TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

Nel periodo di gestazione la mamma e il bambino sono una cosa sola e la Tecnica Metamorfica può dare all’embrione la possibilità di essere libero dalle influenze precipitate al concepimento prima che esse prendano forma.

Il bimbo può essere trattato senza rischio appena nato permettendogli di liberare gli schemi formatisi durante la gestazione, questa liberazione aiuterà il bambino a crescere in modo equilibrato e senza costrizioni.

Riporto un interessante articolo sui traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino:

Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale: il legame tra le emozioni e i traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino in età adulta

Nel film 2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick ripercorre tutti i passaggi dell’evoluzione della vita su questo pianeta come processo necessario a rinnovare la meraviglia, lo stupore, ma anche a stimolare una rinnovata attenzione alla vita così come si presenta a ciascun uomo e a ciascuna donna nella sua interezza. Che cos’è il nostro esserci se non un eterno accorgersi della vita intorno e della vita dentro? Ogni nostro gesto, ogni nostro pensiero, le nostre azioni, anche le più semplici, da dove originano, da cosa sono motivate? Noi siamo liberi così come crediamo? Chi siamo noi? Chi sono io? Perché un odore può dare fastidio e un altro può suscitare una commozione, perché alcune persone compiono gesti che suscitano dei ricordi, perché fumo, perché mangio troppo o troppo poco e così via? Ognuno di noi potrebbe campionare tranquillamente tutta una serie di comportamenti propri o degli altri a cui è consapevolmente sensibile e da cui è inspiegabilmente attivato a livello emozionale, secondo vari gradienti, fino ad arrivare, talvolta, a essere bloccato nell’agire a causa del proprio modo di “sentire” la realtà. Joaquin Grau descrive questo mondo emozionale, talvolta così travolgente, come “verità sentita” e la definisce coraggiosamente come l’“unica verità”. E ipotizza, così come tanti altri autori, che molte delle azioni, pensieri, scelte che le persone compiono in età adulta siano il necessario svolgersi di una sinfonia le cui note primordiali sono state tutte scritte, sotto dettatura, dal concepimento alla nascita, e successivamente nei primi anni di vita. Nostro malgrado ci troveremmo cioè costretti a sviluppare nella nostra esistenza tutta una serie di comportamenti per rinnovare l’attenzione emozionale necessaria alla risoluzione o alla compensazione delle condizioni traumatiche che si sono presentate dal concepimento alla nascita e successivamente almeno nei primi anni di vita. Grau definisce queste condizioni con l’acronimo “CAT”, cioè Cumuli Analogici Traumatici: le prime note, il primo deposito nella memoria cellulare, di emozioni qualitativamente e soggettivamente dolorose e quindi non pienamente ascoltate o respinte come “sentire”. Ovvero ipotizza come presupposto di partenza per un percorso di comprensione e superamento, la possibilità di attivare una consapevolezza di noi nell’attraversamento delle nostre emozioni, quando percepite come dolorose e spiacevoli.

