VITA E TRASFORMAZIONE

VITA E TRASFORMAZIONE

La Tecnica Metamorfica è un catalizzatore di un processo di trasformazione, è uno spazio dove è possibile ricongiungersi alla propria origine, ciò che si è in realtà, ciò che si era prima dei condizionamenti ricevuti nel periodo di gestazione o ereditati dalle generazioni precedenti, é un piccolo rituale.

La forza vitale presente in ogni persona, all’interno di questo spazio, provvede alla trasformazione degli schemi esistenti. La direzione verso qualcos’altro sta nel fatto stesso. La direzione verso la quercia è contenuta nella ghianda stessa. La direzione verso la farfalla è già presente nel bruco. Così noi, in quanto praticanti, siamo ben attenti a non indirizzare l’energia della persona che viene a ricevere una sessione. In altre parole, ci manteniamo al di fuori. Il più importante principio che sta dietro il nostro lavoro è il distacco del praticante perché per noi è chiaro che la direzione verso un altra forma, così come gli altri schemi nelle persone, riguardano gli schemi esistenti.

In altre parole, usiamo il libro della natura come una specie di storia che affianca il nostro lavoro. La terra non dà mai nulla alla pianta; non è la terra che dà, ma sono le radici che prendono il nutrimento dalla terra sotto forma di minerali, mentre i piccoli germogli attingono dall’aria e dalla luce. Le mamme in attesa non nutrono mai il feto, ma è il feto che prende il nutrimento dalla madre nella misura necessaria. Come praticanti, non siamo qui per dare nulla, ma perché da noi si possa prendere. Ma perché si possa prendere da noi, dobbiamo trovarci nella “casa del nostro essere”. In che modo? Praticando il distacco. Tutti possiamo trasformare gli schemi e i condizionamenti ereditati a patto che ci siano due requisiti: il primo requisito per la trasformazione è che ci sia VITA, il secondo è che ci sia un AMBIENTE adatto, libero da direzioni o interferenze.

Cristin Cristin 
Live Your Essence
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“Tutto quello che abbiamo vissuto dal concepimento in poi e per tutta la durata della gravidanza, sono memorizzate dentro di noi e ci condizionano… nel bene e nel male.

“La donna deve immedesimarsi sul fatto che il carattere del nascituro dipenderà dalla sua condotta, dalla vita che farà durante questo sacro periodo. Se ella accoglie in sé solo pensieri d’amore per tutto quanto vi è di nobile e di buono, il suo bambino manifesterà le stesse tendenze; se, invece, si lascia trascinare dalla collera e da altre cattive passioni, il bimbo le erediterà inevitabilmente.

Perciò durante i nove mesi di gravidanza, ella dovrebbe dedicarsi costantemente ad opere buone, liberarsi da ogni angustia e timore, non ammettere pensieri o sentimenti cattivi e negativi, togliere dalla sua vita tutto ciò che non è verità profonda e non perdere un momento solo in parole oziose o in opere vane. Come è possibile che il figlio nato da una tal madre non sia nobile e forte?

S’intende che la donna incinta deve mantenere il corpo puro come la mente, respirando aria fresca e libera in gran copia, mangiando cibi semplici e sani, e anche di questi solo quel tanto che può digerire con facilità. Se segue questi consigli non avrà alcun bisogno di ricorrere ai medici”. Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948).

Siamo abituati alla immensa profondità di Gandhi, la Grande Anima, ma le sue parole esprimono una saggezza che ancora oggi lascia stupefatti. Saggezza che viene sempre più confermata da ricerche scientifiche nell’ambito della psicologia, della medicina e della fisica quantistica. In pratica, tutto ciò che il feto vive durante la gravidanza, tutte quelle esperienze sono memorizzate dentro di lui, condizionandolo positivamente o negativamente per il resto della vita.

