L’AGOPUNTURA COME SOSTEGNO AL TRATTAMENTO DI DOLORE CRONICO E DEPRESSIONE

Nonostante le controversie sull’efficacia dell’agopuntura, una review ha dimostrato come sia un sostegno nel trattamento di dolore cronico e depressione.

L’ agopuntura aiuta e potenzia l’efficacia dei trattamenti medici standard, diminuendo la gravità di patologie quali dolore cronico e depressione, secondo quanto emerso da recenti studi. Recentemente, i ricercatori dell’Università inglese di York hanno dimostrato quanto effettivamente possa essere utile l’utilizzo dell’agopuntura, e non solo grazie ad un mero effetto placebo.

Un programma di studi sulle pratiche a sostegno dei pazienti con patologie fisiche e mentali

Lo studio, svolto dal professor MacPherson, del Department of Health Sciences, in collaborazione con un team di studiosi inglesi ed americani, è parte del Programme Grants for Applied Research (PGfAR) del National Institute for Health Research (NIHR), programma messo in atto con lo scopo di produrre risultati empirici con applicazioni pratiche immediate che possano andare a beneficio dei pazienti con patologie mentali e fisiche. Lo scopo ultimo del programma è proprio quello di promuovere la salute della popolazione inglese, cercando di prevenire lo sviluppo di patologie e la gestione del disagio nel modo più ottimale, promuovendo la messa in atto di una serie di ricerche indipendenti.

L’agopuntura e le dispute sull’efficacia

L’agopuntura è una pratica di derivazione cinese volta alla promozione della salute e del benessere dell’individuo tramite l’inserimento di piccoli aghi in specifiche parti del corpo. In Italia l’agopuntura rientra tra le cosiddette “medicine e pratiche non convenzionali” ritenute rilevanti dal punto di vista sociale (FNOMCeO, 2002) e può essere praticata solo da medici e veterinari laureati, in quanto considerata un atto eminentemente medico. Nonostante alcune proposte di legge risalgano già al 1987, solo nel 2013, nella conferenza permanente Stato-Regioni, è stato emanato un accordo che regolamenta la qualità della formazione e della pratica dell’agopuntura, riconoscendo legalmente la professione di medico agopuntore e istituendo elenchi dei professionisti esercenti l’agopuntura presso gli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Regioni, Conferenza Stato, 2013).

Per anni, l’utilizzo dell’agopuntura è stato oggetto di accese dispute e perplessità riguardanti, tra l’altro, il consentirne o meno un accesso più ampio, soprattutto a fronte dell’aumento della pratica stessa come intervento medico. A tal proposito, nell’intento di dipanare una volta per tutte la diffidenza nei confronti di questa tecnica, la ricerca di MacPherson e collaboratori è stata svolta proprio allo scopo di raccogliere dati provenienti da trial clinici altamente controllati e validati, che fornissero un insieme di prove sufficientemente convincenti a favore dell’effettiva utilità dell’agopuntura a livello clinico e terapeutico, dando così modo ai professionisti della salute di prendere decisioni scientificamente validate.

Infatti, per quanto l’agopuntura risulti essere una pratica largamente utilizzata, soprattutto per la cura del dolore cronico, le prove scientifiche in merito risultano essere ancora abbastanza disomogenee e frammentarie. Fin dalla fine del XX si è assistito ad una proliferazione di ricerche empiriche volte ad analizzarne rigorosamente l’efficacia, le quali hanno però portato a risultati fra loro contrastanti, acuendo le controversie soprattutto per quanto riguarda l’efficacia della pratica a livello clinico e quanto possa essere vantaggiosa in termini di rapporto tra costi e benefici. Inoltre, dal momento che ancora molto poco si sa circa i meccanismi sottostanti il funzionamento dell’agopuntura, si è spesso pensato che potesse riguardare l’induzione di un mero effetto placebo (Ernst et al., 2007).

Proprio a tal proposito, il National Council Against Health Fraud (NCAHF) nel 1991 ha pubblicato uno studio che avrebbe dimostrato la mancanza di comprovata validità dell’agopuntura come modalità di trattamento. Nei vent’anni precedenti, infatti, la ricerca avrebbe “fallito nel dimostrare che l’agopuntura sia efficace contro qualunque malattia” e gli effetti percepiti dopo un trattamento sarebbero “probabilmente causati da una combinazione di aspettative, suggestione, revulsione, condizionamento e altri meccanismi psicologici”. Per quanto siano passati più di vent’anni da questa pubblicazione, la confusione, frequente precursore della denigrazione, e la controversia in merito all’utilizzo e all’efficacia di questa pratica resta tuttora ampia, anche a causa della messa in discussione dell’accuratezza di molti degli studi svolti (Ernst, 2006).

Una review sull’efficacia dell’agopuntura nel trattamento di dolore cronico e depressione

Ad ogni modo, approfittando della presenza di una vasta letteratura sul tema e selezionando solamente quella più rigorosa e validata, MacPherson e collaboratori hanno implementato una review proprio con lo scopo di analizzare i risultati di trial clinici, nello specifico 29, riguardanti il trattamento di pazienti tramite agopuntura e cure mediche standard. All’interno dei trial, i pazienti, affetti da dolore cronico, venivano trattati con una combinazione di agopuntura e cure tradizionali e confrontati con coloro i quali erano trattati solo in modo standard (ad es. farmaci anti-infiammatori, fisioterapia) o con un’agopuntura di tipo fittizio (sham). Nel complesso, i trial hanno coinvolto un totale di circa 18,000 pazienti affetti da dolore cronico di tipo muscoloscheletrico al collo o alla zona lombare, osteoartrite alle ginocchia o dolori alla testa, come emicranie e mal di testa.

Dall’analisi dei trial è stato possibile notare come l’aggiunta di sedute di agopuntura ai trattamenti tradizionali, in confronto alla somministrazione dei trattamenti in modo isolato, portasse ad una significativa riduzione della gravità e dell’intensità del dolore percepito nella zona lombare o alle ginocchia e del numero di mal di testa e cefalee.

Dalle analisi è anche emerso come l’agopuntura sembri effettivamente essere economicamente vantaggiosa, anche nel ridurre e alleviare il dolore e la disabilità date dall’artrite cronica (osteoartrite alle ginocchia), che, conseguentemente, andrebbe a diminuire notevolmente anche i livelli di dipendenza dei pazienti dall’assunzione di farmaci anti-infiammatori, assunti, spesso in quantità sempre maggiori, nel tentativo di controllare il dolore.

