institute, Robert Hahn, ha pubblicato una revisione delle meta-analisi sull’omeopatia, in cui afferma: «Nel 1997 Klaus Linde e collaboratori hanno identificato 89 studi clinici che hanno dimostrato una probabilità complessiva a favore dell’omeopatia sopra il placebo di 2.45» Hahn conclude. «Gli studi clinici dei rimedi omeopatici dimostrano che sono nella maggior parte delle volte superiori al placebo. I ricercatori che sostengono la tesi opposta si basano su un sistematico annullamento di studi, sull’adottare dati virtuali, o su metodi statistici inappropriati».

In un’altra recente revisione (Fixen 2018) su 9 RCT e 8 studi osservazionali sul trattamento omeopatico delle infezioni delle alte vie respiratorie, l’omeopatia è risultata equivalente al trattamento convenzionale ma con minori effetti avversi, con una potenziale riduzione del fenomeno delle antibioticoresistenza, definita dall’OMS una grave minaccia alla salute globale dei cittadini.

Alcuni studi hanno evidenziato che le medicine complementari, compresa l’omeopatia, consentono di realizzare risparmi significativi della spesa sanitaria (Van Wassenhoven 2004, Smallwood 2005, Kooreman 2012, Viksveen 2013, Colas A 2015).

Il programma francese di ricerca EPI3 (825 ambulatori di medicina generale, 8.559 pazienti) ha valutato i risultati dei trattamenti omeopatici o allopatici su tre tipologie di disturbi: infezioni del tratto respiratorio superiore, dolori muscolo-scheletrici e disturbi del sonno, ansia e depressione. Confrontando i risultati ottenuti, l’omeopatia ha dimostrato efficacia clinica paragonabile alla medicina convenzionale, ma con riduzione nell’uso dei farmaci e degli eventi avversi da farmaci e con potenziale diminuzione dei costi per il sistema sanitario. In particolare, nel gruppo di pazienti con infezioni delle vie respiratorie (N: 518), il miglioramento è del tutto simile, ma i pazienti trattati con omeopatia hanno ridotto del 57% il consumo di antibiotici. Per i dolori muscoloscheletrici (N: 1.153), a parità di risultati terapeutici, i pazienti trattati con omeopatia hanno dimezzato il consumo di antinfiammatori (-46%) e ridotto di due terzi quello di analgesici (-67%). Risultati analoghi per il gruppo di pazienti con disturbi del sonno, ansia e depressione (N: 710), dove a fronte di un miglioramento clinico analogo, con il trattamento omeopatico il consumo di benzodiazepine è calato del 71%.

Spesso viene affermato che non vi sono studi replicativi in omeopatia. Occorre notare che i finanziamenti sono enormemente inferiori che per la medicina convenzionale; ma nonostante ciò, con l’aumentare degli studi, si stanno moltiplicando gli studi con risultati positivi ripetuti, ad esempio:
– depressione (Adler UC 2011; del Carmen Macías-Cortés 2013; del Carmen Macías-Cortés 2015; Viksveen P 2014; Viksveen P 2017; Viksveen P 2018)
– diarrea infantile (Jacobs J 1994; 2000; 2003)
– fibromialgia (Fisher P, 1989; Bell IR, 2004; Relton C, 2009)
– infezioni delle vie aeree superiori (Bellavite P, 2006; Bornhöft G, 2006)
– insonnia (Bell IR 2010; Brooks AJ 2010; Carlini EA,1987; Naudé DF 2010)
– radiodermite (Balzarini A 2000; Schlappack O 2004)
– raffreddore comune (Maiwald VL, 1988; Michalsen A 2015; Jacobs J 2016)
– rinite allergica stagionale (Reilly DT, 1986; Wiesenauer M, 1985; Wiesenauer M, 1990 ; Wiesenauer M, 1997; Weiser M, 1999; Aabel 2000; Kim LS, 2005 ; Taylor MA, 2006)
– sequele e problemi post-operatori (inclusa Arnica) (Brinkhaus B 2006; Robertson A 2007; Totonchi A 2007; Karow J-H 2008; Sorrentino et al 2017)
– vertigini (Weiser M 1998; Schneider B 2005; Issing W 2005)

