CANDIDOSI SISTEMICA: PANDEMIA DEL 21° SECOLO

Di seguito riportiamo l’articolo di approfondimento redatto dal Dott. George John Georgiou Direttore e Fondatore del Centro di Medicina Olistica Da Vinci Cipro e del College Da Vinci di Medicina Olistica (www.collegenaturalmedicine.com) a Larnaca, Cypro e pubblicato sulla rivista Omeopatia Oggi per la rubrica Prospettive di terapia.

Breve storia della candida

Ippocrate descrive la Candidosi orale (circa 400 a.C.) come “bocche affette da afte ulcerose”. Nel 1665, Pepys Diary riporta il caso di un paziente con una febbre, un’afta e una forma di singhiozzo, così immortalando l’idea che l’afta si installi nell’organismo ospite. Nel 1779, Rosen von Rosenstein la definisce una forma invasiva di afta. Nel 1839, Langenbeck è accreditato come il primo ad aver riconosciuto un fungo in un paziente affetto da febbre tifoide. Egli descrive nel dettaglio ciò che al giorno d’oggi è conosciuto come ife settate, pseudoife ramificate e blastospore, ma attribuisce la causa al batterio tifoide e non al fungo. Nel 1847, il micologo francese Charles Philippe Robin classifica il fungo come Oidium albicans usando il termine Albicans per riferirsi al fungo che causava l’afta. Christine Berckhout e altri fanno alcune osservazioni a proposito dell’abilità del fungo nell’infettare la specie umana. Berckhout lo riclassifica sotto l’attuale genere di Candida nel 1923 e la sua tassonomia viene successivamente diffusa dai micologi francesi Maurice Langeron e Paul Guerra come l’inizio di una sistematizzazione razionale dei lieviti non ascosporigeni.

Una panoramica sulla candidosi cronica

Una delle sfide che la specie umana deve affrontare ai nostri giorni è l’infezione pandemica micotica conosciuta come Candida o Candidosi sistemica, là dove per “sistemica” si intende: “diffusa in tutto il corpo”. Molti tra coloro che si occupano di medicina integrata hanno provato a trattare la Candida con successi altalenanti. Per individuare la terapia più indicata, è necessario capire il comportamento della Candida nel suo ciclo vitale. Una serie di studi ha mostrato che il 90% dei bambini appena nati presenta un inizio di Candida nell’intestino. Si tratta di un organismo unicellulare che si riproduce in maniera asessuata producendo una cellula-figlia; non è patogena, risiede negli intestini senza produrre sintomi; appartiene alla famiglia dei Saccaromiceti. Le forme di Candida, come le loro “cugine”, le muffe, vivono tutte intorno all’uomo. Una ampia famiglia di lieviti è composta dalla Candida albicans, con oltre 81 specie diverse, che vivono armonicamente nella bocca, nella gola, negli intestini, nell’apparato genitale, nelle vie urinarie della maggior parte degli esseri umani e sono di solito considerate come una parte normale della flora batterica interna. La C. albicans è un organismo diploide con 8 coppie di cromosomi; è uno dei pochi microorganismi a possedere un gene diploide: questo lo indica come un organismo capace di una attività pleomorfica, in grado di mutare da una forma di blastospora in gemmazione alla forma micotica e patogena. Il problema inizia a porsi quando “normali” blastospore di Candida, cellule che tutti noi abbiamo nei nostri apparati intestinali, subiscono una mutazione pleomorfica e comincia a mutare in forme miceliali o di ife – questo tipo di Candida è patogeno e può causare moltissimi sintomi. Questo avviene quando l’ambiente intestinale e di altri tessuti diventa più acido, causando così la morte di specie batteriche “amiche” (Lattobacilli e Bifidobatteri). Questo può accadere se ci si sottopone a terapia antibiotica, cortisonica, con anti-infiammatori o chemioterapia. L’alterazione del microbiota intestinale può anche essere conseguente a un eccesso di acidi nell’organismo a causa del consumo in grandi quantità di zuccheri semplici e altri prodotti raffinati. Questa modificazione del pH può indurre una mutazione pleomorfica della Candida in un organismo invisibile ma molto attivo. Se alimentata con zucchero, può aumentare da 1 a 100 cellule nell’arco di 24 ore; ciascuna di queste 100 cellule ne produrrà a sua volta altre 100 e così via. Dopo quattro giorni nell’organismo ci sarà un milione di cellule di Candida. La maggior parte delle terapie intraprese per la Candidosi si concentra sul tentativo di eliminare la forma miceliale, patogena, tralasciando però di considerare come riportare la forma pleomorfica nella sua condizione originale apatogena. Un’altra ragione dell’elevato numero di fallimenti terapeutici in questo ambito è che non viene trattato il “terreno” così come la dieta dei pazienti, fattore a sua volta di fondamentale importanza. Ritorneremo su questi aspetti basilari quando parleremo dei protocolli di trattamento.

Il ruolo parassita della candida

La candida ha due funzioni parassitarie:

  1. Si nutre di ogni cibo putrefatto nel nostro sistema digestivo (causato soprattutto da una digestione impropria dovuta a ridotta acidità gastrica);
  2. Quando le condizioni cambiano, la Candida può trasformarsi da blastospora a micelio (vedi sopra), nel quale i filamenti, come radici, invadono in profondità la mucosa in cerca di nutrimento.

I miceli rilasciano fosfolipasi, un enzima che attacca le membrane cellulari della mucosa, liberando acidi grassi, generando radicali liberi e causando infiammazione nell’intestino. Dovunque i lieviti colonizzino, producono sintomi, che possono essere prurito all’ano, alla vagina, diarrea o mal di gola. Queste forme miceliali rilasciano 79 diverse tossine, attraverso prodotti che danneggiano tessuti e organi specifici, che determinano i sintomi. Queste micotossine possono competere con i siti recettoriali degli ormoni, causando ipotiroidismo, ipoestrogenismo; nello stesso tempo sequestrano cortisone, progesterone e altri ormoni per farne uso proprio determinando così stati di deficit endocrino.