Infine, per quanto l’efficacia dell’agopuntura sia stata spesso almeno parzialmente associata al cosiddetto effetto placebo (Ernst et al., 2007; Linda, 1991), gli autori hanno messo in luce come l’uso dell’agopuntura nel trattamento del dolore cronico sembri essere in grado di portare ad una riduzione della sofferenza in modo significativamente più marcato ed ingente rispetto a quanto avverrebbe con l’uso di placebo (agopuntura sham).

In aggiunta a quanto emerso per il dolore cronico, il gruppo di ricerca ha implementato un ulteriore trial clinico focalizzato sull’uso dell’agopuntura nel trattamento della depressione. Questo nuovo studio, svolto nel nord dell’Inghilterra, ha coinvolto un totale di 755 pazienti depressi, sottoponendo gli stessi a sedute di agopuntura o di counseling e confrontandone l’efficacia con quella di trattamenti diversi, come l’assunzione di farmaci antidepressivi.

Analizzando i dati di quest’ultimo trial, è stato possibile notare come sia l’uso dell’agopuntura sia la fruizione di incontri di counseling sembrino essere in grado di ridurre in modo significativo la gravità dei sintomi depressivi, con una persistenza di tali benefici in media fino a 12 mesi dopo la fine del trattamento, indipendentemente da quale dei due fosse stato fatto.

Gli autori affermano che questa ricerca, la più ampia che sia mai stata svolta sul tema, può potenzialmente apportare una buona mole di dati affidabili in grado di dimostrare non solo come l’agopuntura e il counseling siano in grado di aiutare efficacemente i pazienti con episodi depressivi, ma anche come i miglioramenti ottenuti da questi trattamenti sembrino essere sufficientemente stabili anche ad un anno di distanza.

Studi empirici di questo tipo, che mostrano l’esistenza e la fruibilità di terapie alternative ed efficaci, possono risultare estremamente utili e preziose soprattutto per quanto riguarda la prassi clinica. Infatti, ad esempio, il trattamento d’elezione per la depressione comprende solitamente, soprattutto a livello di assistenza primaria, l’utilizzo di terapie farmacologiche, a volte senza nemmeno un sostegno psicoterapeutico adeguato. In circa la metà dei pazienti trattati, però, questo si rivela essere inefficace ai fini di un miglioramento, sia per resistenza al trattamento a livello fisico sia per mancanza di compliance del paziente stesso.

Conclusioni: l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento di dolore cronico e depressione

In conclusione, quanto emerso, per quanto necessiti di ulteriori conferme empiriche, potrebbe considerarsi un significativo passo in avanti per quanto riguarda il trattamento di dolore cronico e depressione, chiarendo, per lo meno in parte, le annose controversie sul tema e permettendo così anche a pazienti e a professionisti della salute di fare scelte più consapevoli circa l’utilizzo dell’agopuntura. Il trattamento tramite agopuntura di dolore cronico e depressione, infatti, risulta essere vantaggioso non solo a livello di bilancio tra costi e benefici, ma anche nella riduzione sostanziale dei livelli di dolore cronico e depressione e nel miglioramento dell’umore, limitando anche la presenza di eventuali effetti collaterali, causati invece frequentemente dai farmaci (NIH, 1997).

Infine, i ricercatori hanno evidenziato come possa risultare estremamente interessante approfondire e studiare in modo più mirato i meccanismi potenzialmente sottostanti l’efficacia dell’agopuntura, in particolar modo a livello neuroendocrino. Ad esempio, Goldman e collaboratori (2010) hanno dimostrato come l’agopuntura sembrerebbe agire a livello cerebrale favorendo il rilascio di adenosina, un neuromodulatore con proprietà anti-nocicettive e analgesiche. Questo tipo di alterazione metabolica sarebbe potenzialmente in grado di spiegare anche perché questa pratica porti a benefici apparentemente stabili nel tempo.

Nel complesso, l’agoupuntura risulta un sostegno valido nel trattamento di dolore cronico e depressione.


https://www.stateofmind.it/2017/03/agopuntura-dolore-cronico-depressione/

 

 

 

CUORE: LA PREVENZIONE PARTE DALL’INFANZIA

Le malattie cardiovascolari, responsabili del 44% di tutti i decessi, possono e devono essere prevenute già dall’infanzia perché è lì che hanno origine soprattutto a causa di  stili di vita scorretti e fattori di rischio come l’obesità, il fumo passivo, la sedentarietà, disturbi del sonno e una dieta squilibrata.

Lo sottolinea, in occasione del 75° Congresso Italiano di Pediatria, il primo “Manuale sul rischio cardiovascolare in età pediatrica e adolescenziale” realizzato dalla Società Italiana di Pediatria (Sip), con il contributo della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, nel quale viene messa in luce l’importanza della prevenzione precoce, attraverso alcune semplici regole per salvaguardare la salute del cuore fin da piccoli.

Gli esperti sottolineano che bisogna incoraggiare i bambini a seguire uno stile di vita sano, caratterizzato da una dieta equilibrata, attività fisica regolare e una quantità di ore di sonno adeguata.

Tra gli accorgimenti da seguire viene consigliato ai genitori di:

– misurare la pressione arteriosa sin dai 3 anni di età

– ridurre l’apporto di sale nella dieta dei bambini

– limitare il consumo di fruttosio contenuto in particolare nelle bevande zuccherate, come tè e succhi di frutta

– incentivare l’abitudine a una prima colazione che rappresenti almeno il 20-25% delle calorie giornaliere e favorire l’utilizzo degli alimenti integrali e delle farine poco raffinate, che sono ricchi di fibre e che producono una minor elevazione della glicemia

– assicurarsi che i bambini pratichino una regolare attività fisica (di almeno 60 minuti al giorno di tipo vigoroso o forte da 5 a 17 anni), fare spostamenti a piedi e ridurre le attività sedentarie nel tempo libero

– favorire un tempo di sonno adeguato all’età di ogni bambino.

“I processi di alterazione vascolare, che sono la premessa delle patologie cardiovascolari, iniziano nei primi 10 anni di vita – spiega avverte Gianni Bona, esperto Sip già ordinario di Pediatria, Università del Piemonte Orientale – In qualche modo il decadimento delle arterie comincia dal primo giorno di vita e interessa tutti: quello che cambia è la velocità con cui questi processi avvengono nelle diverse persone”.

Il principale fattore di rischio cardiovascolare presente in età pediatrica è senz’altro l’obesità: solo in Italia circa il 21% dei bambini tra i 6 e i 10 anni è in sovrappeso e il 9% è obeso. Inoltre l’eccesso di peso ha reso sempre più frequenti alcune alterazioni ritenute finora rare in età pediatrica, come l’ipertensione arteriosa che oggi riguarda ben il 24% dei bambini obesi.

