UN NUOVO MONDO

UN NUOVO MONDO

Il femminile è stato per secoli sacrificato, abusato, calpestato e privato di dignità e rispetto; dal canto suo il maschile ha condotto e dominato il mondo dimenticando che l’incontro con il femminile è evoluzione, è forza generativa, è portare a compimento.

Il femminile è stato relegato.
Hanno cercato di spegnere la nostra luce, quella luce che illumina ogni cosa, che sa accogliere e abbracciare anche le più feroci atrocità, quella vitalità che nessuna prigionia o costrizione può spegnere o silenziare, quella sensibilità che sente e vede ciò che ancora non si è svelato; la capacità creativa di donare all’esterno e nutrire l’interno, di saper ricevere e rispondere… generatrice di vita.

Ciascuna di noi nel proprio piccolo spazio ha vissuto piccoli o grandi abusi, sia a livello psichico, mentale, emotivo, famigliare, lavorativo ed economico: ci siamo scontrate con la “sapienza razionale” maschile, con il suo potere che ha cercato in tutti i modi di zittire e offuscare quella natura imprevedibile che ci appartiene, che smuove montagne e crea tempeste, che fa tremare un mondo eccessivamente razionale, sempre attivo, controllore e manipolativo perdendo il valore dell’ESSERE, della condivisione e della fratellanza.

Vuole nascere un mondo nuovo dove maschile e femminile, uomo e donna si incontrano in un amorevole abbraccio – senza differenze, senza divisioni – per concepire e partorire una nuova vita, un nuovo modo di comunicare e di collaborare.
Una fusione creativa dove attivo e ricettivo interagiscono, dove volontà e intuizione si integrano, dove razionalità e sensibilità danzano insieme per far crescere un nuovo ESSERE. Un’ unione che radica una nuova vita.

Siamo noi a decidere che non ci sono più debiti da pagare, che siamo libere di andare incontro alla vita non certo per un esito finale ma per ricominciare… ricominciare a fiorire dai nostri dolori e dalle nostre risate.

Siamo pronte, è tempo, dobbiamo tornare a casa.

Adrienne Rich scrive:
Giù accanto al relitto

C’è una scala.
La scala è sempre lì
innocentemente penzola
lungo la fiancata della goletta…
Scendo…
Esploro il relitto…
Riesco a vedere i danni subiti
e i tesori che trionfano…

Cristin
#energia#unione#maschilefemminile#nuovomondo#cristin

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STABILITA’ E FATTI REALI

STABILITA’ E FATTI REALI

I giorni scorrono tra caos e silenzio, abbiamo accumulato conoscenze, esperienze, nozioni, tecniche; ma oggi ci viene chiesto di sperimentare nella concretezza di questa bizzarra quotidianità, tutte quelle teorie che a parole abbiamo tanto propagandato.

Stabilità, equilibrio, armonia e ‘fatti reali’.

Stiamo oscillando emotivamente ed improvvisamente tra un polo e l’altro, è vero, siamo nella dualità e ogni cosa contiene in sé i due opposti e ogni opposto esiste esattamente perché esiste l’altro, così è nella natura come in ciascuno di noi, ma solo attraverso questi opposti necessari, possiamo vivere e agire il nostro essere in questa vita.

Possiamo cambiare la nostra realtà solo cambiando il nostro livello di coscienza. Come possiamo cambiare il nostro livello di coscienza?
Non abbiamo molte possibilità se non quella di tuffarci nella realtà, senza veli , senza maschere, senza negazioni perché l’unica energia con la quale possiamo modificarlo, la troviamo solo e unicamente sul piano della realtà che cerchiamo ancora, a tutti i costi, di evitare.

Sembra un gioco di parole, ma non possiamo più scappare, oggi le ‘regole’ ci dicono che dobbiamo restare a casa, nelle nostre quattro mura, costretti a sentire la noia, la tristezza, la paura, i pensieri e a relazionarci con noi stessi, nulla può rimanere segreto, nulla possiamo più nascondere; ma cosa possiamo fare?

Senza commenti, giudizi, confronti o desideri possiamo solo starci dentro, lasciare essere, accogliere ciò che è esattamente così come è ORA, rispettare nella sua intima essenza ogni fatto, ogni emozione perché soltanto allora potrà nascere un sottile e nuovo tipo di comunicazione, una comunicazione che include altre dimensioni che la mente non può comprendere.