Altri fattori che inducono patogenesi

La patogenesi della malattia associata alla Candida negli esseri umani è causata da un insieme di fattori. Alcune specie di Candida producono una gliotossina che può compromettere la funzione neutrofila. In ogni caso, la Candida è un organismo poliantigenico che contiene fino a 178 differenti antigeni, che possono spiegare il numero di reazioni crociate a lieviti, funghi e persino tessuti umani.

Negli ultimi anni è stata evidenziata l’esistenza di una potenziale cross-reattività con il glutine a causa di sequenze amminoacidiche altamente omologhe alla alfa-gliadina e alla gamma-gliadina. Questo meccanismo può portare a una intolleranza al frumento con i suoi sintomi di accompagnamento e persino innescare la malattia celiaca in soggetti geneticamente predisposti. Inoltre, uno studio cross-over placebo-controllato ha evidenziato che i lieviti alimentari possono influenzare il morbo di Crohn. La Candida produce alcol e contiene glicoproteine che hanno la capacità di stimolare i mastociti a rilasciare istamina e sostanze infiammatorie, prostaglandine, che possono causare sintomi simili a quelli dell’IBS.

Micotossine

Il carico tossico da micotossine delle infezioni da Candida può anche essere assorbito nel sangue, causando una ipersensibilità a tossine da lieviti che porta a sintomi come ansiadepressione e diminuite funzioni intellettuali.

La principale tossina coinvolta in questo processo è l’acetaldeide, che è un normale catabolita, prodotto in piccole quantità e neutralizzato dal fegato. Tuttavia, là dove se ne verifichi una iperproduzione causata dalla Candida, soprattutto in condizioni di ipossia così come una mancanza di appropriati enzimi epatici (che tendono a essere deficitari nel 5% della popolazione), l’acetaldeide tende a legarsi al tessuto umano. Questo può causare un’alterata neurotrasmissione nel cervello, procurando ansia, depressione, deficit di memoria e annebbiamento del pensiero.

Il 40-60% di tutte le cellule immunitarie presenti nel corpo umano risiede nell’intestino. Il sistema immunitario può anche risentire contemporaneamente di malnutrizione, alta esposizione a muffe ambientali, così come di un numero crescente di additivi chimici presenti nel cibo, nell’aria e nell’acqua (per esempio: residui petrolchimici, profumi, formaldeide, prodotti per pulire, insetticidi, tabacco e altri agenti inquinanti, sia interni sia esterni).

I lieviti tendono a produrre una tossina, chiamata gliotossina, che può danneggiare il sistema immunitario rendendo inattivo il sistema degli enzimi e producendo radicali liberi che interferiscono con il DNA dei leucociti. Il conseguente abbassamento delle difese immunitarie può causare non solo un complessivo senso di malessere, ma può portare allo sviluppo di sintomi respiratori, digestivi o di altra natura sistemica. In alcuni soggetti predisposti si può sviluppare una sensibilità ad alcuni cibi o residui chimici presenti nell’ambiente.

In presenza di candidosi, si riscontrano elevate quantità di metalli pesanti come il mercurio, poiché i lieviti immagazzinano i metalli nelle loro cellule e li rilasciano quando la Candida muore durante la terapia. È questa la ragione per la quale è importante sottoporsi a una disintossicazione naturale dai metalli quando si sta trattando una Candidosi sistemica.

La Candida è sensibile a una serie di agenti antimicotici, come la nistatina, che non viene assorbita nel tratto gastrointestinale dopo somministrazione per os.

La nistatina, data l’affinità per gli steroli presenti nella membrana cellulare dei funghi, è in grado di inserirsi all’interno di quest’ultima e di aumentarne la permeabilità.

Quest’aumento di permeabilità fa sì che le cellule fungine perdano costituenti per loro essenziali (come ioni e piccole molecole organiche) e, di conseguenza, muoiano.

Là dove siano coinvolte altre condizioni di salute, la Candida è nota come CRC (Candida-Related Complex): Complesso di Candidosi sistemica o Sindrome da Candidosi Cronica. Il CRC, un eccesso di Candida nel nostro sistema, può portare un numero di sintomi e segni sgradevoli, vere e proprie sindromi come la sindrome da fatica cronica, ipoglicemia, leaky gut syndrome, fibromialgia, allergia o sensibilità, disfunzioni ormonali, tiroidee o adrenergiche. Queste sindromi non sono causate direttamente dalla Candida presente nelle mucose, che causa irritazione, infiammazione, prurito e dolore, ma dall’insieme dei fattori metabolici causati dalle colonie di lieviti rilasciati nel colon in quantità non più tollerabili.

Pazienti con CRC spesso hanno una varietà di sintomi che colpiscono molti organi, per esempio:

  • disturbi gastrointestinali;
  • senso di affaticamento inspiegabile (ci si sente spesso stanchi);
  • senso di annebbiamento, cambi di umore, depressione;
  • rash cutanei, infezioni micotiche;
  • desiderio di zuccheri, pane, birra.

Il livello di tossicità nel colon influenza lo stato di salute dell’intero organismo, specie nel caso di stipsi dovuta a una flora intestinale sbilanciata. Il delicato equilibrio ormonale e chimico che presiede alla nostra salute emotiva ne può risultare colpito, causando sintomi di alterazione mentale.

Chiunque può essere colpito dalla candida!

Al giorno d’oggi, chiunque può essere colpito dalla Candida! Nelle donne, antibiotici, steroidi, antinfiammatori, ormoni, e pillole anticoncezionali possono generare forme patogene di Candida. Anche gli uomini possono sviluppare forme patogene di Candida da antibiotici, steroidi, antinfiammatori, antidolorifici e rapporti sessuali con partner infetti, anche se le conseguenze sono nella maggior parte dei casi una infezione topica e non una Candidosi sistemica.

Gli adolescenti possono contrarre la Candida attraverso l’assunzione sistematica di tetraciclina o altri antibiotici per l’acne. I neonati contraggono la Candida durante il passaggio nel canale uterino, o durante l’allattamento al seno da una madre infetta. È la ragione per la quale i neonati hanno spesso forme di mughetto (lingua rivestita di bianco).