Ecco perché “è fondamentale che la prevenzione delle malattie cardiovascolari cominci nell’infanzia attraverso stili di vita e di alimentazione corretti fin dalla più tenera età”, spiega Claudio Maffeis, esperto Sip per la nutrizione e professore di Pediatria dell’Università di Verona. “Il tipo e la modalità di allattamento e di svezzamento e le abitudini trasmesse dai familiari nell’età prescolare giocano un ruolo di rilievo sulla salute nel lungo termine”.

http://www.informasalus.it/it/articoli/cuore-prevenzione-parte-infanzia.php?idn=293&idx=3296&idlink=999&utm_campaign=

GLIFOSATO, MICOTOSSINE E ANTIBIOTICI NELLA CATENA ALIMENTARE: EFFETTI SULL’APPARATO GASTROINTESTINALE E SUL SISTEMA IMMUNITARIO. POSSONO ESSERE CONDIZIONI PREDISPONENTI PER IL DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO?

Dottor Maurizio Proietti, Presidente comitato scientifico AsSIS

I livelli di inquinamento sono fuori controllo, compreso l’inquinamento della filiera alimentare umana e animale. Le sostanze più tossiche sono il glifosato e i contaminanti biologici involontari come le micotossine, ognuna delle quali ha le sue peculiarità nell’indurre effetti sulla salute. Gli antibiotici sono dannosi per il microbiota, e insieme agli inquinanti, compresi quelli involontari, hanno un effetto negativo non solo su di esso e sulle giunzioni cellulari, ma anche sul microbioma (ossia il patrimonio genetico del microbiota). Il glifosato è un problema emergente: sembra che il danno da esso indotto sia causato dal tensioattivo TN-20. Il glifosato, anche a basse concentrazioni, mina l’integrità della barriera cellulare e blocca la crescita della normale microflora intestinale. Esiste una forte correlazione tra la disbiosi intestinale e il disturbo dello spettro autistico (ASD).

I livelli di inquinamento attuali sono fuori controllo e determinano conseguenze negative sulla salute umana. Il problema più importante sembra essere costituito dall’inquinamento della catena alimentare umana e animale. L’uso indiscriminato di pesticidi, erbicidi e molti altri prodotti chimici in agricoltura ha contribuito a creare questa situazione. Per la prima volta nella storia l’uomo è esposto in modo davvero massiccio a questo tipo di sostanze estranee e, soprattutto, non biodegradabili.
Le sostanze tossiche maggiormente responsabili di inquinamento sono quelle chimiche utilizzate in agricoltura, in particolare il glifosato, le micotossine (considerate contaminanti biologici involontari) e, infine, gli antibiotici. Gli antibiotici sono xenobiotici noti per l’azione distruttiva sulla normale flora intestinale. La presenza di micotossine rappresenta un serio e reale rischio per la salute, in particolare per i bambini sotto i 3 anni.
I fattori che incidono sullo sviluppo delle micotossine sono temperatura e umidità. I microrganismi più dannosi per gli esseri umani e gli animali appartengono per lo più ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium, presenti a temperature comprese tra i 15 ei 30 gradi centigradi con un optimum di 22 gradi, molto, però, dipende dai substrati e dalla disponibilità di acqua.
Per quanto concerne il grano duro, la micotossina che risulta essere più dannosa è il deossinivalenolo (DON). Accanto ad essa abbiamo lo zearalenone (ZEN), noto anche come tossina F-2, una micotossina sintetizzata dai Fusarium che si trovano comunemente nei mangimi e negli alimenti. La contaminazione delle matrici alimentari avviene già sul campo e riguarda principalmente i tricoteceni, la fumonisina e lo zearalenone (ZEN).
Sono a rischio contaminazione tutti i prodotti alla base dell’alimentazione umana e animale, in particolare i cereali, tuttavia non sono esenti caffè, cacao, spezie e frutta.

Micotossine e danno alla salute
Le spore fungine sono presenti ovunque nell’ambiente, l’esposizione a tali tossici involontari, nell’uomo, può causare allergie e “toxic mold syndrome” oltre a diversi altri stati patologici più o meno gravi:

  • Aspergillus flavus e parasiticus producono aflatossine che infestano principalmente arachidi, legumi, mais e altri cereali, semi oleosi, noci, mandorle, fichi secchi, latte e derivati. Sono correlate al rischio di insorgenza di carcinoma epatocellulare.
  • Aspergillus ochraceus, Penicillium viridicatum, altri Aspergillus spp. e Penicillium spp. producono ocratossine che infestano arachidi, riso, caffè, mais, orzo, pane e pasta. Sono correlate a patologie a carico di rene, intestino, fegato, inoltre sono teratogene e mutagene.
  • Fusarium graminearum, roseum, tricinctum, moniliforme e altri Fusarium spp. infestano mais e altri cereali. I derivati dello zearalenone da essi prodotto sono in grado di provocare aborto, sterilità e disregolazione a livello endocrino. Un esempio di prodotto di largo consumo che può contenere lo zearalenone è la birra.
  • Fusarium moniliforme, produce fumonisina che infesta mais e sorgo; è nefrotossica, citotossica, cancerogena e teratogena. L’effetto tossicologico principale della Fumosina B (1) è l’accumulo di basi sfingoidi che si associa all’esaurimento di sfingolipidi complessi. I problemi correlati alla biosintesi di sfingolipidi, ne spiegano gli effetti tossicologici come l’alterazione della vitalità e della proliferazione degli enterociti e gli squilibri nella produzione di citochine. Da notare che molto frequentemente nei bambini con ASD si riscontra un’alterazione degli acidi grassi della membrana, in particolare c’è una diminuzione dell’acido Dihomo-γ-linolenico (DGLA) e un acido grasso ω-6.
  • Poae Fusarium, Fusarium tricinctum, Fusarium nivale, Trichoderma lignorum, altri Fusarium spp. infestano mais, orzo, riso, altri cereali e i loro derivati, come ad esempio i fiocchi d’avena. Sono responsabili di patologie della pelle e delle mucose, leucopenia, vomito, diarrea. Sono citotossici.
  • Penicillium citrium, purpurogenum, rubrum e altri Penicillium spp. che infestano mais e altri cereali, riso, noci e pomodori possono causare emorragia, danni epatici e renali di varia gravità; sono neurotossici e teratogeni.
  • Expansus Penicillium, Penicillium clavatus, Byssoclamys Egret, Penicillium verrucosum e Penicillium patuluminfestano frutta e verdura, peperoni, pomodori, cetrioli, carote, mele, pere e succhi; producono la patulina, sostanza in grado di indurre tossicità in diversi organi come cute e sistema nervoso; è inoltre citotossica.
  • Nidulans, Aspergillus versicolor, Chaetomium thielavoideum e altri ascomiceti producono sterigmatocistina (IARC classe 2B) che troviamo nei cereali, nelle noci e nel formaggio. Provoca danni a seconda della via di assunzione. La somministrazione orale provoca tumori polmonari nei topi e tumori del fegato nei ratti. Nei ratti, l’applicazione cutanea produce tumori epatici. L’iniezione locale sottocutanea induce sarcomi.