L’universo emozionale del bambino

Questa riflessione, che non vuole essere un’affermazione, bensì uno stimolo di ricerca, ci può portare a riconsiderare tutto il processo, dal concepimento alla nascita, come interregno di sviluppo e deposito dei primi nuclei traumatici emozionali a carico della memoria cellulare dell’embrione, del feto e poi del bambino. Come sappiamo, il primo aggregato di cellule nel grembo della madre non pensa, perché non ha a disposizione un sistema nervoso centrale maturo, ma è suscettibile alle emozioni della madre che inconsapevolmente trasmette il suo sentire piacevole o spiacevole al tutto in potenza, ma ancora indifferenziato, che ospita all’interno del suo corpo e che sta diventando, giorno dopo giorno, il “suo” bambino. Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale in cui la madre processa il suo sentire, ovvero lo comprende e lo trasforma, mentre l’embrione – poi feto e bambino – ne viene impregnato mantenendo nella propria memoria profonda l’emozione, la quale potrà poi successivamente riemergere in età adulta in presenza di situazioni emozionalmente analoghe. Il bambino cresce, si sviluppa e apprende fino all’età di circa sette anni sostenuto da processi di pensiero tipicamente definiti come analogici e prelogici, mantenuti dalle onde cerebrali theta, caratteristiche dell’emisfero cerebrale destro. La fondamentale differenza di questa modalità di apprendimento rispetto a quella fondata su processi logici e razionali (che appartengono all’emisfero sinistro e che si muovono sulle onde beta, più veloci) che si sviluppano nel corso della crescita e dominano la vita adulta, consiste nel fatto che il bambino si muove, in questo periodo della sua esistenza, in una dimensione in cui non è il nesso causale a costruire il suo universo di conoscenza, bensì quello analogico. Le cose, le esperienze, si richiamano perché riconducono allo stesso vissuto emozionale e non perché sono simili per caratteristiche oggettive: è la qualità dei vissuti a generare i nessi che costituiscono il mondo in cui il bambino vive. Un’esperienza emozionale di abbandono, ad esempio, può essere vissuta in diverse circostanze e per motivi completamente diversi, ma tutto ciò, per l’emisfero cerebrale destro, che è l’archivio delle nostre emozioni, non riveste alcuna importanza. Ciò che conta è che il bambino, in quel momento, anche in una circostanza oggettiva radicalmente diversa, si trova a esperire nuovamente quella emozione. Né va dimenticato che il bambino, nella pancia della mamma e in diversa misura fino a circa due anni, non distingue tra le sue emozioni e quelle che gli provengono dal quel sé più grande che per lui è l’unico universo esistente: la madre. Fino all’età di sette anni il bambino non riesce a produrre i primi tentativi di ragionamento formale, cioè consequenziale, secondo un punto di vista logico, tant’è che per poter comunicare con lui ci riferiamo alla necessità di utilizzare linguaggi magici e analogici, tipicamente utilizzati nelle fiabe, nelle ninne nanne e nelle cantilene. Fino all’età di sei anni circa, è impossibile consolare un bambino che piange perché ha avuto paura del rumore di un aereo che sta passando nel cielo, o delle urla di persone che discutono fra loro. Inutile convincerlo a parole di non aver paura e che questi stimoli non lo riguardano e che tantomeno sono pericolosi per lui: egli li percepisce come un cucciolo indifeso nella foresta, che non sa interpretare correttamente la realtà che o circonda e che prova potenzialmente paura per tutto. Conviene invece abbracciarlo, coccolarlo, accarezzarlo, cioè fargli “sentire” attraverso l’esperienza fisica, un’emozione gratificante e piacevole, per scacciare l’esperienza spiacevole dal suo qui e ora. Il bambino vive costantemente nel presente. Dai sei o sette anni in poi, con la maturazione del pensiero logico sostenuto dalla maturazione delle onde cerebrali beta, il bambino è in grado di “leggere” la realtà e di “discernere”, acquisendo una risorsa di protezione per il mondo emozionale. È caratteristica del pensiero beta l’analizzare, dividere, distinguere e selezionare. Non a caso in questa fase di sviluppo del bambino si stabilizzano ed entrano a far parte della sua esperienza concreta i concetti di tempo, spazio, io, mio, e il linguaggio verbale viene utilizzato stabilmente come strumento di comunicazione col mondo esterno.

Fonte “Scienza e Conoscenza”, numero 38

Cristiana Naldi

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1° Livello 25/26 Gennaio

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1° Livello 25/26 Gennaio

Se qualcosa è vivo, ha in sé il potenziale per la propria trasformazione”

L’osservazione della natura ci dà un’idea della Tecnica Metamorfica.
Una piccola ghianda può diventare una grande quercia e un bruco può diventare una farfalla. Che cosa accade al bruco quando è nel bozzolo? La forma del bruco si dissolve in una sostanza gelatinosa prima di trasformarsi in una nuova forma, la farfalla. Questo implica chiaramente la presenza di un’intelligenza e di una forza che operano per facilitare il potenziale del bruco affinché esso si trasformi in una nuova forma di vita: quella della farfalla. Analogamente, la forma di vita che attualmente sperimentiamo può esprimersi anche in altri modi.

La Tecnica Metamorfica si basa sul principio intuito da Robert Saint John in base al quale sulla zona di riflesso della colonna vertebrale su piedi, mani e testa corrisponde il periodo prenatale, durante la gestazione il nuovo essere forma non solo il corpo fisico ma anche la struttura mentale, emotiva e comportamentale. Le cellule del nostro corpo sono quindi impregnate di tutte le esperienze della nostra vita, incluso il periodo prenatale (dal concepimento alla nascita).