Non a caso, nella delicatissima fase che ha inizio dalle primissime cellule dell’impianto dell’ovulo ad opera dello spermatozoo e durante i nove mesi successivi, si seminano le condizioni di sviluppo psicofisico, comportamentale e spirituale del futuro individuo. L’esempio più calzante è quello del contadino che deve seminare un campo: prima va sistemato e dissodato il terreno, eliminando le erbacce e tutto quello che può impedire la semina (rovi, pietre, ecc.). Dopo aver creato l’ambiente più consono alla crescita e alla vita, si passa alla semina vera e propria. La morale è che se si semina in un terreno inquinato, poco fertile e dissestato, i risultati non saranno ottimali.

Se i genitori fossero veramente consapevoli di quello che sta avvenendo dal punto di vista fisico, emotivo e spirituale nella creatura che si sta formando dentro l’utero materno, forse starebbero più attenti a quello che fanno, dicono, pensano, mangiano; eviterebbero anche di trasmettere ansia, angoscia e paura. Come dice il biologo statunitense Bruce Lipton, esperto di epigenetica: i genitori sono dei veri e propri ingegneri genetici che formano e informano il bambino.

La mamma in gravidanza è una vera e propria spugna che assorbe tutto, e non a caso la sua sensibilità è maggiore rispetto a qualsiasi altro periodo della sua vita. Si aprono addirittura certi canali sensoriali non visibili all’occhio umano (detti antakarana) ma percepibili dalle persone con facoltà extrasensoriali. Questi canali entrano dalla sommità del capo, passano attraverso la spina dorsale, arrivano giù fino alla terra e tornano verso il cielo, creando così un collegamento tra la persona e il Tutto, un ponte tra l’Uomo e il Cielo (la forma è quella del toroide o toroidale).

Questi canali, che qualsiasi essere umano ha, normalmente hanno uno spessore di circa un centimetro, mentre nella donna in gravidanza tale spessore si allarga molto di più. Questo è il motivo per cui le mamme possono ricevere comunicazioni sottili dai cosiddetti piani superiori. La donna è una vera e propria porta aperta sull’infinito… Con tali aperture spirituali è facile immaginare quali bellezze o bruttezze sia possibile seminare, giusto per tornare all’esempio di prima, nella creatura che si sta sviluppando.

Nel mondo duale, infatti, questa porta può essere aperta verso il bene, il bello e il vero, oppure verso il male, il brutto e il falso. Una mamma che vive nella gioia, nella pace, nella serenità e nell’amore proprio e del suo compagno, riceverà un sano nutrimento per se stessa e per la sua creatura, che ricordiamo essere un adulto in divenire. Al contrario, se la donna vivrà male la sua condizione rimanendo ricettiva a stimoli negativi, tutto ciò andrà a discapito di un sano sviluppo del bambino.

Per il bimbo sono basilari tutti i valori ricevuti da una madre e un padre che lo hanno desiderato, voluto e amato a partire dal concepimento e durante tutto il periodo prenatale. Questa creatura, a prescindere dalla vita adulta che intraprenderà, potrà essere un uomo o una donna felice e libero, e non un infelice della società, arrabbiato con tutto e tutti.

Giorgio Mambretti nel suo ultimo libro: “La medicina del futuro; la realtà nascosta della malattia”, spiega come tutto quello che è successo nel momento del concepimento, durante la gravidanza, la nascita e nei primi anni di vita, resta registrato. Sempre più studiosi stanno comprendendo che già nel momento del concepimento, viene registrato dal feto tutto quello che avviene nel mondo esterno, nel bene e nel male…

Il famoso psichiatra Stanislav Grof è riuscito a dimostrare che il neonato registra tutto quello che avviene in gravidanza (endogestazione), durante il parto e nell’esogestazione (primi 2-3 anni di vita). Ha sottoposto ad ipnosi delle persone facendo loro rivivere per esempio la gravidanza o il parto, e poi ha fatto loro disegnare tale evento. Ci sono persone che hanno vissuto nel grembo materno una favola e chi un incubo vero e proprio… Ecco perché se tutti avessero dato ai loro bambini le giuste attenzioni e l’amore necessario, forse la nostra società odierna sarebbe molto diversa…

Nell’antica Grecia, per esempio, le donne incinte vivevano tutte insieme dentro grandi case circondate da un ambiente sereno, nel verde e nella tranquillità, affinché i loro bambini si sviluppassero in una condizione di estrema protezione e si nutrissero del vero e del bello, immersi nella natura, perché ovviamente la natura è il solo luogo dove una persona si può rilassare e vivere in armonia ed equilibrio.