Micotossine e sistema immunitario

Le prime difese poste dal sistema immunitario sono barriere fisiche quali cute e mucose. Tali barriere sono esposte agli xenobiotici e ai contaminanti involontari come le micotossine, la maggiore esposizione avviene attraverso la contaminazione della catena alimentare. L’accesso di tali sostanze all’organismo può avvenire grazie alla permeabilità intestinale, tale breccia diviene quindi il punto di partenza di diverse malattie che coinvolgono il sistema immunitario il quale va incontro a “disregolazione”.

Le giunzioni strette sono importanti componenti strutturali che influenzano la polarizzazione epiteliale e le funzioni di barriera intestinale, possono controllare l’equilibrio tra tolleranza e immunità nei confronti degli antigeni non-self; ma se si è in presenza di una disregolazione (anche su base genetica individuale) è possibile lo sviluppo di una malattia autoimmune. L’equilibrio della funzione di barriera intestinale, risultante da una corretta interazione tra geni e trigger ambientali, può impedire il processo autoimmune. Da alcuni anni, vi è un notevole interesse nel comprendere il ruolo di un aumento della permeabilità intestinale nella patogenesi delle malattie gastrointestinali e l’instaurarsi di autoimmunità.
Le micotossine e il glifosato sono in grado di ledere le giunzioni cellulari con conseguente disbiosi e aumento della permeabilità intestinale.

I tricoteceni e la patulina, in particolare, colpiscono le giunzioni strette con conseguente perdita dell’integrità della barriera. Le claudine sono le più importanti proteine integrali di membrana per le giunzioni strette. Nella malattia infiammatoria intestinale (IBD) si osserva un aumento della claudina-2, oltre che un’alterazione della funzione della barriera epiteliale. Inoltre, la claudina-1 e la claudina-2 sono coinvolte, già dalle prime fasi, nelle neoplasie associate all’IBD.

Il deossinivalenolo (DON), ha un ruolo importante nell’eziologia di molte malattie infiammatorie croniche intestinali e allergie alimentari (soprattutto nei bambini). Negli animali, i mangimi contaminati causano uno squilibrio delle citochine pro-infiammatorie intestinali, con conseguenze negative sulla funzione di barriera, tuttavia il meccanismo immunologico alla base di questo “stress nutrizionale” non è ancora del tutto chiarito. Ad ogni buon conto, sappiamo che le micotossine sono un importante fattore di stress; in particolare il deossinivalenolo induce, nel suino, entro due giorni dall’assunzione, una diminuzione dell’espressione di Zonulina-1 (ZO-1), occludina e claudina nelle giunzioni strette degli enterociti. La somministrazione del Bacillus subtilis, regola l’espressione di ZO-1 negli enterociti dei suini e li protegge dal danno indotto da DON, pertanto il suddetto probiotico è importante nella prevenzione della disfunzione di barriera indotta dal DON stesso. Il deossinivalenolo induce un aumento della produzione di citochine proinfiammatorie, come TNF-a, IL-6 e IL-1β nel digiuno e nell’ileo di questi animali. Negli animali alimentati con mangimi contenenti aflatossina e DON insieme, entro un mese circa, vi è un aumento di monociti e dei livelli di TNF-α; se però, nel cibo degli animali è presente solo uno dei suddetti tossici involontari, non si rilevano modifiche dei livelli del TNF-α. Inoltre, negli animali alimentati con mangime contenente DON e zearalenone (ZEN) è stato rilevato un elevato livello di 8-idrossi-deossiguanosina: questo indica che c’è un aumento dello stress ossidativo a carico del DNA, che va incontro a danni strutturali. Con soli 42 giorni di alimentazione con ZEN (0,1 mg / kg), negli animali vengono rilevati livelli anomali di citochine (IL-12 / IL-23p40 e IL-1β, Vasoactive intestinal polypeptide – VIP); oltre a riduzione dei linfociti B CD21+ ed elevati livelli di interferone-γ (IFN-γ) nei linfonodi ileocecali.
Il consumo animale di mangimi contaminati da zearalenone causa gravi difetti di crescita e problemi della riproduzione. I suini sono molto sensibili a questa micotossina.
Lo zearalenone, metabolizzato a livello epatico in α- e β-zearalenolo dalla 3α- e 3β-hydroxysteroid deidrogenases, è implicato nei disturbi riproduttivi degli animali da allevamento, ma anche nelle sindromi iperestrogeniche degli esseri umani; i suoi effetti lesivi sono stati osservati anche durante la gravidanza. È una micotossina che può modificare l’ambiente intrauterino nella fase precoce della gestazione, perché si instaura uno squilibrio del meccanismo secretorio dell’endometrio, con conseguente ritardo dello sviluppo fetale. Il feto è ovviamente più sensibile alle micotossine.
Anche l’ocratossina A (OTA) è una micotossina molto diffusa; è considerata un possibile cancerogeno, presenta un’elevata nefrotossicità, e, come molte altre, resiste a temperature elevate.
Anche le aflatossine (AF) attraversano la barriera placentare; le concentrazioni nel cordone ombelicale sono più elevate rispetto a quelle del plasma materno, e sono teratogene. Le aflatossine sembrano avere un effetto immunosoppressivo alterando i livelli degli interferoni.

È noto che l’apparato gastrointestinale è, anche, sotto il controllo del sistema immunitario e del sistema neuroendocrino; infatti, negli animali è stato riscontrato che una riduzione dei fattori di stress migliora l’equilibrio omeostatico dell’intestino. Attualmente viene posta molta attenzione agli effetti nocivi delle micotossine sull’intestino e sul sistema immunitario associato ad esso (GALT).
Le aflatossine, le ocratossine, la patulina, le fumonisine, lo zearalenone, i tricoteceni e gli alcaloidi della segale cornuta ledono gli enterociti, con effetti negativi sulla barriera intestinale, sul microbioma intestinale, sul GALT e sulle proteine ​​costituenti le giunzioni strette. Il tutto esisterà in un aumento della permeabilità intestinale e in uno squilibrio del microbiota, che può essere aggravato dall’uso indiscriminato di antibiotici, il ché potrà portare, come evidenziato, ad una ampia serie di conseguenze patologiche.

