MENOPAUSA IN MEDICINA COMPLEMENTARE

MENOPAUSA IN MEDICINA COMPLEMENTARE

La menopausa è un passaggio naturale ed obbligato con cui ogni donna, nella propria vita, si trova a confrontarsi. Nonostante sia caratterizzata da notevoli cambiamenti nell’organismo la menopausa non è una malattia: coincide, infatti, con la cessazione del ciclo mestruale e della vita riproduttiva femminile.
Si definisce “menopausa” l’ultima mestruazione della donna. La donna è in menopausa quando è trascorso almeno un anno dall’ultimo ciclo mestruale.

Si parla di menopausa quando le mestruazioni cessano definitivamente ed in modo irreversibile, mentre il periodo che precede e segue la menopausa (detto perimenopausa), di durata variabile, è caratterizzato da una complessa sintomatologia fisica ed emotiva, tra cui le note vampate di calore, sonno disturbato, irritabilità, tristezza, ansia, tachicardia, modificazioni della libido, depressione, secchezza vulvo-vaginale.
Si definisce, invece, climaterio il periodo di transizione tra la vita riproduttiva e la menopausa.

La menopausa è fisiologica quando avviene tra i 48 e 52 anni si presenta a seguito della cessazione di produzione, da parte delle ovaie, degli ormoni riproduttivi (estrogeni).
Alcune donne entrano in menopausa senza particolari fastidi, quasi senza accorgersi dei mutamenti a cui va incontro il proprio organismo, mentre altre manifestano sintomi che possono anche essere importanti. La fluttuazione prima, e il calo dopo, dei livelli di estrogeni sono infatti responsabili di diverse modificazioni fisiche e psichiche definite nel complesso “sintomi della menopausa”.

Nonostante la menopausa sia un passaggio naturale non sempre esso arriva in modo “indolore”.
E’ importante accompagnare la persona attraverso un lavoro sinergico tra mente e corpo affinché possa attraversare questa fase così delicata nel miglior modo possibile.
L’approccio della medicina convenzionale si basa sulla somministrazione di una terapia ormonale detta sostitutiva che mira a ridurre i sintomi presentati. L’approccio della medicina complementare (agopuntura, omeopatia, omotossicologia, fitoterapia, medicina funzionale ecc.) cerca in modo più dolce e fisiologico di aiutare la donna ad affrontare al meglio il periodo di transizione modulando non solo gli aspetti fisici ma anche quelli psico-emozionali che si possono presentare.

Il trattamento è più efficace se la donna si sottopone a regolazione già nella prima fase di rottura degli equilibri senza aspettare ad affrontare il carico quando questo è nel massimo delle sue potenzialità.
La vita può essere paragonata al corso di un fiume. Il periodo della menopausa è solo un tratto di fiume che presenta delle rapide. Lo scopo della terapia è quello di permettere di attraversare questo tratto al meglio per poter giungere di nuovo nelle calme e rassicuranti acque della vita.

Dott. Mauro Piccini

LA TECNICA METAMORFICA

LA TECNICA METAMORFICA

Ogni volta che cerco di esporre la Tecnica Metamorfica mi rendo conto di quanto il termine ‘Tecnica’ sia fuorviante e riduttivo, con la mente ho difficoltà ad esprimere e definire ciò che non può essere definito e compreso intellettualmente.

Quando tocco il piede della persona o lascio il mio nelle mani di qualcun altro entro in uno spazio incantato dove la mente perde potere e tutto il mio essere si abbondona alla vita, si lascia cullare da un vivo, pulsante e avvolgente amore; le paure, le resistenze, le difficoltà e i limiti si dissolvono e il loro peso si fa più leggero e impalpabile.

Gli occhi osservano una nuova realtà e una nuova energia vibra in ogni mia cellula, sono rapita da un sentire che non posso e non voglio descrivere perché lo posso solo vivere e conservare nel cuore. Il suo ricordo è vitale per non dimenticarmi che tutto questo è possibile e reale.
A volte una leggera malinconia verso questo ”stato” mi accompagna ma so che esiste, C’E’, è una possibilità che posso concedermi se non la lascio sfuggire nell’ordinarietà della vita, può ancora accadere che mi scivoli dalle mani ma più la rincorro, più svanisce.