Milioni di persone nel mondo sviluppano Candidosi. Si stima che almeno una persona su tre nel mondo occidentale sia affetta da questa patologia. Visto che un così grande numero di persone può essere affetto dalla Candida, e dato l’ingente numero di fattori che può causarla, la Candida attualmente rappresenta un problema rilevante di salute tanto da aver raggiunto le proporzioni di una vera pandemia.

Nel nostro organismo la Candida coesiste con molte specie di batteri in un equilibrio competitivo. Alcuni di questi agiscono parzialmente per tenere sotto controllo l’incremento della Candida nell’ecologia fisiologica. In condizioni di salute, il sistema immunitario mantiene la proliferazione della Candida sotto controllo, ma quando la risposta immunitaria è indebolita la crescita della Candida può avvenire in maniera incontrollata. È un organismo opportunista, che, se ne ha appunto l’opportunità, tenterà di colonizzare tutti i tessuti acidi dell’organismo. Questa è una delle ragioni per le quali è presente negli stati cancerosi, dove il pH è molto acido.

Squilibrio ecologico dell’organismo

Nella società moderna sono presenti sfortunatamente molti fattori che possono portare a uno sbilanciamento dell’equilibrio ecologico del corpo, indebolendo il sistema immunitario e dunque consentendo una crescita eccessiva di lieviti.

I maggiori fattori di rischio sono:

  • Ormoni steroidei o immunosoppressori come il cortisone, che sono usati per trattare gravi problemi allergici, paralizzando la capacità del sistema immunitario di reagire.
  • Farmaci contraccettivi che scombinano l’equilibrio ormonale.
  • Diete ricche di carboidrati e zuccheri, lieviti e derivati, cibi fermentati.
  • Esposizione prolungata ad ambienti con presenza di muffe.
  • Antibiotici e sulfamidici, che uccidendo qualsiasi tipo di batterio, compresi quelli buoni, facilitano una crescita incontrollata della Candida nel tratto intestinale.

La stessa cosa avviene, in modalità varie, con l’uso degli steroidi come il cortisone. Tutti gli steroidi, inclusi gli anticoncezionali, hanno l’effetto di deprimere il sistema immunitario, così come di uccidere i batteri benefici per l’organismo.

Infezioni da lieviti sono comuni in pazienti sottoposti a cure ripetute o prolungate di amoxicillina, cefalosporine, tetracicline o altri antibiotici ad ampio spettro durante l’infanzia e l’adolescenza, ma anche da adulti.

Fattori alimentari

La Candida si nutre principalmente di zuccheri.

I lieviti in generale proliferano in presenza di zuccheri semplici, dolcificanti, ma anche zuccheri naturali della frutta, così come con il consumo eccessivo di carboidrati complessi.

Ci sono molte ragioni per limitare o eliminare il consumo di latte in pazienti con Candidosi cronica:

  • Un alto contenuto di lattosio provoca una sovracrescita di Candida.
  • Il latte rappresenta uno dei principali allergeni alimentari.
  • Il latte può contenere residui di antibiotici che possono ulteriormente danneggiare il microbiota intestinale e promuovere sovracrescita di Candida.

Come trattare la candida

Passiamo adesso a esaminare il concetto di trattamento, che è abbastanza complesso se si vogliono avere risultati davvero positivi. Esistono numerosi approcci per trattare la Candida: da quelli che sono usati dai medici tradizionali, e che prevedono l’uso di medicinali antimicotici, a quelli in uso tra i medici che praticano medicina integrata e i nutrizionisti, basati su una varietà di prodotti naturali che ristabiliscono l’eubiosi intestinale.

Tutti questi trattamenti presentano lo stesso effetto secondario: il paziente si sente meglio inizialmente, per poi scoprire però che la Candida fa di nuovo capolino nell’organismo dopo essere stata silente per qualche mese.

Poiché questo protocollo di trattamento è stato implementato presso il Centro di medicina olistica Da Vinci, a Larnaca, Cipro, dove il Dr. Georgiou è Direttore e Fondatore, viene chiamato “Protocollo Da Vinci per la cura della Candida”. Il Dr. Georgiou cura pazienti che provengono da tutto il mondo.

Il protocollo Da Vinci per la cura della candida

Esistono tossine nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo. Anche il nostro organismo produce tossine, come risultato dei processi metabolici che ci tengono in vita. Prima di implementare la cura della Candida coi suoi pazienti, di conseguenza, il Dr. Georgiou si accerta che il paziente si sottoponga a un protocollo disintossicante che riporti in equilibro il sistema dell’organismo. Uno dei metodi più veloci, economici ed efficienti per raggiungere questo risultato è sottoporsi a una dieta disintossicante alcalina per 15 giorni. Il protocollo prevede frutta fresca, verdure, succhi vegetali, zuppe, verdure bollite condite con olio di oliva ed erbe, tisane.

La disintossicazione produce una serie di effetti positivi:

  • Il tratto digestivo viene ripulito da scorie e da fermenti.
  • Si ottiene una purificazione di fegato, reni e sangue, ciò che non è possibile seguendo un regime alimentare regolare e tradizionale.
  • Migliora la lucidità mentale, solitamente ridotta dal sovraccarico di additivi chimici e alimentari.
  • Diminuisce la dipendenza da zucchero, caffeina, nicotina, alcol e medicinali.
  • Si riduce la capacità dello stomaco, attraverso la riduzione di cattive abitudini alimentari.
  • Il sistema ormonale è potenziato.
  • Viene stimolato il sistema immunitario.

Lo scopo di questa dieta è disintossicare l’organismo, rimuovere le tossine dalle cellule lipidiche, dai tessuti e dagli organi, così che il corpo possa tornare a un livello di funzionalità ottimale.

Parassiti, metalli pesanti e altre tossine

Come parte del processo di disintossicazione, il centro Da Vinci cerca anche di disintossicare il corpo dalla presenza di metalli pesanti che possono essere facilmente individuati mandando un campione di capelli a un laboratorio accreditato. Inoltre, esistono parassiti almeno nel 90% della popolazione, dunque è bene introdurre anche un protocollo di depurazione dai parassiti durante i 15 giorni di dieta detox.