Antibiotici

Oggi, sono disponibili antibiotici ad ampio spettro, di cui non si conoscono tutti gli effetti sui batteri. Chambers afferma che gli antibiotici rappresentano “la più forte, non la sola, ma di gran lunga la più selettiva pressione mai riscontrata sul microbioma umano”. Casadevall ha osservato che “gli antimicrobici ad ampio spettro hanno creato una cultura dell’empirismo in medicina, in cui le scelte di trattamento sono determinate da congetture piuttosto che da diagnosi”.

Il microbiota assume importanza nel nascituro, perché è un importante determinante della salute e della malattia, tuttavia i fattori che determinano lo sviluppo iniziale del microbiota umano non sono del tutto noti. La maggior parte del microbiota del neonato (65,35%) proviene dalla madre, mentre il 3,09% proviene dalla placenta e il restante 31,56% non è noto. Il profilo del microbiota neonatale dipende anche dall’esposizione materna agli antibiotici assunti durante gravidanza e parto. Infatti, dopo l’esposizione agli antibiotici materni c’è una prevalenza di Proteobacteria, mentre Streptococcaceae, Gemellaceae e Lactobacillales sono prevalenti nei neonati non esposti. Circa un quarto dei neonati esposti esprime il gene Vim-1 (resistenza agli antibiotici), gene predominante tra le specie resistenti agli antibiotici. Il microbiota intestinale è un importante regolatore dell’equilibrio Th1/Th2. Una disbiosi da antibiotico, può portare ad una crescita anormale di specie patogene come ad esempio il Clostridium difficile.
Alla luce di quanto esposto, il trattamento antibiotico materno è un fattore determinante per la regolazione del microbioma orale neonatale.
L’antibiotico è necessario nella terapia delle infezioni, tuttavia perturba le comunità microbiche commensali. Negli ultimi anni sono stati effettuati molti studi riguardanti gli effetti dell’antibiotico sul microbiota intestinale e sull’immunità; ne è un esempio, la somministrazione di ceftriaxone a lungo termine che induce disbiosi e lesioni a carico della mucosa intestinale e disregolazione immunitaria: le IgG sieriche e le IgA del muco diminuiscono in maniera significativa. Nelle settimane successive alla somministrazione di ceftriaxone si rileva un aumento del rapporto IFN-γ / IL-4 e CD4 / CD8, oltre a una riduzione delle linfociti CD4 + CD25 +.
Sappiamo che i batteri esposti agli antibiotici producono più specie reattive dell’ossigeno (ROS) che, a loro volta, causano mutazioni nel batterio interessato. Le specie reattive dell’ossigeno inducono la cosiddetta “risposta SOS” mediata dalla DNA polimerasi, che essendo più soggetta ad errori, crea ulteriori mutazioni.
Sono però necessari ancora molti studi per capire come l’antibiotico possa influenzare il microbiota intestinale e l’immunità.

Biopesticidi e glifosato

In tutto il mondo, oltre 130 prodotti sono commercializzati come agenti di protezione delle colture o agenti di biocontrollo, sono conosciuti come biopesticidi. Ciò che preoccupa maggiormente è l’aumento, dalla seconda metà del secolo scorso, della produzione di colture e il conseguente aumento dell’uso intensivo e crescente di tali prodotti chimici sintetici. L’uso eccessivo di pesticidi può portare allo sviluppo di resistenza infatti, oltre 500 specie di artropodi parassitari, hanno sviluppato capacità di sopravvivere a uno o più insetticidi; tale resistenza è ereditabile.
Per quanto riguarda gli erbicidi, ci sono circa 200 varietà di erbe infestanti e molte di esse sono in grado di resistere agli erbicidi chimici per questo sono state prodotte piante geneticamente modificate, in cui sono presenti RNA e DNA batterici; purtroppo i loro effetti biologici non sono ancora del tutto noti.
Particolare attenzione oggi è posta al glifosato (ne abbiamo parlato qui) che è l’ingrediente attivo di un noto erbicida commerciale, ad ampio spettro inizialmente considerato non tossico, o quasi, per l’uomo. Originariamente (1985) l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (US EPA) classificò il glifosato come possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo C). Oggi si sa che il glifosato causa danni al DNA e di conseguenza ai cromosomi nelle cellule umane. Nelle piante trattate con glifosato si rileva un eccesso di ammoniaca, che aumenta l’attività della fenilalanina ammonio liasi (PAL), enzima che catalizza la reazione che converte la fenilalanina in trans-cinnamato, rilasciando ammoniaca.
L’inibizione della crescita delle piante infestanti potrebbe essere dovuta sia alla tossicità dei composti fenolici, sia alla tossicità dell’ammoniaca. Il glifosato è in grado di inibire l’enzima 5-enolpyruvylshikimic acid-3-fosfato sintasi (EPSP sintasi), coinvolto nella sintesi di amminoacidi aromatici nella via dello shikimato nelle piante. La via dello shikimato collega il metabolismo dei carboidrati alla biosintesi dei composti aromatici.
Nell’uomo e negli animali l’aumentata attività della fenilalanina ammonio liasi, da esso indotta, crea un ambiente sfavorevole nell’intestino che può portare ad un aumento della permeabilità enterica e innescare così diverse malattie.

Sappiamo che l’autismo è associato a disbiosi, aumento dei livelli di ammoniaca e degli acidi grassi a catena corta, tutto ciò potrebbe essere indotto dal glifosato, e si avrà come conseguenza l’eccessiva crescita di batteri Clostridia spp.
Il Clostridium difficile innesca la produzione di p-cresolo tramite la rottura della tirosina, con conseguente esaurimento del solfato. Da sottolineare che all’ASD sono associati anche bassi livelli di solfati. La carenza di solfati sia nella madre che nel bambino, derivante dall’esposizione eccessiva alle tossine ambientali, causa l’ipo-metilazione nelle aree cerebrali del feto con conseguenze devastanti.