AMIOT – Associazione Medica Italiana di Omotossicologia
FIAMO – Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati
LUIMO – Associazione per la Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica
SIMA – Società Italiana di Medicina Antroposofica
SIMO – Società Italiana Medicina Omeopatica
SIOMI – Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata

Da:

https://www.libriomeopatia.it/articoli/appello_stop_attacco_medicinali_omeopatici.php?idn=60&idx=1857&idlink=3&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl_60

CONFERMATO LEGAME TRA BENZODIAZEPINE ED ALZHEIMER

Uno studio francese pubblicato nell’ultimo numero del British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesi aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Cosa sono le benzodiazepine?

Le benzodiazepine sono una classe di farmaci psicotropi , vale a dire, che agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici). Porta a cambiamenti di coscienza, umore, percezione e comportamento.

Provoca un effetto ansiolitico (contro l’ansia), miorilassante (rilassante muscolare), ipnotico (induce il sonno), antiepilettico (contro l’epilessia) e amnesico (causando problemi di memoria).Tra i principi attivi e i nomi commerciali citiamo AlprazolamBromazepam , BromidenDiazepamValium e Xanax

Questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento di disturbi come ansia, spasmi, insonnia, convulsioni, o agitazione durante l’astinenza da alcol.

L’uso a lungo termine di benzodiazepine è pericoloso?

E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un mese porta ad assuefazione (necessità di dosi maggiori per ottenere lo stesso effetto), dipendenza (difficoltà o impossibilità di interromperne l’assunzione), e la sospensione può causare sintomi di astinenza (recidiva dei sintomi, più tipicamente la potenziale caduta della pressione arteriosa, allucinazioni, psicosi, allucinazioni, convulsioni, malessere).

Lo studio di Sophie Billioti Gagee, colleghi dell’istituto INSERM, dimostra come le benzodiazepine aumentino significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer – la più nota malattia neurodegenerativa, che in Italia colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Lo studio Inserm

Lo studio ha preso in considerazione quasi 9.000 persone di età superiore a 66 anni, seguiti per 6-10 anni, dimostrando come l’assunzione giornaliera di psicofarmaci per diversi mesi aumenti il rischio di sviluppare una malattia neurodegenerativa :

  • una volta al giorno per 3 – 6 mesi aumenta il rischio di malattia di Alzheimer del 30%
  • una volta al giorno per più di sei mesi aumenta il rischio di Alzheimer del 60-80%.

Preoccupazione in Francia

La Francia detiene il triste record di campione del mondo nel consumo di sostanze psicotrope (nel 2012, quasi 12 milioni di transalpini ne avrebbero fatto uso almeno una volta). In particolare, le
benzodiazepine sono spesso prescritte per trattare stress, ansia e disturbi del sonno: tutti sintomi che possono essere curati con metodi alternativi (fitoterapia, omeopatia, agopuntura).

Inoltre, l’approccio farmacologico “cancella” i sintomi ma non risolve il problema, sicché questi sintomi tendono a ripresentarsi dopo l’interruzione del trattamento. Questo porta spesso a prolungare la cura oltre le raccomandazioni delle autorità sanitarie (non più di 12 settimane): molti pazienti continuano ad assumerne per anni.

I pazienti, nel frattempo, devono essere consapevoli dei rischi connessi con tali trattamenti prolungati e cercare metodi di cura alternativi.

http://www.sante-nutrition.org/lien-benzodiadepines-maladie-dalzeimer-confirme/

CURARSI CON YIN E YANG, L’OMS SDOGANA LA MEDICINA CINESE

Il presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Integrata: non significa, «che per patologie gravi, possa essere usata al posto di farmaci. Ma può aiutare a diminuirne il dosaggio o a ridurne gli effetti collaterali»

L’Organizzazione Mondiale della Sanità “sdogana” termini come Yin e Yang o energia vitale. La medicina tradizionale cinese, verrà infatti inserita nel prossimo compendio medico globale. Un’apertura che segue quella nei confronti dell’agopuntura e che non ha mancato di attirare l’attenzione della rivista Nature. Il riconoscimento ufficiale sarà introdotto nell’11/ma edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie e dei problemi di salute (ICD). Ma la novità lascia perplessi molti esperti.