I metalli pesanti si trovano nel pesce e nelle otturazioni contenenti amalgama (mercurio), l’alluminio si trova nelle polveri lievitanti, nelle farine per dolci e autolievitanti, nei cosmetici, nei dentifrici, negli antitraspiranti e in alcune medicine come gli antiacidi.

In alcuni Paesi viene somministrato arsenico al pollame per facilitarne la crescita, si trovano tracce di cadmio in tè e caffè, così come nel fumo di sigarette. Il piombo è presente in vernici, carburanti, gomma, plastiche, inchiostri, coloranti, giocattoli, materiali da costruzione e prodotti per capelli.

Esaminiamo ora il “Protocollo Da Vinci per la cura della Candida” in maniera approfondita.

  1. “Affamare” la Candida eliminando i cibi che la nutrono.
  2. Uccidere la Candida usando dei prodotti naturali anti-Candida.
  3. Ripopolare la flora intestinale con un probiotico
  4. Regolare la disbiosi e riportare le forme micotiche patologiche di Candida al loro stato originario attraverso i medicinali SANUM prodotti dalla Sanum Kehlbeck (Germania).
  5. Ristabilire l’equilibrio biochimico dell’organismo e rinforzare sistema immunitario. Questo permetterà all’organismo di riguadagnare e mantenere il controllo sulla crescita della Candida attraverso una ottimizzazione della alimentazione. Ciò sarà possibile controllando le intolleranze e seguendo la Dieta Metabolica di Bill Wolcott, che è in grado anche di uccidere i parassiti ed eliminare i metalli pesanti dal sistema…

 Da: https://www.acidosimetabolica.it/candidosi-sistemica-prospettive-terapeutiche/

 

PSICO NEURO ENDOCRINO IMMUNOLOGIA: DOVE CORPO E MENTE SI INCONTRANO

La relazione mente-corpo ha interessato ed affascinato intere generazioni di studiosi che nel corso degli anni hanno indagato il potere della mente sull’insorgenza e sul decorso di varie malattie organiche e viceversa l’influenza del corpo sullo stato psicoemotivo.

L’approccio al problema è stato inizialmente di tipo empirico, a partire dalle svariate storie di guarigioni miracolose che hanno messo in luce l’influenza di determinate convinzioni e dell’atteggiamento di fede sullo sviluppo degli effetti terapeutici. In seguito l’indagine ha acquisito maggior rigore sperimentale, e i risultati hanno confermato l’azione della mente sul corpo, benché al momento i risultati non siano univoci, a conferma della complessità della questione. Recentemente la focalizzazione dell’attenzione sul sistema immunitario, già da tempo noto per la sua azione difensiva nei confronti degli agenti estranei, con il fine di garantire l’identità biologica individuale, ha messo in luce una nuova connessione tra la mente ed il corpo, con il risultato che oggi non è più così chiaro se il sistema immunitario sia “al servizio” del corpo o in pari misura “della mente”.

Per esprimere la “grande connessione” tra i sistemi dell’organismo un tempo ritenuti indipendenti, è nata una nuova branca della Medicina, la Psiconeuroendo-crinoimmunologia, indicata con la sigla PNEI, a cui apportano il loro contributo, studiosi di diverse specialità come neurologi, psichiatri, biologi molecolari, immunologi, endocrinologi. Questa disciplina indaga le modalità con cui la psiche, il sistema nervoso ed il sistema immunitario s’influenzano in modo vicendevole. Al di là dell’interesse speculativo, questo nuovo campo d’indagine appare interessante e proficuo per le prospettive pratiche che consentirebbero di prevenire l’insorgenza di alcune malattie o di contribuire alla loro guarigione.

Oggi appare sempre più evidente che il corpo non è solo una macchina, in senso meccanicista e non ha più senso ritenere che il cuore o il cervello siano la sede unica delle emozioni e della coscienza. Se fino a qualche anno fa si riteneva che i neuropeptidi costituissero la forma di linguaggio e di comunicazione delle cellule nervose tra loro o con le cellule muscolari o con quelle ghiandolari, attualmente, si può affermare con certezza che queste molecole sono prodotte anche dalle cellule immunitarie e viceversa queste ultime sono dotate di recettori, sorta di chiavi molecolari inserite nella loro membrana cellulare, che ricevono e decodificano la comunicazione portata da neuropeptidi prodotti in altri organi ed apparati. Si può così concludere che i neuropeptidi sono mediatori sia delle informazioni sia delle emozioni e che agiscono nei più svariati sistemi dell’organismo. Il sistema immunitario è oggi considerato come un organo recettore periferico, un “sesto senso” che percepisce elementi dell’ambiente che sfuggono ad altri sensi, elementi non solo connotati in senso biologico stretto ma caratterizzati da valenze cognitive.

Stanno emergendo dati sempre più numerosi che evidenziano l’effetto immunodepressivo dello stress e viceversa l’azione potenziante le difese immunitarie che è esercitata da uno stile di vita in cui il ruolo stressogeno viene ridotto con svariate modalità. Lo stress, infatti, ha molteplici ripercussioni sul corpo ma anche sulla mente. La mente stessa contribuisce all’insorgere dello stato di stress attraverso la valutazione cognitiva di quello che ci accade, in relazione al significato che non gli attribuiamo e alle modalità di cui disponiamo per farvi fronte. A parità di evento, ci si può sentire “sfidati” a dare il meglio di sé, o abbattere, ritenendo l’accadimento una calamità che rende impotenti. Nel primo caso lo stress è benefico, e si configura, come lo definiva lo studioso Selye, il “sale della vita”, che dà sapore alla nostra quotidianità, spingendoci all’azione ed all’evoluzione personale. Al contrario, nella seconda eventualità, diventa la premessa per una condizione d’impotenza, che se intensa o protratta può evolvere in depressione, con un coinvolgimento della psiche e del corpo, anche attraverso la sua influenza sulle funzioni immunitarie, che vengono modulate negativamente, così da esporre l’individuo ad un maggior rischio di malattia.