L’epigenetica, una nuova disciplina della scienza sviluppata accanto alla genetica, ha messo in evidenza l’importanza e il ruolo dei genitori, quale ambiente di vita del nascituro, nella formazione del bambino. Queste informazioni sono note da molti anni sia tra medici, psicologi che ricercatori, i quali sanno perfettamente che il periodo prenatale e perinatale fanno parte, a tutti gli effetti, del percorso della vita, l’inizio di un continuum che è la nostra esistenza fisica e psichica.

Già a partire dal 1924, Otto Rank ipotizzò un legame fra il parto e molti problemi esistenziali e psicologici, visti come reazioni o conseguenza al trauma della nascita, e concepì l’utero come un “paradiso perduto” a cui si tende nella ricerca del piacere. Addirittura, il dottor Frank Lake, afferma che l’esperienza più formativa è proprio quella prenatale, specialmente quella del primo trimestre intrauterino!

Eppure, ancora oggi, nonostante queste conoscenze siano ormai a disposizione da quasi un secolo, non viene prestata da genitori e medici la dovuta attenzione, a questo periodo importante vissuto dal bambino “in utero”, alle esperienze che si sono impresse nella sua memoria fisica e corporea e che contribuiscono alla formazione del futuro temperamento, carattere e della personalità. La società di domani sarà composta da quelli che il filosofo e chiaroveggente Rudolf Steiner definiva “adulti in divenire” e che saranno coloro che andranno a governare, insegnare, che saranno medici, infermieri, spazzini, ecc., ma con un cuore nuovo.

Il grande psichiatra Thomas Verny, uno dei massimi esperti mondiali della vita prenatale, lo va dicendo da molto tempo: “Un’esplorazione della biologia cellulare, suggerisce che una forma di ‘coscienza’, una consapevolezza rudimentale del mondo circostante, esista fin dai primi giorni nel grembo materno. Oggi la prova dell’esistenza di questa memoria cellulare, viene confermata dagli scienziati del MIT (Massachusets Institute of Technology) e del National Institute of Mental Health. La loro scoperta comune, per cui le cellule dell’individuo accumulano esperienze basate sulla memoria, già prima che il cervello si sia formato, sottolinea il ‘dramma’ della vita embrionale, della quale l’urto che avviene al concepimento non è che l’inizio“.

Verny, sta semplicemente affermando che già a pochi minuti dal concepimento, esiste una rudimentale forma di memoria cellulare… Se ne fossimo realmente consapevoli, cambierebbe sicuramente il nostro modo di porci, di fare l’amore, di pensare, di relazionaci con l’altro… e perché no, anche il nostro modo di pregare.

Queste cose sono risapute da sempre. Già all’epoca, il grande Leonardo Da Vinci (1452-1519) era solito dire che… “quello che vive la mamma lo vive anche il bimbetto”, come pure nel Vangelo di Luca (1,41/42) se ne parla: “Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo…”

Anche una recente ricerca senese dimostra che la memoria del feto influisce sulla vita post-natale. Questa ricerca è stata condotta, per la prima volta in Italia, dal dottor Carlo Bellieni, neonatologo di fama mondiale dell’U.O. di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico “Le Scotte” di Siena.

Un’equipe di medici ha seguito per cinque mesi 43 donne in stato di gravidanza, con permanenza forzata nel letto per cause legate ad una difficile gestazione, comparandole con altrettante mamme che, durante lo stesso periodo, non hanno avuto problemi significativi. Il risultato dimostra come i bambini delle mamme rimaste ferme durante la gravidanza, hanno avuto qualche difficoltà di equilibrio in più rispetto agli altri neonati (ad esempio, hanno maggior tendenza al mal d’auto).