Durante la fase di gestazione sono state gettate le basi del nostro modo di essere e di comportarci. Quindi lavorare sull’area corrispondente a tale periodo significa lavorare sulla struttura temporale durante la quale tutte le nostre caratteristiche, forze e debolezze si sono formate. Si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con se stessi e liberare il proprio potenziale, attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi, un approccio semplice, delicato e rispettoso. La forza vitale una volta liberata può modificare e sciogliere i blocchi e le memorie formatisi nel passato o ereditate dai nostri avi, ma ancora attive in noi.

La Tecnica Metamorfica è un grandissimo strumento che tutti possono imparare, per se stessi, per la propria famiglia, per i propri figli, esprime un modo rivoluzionario di guardare la vita, è una possibilità per scoprire chi siamo veramente oltre le convinzioni e i pensieri limitanti.

In questi due giorni si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla in ambito ristretto ed informale, con famigliari, con amici, con altri partecipanti ai corsi o come base di un percorso per Praticanti con possibilità di iscrizione a DBN Discipline Bio Naturali.
I corsi possono essere individuali o di gruppo, nel fine settimana o infrasettimanali e su richiesta in altre sedi.

STUDIO MEDICO DOTT.MAURO PICCINI

Per informazioni scrivere a:
Cristiana
cristiana@dottorpiccini.it
340/2870987

LA VITA E’ BEN ALTRO

LA VITA E’ BEN ALTRO

Tutti sappiamo che l’impatto dell’ambiente vissuto da una generazione può vincolare lo sviluppo e il comportamento di quella successiva, ma se ci fermiamo solo a questo saremmo tutti “vittime” di un fato ineluttabile.

La vita è ben altro.
Una forza creatrice unica ed invisibile vive in noi sempre, la difficoltà sta nel riuscire a vederla, nel sentire quel battito vivace che vibra  nel nostro cuore e nel quale questa forza respira, perché il peso del passato è ancora soffocante, perché ci ricorda di non essere abbastanza, perché respinge ogni nostra possibilità di redenzione rendendo ogni percezione distorta e irreale, inibendoci al movimento della vita.

Possiamo scegliere se  vivere un programma definito ed ereditato che annulla i nostri potenziali come gli anelli di una catena infinita o se spezzare questa catena scegliendo di essere liberi, senza dover continuamente proiettare sull’altro risentiti o desideri.

“Se ci liberiamo dalla costrizione del cerchio famigliare e scegliamo la nostra autonomia ci troveremo a fronteggiare difficoltà, dolori, ansie e l’immagine persecutoria del figlio fantasticato dai genitori. E’ così che la lotta per qualcosa diventa la lotta contro qualcosa…Facendoci carico del senso di colpa, ci incamminiamo su una via che si colloca fatalmente e faticosamente altrove rispetto a quella indicataci”.  A. Carotenuto

E’ nostra responsabilità risvegliare la nostra autenticità. Essere autentico richiede molto coraggio perché ci spinge ad abbandonare vecchi modelli, vecchie certezze, relazioni superficiali o ingabbianti per poter fare spazio ad un “nuovo” che vuole emergere e …purtroppo l’abbandono è a tutti gli effetti una morte.

“Chi inconsciamente si priva della presenza dell’anima rinuncia a un dono prezioso, perché essa è la nostra forza”. A. Carotenuto

Vivere secondo le proprie aspirazioni e rendere onore alla nostra unicità comporta sempre un tradimento verso qualcosa o qualcuno. Uscire dal mondo delle certezze per aprire la porta nel mondo del misterioso e dell’immanifesto è l’unica valida possibilità che abbiamo per accogliere con presenza e fiducia il nuovo che ci attende.

Nel viaggio con la Tecnica Metamorfica mi sono inoltrata in mondi sconosciuti, con paesaggi sempre nuovi a volte nebbiosi, altri colorati e ricchi di sfumature; ciascuno di voi può vivere questo viaggio con infiniti mezzi, l’importante è che questo viaggio sia l’espressione della vostra unica e irripetibile voce e la manifestazione del sentire del vostro unico e irripetibile cuore.

Cristiana Naldi

Riproduzione consentita solo se l’articolo non viene modificato e riportando la fonte.