 

Dott. Mauro Piccini
https://www.neuroscienze.net/pnei/

RIPULIRE L’ALBERO GENEALOGICO SE VOLETE UN RAMO TUTTO PER VOI DOVE CINGUETTARE IN PACE!

Poiché i padri hanno mangiato l’uva, i denti dei figli si guasteranno e non si conteranno le sedute dal dentista. Scherzi a parte, le colpe dei padri ricadranno sui figli: è la Bibbia a informarci. E non si smaltiranno in breve tempo. Secondo il testo sacro, saranno vessate almeno 7 generazioni; l’induismo ne conta 9; gli antichi testi cinesi addirittura 11. Già solo il pensiero ci tramortisce, almeno da che l’Antico Testamento ha fissato il principio in un verso del libro di Geremia e lo ha trasmesso alla vulgata comune. Nel libro di Ezechiele, invece, si cambia drasticamente musica: ciascuno sarà giudicato in base alle proprie azioni. Ma insomma, siamo liberi o condizionati? Il prodotto di una lunga catena di eventi o delle nostre scelte individuali? Non si sta qui a tentare l’esegesi biblica, solo a dire che il dilemma tra destino e libero arbitrio, predestinazione e libertà, è antico, attanaglia da sempre il pensiero filosofico e religioso, le culture umane. Con Anne Ancelin Schützenberger, ‘inventrice’ della psicologia transgenerazionale, oggi 92 enne,  la psicologia dà ragione a Geremia (da lei citato nei suoi studi) e scarta Ezechiele: i morti condizionano i vivi, i vissuti familiari si trasmettono, li ereditiamo come e più dei tratti fisici e somatici, ci costringono alla ripetizione finché non ne prendiamo coscienza, li assimiliamo e ce ne liberiamo.

E’ stato da poco pubblicato in Italia Psicogenealogia, seguito e completamento de La sindrome degli antenati (entrambi  per opera dell’editore Di Renzo), frutto di una vita di ricerca, studio, ma soprattutto esperienza clinica diretta della Schützenberger con centinaia di migliaia di pazienti.  Da entrambi i libri affiora un concetto fondamentale: un qualche equilibrio interiore e il senso della propria vita non si raggiungono solo e soltanto, ammesso che ci si riesca, dirimendo i conflitti tra Es e Super Io, l’io in mezzo a tentare di fare da mediatore, secondo l’impostazione psicoanalitica classica. Ancelin invita a scovare altrove, negli armadi di casa, l’origine dei propri mali: naftalina (se ancora è in uso) e antitarme a parte, si potranno scoprire scheletri o fantasmi di famiglia ben custoditi o nascosti, ma attivi in noi; segreti, tabù, polveri non sottili di tante cose rimosse, non dette, mai confessate eppure mai decadute, anzi rimaste sempre in circolo, che si riattivano nel vissuto di ogni generazione in forma di coincidenze, malattie gravi, morti premature, ma anche innocui episodi analoghi che si ripetono nella scala  della discendenza. Segno che l’albero, il nostro albero genealogico, sovraccarico, intasato, inquinato, va ‘ripulito’. Agostino d’Ippona, citato da Anne, scrisse che ‘i morti non sono assenti, sono esseri invisibili’.  Ecco, nel ripostiglio di casa si agita l’inconscio familiare che ci costringe, secondo questa linea di pensiero, a prendere atto di un universo parallelo dove le dimensioni di tempo e di spazio non sono solo quelle della realtà apparente. Il funzionamento dell’inconscio e della memoria sembrano sfuggire alle convenzioni e mostrarci legami longitudinali nel tempo e nello spazio che sfuggono a qualsiasi spiegazione razionale. Conoscere la propria storia familiare e coltivarne la memoria, diventano parte fondamentale di ogni processo terapeutico o percorso esplorativo di chi è alla ricerca di sé. Del vero sé.

Chi è Anne Anceline Schützenberger? Classe 1919, parigina d’origine alsaziana, è figura fondamentale della psicologia del ‘900. Di formazione freudiana, allieva di Francoise Dolto in Francia, è stata in America una delle prime allieve di Moreno, (padre dello psicodramma, dei metodi attivi, del concetto di atomo sociale e di tecniche come il sociogramma). Ha lavorato a fianco di Carl Rogers, Margaret Mead, Gregory Bateson, ha risentito della lezione del gruppo degli antropologi di Palo Alto. Teorica e clinica, psicosociologa, analista di gruppo e psicodrammista con esperienze internazionali di grande rilevanza, oggi è professore emerito di psicologia all’università di Nizza. Anne è conosciuta soprattutto  perché fondatrice della psicogenealogia o psicologia transgenerazionale: per lei scienza e arte insieme, disciplina e metodo sviluppati dagli anni ’70 che approcciano le malattie sia fisiche che mentali a partire dallo studio della storia familiare.  Per Anne guarire è mettersi in condizione di vivere la propria vita liberandosi di pesanti eredità psichiche. Attraverso la tecnica del genosociogramma da lei sviluppata (la costruzione dell’albero genealogico fatta dal  paziente con l’aiuto del terapeuta, non in base a ricerche ma in base alla memoria perché conta il modo in cui vengono percepiti i legami più che la loro trascrizione oggettiva), si può portare alla luce l’eredità psichica (traumi, problemi, disagi) che ci è stata trasmessa da antenati, nonni, genitori. In ‘Psicogenealogia’ si legge che le ricerche fatte negli anni ’60 dalla psicoanalista americana Josephine Hilgard  negli ospedali psichiatrici della California, hanno definitivamente dimostrato la reale esistenza della ‘sindrome da anniversario’: la ripetizione degli stessi  sintomi per tre e più generazioni come per ‘contagio mentale’. D’altra parte, la componente genetica talvolta da sola non basta a spiegare l’insorgere di malattie psichiche e fisiche. Come si trasmette allora questa eredità familiare?  Per via inconscia, naturalmente. E sul modo di attivarsi dell’inconscio ci sono diverse ipotesi: di madre in figlio, tramite il cordone ombelicale, di padre in figlio. Anne racconta molti casi clinici ne ‘La sindrome degli antenati’, e in ‘Psicogenealogia’ propone una metodica rigorosa per una clinica psicogenealogica. Secondo questa impostazione, il nostro grado di libertà è molto inferiore a ciò che pensiamo. A volte la nostra vita è ‘marchiata’ ancor prima della nascita; fin dalla scelta del nome, si determina il destino di un bambino. Come e perché si porta avanti una gravidanza, è un capitolo a parte.