La memoria del movimento è un’altra scoperta realizzata a Siena. Confrontando 32 madri ballerine che hanno continuato a danzare intensamente durante i nove mesi, con altrettante madri che non lo facevano, si è visto che i bambini nati da madri che praticavano danza erano più esigenti nell’essere cullati e richiedevano un movimento più vigoroso rispetto agli altri. “Ciò dimostra come il feto possa ricordare il movimento che la madre compiva durante la gravidanza e come lo ricerchi ancora dopo la nascita“.

In conclusione, l’essere umano potrebbe essere aiutato e positivamente trasformato– partecipando così al cambiamento di questo pianeta – se solo si raggiungesse una profonda consapevolezza del fatto che tutto quello che accade nella vita deriva e ha origine dal periodo prenatale”…

 

Tratto dal libro: “La Vita inizia prima della nascita” di Marisa Bettio e Marcello Pamio
da https://camminanelsole.com/la-vita-inizia-prima-della-nascita/
Rivisto da www.fisicaquantistica.it
Fonte : https://www.fisicaquantistica.it/scienza/la-vita-inizia-prima-della-nasci

BUONA ESTATE E BUON SILENZIO

BUONA ESTATE E BUON SILENZIO

Buona estate e buon silenzio.

Gaston ci ha insegnato che siamo molto di più delle limitazioni della nostra mente, che il conoscere le cose è solo un pensare intorno alle cose e che l’emozione è un sentire non le cose, ma solo la nostra reazione ad esse. Ciascuno di noi ha una forza vitale che se liberata supera di gran lunga ogni limitazione. La vita è il nostro maestro, la vita è costante movimento, non si ferma mai, non possiamo incasellarla in un rigido sistema intellettuale.

Non possiamo trovare l’illuminazione nelle parole o nelle idee, l’illuminazione è una cosa viva, non può essere imprigionata in parole, facile è confondere la saggezza con la dottrina, potremmo studiare tutta la vita testi sacri senza diventare per nulla saggi, la dottrina mostra solo una via ma non la proclama. Come scrisse C.G.Jung: “Quello che vi do, non è né una dottrina né un insegnamento. E da quale pulpito potrei indottrinarvi? Vi informo della via presa da quest’uomo, della sua via, ma non della vostra. La mia via non è la vostra via, dunque non posso insegnarvi nulla. La via è in voi, ma non in dèi, né in dottrine, né in leggi. In noi è la via, la verità e la vita… Chi dovrebbe vivere la vostra vita, se non voi stessi? Dunque vivete voi stessi”.

Fino a quando non cesseremo di identificarci con la “persona” e non la useremo come mezzo di resistenza alla vita, quando non opporremo più resistenza al mondo esterno, quando porremo fine alla nostra ostilità, sperimenteremo il “vuoto”, non significa che esso sia il puro nulla, ma che oltrepassa ogni idea di cui la mente sia capace, il contenitore del tutto… Il vero IO non è un’idea ma un’esperienza.

Possiamo solo accogliere-abbracciare la vita e ogni sua manifestazione, senza opporre resistenza, passando da una fase all’altra così come alla primavera seguono l’estate e poi l’autunno e l’inverno… preoccuparci o aver timore di tutto sarebbe come proclamarsi ignoranti davanti a queste leggi della natura.

Tutto è movimento e crescita, è il corso della natura, il principio che determina il cambiamento e lo governa, il continuo movimento della vita che non si ferma neanche per un attimo. Nulla nell’universo è statico, immobile o perfetto perché sarebbe morto, tale pensiero è nato solo nella mente degli uomini che vorrebbero aggrapparsi alle cose nella speranza che si possano fermare o rimanere perfette, possiamo solo arrenderci alla loro forza senza opporci.

Auguro a tutti Voi una serena estate. La vita in questa particolare fase storica ci sta insegnando ad abbracciare ogni cosa e ricordiamoci ciò che è detto nel Mumon-kan:

Nessun cancello sbarra le pubbliche strade;
Vi sono sentieri di ogni genere;
Coloro che oltrepassano questa barriera
Camminano liberamente per tutto l’universo.