Ogni volta che ci sforziamo di raggiungere una qualche direzione particolare, il profondo movimento di trascendenza viene bloccato, non possiamo creare con la mente il cambiamento o la felicità. Come ci ha insegnato Gaston Saint Pierre: “la resistenza a qualcosa le dà vita, la non-resistenza lascia che si consumi da sé”.

Se la mente è in pace, se non diamo direzione all’energia di una situazione o di un fatto o di un’emozione, l’energia stessa è in grado di trovare la propria via di liberazione e ciò che era nascosto si rivela e ciò che muore rinasce ad un altro livello.

In questo continuo movimento tra vuoto e pienezza, distruzione e creazione, ombra e luce, come un pendolo, anche noi oscilliamo tra uno stato e l’altro ma se prendiamo le distanze da buoni osservatori, stando in ciò che è, le oscillazioni di questo movimento si fanno sempre più veloci, fini e vicine tanto da apparire quasi statiche, apparentemente ferme… proprio lì in quell’istante si presentano altri livelli, più sottili, fluidi e armoniosi con frequenze e vibrazioni diverse… ed ecco che la nostra creatività fiorisce e la confusione muore, la quiete si sostituisce all’inquietudine e la paura all’amore.

Finalmente con infinita pazienza e accoglienza possiamo prenderci per mano, imparando ad abbracciare noi stessi prima di abbracciare l’altro, donandoci quel tanto sospirato amore, unico nutrimento necessario per risvegliare e rivelare a noi stessi e al mondo la nostra LUCE che altro non è che LUCE della coscienza universale.

Cristin Naldi
www.agopunturaomeopatiapiccini.it

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MUORI A TE STESSO E DIVENTA TE STESSO

MUORI A TE STESSO E DIVENTA TE STESSO

Spesso ci troviamo, ancora, a passare buona parte della nostra vita a combattere con l’immagine cristallizzata di noi anziché accedere ad un altro piano e osservare e vivere ciò che realmente siamo, imprigionati da attaccamenti che abbiamo ancora paura a lasciar andare.
La separazione da essi è vista come una perdita non considerando che, al contrario, permettere alla separazione di essere è l’unica possibilità che abbiamo per accedere ad una maggior libertà.

L’amore verso noi stessi è sostituito da un altro sentimento: “il terrore”. Siamo stati abituati a vivere un ‘Io’ separato dall’ ‘Io profondo’ (che ci unirebbe a tutti gli altri esseri umani) un ‘Io’ che ha paura di essere quello è e non quello che ‘gli altri’ volevano che fosse. Siamo abitati dal terrore più grande: il terrore di noi stessi.

Riconoscerci come ‘adulti’ significa non indentificarci con l’intelletto, andare oltre il giudizio e le vecchie convinzioni, accettare di essere ‘altro’, ma soprattutto non temere la libertà. Liberiamoci dall’ego infantile e lasciamoci guidare dall’Essere essenziale.

“Guarire è diventare quello che si è e non quello che gli altri hanno voluto farci essere. Fin dall’infanzia ci sono stati imposti ordini e divieti. Abbiamo dovuto far cose che non volevamo, e non abbiamo potuto fare ciò che invece desideravamo. Abbiamo subito abusi che piano piano si sono incrostati nel nostro spirito, nei nostri comportamenti, e crediamo che siano la nostra ‘identità’. Divenuti adulti, continuiamo a imporci quello che ci veniva imposto, e ci neghiamo quello che è stato rifiutato. Ma perché facciamo così? Perché il clan ci accetta soltanto se corrispondiamo alla visione che esso ha di noi. Anche se ci infligge delle mutilazioni, repressioni dolorose, noi le consideriamo fondamentali: sono loro che ci tengono legati alla famiglia. Se tagliamo questi nodi ciechi, se espelliamo da noi tutto quello che è artificiale per sviluppare la nostra essenza più autentica, rischiamo di perdere quell’unione patologica con la famiglia che confondiamo con l’amore. E tale ‘amore’, per il bambino è quello che lo mantiene in vita fornendogli cibo, riparo e protezione. Lui è convinto che se cambiasse sarebbe scacciato dal clan, condannato alla solitudine ed esposto ai pericoli. O peggio, teme che la sua ribellione possa fare un torto irreparabile ai membri della sua famiglia…”. A. Jodorowsky

“Muori a te stesso e diventa te stesso” è l’essenza della Tecnica Metamorfica, siamo eterno movimento.

