APRIRSI ALLA VITA

Abbiamo bisogno di aprire il cuore, la mente e i sensi alla vita, uscire dai trucchi dei “se”, dei “ma” e dei “perché”, non abbiamo più nascondigli dove cacciare tutto ciò che rifiutiamo perché tutto simultaneamente esplode.

Possiamo fluire con la vita o imprigionarci con le nostre stesse mani, non esistono colpevoli o salvatori ma esistiamo noi con la nostra zavorra che continua a vomitare proiezioni, a dare colpe e a trovare scuse, con i nostri talenti inespressi, con parole e dolori compressi soffocando giorno dopo giorno la gioia e la vita che pulsa dentro di noi… siamo vita, siamo vivi e che vita sia…
Cosa stiamo aspettando ancora?

Ciascuno di noi è diverso e distinto proprio per questo, anziché dividerci nel giudizio, possiamo condividere le nostre diversità accogliendoci e accogliendo l’altro affinché questo abbraccio crei forza e unità. Nello scambio vero e sincero, senza maschere e limiti, possiamo incontrarci, espanderci oltre i confini dell’ego ed incontrare la divinità presente in noi e nell’altro. Per fare questo è necessario fare prima i conti con se stessi, nella verità emerge lo sconosciuto in noi, a volte piacevole, altre non solo incomprensibile, ma anche disgustoso e fastidioso.

La rinuncia all’immagine è spesso troppo faticosa, allora preferiamo rinunciare all’amore e alla libertà cercando rifugio nel solito nascondiglio ormai esploso… nonostante tutto l’illusione è tanta ed eccoci di nuovo a rinunciare alla vita e a sprofondare nell’indifferenza, nell’apatia, nella rabbia.

La vita non è quello che ci hanno raccontato o l’isola d’oro e felice ma molto, molto di più, è mistero, passione, magia…
Se solo permettessimo alla nostra ombra di uscire allo scoperto, allora sì che potremmo sperimentare la gioia e quella forza generatrice che tutto trasforma. “L’oscurità in realtà è l’assenza di luce… come il male è semplicemente l’assenza di bene… il male è una definizione che l’uomo ha inventato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non creò il male… il male è il risultato dell’assenza di Dio nel cuore degli esseri umani”. Cit.

Non esiste la tristezza senza la gioia o la paura senza il coraggio, non possiamo vivere uno ed eliminare l’altro, ma viaggiare tra i due poli in una costante integrazione degli opposti, alla scoperta di mondi diversi eppure uguali, scendere nelle profondità del nostro inferno così come raggiungere le vette più alte del nostro spirito.

Non obblighiamoci ad essere perfetti, “illuminati” e solari quando il cuore vuole piangere, parlare, urlare al mondo che sta male, che si sente imprigionato, costretto a non sentire. Abbiamo un ritmo che sale e scende, come un seme si disgrega e affonda le sue radici nella terra per poi germogliare, fiorire e appassire: così sono le fasi della vita, un’infinità di cicli, un continuo movimento che non può essere afferrato e ostacolato, solo la mente pensa di poterlo fare e con sforzo e fatica impedisce questo fluido e naturale movimento.

Siamo impetuosi e impauriti come calmi e tranquilli, nella nostra completezza siamo l’uno e l’altro, non possiamo essere contenuti, IMPARIAMO A VOLARE… LIBERI.

Cristiana Naldi
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UMBERTO GALIMBERTI: LA NOSTRA SOCIETA’ AD ALTO TASSO DI PSICOPATIA NON E’ ADATTA A FARE FIGLI

Riflettiamo…
Il lavoro con la Bussola Costituzione (embriologia emozionale) e la Tecnica Metamorfica riguarda proprio le ferite formatesi non solo nei primi tre anni di vita ma già dal concepimento, questo lavoro ci aiuta non a risolvere le ferite ma a prenderne coscienza e trasformare le reazioni inconsapevoli in azioni consapevoli.