È inoltre stato osservato che nei bambini autistici esiste una crescita eccessiva di ceppi batterici intestinali inusuali, in grado di aumentare la produzione di p-cresolo mediante la fermentazione della tirosina. Il p-cresolo urinario e il p-cresilsulfato potrebbero essere considerati biomarker di ASD nei bambini piccoli, in particolare nelle femmine.
Ci sono altri metaboliti batterici urinari della fenilalanina rilevati nelle urine, come l’acido benzoico e fenilacetico o i metaboliti della tirosina (acido p-idrossibenzoico e acido p-idrossifenilacetico). I livelli urinari di questi metaboliti sono elevati in diverse malattie, riflettono un’alterazione dell’assorbimento intestinale, come ad esempio la malattia celiaca, la fibrosi cistica e diverse forme di diarrea non classificabili.
Elevati livelli di metaboliti urinari della fenilalanina, circa 300 volte superiori ai gruppi di controllo, sono stati trovati anche in pazienti autistici e schizofrenici, ad indicare la disbiosi sottostante dovuta a più specie di batteri anaerobici delle Clostridium spp.

È possibile, dopo l’ingestione di glifosato, osservare una riduzione dei batteri benefici nel tratto gastrointestinale; questo erbicida ha dimostrato tossicità anche per le Enterococcus spp. Invece i batteri patogeni come Salmonella Entritidis, Salmonella Gallinarum, Salmonella Typhimurium, Clostridium perfringens e Clostridium botulinum mostrano resistenza al glifosato.

Sebbene i meccanismi non siano ancora del tutto chiariti, è sempre più evidente che il microbioma intestinale influenzi la funzione cognitiva attraverso il cosiddetto gut-brain axis; la dieta nei paesi occidentalizzati è un fattore importante perché altera i batteri commensali nel tratto gastrointestinale e sappiamo che il microbioma intestinale ha un impatto primario sulla funzione cerebrale. È stata dimostrata la correlazione tra elevati livelli di grassi e zuccheri aggiunti, tipici di queste diete, e le disfunzioni cognitive in particolare a carico dell’ippocampo (deputato al controllo dei processi di apprendimento e memoria). Le alterazioni del microbiota intestinale hanno dunque potenti effetti sulla permeabilità intestinale e sull’integrità della barriera emato-encefalica (BBB) con conseguente contributo allo sviluppo della disfunzione cognitiva. Alcuni studi effettuati sugli animali hanno consentito di rilevare che la dieta dei paesi occidentali induce un abbassamento dei livelli di proteina Zonulina-1 (ZO-1) nelle giunzioni strette, oltre a una diminuzione della resistenza transepiteliale dei colociti. La ZO-1 potrebbe essere un marker di maggiore permeabilità intestinale.
In questo contesto c’è una maggiore vulnerabilità nei confronti dei lipopolisaccaridi (LPS) derivati ​​dai batteri gram-negativi, LPS che promuovono endotossemia e infiammazione sistemica.
Anche il danno a carico della barriera ematoencefalica è associato alla dieta sopra menzionata, ed è possibile una correlazione causale con la disfunzione cognitiva. La neuroinfiammazione è sostenuta dalle endotossine batteriche, ma anche dalla disbiosi che determina una riduzione dei microrganismi saprofiti, che hanno azione antinfiammatoria, e porta ad una compromissione della funzione cognitiva. Anche l’inquinamento della catena alimentare contribuisce in maniera importante a creare squilibri al microbiota.
Da evidenziare, inoltre, che alcuni batteri intestinali stimolano il sistema immunitario innato ad esprimere citochine infiammatorie a livello cerebrale. I meccanismi, che causano infiammazione, sono dunque alla base di molte malattie come disturbi gastrointestinali, diabete, malattie cardiache, autismo, cancro e morbo di Alzheimer. Il ruolo degli inquinanti ambientali, compreso il glifosato, potrebbe essere importante nella patogenesi di tali patologie.

Discussione

Abbiamo visto che gli inquinanti, compresi quelli involontari e gli antibiotici, hanno un effetto negativo sulle giunzioni cellulari, sul microbiota e sul microbioma; si avranno disbiosi e “leaky gut”. Questo potrebbe essere il punto di partenza per varie malattie ma, sicuramente, è fonte di squilibrio del sistema immunitario e conseguente disregolazione immunitaria. Infatti, il microbiota intestinale ha un ruolo importante per lo sviluppo e la differenziazione del sistema immunitario stesso.
Studi effettuati su gemelli indicano per l’autismo una forte componente genetica, mentre l’aumento esponenziale dell’incidenza di tale sindrome nell’ultimo periodo suggerisce il coinvolgimento di fattori ambientali e un effetto epigenetico ereditabile come fattore primario. In particolare sono importanti gli effetti epigenetici che avvengono durante la gestazione ed i primi mesi di vita e che possono influenzare l’espressione fenotipica.
E’ possibile che una disfunzione immunitaria conseguente all’ingestione di micotossine e l’uso di antibiotici possa essere uno dei trigger che causano ASD. I pesticidi e gli erbicidi che inquinano la catena alimentare rappresentano un ulteriore fattore di rischio, come risulta dal numero crescente di studi. L’uso, ma soprattutto, l’abuso di antibiotici causa la distruzione del microbiota. A ciò va aggiunto il glifosato che, per gli effetti distruttivi sul microbiota, non può che peggiorare il danno a carico dell’apparato gastrointestinale con particolare riferimento all’aumento della permeabilità. Non dobbiamo dimenticare il danno causato dalle micotossine. Non è un caso che nell’intestino dei bambini affetti da ASD di osservino elevati livelli di acidi grassi a catena corta e ammoniaca: sono sottoprodotti della fermentazione anaerobica; questo suggerisce una crescita eccessiva di batteri anaerobi come i Clostridi. Nell’intestino dei bambini autistici non è infrequente il riscontro di Clostridi, Bacteriodetes e Desulfovibrio; questi ultimi, per il tipo di metabolismo, causano una diminuzione dei livelli di solfato. Se c’è una proliferazione di Archaea è possibile che ci sia una inibizione dei Desulfomicrobium e Desulfovibrio.
Gli Archaea metanogeni colonizzano l’intestino umano dopo il secondo anno di vita, hanno un picco tra il terzo e il quinto anno; negli anni successivi, la loro presenza dipende dalla nazionalità o dalla razza dei soggetti. Nei paesi industrializzati la loro presenza tende a diminuire; nella popolazione più povera può arrivare fino all’80%. Dopo il decimo anno, assistiamo ad una stabilizzazione indipendentemente dalla dieta e dagli antibiotici somministrati.Alcune delle sostanze che costituiscono la parete cellulare dell’Archeon Sulfolobus sono tossiche, hanno una tossicità simile a quella dei lipopolisaccaridi. Il Methanococcus jannaschii e l’Archaeglobus fulgidus hanno geni che codificano molecole tossiche per l’organismo umano.
È sempre più evidente che esiste una forte correlazione tra la disbiosi dell’intestino e il disturbo dello spettro autistico (ASD), in particolare è stata rilevata una forte relazione tra espressione genica intestinale e struttura batterica.