Cristin Naldi

TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

TECNICA METAMORFICA E GESTAZIONE

Nel periodo di gestazione la mamma e il bambino sono una cosa sola e la Tecnica Metamorfica può dare all’embrione la possibilità di essere libero dalle influenze precipitate al concepimento prima che esse prendano forma.

Il bimbo può essere trattato senza rischio appena nato permettendogli di liberare gli schemi formatisi durante la gestazione, questa liberazione aiuterà il bambino a crescere in modo equilibrato e senza costrizioni.

Riporto un interessante articolo sui traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino:

Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale: il legame tra le emozioni e i traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino in età adulta

Nel film 2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick ripercorre tutti i passaggi dell’evoluzione della vita su questo pianeta come processo necessario a rinnovare la meraviglia, lo stupore, ma anche a stimolare una rinnovata attenzione alla vita così come si presenta a ciascun uomo e a ciascuna donna nella sua interezza. Che cos’è il nostro esserci se non un eterno accorgersi della vita intorno e della vita dentro? Ogni nostro gesto, ogni nostro pensiero, le nostre azioni, anche le più semplici, da dove originano, da cosa sono motivate? Noi siamo liberi così come crediamo? Chi siamo noi? Chi sono io? Perché un odore può dare fastidio e un altro può suscitare una commozione, perché alcune persone compiono gesti che suscitano dei ricordi, perché fumo, perché mangio troppo o troppo poco e così via? Ognuno di noi potrebbe campionare tranquillamente tutta una serie di comportamenti propri o degli altri a cui è consapevolmente sensibile e da cui è inspiegabilmente attivato a livello emozionale, secondo vari gradienti, fino ad arrivare, talvolta, a essere bloccato nell’agire a causa del proprio modo di “sentire” la realtà. Joaquin Grau descrive questo mondo emozionale, talvolta così travolgente, come “verità sentita” e la definisce coraggiosamente come l’“unica verità”. E ipotizza, così come tanti altri autori, che molte delle azioni, pensieri, scelte che le persone compiono in età adulta siano il necessario svolgersi di una sinfonia le cui note primordiali sono state tutte scritte, sotto dettatura, dal concepimento alla nascita, e successivamente nei primi anni di vita. Nostro malgrado ci troveremmo cioè costretti a sviluppare nella nostra esistenza tutta una serie di comportamenti per rinnovare l’attenzione emozionale necessaria alla risoluzione o alla compensazione delle condizioni traumatiche che si sono presentate dal concepimento alla nascita e successivamente almeno nei primi anni di vita. Grau definisce queste condizioni con l’acronimo “CAT”, cioè Cumuli Analogici Traumatici: le prime note, il primo deposito nella memoria cellulare, di emozioni qualitativamente e soggettivamente dolorose e quindi non pienamente ascoltate o respinte come “sentire”. Ovvero ipotizza come presupposto di partenza per un percorso di comprensione e superamento, la possibilità di attivare una consapevolezza di noi nell’attraversamento delle nostre emozioni, quando percepite come dolorose e spiacevoli.