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l’allarme è il professore di Filosofia della Storia all’Università Ca’Foscari di Venezia. Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore

Umberto Galimberti, lombardo classe 1942, è uno dei più noti filosofi italiani. Professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove è titolare della cattedra di Filosofia della Storia, è un profondo e acuto osservatore della nostra società: mette al centro della sua indagine il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovani soffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami. Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.

Cosa intende per “mappe emotive”?

Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

La nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-“qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantitàHanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.

Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepiscerischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

https://wisesociety.it/incontri/umberto-galimberti-la-nostra-societa-ad-alto-tasso-di-psicopatia-non-e-adatta-a-fare-figli/

SILENZIO…

Silenzio.
Silenzio della mente per sentire l’intelligenza del cuore e abbandonarsi nella culla della sua quiete.

Ascoltiamo la dolce melodia dell’anima che, nella concretezza della quotidianità, sta cercando di comunicare con noi, diamo spazio a questa voce, VUOLE ESSERE ASCOLTATA.
Con infinita pazienza ha atteso per anni, ha sperato, implorato che uscissimo dal torpore della storia che ci siamo raccontati per paura di vedere la verità, per paura di vedere crollare quell’immagine illusoriamente costruita, per proteggerci dai “pericoli della vita”, dalle emozioni che come un uragano, se solo le avessimo lasciate libere, avrebbero distrutto quei confini che tanto scrupolosamente abbiamo edificato per sopravvivere.

Abbiamo temuto, non abbiamo mai veramente vissuto, non abbiamo accettato di mettere a nudo la profondità del nostro essere.
Il giudizio ci ha condannato, ci siamo persi di vista, incapaci di sentire l’intensità del cuore perché “sentire il cuore” significava essere fragili, costringendoci in totale solitudine a soffocare ciò che in realtà ci avrebbe arricchito.

ORA possiamo essere liberi, possiamo trovare il nostro posto, quel posto che di diritto ci spetta, possiamo condividere la nostra unicità con l’umanità intera inoltrandoci in una magica alchimia… l’alchimia della vita.
Possiamo riunire tutto ciò che abbiamo diviso, possiamo fare esperienza di noi stessi, senza giudizi, oltre la paura e finalmente contattare, rispettare e nutrire con amore ciò che siamo. Quell’amore che tutto accoglie e abbraccia come l’amore di una madre verso il figlio.
Possiamo capovolgere la nostra vita e permettere alla vita di acquisire senso attraverso di noi.

Come la saggezza indiana dice: “il cammino inizia lì dove mi trovo”.
Ciascuno di noi ha, qui e ora, tutto ciò di cui ha bisogno per realizzare pienamente se stesso, smettiamo di aumentare l’illusione della mancanza, non abbiamo più alibi, tutto si è rivelato, non intrappoliamoci nelle dinamiche della mente, perché essa teme il movimento, lo sconosciuto, il cambiamento… TEME LA VITA, ma noi SIAMO LA VITA.

Come scrive C.G.Jung:
“VIVETE VOI STESSI […] esiste solo una via ed è la VOSTRA VIA […] ciascuno percorra la sua via […] L’AMORE GENERA AMORE […] date dignità all’umanità e abbiate fiducia che la vita troverà la via migliore”.

Permettiamoci di esprimere e manifestare la nostra speciale ricchezza… La ricchezza di ogni singolo individuo è la ricchezza di un paese… del mondo (Gaston ha vissuto, insegnato e divulgato la Tecnica Metamorfica per permettere questo a se stesso e di riflesso agli altri. Ciascuno deve trovare la propria via, la mia è stata questa unitamente ad altre).

Cristiana Naldi
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LA BUSSOLA COSTITUZIONALE, L’ EMBRIOLOGIA EMOZIONALE, I PRINCIPI DELLA TECNICA METAMORFICA

La malattia è il messaggio estremo del nostro corpo, un’opportunità che ci viene concessa per vivere la vita che vorremmo vivere. Per poter intraprendere il cammino che porta alla trasformazione possiamo inoltrarci in noi stessi, al di là della maschera o dell’immagine che abbiamo o hanno creato di noi.