Cristin

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#cristin #cambiamento #libertà #universo #movimento #vita

UN NUOVO MONDO

UN NUOVO MONDO

Il femminile è stato per secoli sacrificato, abusato, calpestato e privato di dignità e rispetto; dal canto suo il maschile ha condotto e dominato il mondo dimenticando che l’incontro con il femminile è evoluzione, è forza generativa, è portare a compimento.

Il femminile è stato relegato.
Hanno cercato di spegnere la nostra luce, quella luce che illumina ogni cosa, che sa accogliere e abbracciare anche le più feroci atrocità, quella vitalità che nessuna prigionia o costrizione può spegnere o silenziare, quella sensibilità che sente e vede ciò che ancora non si è svelato; la capacità creativa di donare all’esterno e nutrire l’interno, di saper ricevere e rispondere… generatrice di vita.

Ciascuna di noi nel proprio piccolo spazio ha vissuto piccoli o grandi abusi, sia a livello psichico, mentale, emotivo, famigliare, lavorativo ed economico: ci siamo scontrate con la “sapienza razionale” maschile, con il suo potere che ha cercato in tutti i modi di zittire e offuscare quella natura imprevedibile che ci appartiene, che smuove montagne e crea tempeste, che fa tremare un mondo eccessivamente razionale, sempre attivo, controllore e manipolativo perdendo il valore dell’ESSERE, della condivisione e della fratellanza.

Vuole nascere un mondo nuovo dove maschile e femminile, uomo e donna si incontrano in un amorevole abbraccio – senza differenze, senza divisioni – per concepire e partorire una nuova vita, un nuovo modo di comunicare e di collaborare.
Una fusione creativa dove attivo e ricettivo interagiscono, dove volontà e intuizione si integrano, dove razionalità e sensibilità danzano insieme per far crescere un nuovo ESSERE. Un’ unione che radica una nuova vita.

Siamo noi a decidere che non ci sono più debiti da pagare, che siamo libere di andare incontro alla vita non certo per un esito finale ma per ricominciare… ricominciare a fiorire dai nostri dolori e dalle nostre risate.

Siamo pronte, è tempo, dobbiamo tornare a casa.

Adrienne Rich scrive:
Giù accanto al relitto

C’è una scala.
La scala è sempre lì
innocentemente penzola
lungo la fiancata della goletta…
Scendo…
Esploro il relitto…
Riesco a vedere i danni subiti
e i tesori che trionfano…

Cristin
#energia#unione#maschilefemminile#nuovomondo#cristin

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STABILITA’ E FATTI REALI

STABILITA’ E FATTI REALI

I giorni scorrono tra caos e silenzio, abbiamo accumulato conoscenze, esperienze, nozioni, tecniche; ma oggi ci viene chiesto di sperimentare nella concretezza di questa bizzarra quotidianità, tutte quelle teorie che a parole abbiamo tanto propagandato.

Stabilità, equilibrio, armonia e ‘fatti reali’.

Stiamo oscillando emotivamente ed improvvisamente tra un polo e l’altro, è vero, siamo nella dualità e ogni cosa contiene in sé i due opposti e ogni opposto esiste esattamente perché esiste l’altro, così è nella natura come in ciascuno di noi, ma solo attraverso questi opposti necessari, possiamo vivere e agire il nostro essere in questa vita.

Possiamo cambiare la nostra realtà solo cambiando il nostro livello di coscienza. Come possiamo cambiare il nostro livello di coscienza?
Non abbiamo molte possibilità se non quella di tuffarci nella realtà, senza veli , senza maschere, senza negazioni perché l’unica energia con la quale possiamo modificarlo, la troviamo solo e unicamente sul piano della realtà che cerchiamo ancora, a tutti i costi, di evitare.

Sembra un gioco di parole, ma non possiamo più scappare, oggi le ‘regole’ ci dicono che dobbiamo restare a casa, nelle nostre quattro mura, costretti a sentire la noia, la tristezza, la paura, i pensieri e a relazionarci con noi stessi, nulla può rimanere segreto, nulla possiamo più nascondere; ma cosa possiamo fare?