È tra le suppellettili di casa che si dipana la questione cruciale, il perché di sofferenze che invalidano la vita psichica. Magari sotto  la panca custodiamo sogni  imposti dal sistema di valori familiari, sociali, culturali, che non ci appartengono. Viviamo decentrati. Sopra la panca,  cerchiamo il ‘romanzo’ che dipani un senso, ci indichi la via d’uscita dal labirinto della nostra vita, dal cruccio che fa da sottofondo ai nostri giorni. Anne ci strattona: dimentichiamo o ignoriamo che è la nostra vita il vero romanzo che dobbiamo imparare a leggere. Siamo noi i personaggi centrali se ci apriamo alla conoscenza.  Interpretiamo in forme inconsapevoli il ruolo che la famiglia, la miscela biologico-affettiva di cui siamo fatti, ci ha assegnato.  Scrive Musil ne ‘L’uomo senza qualità’ citato ne ‘La sindrome: ‘occorre senza dubbio che gli individui siano ciascuno un’architettura a sé, affinché l’insieme che essi compongono non sia un’assurda caricatura’. Bisognerebbe trovare chi si è, capirlo per sottrarsi alla caricatura. In fondo, secondo la psicoterapeuta, noi esseri umani siamo tutti simili nei moventi fondamentali dell’esistenza: la paura di morire, la paura di non essere riconosciuti, quasi sempre agiti da conflitti generazionali, alle prese con la difficoltà a sottrarsi ai condizionamenti familiari per nascere a sé. L’approccio teorico e clinico di Anne è integrato perché sono riconoscibili e utilizzati più modelli. C’è il Freud che per primo osservò con una metafora efficacissima che emerge di ognuno solo la punta di un iceberg, mentre quasi tutta l’attività psichica si svolge in modo sommerso e inconsapevole. Ancora il Freud che in ‘Totem e tabù’ per primo individua una trasmissione di questa eredità: “Noi procediamo comunque dall’ ipotesi di una psiche collettiva (…) facciamo sopravvivere per molti millenni il senso di colpa causato da un’azione e lo facciamo restare operante per generazioni e generazioni che di questa azione non possono avere avuto nozione alcuna. Facciamo proseguire un processo emotivo”. Quindi Anne fonda il suo metodo anche sulla nozione di inconscio collettivo di Jung, “sull’idea junghiana della trasmissione di generazione in generazione e della sincronicità o coincidenza delle date”. Da Moreno riprende l’idea del co-conscio e del co-inconscio familiare e di gruppo. Da Foulkes  l’idea di inconscio sociale e interpersonale nonché di matrice: siamo tabula rasa su cui si incidono le memorie di altri. Dallo psicoanalista di origine ungherese, Ivan Boszormeny-Nagi, riprende il concetto di ‘lealtà invisibile’, fedeltà inconscia ai nostri antenati. “C’è qualcosa in noi – scrive in Psicogenealogia – che ci spinge a ‘difendere’ la nostra famiglia e il suo modo di vivere e di pensare, a riprodurre il suo comportamento, qualunque siano i nostri consapevoli desideri di fare altrimenti. E se per prendere le distanze si agisce in modo contrario da come è stato fatto, e se i nostri genitori si sono comportati nello stesso modo, si ripete la forma di rivolta dei nostri nonni, si reagisce invece di scegliere e di agire. E il ciclo ricomincia”. Fare il contrario è anch’ esso una forma di lealtà invisibile. Diventare adulti, tagliare il cordone ombelicale è emanciparsi da queste dinamiche. Di qui anche l’integrazione nel modello teorico di Anne delle nozioni di  ‘cripta e fantasma’ introdotte nel 1978 da due psicoanalisti freudiani, anch’essi di origine ungherese, Nicholas Abraham e Maria Torok, che lavorarono su pazienti che sostenevano di aver fatto qualcosa senza comprenderne i motivi. Per i due psicoanalisti il fenomeno si spiega ipotizzando la presenza di un fantasma, alla pari di un ventriloquo, che parla per loro, uscito da una tomba mal chiusa di un antenato, dopo un’onta subita, una morte precoce, qualcosa di non accettato. “Il fantasma è il lavoro nell’inconscio del segreto inconfessabile di un altro (incesto, crimine, nascita illegittima).