Dal momento del concepimento a quando nasciamo e durante la prima infanzia il nostro corpo cronicizza le ferite che subisce o eredita e le archivia nel DNA, così ogni cellula porta con sé la registrazione delle emozioni negative primarie che sono alla base del nostro malessere e delle nostre malattie. L’utilizzo sinergico dell’approccio tra medicina funzionale, embriologia emozionale e principi della tecnica metamorfica accompagna e sostiene l’individuo verso la scoperta e il rilascio della causa primaria del malessere supportandolo nel riconoscere e liberare gli schemi mentali , emozionali e comportamentali che si attivano. La bussola costituzionale diventa, in questo percorso di comprensione, uno strumento diagnostico e terapeutico prezioso. Rinnova le secolari teorie  sulle costituzioni e propone un metodo completo e preciso, che dal sintomo ci riporta indietro al foglietto embrionale danneggiato e, in ultimo, all’emozione che è all’origine del danno, attraverso un percorso scientifico e dettagliato.
Le emozioni sono il linguaggio visibile della mente, le malattie sono il linguaggio visibile del corpo. Mente e corpo sono un tutt’uno. Riconoscere ed integrare la ferita originaria ci permetterà di vivere gli eventi della vita non più attraverso REAZIONI INCONSCE ma con AZIONI CONSAPEVOLI, passando dalla consapevolezza di “avere” la vita a quella di “essere” la vita.

Questa comprensione genererà un nuovo messaggio positivo che verrà registrato nel nostro DNA e ogni nuova cellula darà origine a cellule sane: ecco che la trasformazione sarà reale, profonda e duratura. La bussola costituzionale e i principi della tecnica metamorfica ci svelano il legame indissolubile che esiste tra il microcosmo del corpo umano e il macrocosmo delle leggi energetiche che regolano l’universo.

L’epigenetica ha messo in evidenza l’importanza e il ruolo dei genitori, quale ambiente di vita del nascituro, nella formazione del bambino. Queste informazioni sono note da molti anni sia tra medici, psicologi che ricercatori, i quali sanno perfettamente che il periodo prenatale e perinatale fanno parte, a tutti gli effetti, del percorso della vita, l’inizio di un continuum che è la nostra esistenza fisica e psichica.

Il grande psichiatra Thomas Verny, uno dei massimi esperti mondiali della vita prenatale, lo va dicendo da molto tempo: “Un’esplorazione della biologia cellulare, suggerisce che una forma di ‘coscienza’, una consapevolezza rudimentale del mondo circostante, esista fin dai primi giorni nel grembo materno. Oggi la prova dell’esistenza di questa memoria cellulare, viene confermata dagli scienziati del MIT (Massachusets Institute of Technology) e del National Institute of Mental Health. La loro scoperta comune, per cui le cellule dell’individuo accumulano esperienze basate sulla memoria, già prima che il cervello si sia formato, sottolinea il ‘dramma’ della vita embrionale, della quale l’urto che avviene al concepimento non è che l’inizio“.

Un recente studio dimostra che i MICRO-RNA ricordano i traumi subiti per generazioni, è accertato scientificamente che alcune esperienze psicologiche ed affettive traumatiche possono essere trasferite alle generazioni successive.
Coordinati da Isabelle Mansuy, i ricercatori del Brain Research Institute di Zurigo hanno rilevato che molecole dei cosiddetti microRNA erano in grado di trasferire la memoria di situazioni traumatiche e stressanti dai genitori alla discendenza. I microRNA sono piccole molecole endogene di RNA a singolo filamento capaci di alterarsi sotto stress e in grado di trasmettere l’informazione alla progenie.

In parole povere, una violenza, un evento conflittuale patito non genera solo conseguenze nell’individuo, ma riverbera lungo il suo albero genealogico.”Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta – riassume Mansuy – che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari” e che gli effetti del trauma ereditato sul metabolismo e i comportamenti psicologici persistono fino alla terza generazione”…

A breve inizieremo una serie di seminari esperienziali  che promuoveranno l’analisi della ferita primaria di ciascun partecipante passando dalla malattia, il sintomo e l’emozione,  all’ascolto fisico ed emozionale, per inoltrarci verso un viaggio che ci condurrà all’armonia. Come ogni cellula del nostro corpo ha una specifica funzione, uno spazio e un tempo per vivere in sintonia con miliardi di altre cellule, così ognuno di noi ha un compito, uno spazio e un tempo per vivere in armonia con se stesso e con gli altri. Comprenderlo e integrarlo significa vivere in salute.