L’universo emozionale del bambino

Questa riflessione, che non vuole essere un’affermazione, bensì uno stimolo di ricerca, ci può portare a riconsiderare tutto il processo, dal concepimento alla nascita, come interregno di sviluppo e deposito dei primi nuclei traumatici emozionali a carico della memoria cellulare dell’embrione, del feto e poi del bambino. Come sappiamo, il primo aggregato di cellule nel grembo della madre non pensa, perché non ha a disposizione un sistema nervoso centrale maturo, ma è suscettibile alle emozioni della madre che inconsapevolmente trasmette il suo sentire piacevole o spiacevole al tutto in potenza, ma ancora indifferenziato, che ospita all’interno del suo corpo e che sta diventando, giorno dopo giorno, il “suo” bambino. Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale in cui la madre processa il suo sentire, ovvero lo comprende e lo trasforma, mentre l’embrione – poi feto e bambino – ne viene impregnato mantenendo nella propria memoria profonda l’emozione, la quale potrà poi successivamente riemergere in età adulta in presenza di situazioni emozionalmente analoghe. Il bambino cresce, si sviluppa e apprende fino all’età di circa sette anni sostenuto da processi di pensiero tipicamente definiti come analogici e prelogici, mantenuti dalle onde cerebrali theta, caratteristiche dell’emisfero cerebrale destro. La fondamentale differenza di questa modalità di apprendimento rispetto a quella fondata su processi logici e razionali (che appartengono all’emisfero sinistro e che si muovono sulle onde beta, più veloci) che si sviluppano nel corso della crescita e dominano la vita adulta, consiste nel fatto che il bambino si muove, in questo periodo della sua esistenza, in una dimensione in cui non è il nesso causale a costruire il suo universo di conoscenza, bensì quello analogico. Le cose, le esperienze, si richiamano perché riconducono allo stesso vissuto emozionale e non perché sono simili per caratteristiche oggettive: è la qualità dei vissuti a generare i nessi che costituiscono il mondo in cui il bambino vive. Un’esperienza emozionale di abbandono, ad esempio, può essere vissuta in diverse circostanze e per motivi completamente diversi, ma tutto ciò, per l’emisfero cerebrale destro, che è l’archivio delle nostre emozioni, non riveste alcuna importanza. Ciò che conta è che il bambino, in quel momento, anche in una circostanza oggettiva radicalmente diversa, si trova a esperire nuovamente quella emozione. Né va dimenticato che il bambino, nella pancia della mamma e in diversa misura fino a circa due anni, non distingue tra le sue emozioni e quelle che gli provengono dal quel sé più grande che per lui è l’unico universo esistente: la madre. Fino all’età di sette anni il bambino non riesce a produrre i primi tentativi di ragionamento formale, cioè consequenziale, secondo un punto di vista logico, tant’è che per poter comunicare con lui ci riferiamo alla necessità di utilizzare linguaggi magici e analogici, tipicamente utilizzati nelle fiabe, nelle ninne nanne e nelle cantilene. Fino all’età di sei anni circa, è impossibile consolare un bambino che piange perché ha avuto paura del rumore di un aereo che sta passando nel cielo, o delle urla di persone che discutono fra loro. Inutile convincerlo a parole di non aver paura e che questi stimoli non lo riguardano e che tantomeno sono pericolosi per lui: egli li percepisce come un cucciolo indifeso nella foresta, che non sa interpretare correttamente la realtà che o circonda e che prova potenzialmente paura per tutto. Conviene invece abbracciarlo, coccolarlo, accarezzarlo, cioè fargli “sentire” attraverso l’esperienza fisica, un’emozione gratificante e piacevole, per scacciare l’esperienza spiacevole dal suo qui e ora. Il bambino vive costantemente nel presente. Dai sei o sette anni in poi, con la maturazione del pensiero logico sostenuto dalla maturazione delle onde cerebrali beta, il bambino è in grado di “leggere” la realtà e di “discernere”, acquisendo una risorsa di protezione per il mondo emozionale. È caratteristica del pensiero beta l’analizzare, dividere, distinguere e selezionare. Non a caso in questa fase di sviluppo del bambino si stabilizzano ed entrano a far parte della sua esperienza concreta i concetti di tempo, spazio, io, mio, e il linguaggio verbale viene utilizzato stabilmente come strumento di comunicazione col mondo esterno.

Fonte “Scienza e Conoscenza”, numero 38

Cristin Naldi

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1° Livello 25/26 Gennaio

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1° Livello 25/26 Gennaio

Se qualcosa è vivo, ha in sé il potenziale per la propria trasformazione”

L’osservazione della natura ci dà un’idea della Tecnica Metamorfica.
Una piccola ghianda può diventare una grande quercia e un bruco può diventare una farfalla. Che cosa accade al bruco quando è nel bozzolo? La forma del bruco si dissolve in una sostanza gelatinosa prima di trasformarsi in una nuova forma, la farfalla. Questo implica chiaramente la presenza di un’intelligenza e di una forza che operano per facilitare il potenziale del bruco affinché esso si trasformi in una nuova forma di vita: quella della farfalla. Analogamente, la forma di vita che attualmente sperimentiamo può esprimersi anche in altri modi.

La Tecnica Metamorfica si basa sul principio intuito da Robert Saint John in base al quale sulla zona di riflesso della colonna vertebrale su piedi, mani e testa corrisponde il periodo prenatale, durante la gestazione il nuovo essere forma non solo il corpo fisico ma anche la struttura mentale, emotiva e comportamentale. Le cellule del nostro corpo sono quindi impregnate di tutte le esperienze della nostra vita, incluso il periodo prenatale (dal concepimento alla nascita).