Il compendio, che verrà adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità, è un documento periodicamente aggiornato che indirizza il modo in cui si fanno le diagnosi. Nel capitolo 26 della nuova edizione, che diventerà operativa per gli stati aderenti nel 2022, presenterà un sistema di classificazione per identificare concetti come «equilibrio tra Yin e Yang», «Carenza di Qi». La medicina tradizionale cinese si basa infatti sulla teoria che l’energia vitale (Qi) fluisca lungo canali chiamati meridiani e aiuti il corpo a mantenere la salute. La malattia è la rottura di questo equilibrio energetico e i trattamenti, agopuntura o rimedi erboristici, servono a ripristinarlo. L’impostazione occidentale cerca cause ben definite per spiegare la malattia e richiede studi clinicicontrollati che forniscano prove che un farmaco funzioni. Questo in genere non avviene per quella tradizionale cinese, per la quale si verificano anche non pochi effetti avversi. Per questo, molti medici si dicono profondamente preoccupati. Ma l’Oms, rispondendo alle domande di Nature puntualizza che la sua strategia è quella di «fornire una guida per gli Stati membri per la regolazione e l’integrazione, di prodotti sicuri e di qualità garantita», per «integrarla nei sistemi sanitari, ove opportuno». «È probabile che l’impatto sia profondo», si legge su Nature e potrà accelerarne l’entrata a far parte integrante dell’assistenza sanitaria globale.

Con una storia alle spalle di circa 3000 anni la medicina cinese sta vedendo una grande diffusione in tutto il mondo, «anche grazie agli sforzi del governo cinese che sta investendo moltissimo sulla sua validazione scientifica», precisa Massimo Bonucci, presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Integrata (Artoi). Lo stesso Oms, prosegue, «lo scorso anno ha stilato un elenco di patologie, tra cui rinite allergica, dolore, depressione, che sono suscettibili di miglioramento attraverso l’agopuntura, uno degli strumenti utilizzati dalla medicina tradizionale cinese». Ciò non significa, «che per patologie gravi, possa essere usata al posto di farmaci. Ma può aiutare a diminuirne il dosaggio o a ridurne gli effetti collaterali. L’Oms ci indica che non dobbiamo chiudere a priori delle porte, ma approfondire la conoscenza». D’altronde, conclude, «quando parliamo di medici di medicina tradizionale cinese, non parliamo di chi ha fatto corsi di formazione di due anni, ma di medici che hanno studiato dieci anni all’università».

Da https://www.lastampa.it/2018/09/28/societa/curarsi-con-yin-e-yang-loms-sdogana-la-medicina-cinese-oRMNJwTZvEuMAtHAMXY09M/pagina.html

Dott. Mauro Piccini

ACIDOSI METABOLICA: TERAPIA

Acidosi Metabolica e dieta

Alimentarsi in modo corretto e cosciente significa mostrare attenzione e responsabilità nei confronti della propria salute. Le terapie dietetiche sono fondamentali per il recupero delle difese dell’organismo: non richiedono farmaci, né interventi chirurgici e sono molto economiche.

Nel caso si verifichi una condizione di scompenso dell’equilibrio acido-base, l’adozione di una dieta alcalinizzante è uno dei rimedi più efficaci.

Come prevenire l’Acidosi Metabolica

L’Acidosi Metabolica può essere prevenuta e controllata andando a intervenire sul regime dietetico. Diventa fondamentale incrementare il consumo di alimenti alcalinizzanti:

  • nutrienti ricchi in sali minerali;
  • antiossidanti;
  • fitoestrogeni e fibre (frutta e verdura, semi di lino, soia, cereali integrali, legumi, noci, alghe).