CALENDARIO CORSI TECNICA METAMORFICA E PRINCIPI UNIVERSALI 2019/2020

CALENDARIO CORSI TECNICA METAMORFICA E PRINCIPI UNIVERSALI 2019/2020

La Tecnica Metamorfica si basa sul principio intuito da Robert Saint John in base al quale sulla zona di riflesso della colonna vertebrale su piedi, mani e testa corrisponde il periodo prenatale, durante la gestazione il nuovo essere forma non solo il suo corpo fisico, ma anche la struttura mentale, emotiva e comportamentale. Le cellule del nostro corpo sono impregnate di tutte le esperienze della nostra vita, incluso il periodo prenatale (dal concepimento alla nascita).

Durante la fase di gestazione sono state gettate le basi del nostro modo di essere e di comportarci. Disturbi e/o malattie di vario genere possono essere la manifestazione di debolezze codificate anche in questo periodo.

Lavorare sull’area corrispondente a tale periodo significa agire sulla struttura temporale durante la quale tutte le nostre caratteristiche, forze e debolezze si sono formate. Si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con se stessi e liberare il proprio potenziale, attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi, un approccio semplice, delicato e rispettoso. La forza vitale una volta liberata può modificare e sciogliere i blocchi e le memorie formatisi nel passato o ereditate dai nostri avi, ma ancora attive in noi.

E’ un grandissimo strumento di auto-guarigione che tutti possono imparare, per se stessi, per la propria famiglia, per i propri figli, esprime un modo rivoluzionario di guardare la vita, è una possibilità per scoprire chi siamo veramente oltre le convinzioni e i pensieri limitanti.

Nel primo livello si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla subito in un ambito ristretto ed informale, con famigliari, conoscenti o altri partecipanti ai corsi o come base di un percorso per Praticanti.
Nel secondo livello si approfondirà la Tecnica Metamorfica e insieme affronteremo i Principi Universali che sono il fondamento di questo lavoro eccezionale, unitamente alla discussione del periodo di tirocinio del percorso formativo per Praticanti (per operatori del settore od operatori sanitari).

I corsi possono essere individuali o di gruppo, infrasettimanali o nel fine settimana e su richiesta in altre sedi.

Dott. Mauro Piccini 
Cristiana Naldi

Per informazioni: cristiana@dottorpiccini.it
Tel. 340/2870987
0321/829687

RITROVIAMO IL NOSTRO SPAZIO

RITROVIAMO IL NOSTRO SPAZIO

In questi mesi il silenzio è stato un caro compagno, mi sono lasciata cullare, abbandonata nelle sue confortevoli braccia.
In questo spazio protettivo e disarmante allo stesso tempo, una parte di me ipnotizzata e alienata ha aperto gli occhi; un bagliore quasi accecante mi ha svegliata. Tremante e impaurita ho visto e sentito vibrare in ogni mia cellula un dolore antico, vivo, fulmineo, chiaro e maledettamente lucido.
Come ho potuto ignorarlo quando per giorni, mesi e anni quel sentire era chiaro ma una parte di me ne rifiutava l’esistenza?

Come scrive Maria Rosaria Iuliucci: “Ho sempre saputo tutto fin dall’inizio… e non mi sono mai sbagliata… non è presunzione ma frutto di un sentire”… che ci/mi accompagna ma che spesso l’insicurezza e il senso di inadeguatezza hanno offuscato con prepotenza.

Ecco che di nuovo mi sono tradita… ma non importa, è stata l’ennesima esperienza, l’opportunità per espandere ed arricchire la mia coscienza, l’opportunità di avvicinarmi alla fonte di ciò che sono…
ORA SCELGO di essere fedele a me stessa, con volontà, fiducia e forza… perché ne occorre molta.

Restare fedeli a se stessi, alla propria unicità, impone quasi sempre un costo altissimo ai danni di un ego imbroglione: il costo della solitudine e dell’esclusione.
Ciascuno di noi ha bisogno di trovare, raggiungere e vivere il “proprio spazio” a costo di perdere l’approvazione o l’amore di coloro che ci circondano, che hanno riposto le loro aspettative in noi, dei quali senza accorgercene siamo diventati strumenti di compensazione, a costo di sentirci abbandonati, sfiniti, soli e rifiutati.

Ora non siamo più soli, siamo con noi stessi, con la vita, siamo in tanti; tendiamoci le mani, uniamo i nostri cuori, condividiamo i nostri talenti e le nostre esperienze.
L’amore è nell’aria, c’è e c’è sempre stato, perché non l’abbiamo sentito? C’è… sentitelo, vi prego… Sentitene il profumo, le scintille che emana, il calore che diffonde, avvolge tutti noi, siamo insieme.