Senza commenti, giudizi, confronti o desideri possiamo solo starci dentro, lasciare essere, accogliere ciò che è esattamente così come è ORA, rispettare nella sua intima essenza ogni fatto, ogni emozione perché soltanto allora potrà nascere un sottile e nuovo tipo di comunicazione, una comunicazione che include altre dimensioni che la mente non può comprendere.

Ogni volta che ci sforziamo di raggiungere una qualche direzione particolare, il profondo movimento di trascendenza viene bloccato, non possiamo creare con la mente il cambiamento o la felicità. Come ci ha insegnato Gaston Saint Pierre: “la resistenza a qualcosa le dà vita, la non-resistenza lascia che si consumi da sé”.

Se la mente è in pace, se non diamo direzione all’energia di una situazione o di un fatto o di un’emozione, l’energia stessa è in grado di trovare la propria via di liberazione e ciò che era nascosto si rivela e ciò che muore rinasce ad un altro livello.

In questo continuo movimento tra vuoto e pienezza, distruzione e creazione, ombra e luce, come un pendolo, anche noi oscilliamo tra uno stato e l’altro ma se prendiamo le distanze da buoni osservatori, stando in ciò che è, le oscillazioni di questo movimento si fanno sempre più veloci, fini e vicine tanto da apparire quasi statiche, apparentemente ferme… proprio lì in quell’istante si presentano altri livelli, più sottili, fluidi e armoniosi con frequenze e vibrazioni diverse… ed ecco che la nostra creatività fiorisce e la confusione muore, la quiete si sostituisce all’inquietudine e la paura all’amore.

Finalmente con infinita pazienza e accoglienza possiamo prenderci per mano, imparando ad abbracciare noi stessi prima di abbracciare l’altro, donandoci quel tanto sospirato amore, unico nutrimento necessario per risvegliare e rivelare a noi stessi e al mondo la nostra LUCE che altro non è che LUCE della coscienza universale.

Cristin Naldi
www.agopunturaomeopatiapiccini.it

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MUORI A TE STESSO E DIVENTA TE STESSO

MUORI A TE STESSO E DIVENTA TE STESSO

Spesso ci troviamo, ancora, a passare buona parte della nostra vita a combattere con l’immagine cristallizzata di noi anziché accedere ad un altro piano e osservare e vivere ciò che realmente siamo, imprigionati da attaccamenti che abbiamo ancora paura a lasciar andare.
La separazione da essi è vista come una perdita non considerando che, al contrario, permettere alla separazione di essere è l’unica possibilità che abbiamo per accedere ad una maggior libertà.

L’amore verso noi stessi è sostituito da un altro sentimento: “il terrore”. Siamo stati abituati a vivere un ‘Io’ separato dall’ ‘Io profondo’ (che ci unirebbe a tutti gli altri esseri umani) un ‘Io’ che ha paura di essere quello è e non quello che ‘gli altri’ volevano che fosse. Siamo abitati dal terrore più grande: il terrore di noi stessi.

Riconoscerci come ‘adulti’ significa non indentificarci con l’intelletto, andare oltre il giudizio e le vecchie convinzioni, accettare di essere ‘altro’, ma soprattutto non temere la libertà. Liberiamoci dall’ego infantile e lasciamoci guidare dall’Essere essenziale.

“Guarire è diventare quello che si è e non quello che gli altri hanno voluto farci essere. Fin dall’infanzia ci sono stati imposti ordini e divieti. Abbiamo dovuto far cose che non volevamo, e non abbiamo potuto fare ciò che invece desideravamo. Abbiamo subito abusi che piano piano si sono incrostati nel nostro spirito, nei nostri comportamenti, e crediamo che siano la nostra ‘identità’. Divenuti adulti, continuiamo a imporci quello che ci veniva imposto, e ci neghiamo quello che è stato rifiutato. Ma perché facciamo così? Perché il clan ci accetta soltanto se corrispondiamo alla visione che esso ha di noi. Anche se ci infligge delle mutilazioni, repressioni dolorose, noi le consideriamo fondamentali: sono loro che ci tengono legati alla famiglia. Se tagliamo questi nodi ciechi, se espelliamo da noi tutto quello che è artificiale per sviluppare la nostra essenza più autentica, rischiamo di perdere quell’unione patologica con la famiglia che confondiamo con l’amore. E tale ‘amore’, per il bambino è quello che lo mantiene in vita fornendogli cibo, riparo e protezione. Lui è convinto che se cambiasse sarebbe scacciato dal clan, condannato alla solitudine ed esposto ai pericoli. O peggio, teme che la sua ribellione possa fare un torto irreparabile ai membri della sua famiglia…”. A. Jodorowsky