Ridurre l’assunzione di alimenti acidificanti contenenti quantità elevate di:

  • proteine;
  • zuccheri;
  • sostanze acide (carne, formaggi, salumi, caffè, bibite e dolci).

È altrettanto importante optare per un’alimentazione equilibrata e varia considerando anche un corretto apporto di acqua.

Acidosi Metabolica e sport

Per correggere una condizione di Acidosi Metabolica è determinante anche adottare uno stile di vita non sedentario.
Per favorire l’eliminazione dell’anidride carbonica è particolarmente utile effettuare un’ora di camminata a passo lento dopo cena.

Muoversi, quindi, e svolgere sport regolarmente è consigliabile:

  • nei soggetti sedentari sarà logicamente necessario prevedere un inizio graduale;
  • nelle persone attive non dev’essere mai portata all’eccesso per evitare che diventi controproducente.

Un’attività sportiva esasperata può persino risultare dannosa: non bisogna dimenticare che gli atleti agonisti sono i primi a mostrare condizioni di Acidosi Metabolica acuta e di ossidazione anche grave. 

Acidosi Metabolica e integratori alimentari alcalinizzanti

Nel caso questi rimedi naturali contro l’Acidosi Metabolica – gli interventi sull’alimentazione e sullo stile di vita – non fossero sufficienti, potrebbe essere utile assumere integratori alimentari e sali minerali alcalinizzanti in grado di regolare il pH e riportarlo a valori ottimali.

Come correggere l’Acidosi Metabolica

Una corretta cura per l’Acidosi Metabolica e terapia per il riequilibrio del pH prevede, innanzitutto, un intervento sul comportamento alimentare con la prescrizione di una dieta povera di cibi acidogeni e ricca di alimenti alcalogeni, affiancata da un programma di un’attività motoria adeguato per il soggetto e dal recupero dei giusti ritmi circadiani.

Poiché, difficilmente, la sola rieducazione alimentare è sufficiente per curare gli organismi più compromessi, è necessario iniziare una terapia nutrizionale, somministrando un integratore alimentare a base di sali minerali alcalinizzanti.

Ciononostante è bene considerare che la dieta rappresenta, sempre e comunque, il fattore più importante per intervenire nella regolazione dell’equilibro acido/base. Oltre ai bicarbonati e ai citrati non bisogna dimenticare che un organismo sano e non affaticato è normalmente in grado di trasformare gli acidi naturali di molti alimenti crudi (per esempio arance, pompelmi, pomodori, frutti aciduli) in carbonati alcalini, che sono basici e utili all’economia dell’organismo

Mettere ordine nell’alimentazione

Particolare attenzione va prestata anche all’ordine di somministrazione degli alimenti in un pasto completo.

Per poter svolgere la sua azione digestiva, lo stomaco possiede un ambiente fortemente acido: quando si ingeriscono alimenti molto difficili da smaltire, principalmente quelli ricchi di proteine e lipidi, le cellule gastriche secernono maggiori quantità di acido cloridrico.

Il contenuto fortemente acido, a causa dei succhi gastrici, passa poi nel duodeno, dove è necessario, invece, un ambiente alcalino perché gli enzimi epato-pancreatici possano svolgere efficacemente la loro azione.

Per contrastare l’acido cloridrico riversato a livello intestinale, vengono richiamate nel torrente circolatorio ingenti quantità di bicarbonati prelevati a livello tissutale, creando uno stato di alcalosi ematica.

Per permettere che questo processo avvenga in maniera progressiva e controllata è necessario che l’assimilazione dei cibi in un pasto segua un ordine ben preciso, anticipando gli alimenti più digeribili (ricchi di enzimi, vitamine e minerali) e lasciando alla fine del pasto quelli più “pesanti”.

Frutta e verdura, preferibilmente crude, andrebbero consumate in quantità abbondante all’inizio del pasto, seguite nell’ordine da carboidrati, proteine e lipidi, dosando naturalmente la quantità in funzione del soggetto e del potere acidificante del singolo alimento.

da www.acidosimetabolica.it

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