Durante la fase di gestazione sono state gettate le basi del nostro modo di essere e di comportarci. Quindi lavorare sull’area corrispondente a tale periodo significa lavorare sulla struttura temporale durante la quale tutte le nostre caratteristiche, forze e debolezze si sono formate. Si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con se stessi e liberare il proprio potenziale, attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi, un approccio semplice, delicato e rispettoso. La forza vitale una volta liberata può modificare e sciogliere i blocchi e le memorie formatisi nel passato o ereditate dai nostri avi, ma ancora attive in noi.

La Tecnica Metamorfica è un grandissimo strumento che tutti possono imparare, per se stessi, per la propria famiglia, per i propri figli, esprime un modo rivoluzionario di guardare la vita, è una possibilità per scoprire chi siamo veramente oltre le convinzioni e i pensieri limitanti.

In questi due giorni si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla in ambito ristretto ed informale, con famigliari, con amici, con altri partecipanti ai corsi o come base di un percorso per Praticanti con possibilità di iscrizione a DBN Discipline Bio Naturali.
I corsi possono essere individuali o di gruppo, nel fine settimana o infrasettimanali e su richiesta in altre sedi.

STUDIO MEDICO DOTT.MAURO PICCINI

Per informazioni scrivere a:
Cristin
cristin@dottorpiccini.it
340/2870987

LA VITA E’ BEN ALTRO

LA VITA E’ BEN ALTRO

Tutti sappiamo che l’impatto dell’ambiente vissuto da una generazione può vincolare lo sviluppo e il comportamento di quella successiva, ma se ci fermiamo solo a questo saremmo tutti “vittime” di un fato ineluttabile.

La vita è ben altro.
Una forza creatrice unica ed invisibile vive in noi sempre, la difficoltà sta nel riuscire a vederla, nel sentire quel battito vivace che vibra  nel nostro cuore e nel quale questa forza respira, perché il peso del passato è ancora soffocante, perché ci ricorda di non essere abbastanza, perché respinge ogni nostra possibilità di redenzione rendendo ogni percezione distorta e irreale, inibendoci al movimento della vita.

Possiamo scegliere se  vivere un programma definito ed ereditato che annulla i nostri potenziali come gli anelli di una catena infinita o se spezzare questa catena scegliendo di essere liberi, senza dover continuamente proiettare sull’altro risentiti o desideri.

“Se ci liberiamo dalla costrizione del cerchio famigliare e scegliamo la nostra autonomia ci troveremo a fronteggiare difficoltà, dolori, ansie e l’immagine persecutoria del figlio fantasticato dai genitori. E’ così che la lotta per qualcosa diventa la lotta contro qualcosa…Facendoci carico del senso di colpa, ci incamminiamo su una via che si colloca fatalmente e faticosamente altrove rispetto a quella indicataci”.  A. Carotenuto

E’ nostra responsabilità risvegliare la nostra autenticità. Essere autentico richiede molto coraggio perché ci spinge ad abbandonare vecchi modelli, vecchie certezze, relazioni superficiali o ingabbianti per poter fare spazio ad un “nuovo” che vuole emergere e …purtroppo l’abbandono è a tutti gli effetti una morte.

“Chi inconsciamente si priva della presenza dell’anima rinuncia a un dono prezioso, perché essa è la nostra forza”. A. Carotenuto

Vivere secondo le proprie aspirazioni e rendere onore alla nostra unicità comporta sempre un tradimento verso qualcosa o qualcuno. Uscire dal mondo delle certezze per aprire la porta nel mondo del misterioso e dell’immanifesto è l’unica valida possibilità che abbiamo per accogliere con presenza e fiducia il nuovo che ci attende.

Nel viaggio con la Tecnica Metamorfica mi sono inoltrata in mondi sconosciuti, con paesaggi sempre nuovi a volte nebbiosi, altri colorati e ricchi di sfumature; ciascuno di voi può vivere questo viaggio con infiniti mezzi, l’importante è che questo viaggio sia l’espressione della vostra unica e irripetibile voce e la manifestazione del sentire del vostro unico e irripetibile cuore.

Cristin Naldi

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