“Muori a te stesso e diventa te stesso” è l’essenza della Tecnica Metamorfica, siamo eterno movimento.

Cristin Naldi

TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

Nel periodo di gestazione la mamma e il bambino sono una cosa sola e la Tecnica Metamorfica può dare all’embrione la possibilità di essere libero dalle influenze precipitate al concepimento prima che esse prendano forma.

Il bimbo può essere trattato senza rischio appena nato permettendogli di liberare gli schemi formatisi durante la gestazione, questa liberazione aiuterà il bambino a crescere in modo equilibrato e senza costrizioni.

Riporto un interessante articolo sui traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino:

Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale: il legame tra le emozioni e i traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino in età adulta

Nel film 2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick ripercorre tutti i passaggi dell’evoluzione della vita su questo pianeta come processo necessario a rinnovare la meraviglia, lo stupore, ma anche a stimolare una rinnovata attenzione alla vita così come si presenta a ciascun uomo e a ciascuna donna nella sua interezza. Che cos’è il nostro esserci se non un eterno accorgersi della vita intorno e della vita dentro? Ogni nostro gesto, ogni nostro pensiero, le nostre azioni, anche le più semplici, da dove originano, da cosa sono motivate? Noi siamo liberi così come crediamo? Chi siamo noi? Chi sono io? Perché un odore può dare fastidio e un altro può suscitare una commozione, perché alcune persone compiono gesti che suscitano dei ricordi, perché fumo, perché mangio troppo o troppo poco e così via? Ognuno di noi potrebbe campionare tranquillamente tutta una serie di comportamenti propri o degli altri a cui è consapevolmente sensibile e da cui è inspiegabilmente attivato a livello emozionale, secondo vari gradienti, fino ad arrivare, talvolta, a essere bloccato nell’agire a causa del proprio modo di “sentire” la realtà. Joaquin Grau descrive questo mondo emozionale, talvolta così travolgente, come “verità sentita” e la definisce coraggiosamente come l’“unica verità”. E ipotizza, così come tanti altri autori, che molte delle azioni, pensieri, scelte che le persone compiono in età adulta siano il necessario svolgersi di una sinfonia le cui note primordiali sono state tutte scritte, sotto dettatura, dal concepimento alla nascita, e successivamente nei primi anni di vita. Nostro malgrado ci troveremmo cioè costretti a sviluppare nella nostra esistenza tutta una serie di comportamenti per rinnovare l’attenzione emozionale necessaria alla risoluzione o alla compensazione delle condizioni traumatiche che si sono presentate dal concepimento alla nascita e successivamente almeno nei primi anni di vita. Grau definisce queste condizioni con l’acronimo “CAT”, cioè Cumuli Analogici Traumatici: le prime note, il primo deposito nella memoria cellulare, di emozioni qualitativamente e soggettivamente dolorose e quindi non pienamente ascoltate o respinte come “sentire”. Ovvero ipotizza come presupposto di partenza per un percorso di comprensione e superamento, la possibilità di attivare una consapevolezza di noi nell’attraversamento delle nostre emozioni, quando percepite come dolorose e spiacevoli.