In questo quadro assai complesso, si inserisce la ‘sindrome da anniversario’, gia evidenziata dalla Hilgard: l’individuo è un’entità biologica, psicologica, ma anche psicosociale che risente delle regole codificate dal suo sistema familiare che diventano carne della propria carne. L’identificazione inconscia con un membro della famiglia fa sì che si arrivi a un processo di ‘incorporazione’: con una straordinaria coincidenza di date si replicano malattie, incidenti, morti, destini. “Ho avuto modo – racconta Anne ne ‘La sindrome’ – di notare numerosi casi di ripetizione , di incidenti, matrimoni, aborti, decessi, malattie e gravidanze, alla stessa età, lavorando su due-tre-cinque-otto generazioni (ossia esaminando 200 anni di storia familiare)”. Perché avviene tutto questo? La psicogenealogista ammette candidamente che non lo sa né può fornire una risposta: sono dinamiche che dall’ambito psicologico ci conducono all’ontologia e alla metafisica. L’investigazione dell’umano contempla l’imbarazzo del mistero e dell’ignoto. Certo è che esiste un gran libro dei computi familiari (debiti e meriti) ma persino razziali e culturali che spiegherebbe storie individuali e collettive. Resterebbero in circolo debiti,  ‘ingiustizie’ di cui se non si pone riparazione  ripulendo l’albero genealogico restano nelle generazioni tracce fisiche e psichiche: bizzarrie comportamentali, atti mancati, incubi.  “É  evidente che certi tra noi portano in sé delle cripte, come delle tombe dove avrebbero nascosto dei morti mal sepolti, mal morti, sotterrati con dei segreti indicibili per i loro discendenti, o delle morti ingiuste (morti premature, assassini, genocidi)”.  Tra gli innumerevoli esempi citati, suggestivo il cosiddetto trauma da vento di proiettili: durante la terribile ritirata di Russia del 1812, i chirurghi di Napoleone constatarono l’esistenza di uno shock traumatico nei soldati che avevano sfiorato la morte e sentito passare il vento dei proiettili. Le conseguenze di questo shock si sarebbero trasmesse durante i periodi di anniversario nei discendenti in forma di malesseri, costrizioni alla gola, incubi “per effetto di una sorta di zoom, di collisione delle generazioni e del tempo, un time collapse”. Incubi particolarmente vividi dotati di una memoria quasi fotografica sono confermati nei discendenti di sopravvissuti di guerre che ripropongono traumi terribili e inenarrabili. La psicogenealogia ha funzione investigativa, curativa e ripartiva. Sostiene Anne: quando si lascia a una persona la possibilità di esprimersi, parlare, disegnare, rappresentare in forma di psicodramma, i sintomi scompaiano, si riesce a chiudere un trauma e un lutto attraverso un atto simbolico ultimando compiti che erano rimasti sospesi.  Un caso familiare celebre è quello del poeta Arthur Rimbaud: nel suo abbandonare la poesia per l’Africa, per poi tornare in Francia a morire per un cancro al ginocchio, era ossessionato dal fantasma del padre. Arthur era stato abbandonato dal padre all’età di 6 anni; suo nonno aveva abbandonato il figlio alla stessa età.  Confondeva la sua città natale con quella di suo nonno (Dole). Credeva di essere disertore del 47 esimo reggimento di fanteria, che invece era quello di suo padre, il cui fantasma lo perseguitò in silenzio nella sua opera e nella vita. In ‘Psicogenealogia’ si cita il caso di Vincent Van Gogh: ha sofferto di un segreto di famiglia: è stato il ‘bambino di sostituzione’ di un fratello morto del quale portava il nome. “Oltre ad essere nato lo stesso giorno di quest’ultimo, l’ha scoperto per caso passando per il cimitero dove ha visto la ‘sua’ tomba, un enorme shock, finché non comprese che non si trattava di lui per il fatto che la data di suo fratello differiva di un anno dalla sua. Van Gogh non ha mai trovato il suo posto al sole, non ha mai venduto un quadro mentre era in vita e ha finito col suicidarsi”.

Questo approccio contestuale e integrato permette “una nuova ricognizione della psicoterapia, psicoanalisi, della medicina olistica e della medicina tout court, nonché della psicosomatica” e obbliga a un’integrazione dei saperi. “La sola psicoanalisi, o la psicoterapia individuale che non si colleghi al passato simbolico dell’individuo e ai suoi traumi, non è sufficiente”. Anne collega la disciplina anche alla teoria del caos e dei frattali  e alla ricerca di un senso in ciò che sembrerebbe non averne, perché potrebbero “aiutarci a comprendere come un piccolo avvenimento sia in grado di far cambiare tutto”.  In ‘Psicogenealogia’ si dice che è troppo presto per tirare le somme ma che i paradigmi scientifici stanno cambiando rapidamente: molte certezze dei secoli passati sono superate; viceversa, idee ritenute infondate trovano nuovi riscontri. Così le ricerche sui neuroni a specchio spiegano ciò che si chiama intuizione, empatia, “ovvero una quasi divinazione miracolosa del pensiero, delle intenzioni, dei desideri e dell’azione sperata da parte dell’altro”. Il futuro della ricerca non può che essere di questo tipo, transdisciplinare, per riuscire a spiegare le modalità di trasmissione di questa eredità e allargare la comprensione di come funzionino la memoria e l’inconscio. Comprensione che finora è emersa più  in ambito letterario (Proust, Virginia Woolf, Musil ad esempio) che scientifico. La disciplina psicogenealogica con la sua tecnica investigativa è suggestiva ma bisogna essere prudenti e  guardarsi dai ciarlatani: poiché è diventata una moda, è praticata anche da chi non ha ricevuto una formazione seria e “può portare ad abusi”, avverte la sua fondatrice.

Solo accettando consapevolmente il proprio guazzabuglio familiare, si può trovare un ramo confortevole per sé dove cinguettare. Oppure dove stonare, ma a modo proprio, rimanendo uguali a se stessi. Come diceva il filosofo Paul Ricoeur, bisogna acconsentire a ‘l’involontario della vita’. “Non ci si sceglie la propria famiglia, ma si può acconsentire a esservi nati e riappropriarsene”, conclude Anne. Forse tutto sta a rinsaldare i legami tra vita conscia e inconscia scissi da questa civiltà dei minimi termini, a dare ascolto agli avi quando hanno qualcosa da dirci, a coltivare la memoria e raccontare ai figli il proprio romanzo familiare invece di occultarlo. A riconoscere le eredità per poi fare storia a sé. Recita un famoso sonetto del poeta francese del XVI secolo, Joachim du Bellay: Felice chi, come Ulisse, ha fatto un lungo viaggio nello spazio e nel tempo, finisce per ritrovare il suo cuore e la sua ragione, e realizza finalmente la sua vera vita per sé stesso”.

Titolo: La sindrome degli antenati. Psicoterapia trans-generazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico
Autore: Anne Ancelin Schützenberger
https://tesorisommersi.wordpress.com/2011/07/10/la-sindrome-degli-antenati-psicogenealogia-anne-anceline-schutzenberger/

 

IN ARRIVO DA AIFA LE PRIME AIC, GLI OMEOPATICI DIVENTANO FARMACI

Roma, 27 ottobre – Sono in arrivo le prime autorizzazioni dell’Aifa che attribuiscono anche ai rimedi omeopatici il rango di farmaci a tutti gli effetti, status fino ad oggi non riconosciuto.