Siamo liberi di manifestarci così come siamo, recuperiamo noi stessi nonostante i nostri continui tradimenti: qualcosa di più grande opera in noi, qualcosa di più grande dell’Io. Non importa cosa pensano di noi, non importa cosa diranno, inoltriamoci in questa esplosiva sperimentazione di ciò che siamo, immergiamoci nelle profondità più nascoste per poter poi riemergere ed assaporare con stupore “l’immenso nuovo in noi”.

Amiamo ogni centimetro di noi, nessuno può farlo al posto nostro. Non abbandoniamoci, teniamoci per mano, abbracciamo e coccoliamo gli infiniti misteri del nostro essere.
Siamo stati abituati ad essere amati “se”, festeggiati “se”, riconosciuti “se”, ma tutto questo non siamo noi, non è per noi. In noi c’è una luce che vuole brillare, un fuoco che vuole ardere, un progetto che vuole manifestarsi, non sottraiamoci a questo, non sottraiamoci nemmeno alla sofferenza ma apriamoci ad essa e viviamola tutta fino in fondo, affinché un giorno nessuno di noi possa avere alcun rimpianto.

Mi amo e vi amo.

Cristiana Naldi
Riproduzione consentita solo se l’articolo non viene modificato e riportando la fonte.

TECNICA METAMORFICA…SPAZIO VITALE

TECNICA METAMORFICA…SPAZIO VITALE

La Tecnica Metamorfica è un meraviglioso SPAZIO dove il nuovo, che noi siamo, può fiorire.

La vita è il potere che guarisce; l’uomo di oggi ha perso la capacità di entrare in contatto con se stesso e la Tecnica M. offre semplicemente lo spazio e l’ambiente speciale privo di qualsiasi interferenza, giudizio o direzione, all’interno del quale la nostra energia ha la possibilità di fluire liberamente e operare la trasformazione necessaria in quel preciso momento.

E’ importante durante una sessione non dare direzioni, non consigliare o giudicare alcuna persona, alcun fatto, alcuna situazione ma attraverso il distacco metterci di lato e permettere alla persona semplicemente di ESSERE.

Riporto questo estratto di William Samuel che in modo chiaro e semplice esprime l’importanza di mettere a disposizione uno spazio libero, senza fare nulla, di permettere all’altro di essere se stesso, nella sua modalità senza preoccuparsi dei “come”, dei “perché” o dei “se”:

“Guarda gli alberi lungo la riva; si occupano semplicemente di essere alberi, senza rammaricarsi del luogo in cui crescono o del perché. Chiedono forse al sole e alla pioggia quando dovrebbero fiorire? Oppure semplicemente fioriscono?

Se tu fossi uno di quegli alberi – e il tuo Sé comprende ogni albero nell’universo – chiederesti al sole, alla pioggia, al vento e agli uccelli volteggianti nel cielo quando fiorire? Ne dubito fortemente; ma supponiamo che tu lo faccia, e che la pioggia ti dica di fiorire il 27 marzo, il sole di fiorire il 10 aprile, mentre il vento e lo stormo di uccelli ti dicano di non fiorire affatto. Cosa faresti? Sarebbe una gran confusione cercare di seguire tutti i consigli ricevuti dall’esterno, non credi?

Ora rovesciamo il discorso.Tu dici forse al vento quando ulurare e ai fiori quando sbocciare? Dici alle foglie quando cadere dai rami? Diresti mai alla foglia che scende volteggiando verso il suolo su quale lato del sentiero posarsi? Certo che no.

Il mistero è: se riteniamo assurdo dare o seguire simili consigli, perché lo facciamo continuamente?

DOMANDA: Quando qualcuno mi chiede un consiglio, cosa devo dirgli?
RISPOSTA: In casi del genere, io spiego al mio interlocutore chi sono io e chi è “lui” (è la stessa Identità), e qualche volta racconto come sono arrivato a scoprirlo. Resto sempre consapevole che la persona con cui parlo è il mio stesso Sé; di conseguenza, non è un discorso a tu per tu a “io” per “io”. Non ho alcuna responsabilità per come appaiono e agiscono le immagini là fuori, perciò posso dire (e spesso lo dico): ‘non devi fare nient’altro che essere’.”

Cristiana Naldi

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