L’universo emozionale del bambino

Questa riflessione, che non vuole essere un’affermazione, bensì uno stimolo di ricerca, ci può portare a riconsiderare tutto il processo, dal concepimento alla nascita, come interregno di sviluppo e deposito dei primi nuclei traumatici emozionali a carico della memoria cellulare dell’embrione, del feto e poi del bambino. Come sappiamo, il primo aggregato di cellule nel grembo della madre non pensa, perché non ha a disposizione un sistema nervoso centrale maturo, ma è suscettibile alle emozioni della madre che inconsapevolmente trasmette il suo sentire piacevole o spiacevole al tutto in potenza, ma ancora indifferenziato, che ospita all’interno del suo corpo e che sta diventando, giorno dopo giorno, il “suo” bambino. Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale in cui la madre processa il suo sentire, ovvero lo comprende e lo trasforma, mentre l’embrione – poi feto e bambino – ne viene impregnato mantenendo nella propria memoria profonda l’emozione, la quale potrà poi successivamente riemergere in età adulta in presenza di situazioni emozionalmente analoghe. Il bambino cresce, si sviluppa e apprende fino all’età di circa sette anni sostenuto da processi di pensiero tipicamente definiti come analogici e prelogici, mantenuti dalle onde cerebrali theta, caratteristiche dell’emisfero cerebrale destro. La fondamentale differenza di questa modalità di apprendimento rispetto a quella fondata su processi logici e razionali (che appartengono all’emisfero sinistro e che si muovono sulle onde beta, più veloci) che si sviluppano nel corso della crescita e dominano la vita adulta, consiste nel fatto che il bambino si muove, in questo periodo della sua esistenza, in una dimensione in cui non è il nesso causale a costruire il suo universo di conoscenza, bensì quello analogico. Le cose, le esperienze, si richiamano perché riconducono allo stesso vissuto emozionale e non perché sono simili per caratteristiche oggettive: è la qualità dei vissuti a generare i nessi che costituiscono il mondo in cui il bambino vive. Un’esperienza emozionale di abbandono, ad esempio, può essere vissuta in diverse circostanze e per motivi completamente diversi, ma tutto ciò, per l’emisfero cerebrale destro, che è l’archivio delle nostre emozioni, non riveste alcuna importanza. Ciò che conta è che il bambino, in quel momento, anche in una circostanza oggettiva radicalmente diversa, si trova a esperire nuovamente quella emozione. Né va dimenticato che il bambino, nella pancia della mamma e in diversa misura fino a circa due anni, non distingue tra le sue emozioni e quelle che gli provengono dal quel sé più grande che per lui è l’unico universo esistente: la madre. Fino all’età di sette anni il bambino non riesce a produrre i primi tentativi di ragionamento formale, cioè consequenziale, secondo un punto di vista logico, tant’è che per poter comunicare con lui ci riferiamo alla necessità di utilizzare linguaggi magici e analogici, tipicamente utilizzati nelle fiabe, nelle ninne nanne e nelle cantilene. Fino all’età di sei anni circa, è impossibile consolare un bambino che piange perché ha avuto paura del rumore di un aereo che sta passando nel cielo, o delle urla di persone che discutono fra loro. Inutile convincerlo a parole di non aver paura e che questi stimoli non lo riguardano e che tantomeno sono pericolosi per lui: egli li percepisce come un cucciolo indifeso nella foresta, che non sa interpretare correttamente la realtà che o circonda e che prova potenzialmente paura per tutto. Conviene invece abbracciarlo, coccolarlo, accarezzarlo, cioè fargli “sentire” attraverso l’esperienza fisica, un’emozione gratificante e piacevole, per scacciare l’esperienza spiacevole dal suo qui e ora. Il bambino vive costantemente nel presente. Dai sei o sette anni in poi, con la maturazione del pensiero logico sostenuto dalla maturazione delle onde cerebrali beta, il bambino è in grado di “leggere” la realtà e di “discernere”, acquisendo una risorsa di protezione per il mondo emozionale. È caratteristica del pensiero beta l’analizzare, dividere, distinguere e selezionare. Non a caso in questa fase di sviluppo del bambino si stabilizzano ed entrano a far parte della sua esperienza concreta i concetti di tempo, spazio, io, mio, e il linguaggio verbale viene utilizzato stabilmente come strumento di comunicazione col mondo esterno.

Fonte “Scienza e Conoscenza”, numero 38

Cristin Naldi

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