Dott. Mauro Piccini
Cristiana Naldi

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VEDO, PRENDO COSCIENZA E LASCIO CHE SIA

Vedo, prendo coscienza e lascio che sia…La Tecnica Metamorfica ci ricorda che ogni manifestazione di vita ha un potere (la fonte di potere è l’energia che sta dietro ad ogni fatto. Il fatto è vibrazione e se lascio l’energia della vibrazione libera non solo ha il suo spazio ma avviene una trasmutazione in una sostanza più sottile) e la trasformazione è il rapporto tra coscienza e potere. Se non c’è coscienza nei propri modi di essere non ci potrà mai essere alcuna trasformazione, allo stesso modo se riconosciamo i nostri modi di essere ma rifiutiamo il nostro potere non si manifesterà ugualmente alcuna trasformazione.

“Ricordo di aver pensato:”Ci siamo Liz, questa è la tua opportunità. Mostrami la causa del tuo dolore. Fammi vedere tutto. Non tenere nascosto niente.” Uno per uno, i pensieri e i ricordi tristi hanno alzato la mano, per presentarsi. Ho guardato in faccia ogni pensiero, ogni unità di tristezza, ne ho riconosciuto l’esistenza e ho provato (senza tentare di eluderlo) il suo carico di dolore. E poi a ciascuno ho detto:”Va bene. Ti amo. Ti accetto. Adesso vieni nel mio cuore. E’ finita”. Sentivo veramente il dolore (come fosse una stanza accogliente). Poi dicevo:”Avanti il prossimo” e il dolore successivo si faceva avanti. Lo guardavo, lo provavo, lo benedicevo, e lo invitavo nel mio cuore. L’ho fatto con ogni pensiero doloroso che avevo – andando indietro con la memoria per molti anni – finché non è rimasto più niente.

Poi ho detto alla mia mente:”Adesso mostrami la mia rabbia”. Uno per uno, ogni motivo di rabbia della mia vita è apparso davanti a me e si è fatto riconoscere. Ogni ingiustizia, ogni tradimento, ogni perdita. Li ho visti tutti, uno per uno, e ne ho ammesso l’esistenza. Ho sentito ogni eccesso della mia rabbia, come se si verificasse in quel momento per la prima volta, e poi ho detto:”Adesso vieni nel mio cuore. Potrai riposare. Adesso è un posto sicuro. E’ finita. Ti amo.”. Sono andata avanti così per ore, ho oscillato tra due poli opposti – la rabbia che fa tremare le ossa e la freddezza che provavo quando entrava nel mio cuore e vi si adagiava, accoccolandosi accanto ai suoi fratelli, cessando di combattere.
A quel punto è cominciata la parte più difficile. “Mostrami i tuoi motivi di vergogna” ho chiesto alla mia mente. Dio mio non si possono immaginare gli orrori che ho visto. Una patetica sfilata di tutte le mie mancanze, le mie bugie, il mio egoismo, la mia gelosia, la mia arroganza. Ma per nessuno di questi dimostranti ho battuto ciglio. “Mostrami il peggio di te” ho insistito. Quando ho tentato di invitare i deplorevoli motivi di vergogna nel mio cuore, hanno esitato sulla soglia:”No – non crediamo che tu ci voglia li dentro…non sai cosa abbiamo fatto”. E io dicevo:”Io vi voglio. Persino voi. Vi voglio. Anche voi siete benvenuti. Va tutto bene, siete perdonati. Siete parte di me. Adesso potete riposare. E’ finita”.