Tutto questo ha stimolato la ricerca per scoprire la connessione cervello-intestino, e va evidenziato il ruolo della serotonina (5-HT) che è un noto neurotrasmettitore ed una sostanza vasoattiva; è un mediatore fisiologico centrale di molte funzioni gastrointestinali e un mediatore della connessione cervello-intestino.
Il glifosato, o meglio il tensioattivo, il TN-20, è un altro problema emergente: tensioattivo e glifosato causano danni al mitocondrio con conseguente apoptosi e necrosi cellulare. Il TN-20, anche a basse concentrazioni, lede le giunzioni cellulari e di conseguenza induce un aumento della permeabilità intestinale. Il glifosato induce un aumento dell’attività della fenilalanina ammonio-liasi, con conseguente aumento dei livelli di ammoniaca nell’intestino. C’è una stretta correlazione tra l’autismo e l’encefalite epatica, da attribuire all’eccesso di ammoniaca; quest’ultima proveniente anche dal pathway metabolico dell’urea: in questo caso potrebbero giocare un ruolo importante anche eventuali polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs) del ciclo della metionina.
Anche i sottoprodotti della fermentazione di anaerobi, come fenoli, ammoniaca e idrogeno solforato, possono essere tossici per l’intestino crasso. Nei bambini con ASD si osservano frequentemente alte concentrazioni di metaboliti urinari di fenilalanina; i valori sono centinaia di volte più elevati rispetto ai controlli; ciò è dovuto alla proliferazione di Clostridium spp.
Anche l’infiltrazione di linfociti nella mucosa intestinale è una caratteristica dell’ASD, tale infiammazione mucosale è una diretta conseguenza dell’aumento della permeabilità intestinale.

Conclusione

Alla luce di quanto sopra esposto, alcune ipotesi di lavoro potrebbero essere le seguenti:
– approfondire le precise correlazioni tra disbiosi e uso di antibiotici e inquinamento della catena alimentare
– cercare di meglio comprendere i meccanismi che portano alla disregolazione del sistema immunitario e alla rottura della tolleranza, che potrebbe portare all’autoimmunità
– approfondire lo studio dei meccanismi sottostanti allo stress ossidativo, la perossidazione lipidica, i metaboliti e i loro intermedi, come quelli del metabolismo delle vitamine coinvolte nel ciclo della metionina, come ad esempio le vitamine del gruppo B e l’acido folico (solo per citare i più importanti).
– studiare i polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) coinvolti nel ciclo di metionina, folato, urea e tetrabetabiopterina (BH4), tenendo presente l’approccio epistatico, che è cruciale in una malattia multifattoriale come l’ASD.

Questa è la sfida futura per la ricerca.

Bibliografia disponibile nell’articolo originale: https://www.academia.edu/38887545/Glyphosate_mycotoxins_and_antibiotics_in_the_food_chain_effects_on_the_gastrointestinal_apparatus_and_immune_system

http://www.assis.it/glifosato-micotossine-e-antibiotici-nella-catena-alimentare-effetti-sullapparato-gastrointestinale-e-sul-sistema-immunitario-possono-essere-condizioni-predisponenti-per-il-disturbo-dello-s/

LA SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

 

La sindrome dell’intestino irritabile ( SII o IBS ) è una condizione sempre più diffusa che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso di incidenza più alto dai 20 ai 50 anni.
E’ caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’ alterazione della funzione intestinale e accompagnati da gonfiore o distensione.
Questa sindrome, che una volta veniva chiamata anche “colite spastica” o “colon irritabile” presenta un intestino che può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto ossia con alternanza di stipsi e diarrea.
L’andamento è cronico con caratteristiche variabili e spessissimo le riacutizzazioni dei sintomi avvengono a causa di eventi stressanti, sia di tipo fisico (interventi, infezioni ecc) che di tipo psichico (lutti, separazioni, stress).
I pazienti affetti da IBS presentano spesso anche sintomi di dispepsia e reflusso gastrico, fibromialgia, lombalgia e dolore pelvico, cistite, ansia e depressione, emicrania, fatica cronica, debolezza.

CAUSE

Le cause sono molteplici. Da un lato abbiamo fattori biologici, come la predisposizione  e la suscettibilità individuale, alterazione della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, l’alterazione della  flora batterica, la disbiosi e le infezioni intestinali. Inoltre e non meno importanti vi possono essere anche allergie, intolleranze e sovraccarichi alimentari e infiammazione causata da cibi disturbanti, l’utilizzo cronico dei farmaci come antiinfiammatori ed antibiotici e lo stress; dall’altro lato fattori psico-emozionali e sociali. Tutto questo può avere un ruolo nel determinare e perpetuare la presenza dei disturbi.
A livello addominale c’è il cosiddetto “secondo cervello” che è costantemente in comunicazione con il “primo cervello” ed è per questo motivo che molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull’intestino e viceversa (problemi addominali che causano stress psicologici).

SINTOMI

I sintomi sono tipici e caratteristici. Il dolore o fastidio addominale deve essere presente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi in associazione a 2 o più di questi sintomi: migliora dopo l’evacuazione, modificazione della frequenza dell’evacuazione ed associato a modificazioni dell’aspetto delle feci, presenza di muco, difficoltà o urgenza nell’evacuazione, gonfiore o distensione addominale.

TERAPIA

La terapia allopatica consiste nell’utilizzo di farmaci antidiarroici o lassativi, antispastici, antinfiammatori, antibiotici  e ansiolitici ed antidepressivi per la sfera psico emozionale.

Le terapie complementari come agopuntura e medicina funzionale indagano il più possibile le cause sopra esposte, per poter al meglio inquadrare le origini dei sintomi del paziente e, partendo da queste, impostare un approccio terapeutico specifico sia sotto l’aspetto fisico che psico-emozionale specifico per ogni paziente.

Dott. Mauro Piccini
https://www.facebook.com/StudioMedicoDottMauroPiccini/

APRIRSI ALLA VITA

Abbiamo bisogno di aprire il cuore, la mente e i sensi alla vita, uscire dai trucchi dei “se”, dei “ma” e dei “perché”, non abbiamo più nascondigli dove cacciare tutto ciò che rifiutiamo perché tutto simultaneamente esplode.