Ad annunciarlo è Omeoimprese, la sigla delle aziende dei produttori di omeopatici, che informa che all’Agenzia italiana del farmaco sono stati richiesti oltre 3.000 codici di autorizzazione all’immissione in commercio, che verranno rilasciati entro la fine del 2018.

Una vera rivoluzione per le aziende omeopatiche, riferisce una nota Ansa, costrette a presentare al vaglio dell’Agenzia regolatoria nazionale una corposa documentazione e un elaborato dossier di registrazione, mai presentato fino ad ora.

“Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa” spiega il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga  “e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’Aic, proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze, che rischiano di mettere in ginocchio il settore”.
A giudizio di Omeoimprese, pensare di trattare l’omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale “implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche” spiega Gorga “e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione”.
“Il Decreto Tariffe del ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili
 ”  continua il presidente delle aziende di settore. “Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le Big Pharma“.
“Siamo felici che anche l’Aifa e il Ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale”  prosegue Gorga, “ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all’omeopatia, e se non troveranno medicine italiane in vendita, compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà, a favore delle aziende estere“.
L’obiettivo che Omeoimprese si pone per i prossimi mesi è, dunque, di lavorare con le istituzioni per rivedere il Decreto Tariffe.

http://ordinefarmacistiroma.it/gli-omeopatici-diventano-farmaci-in-arrivo-da-aifa-le-prime-aic-3000-le-richieste/?fbclid=IwAR3DmXRyuAS_pjtUgaiaobFIuGrQAYjMrVi2OSYWjF89PQ2GKxazRdC8NBM

PARKINSON: CONFERMATO LEGAME TRA BATTERI INTESTINALI E PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE

Lo studio “Gut microbes promote motor deficits in a mouse model of Parkinson’s disease” da poco pubblicato sulla rivista Cell ha approfondito e dato corpo alle tesi che vedono la possibile esistenza di un collegamento fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson.

«Per la prima volta – spiega Sarkis Mazmanian, pioniere degli studi sul microbioma, tra gli autori dello studio e professore della California Institute of Technology – abbiamo scoperto un nesso biologico fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson. Più genericamente, la ricerca rivela che una malattia neurodegenerativa può avere origine nell’intestino e non solo nel cervello, come si pensava in precedenza. La scoperta in pratica rappresenta un cambio di paradigma e apre per il futuro nuove possibilità di trattamento per i pazienti.».

Lo studio

I ricercatori hanno lavorato su topi geneticamente modificati per il Parkinson, dividendoli in due gruppi: il primo cresciuto in ambiente sterile (germ free), il secondo in condizioni normali. I topi cresciuti in ambiente sterile hanno mostrato minori deficit motori e un accumulo ridotto di proteine malformate rispetto ai topi cresciuti in ambiente normale: un trattamento a base diantibiotici su questi ultimi ha dato effetti simili a quelli riscontrati nei topi cresciuti in ambiente sterile. Viceversa, i topi germ free hanno registrato peggioramenti nei sintomi, se sottoposti a un trattamento a base di acidi grassi a catena corta o se sottoposti a trapianti fecali da parte di pazienti affetti da Parkinson. Esiste inoltre un fattore genetico nel potenziale sviluppo della patologia: i ricercatori hanno infatti usato un modello animale geneticamente modificato che replica i sintomi del Parkinson, e i topi non predisposti alla malattia, una volta sottoposti allo stesso trapianto fecale, non hanno sviluppato gli stessi deficit motori.

Questi risultati suggeriscono come in primis esista un’influenza negativa diretta da parte del microbioma intestinale nell’esacerbare i sintomi, con la creazione di un ambiente favorevole all’accumulo di proteine deformi, mentre dall’altra parte confermano che le terapie probiotiche o prebiotiche possono potenzialmente alleviare i sintomi della malattia.

La situazione in Italia

Anche in Italia si stanno realizzando ricerche su microbioma e malattie degenerative. «Oggi c’è molto interesse su questo aspetto ed anche noi abbiamo iniziato un progetto di studio del microbiota intestinale nei pazienti con Parkinson – racconta a Microbioma.it Fabrizio Stocchi, neurologo e direttore del Centro Parkinson dell’IRCCS San Raffaele Pisana – Vi sono indicazioni che il microbiota presenta alterazioni caratteristiche nei pazienti parkinsoniani e sappiamo che la proteina responsabile della morte cellulare nel cervello dei parkinsoniani, l’alfasinucleina, si trova anche nell’intestino di questi pazienti. L’alterazione del microbiota favorirebbe l’ingresso dell’alfasinucleina nel cervello iniziando il processo patologico che porta poi allo sviluppo della malattia. Lo studio riportato in questo articolo supporta questa ipotesi e incoraggia la prosecuzione della ricerca sul microbiota».

Il futuro della ricerca in questo campo: identificare batteri buoni e batteri cattivi per capire come agire

Se antibiotici e trapianti fecali sono ancora lontani dal diventare terapie praticabili nell’immediato, la prossima sfida per gli scienziati sarà proprio identificare le specie batteriche che contribuiscono all’insorgenza del Parkinson o a un aggravamento dei suoi sintomi e quali invece svolgono un’azione protettiva per i pazienti. «Una simile scoperta – conclude il Prof. Sarkis Mazmanian –potrebbe servire da marker diagnostico per la malattia, o persino fornire nuovi obiettivi per lo sviluppo di farmaci specifici. Come ogni altro processo di sviluppo di nuovi farmaci, portare questo lavoro dagli animali agli esseri umani richiederà anni. Ma questo è un primo passo avanti importante verso l’obiettivo a lungo termine: sfruttare le conoscenze che abbiamo acquisito e aiutare ad alleggerire il peso clinico, economico e sociale della malattia di Parkinson».

Fonti: microbiota.it
https://saluteuropa.org/segnali-dal-futuro/177-parkinson-confermato-legame-tra-batteri-intestinali-e-patologie-neurodegenerative/
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