Ero svuotata. Non c’erano più battaglie nella mia mente. Ho guardato nel mio cuore, dove c’è la mia bontà, e ho visto la sua ampiezza. E non era nemmeno lontanamente pieno, neanche dopo aver accolto ed essersi preso cura di tutti quegli infausti folletti fatti di dolore, rabbia e vergogna; avrebbe facilmente potuto perdonare anche di più. Il suo amore era infinito.
Così ho capito che questo è il modo con cui Dio ama tutti noi e ci accoglie, e che in questo universo non esiste il luogo chiamato inferno, se non forse nelle nostre menti terrorizzate. Perché, se un essere umano, distrutto e limitato, dimostra di essere capace, anche solo per una volta, di perdonare e accettare il proprio io, allora proviamo solo a immaginare quante cose possa perdonare e accettare Dio, con la sua eterna pietà.

Nello stesso tempo sapevo che quello era solo un intervallo di pace. Sapevo che avevo appena cominciato, che la mia rabbia, la mia tristezza e la mia vergogna sarebbero tornate, scappando furtive dal mio cuore, e andando ancora a occupare la mia mente. Sapevo che avrei dovuto discutere di nuovo con questi pensieri, finché non avessi, gradualmente e con determinazione, cambiato tutta la mia vita. E che sarebbe stato difficile ed estenuante. Ma il mio cuore ha detto alla mia mente, nel silenzio buio della spiaggia: “Ti amo, non ti abbandonerò mai, avrò sempre cura di te”.
Mangia prega ama – Elizabeth Gilbert

Cristiana Naldi

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FIORIRE A NOI STESSI

La perfezione con i suoi stereotipi non esiste, siamo costantemente condizionati da ideali e sopraffatti dalla necessità di raggiungerli, dimenticando che non siamo gli ideali ma qualcosa d’altro che è lì…in attesa che gli venga dato spazio. Manca l’atto di fede in se stessi, la fiducia nelle nostre capacità, quelle capacità che se avessero spazio ci permetterebbero di autorigenerarci.

Pensiamo di aver sempre bisogno di qualcuno per fronteggiare un dolore, degli ostacoli o imprevisti dimenticando di riconoscere che ciascuno di noi ha bisogno principalmente di se stesso e della fiducia nelle proprie forze.
Siamo ciò che viviamo, siamo il nostro dolore ma anche la nostra responsabilità, siamo i nostri limiti ma anche le nostre potenzialità.

Abbiamo trascorso parte della nostra vita a ‘creare noi stessi in funzione di’…nascondendo il ‘nemico’ dentro di noi e diventandone automaticamente schiavi, sottomessi al suo ipnotico volere. Proprio quel nemico o quella ferita o quella difficoltà sono la nostra fonte di luce che può manifestare ciò che siamo in origine, i nostri talenti, la nostra vocazione, il nostro potenziale.

Possiamo liberare la nostra energia allineandoci con ciò che detta il cuore anziché funzionare unicamente con la testa, come scrisse C.G.Jung nel Libro rosso: “Se vai dal pensiero, porta il cuore con te. Se vai dall’amore, porta la testa con te. Vuoto è l’amore senza il pensiero, vuoto il pensiero senza l’amore.”
Osiamo rischiare, incamminiamoci nel sentiero sconosciuto, sveliamo a noi stessi i veri tratti del nostro volto, i nostri bisogni più profondi e autentici.

“Il tradimento significa non riuscire più a esprimere, a se stessi e agli altri, ciò che veramente si sente e si è. Esprimere se stessi comporta un continuo esporsi all’aggressività altrui, oltre al pericolo di venire contraddetti semplicemente perché la sincerità è la prova schiacciante dell’altrui ipocrisia…Il collettivo disapprova e mette a tacere le voci profetiche che destabilizzano il sistema di convinzioni e convenzioni su cui esso si basa, e le conseguenze tragiche si pesano sulla bilancia della storia in roghi, esilii e condanne. Comunque, anche quando non è di scena la persecuzione, di certo non mancheranno il rifiuto e il dileggio. Più lontano si spinge il pensiero, più entra in crisi chi non ha mai guardato al di là del proprio naso…Come nella ferita si cela il segreto della nostra guarigione, così sarà la discesa al nostro inferno a consentirci la salita al nostro paradiso”. (I sotterrranei dell’anima-Aldo Carotenuto)

Cristiana Naldi
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