Possiamo fluire con la vita o imprigionarci con le nostre stesse mani, non esistono colpevoli o salvatori ma esistiamo noi con la nostra zavorra che continua a vomitare proiezioni, a dare colpe e a trovare scuse, con i nostri talenti inespressi, con parole e dolori compressi soffocando giorno dopo giorno la gioia e la vita che pulsa dentro di noi… siamo vita, siamo vivi e che vita sia…
Cosa stiamo aspettando ancora?

Ciascuno di noi è diverso e distinto proprio per questo, anziché dividerci nel giudizio, possiamo condividere le nostre diversità accogliendoci e accogliendo l’altro affinché questo abbraccio crei forza e unità. Nello scambio vero e sincero, senza maschere e limiti, possiamo incontrarci, espanderci oltre i confini dell’ego ed incontrare la divinità presente in noi e nell’altro. Per fare questo è necessario fare prima i conti con se stessi, nella verità emerge lo sconosciuto in noi, a volte piacevole, altre non solo incomprensibile, ma anche disgustoso e fastidioso.

La rinuncia all’immagine è spesso troppo faticosa, allora preferiamo rinunciare all’amore e alla libertà cercando rifugio nel solito nascondiglio ormai esploso… nonostante tutto l’illusione è tanta ed eccoci di nuovo a rinunciare alla vita e a sprofondare nell’indifferenza, nell’apatia, nella rabbia.

La vita non è quello che ci hanno raccontato o l’isola d’oro e felice ma molto, molto di più, è mistero, passione, magia…
Se solo permettessimo alla nostra ombra di uscire allo scoperto, allora sì che potremmo sperimentare la gioia e quella forza generatrice che tutto trasforma. “L’oscurità in realtà è l’assenza di luce… come il male è semplicemente l’assenza di bene… il male è una definizione che l’uomo ha inventato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non creò il male… il male è il risultato dell’assenza di Dio nel cuore degli esseri umani”. Cit.

Non esiste la tristezza senza la gioia o la paura senza il coraggio, non possiamo vivere uno ed eliminare l’altro, ma viaggiare tra i due poli in una costante integrazione degli opposti, alla scoperta di mondi diversi eppure uguali, scendere nelle profondità del nostro inferno così come raggiungere le vette più alte del nostro spirito.

Non obblighiamoci ad essere perfetti, “illuminati” e solari quando il cuore vuole piangere, parlare, urlare al mondo che sta male, che si sente imprigionato, costretto a non sentire. Abbiamo un ritmo che sale e scende, come un seme si disgrega e affonda le sue radici nella terra per poi germogliare, fiorire e appassire: così sono le fasi della vita, un’infinità di cicli, un continuo movimento che non può essere afferrato e ostacolato, solo la mente pensa di poterlo fare e con sforzo e fatica impedisce questo fluido e naturale movimento.

Siamo impetuosi e impauriti come calmi e tranquilli, nella nostra completezza siamo l’uno e l’altro, non possiamo essere contenuti, IMPARIAMO A VOLARE… LIBERI.

Cristiana Naldi
https://www.facebook.com/tecnicametamorficaluce/

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ORTICARIA: UN DISTURBO SEMPRE PIU’ FREQUENTE

L’orticaria è una eruzione cutanea localizzata o generalizzata, caratterizzata da ponfi di forma e grandezza varie, di colorito che può andare dal rossastro o rosso acceso al bianco e da un intenso prurito che aumenta in modo insopportabile in ambienti molto riscaldati e a contatto con indumenti pesanti.
La risoluzione della patologia si manifesta solitamente nell’arco di 24 ore ma può accadere che il paziente sia vittima di recidive che si presentano periodicamente a cadenza costante per mesi o addirittura per anni.
L’orticaria è una manifestazione che si presenta con un solo tipo di lesione, il ponfo, che può essere di alcuni centimetri o puntiforme,  accompagnato da intenso prurito, bruciore, iperemia ed edema che sono spesso causa di nervosismo ed eccitazione.

LE CAUSE
Le orticarie possono essere di tipo allergico e costituiscono il 20% del totale delle manifestazioni. Gli allergeni più importanti sono alcuni inalanti, alimenti, farmaci, veleni di insetti ed ormoni. La caratteristica essenziale che divide le orticarie allergiche dalle altre è che il ponfo dura più di 24 ore e in alcuni casi assume una colorazione particolare data dagli stravasi ematici.
Le orticarie di tipo non allergico costituiscono l’80% delle orticarie e possono essere causate da farmaci (antibiotici, anti-infiammatori, anti-dolorifici, lassativi), da alimenti ( fragole, latte, uova, pomodoro, cioccolato, certi tipi di pesce, frutta secca, additivi e conservanti contenuti nei cibi), da veleno di insetti o da contatto con sostanze chimiche o metalli.

E’ opinione comune che le orticarie su base alimentare siano frequenti, in realtà sono piuttosto rare; spesso si è in presenza non di una orticaria di tipo allergico, ma di una reazione alla liberazione di istamina da parte del cibo stesso che la contiene. A questo gruppo appartengono anche le allergie causate da luce, freddo, caldo, pressione, vibrazioni, esercizio fisico, ecc.
Le allergie possono essere anche secondarie a patologie di interesse internistico come malattie autoimmuni, malattie del sistema emopoietico, malattie reumatologiche oppure secondarie ad infezioni batteriche, parassitarie, micotiche o virali.
Ultime, ma non in ordine di importanza e frequenza, sono le reazioni che riconoscono come causa fattori psicologici ( orticaria da stress ): l’agitazione e lo stress non sono direttamente  causa dell’orticaria ma ne possono peggiorare il quadro sintomatologico.

GLI OBIETTIVI TERAPEUTICI
Prurito, bruciore, iperemia, edema nervosismo ed agitazione sono i sintomi principali che la medicina ufficiale affronta con l’impiego di antistaminici, cortisonici ed ansiolitici, allo scopo di ridurne la durata e l’intensità.
Obiettivo della medicina funzionale non è solo quello della riduzione dei sintomi e dei farmaci ma principalmente è quello di valutare e ridurre le cause disturbanti e sovraccaricanti l’organismo. L’approccio terapeutico consiste nel drenaggio del connettivo, del sistema linfatico e degli apparati in sovraccarico mediante l’utilizzo di specifici rimedi fitoterapici ed omotossicologici o omeopatici al fine di sradicare il più possibile la maggior parte dei fattori scatenanti.

Dott. Mauro Piccini

 

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