Questa vita è un dono che ci è stato regalato e nella frenesia della quotidianità travolti dal fare, dal correre, dal raggiungere qualcosa o qualcuno ne dimentichiamo il valore, tutto sembra scontato e i nostri sensi si sono abituati a non percepirne più la straordinarietà.

Possiamo ancora lasciarci sorprendere dal profumo di un fiore, dal suono di una voce, dalle note di una melodia, dalla leggerezza e stupefacente bellezza di una farfalla.

Questa è la vita…una magica danza.
Questa è la Tecnica Metamorfica…una magica danza.

Cristiana Naldi

IL CORAGGIO DI TRASFORMARSI

IL CORAGGIO DI TRASFORMARSI

Come spesso Gaston affermava possiamo celebrare la nostra libertà abbracciando tutte le manifestazioni della vita senza le nozioni di buono/cattivo, positivo/negativo, miglioramento/distrazione, affermando così l’unità che soggiace alla polarità. Se lottiamo contro i fatti che ci disturbano, non facciamo altro che ritardare il loro rilascio di energia ed essi continueranno a manifestarsi finché ci nutriremo della loro sostanza.La conoscenza, la comprensione e i pensieri sono spesso ostacoli all’esperienza dello stato di grazia, alla comunicazione nell’unità, alla comunione.

Ricordiamo ciò che disse Einstein.”La teoria è quando uno sa tutto e nulla funziona. La pratica è quando tutto funziona senza sapere il perché”.

Vi riporto un interessante articolo in perfetta sintonia con i principi della Tecnica Metamorfica.

A. Grühn: Il coraggio di trasformarsi.
Qual’è la differenza tra cambiamento e trasformazione? Mentre il cambiamento e spesso “violento”, la trasformazione avviene molto più “dolcemente”. Mi pare una tesi molto interessante quella Grühn, che merita un approfondimento, anche al di là di questo piccolo e interessante saggio. Può accadere che ci convinciamo che dobbiamo “cambiare”: qualcosa in noi non va bene e allora dobbiamo assolutamente cambiarla. Non va bene come siamo tanto che vorremmo essere addirittura un’altra persona.

Trasformarsi invece

“implica che tutto può esistere in me, che tutto è buono e ha un significato, che le mie passioni e le mie debolezze hanno un senso, anche se a volte mi opprimono. Trasformazione vuol dire che ciò che è reale deve fare breccia in ciò che non è reale, l’autenticità nell’apparenza. Le mie passioni e le mie debolezze rimandano sempre a un bene prezioso, vogliono indicarmi che in me vuol vivere qualcosa che io non ho ancora accettato” (A. Grühn, Il coraggio di trasformarsi,Edizioni San paolo, 1995, p. 5).

Nell’era del coaching, del counseling e delle “terapie strategiche” animate da una forte tensione al cambiamento ottenuto in tempi brevi, mi pare interessante seguire queste riflessioni di Grühn, monaco benedettino tedesco e grande estimatore di Carl Gustav Jung che in questo scritto fa dialogare lo psichiatra svizzero con Teillard de Chardin e Dürckheim, facendoci riflettere sul

“mistero di Dio, che traforma l’uomo mediante tutto ciò che accade” (ibidem, p. 7).

È importante stare in guardia rispetto agli estenuanti lavori su se stessi, all’ossessione di cambiare a tutti i costi e in tempi brevi, a voler eliminare i sintomi con tecniche e strategie troppo appuntite, come se le nostre difficoltà e i nostri sintomi non avessero alcun senso ma fossero solamente delle imperfezioni da eliminare.

Chi vuole cambirare? Che cosa va cambiato? E perché? Come ci fa notare Grühn è infatti Dio ad operare e non per cambiarci in qualcosa d’altro, ma per trasformarci proprio attraverso quel disagio che stiamo vivento, il conflitto che stiamo attraversando, la malattia che stiamo portando con sofferenza e fatica nel nostro corpo.

In termini psicologici questo significa che non è certo l’Io a compiere la trasformazione, ma il mistero del Sé! E questa trasformazione non avviene mediante delle tecniche speciali, ma proprio attraverso il contatto profondo con le nostre ferite, portando quotidianamente sul corpo piaghe dolenti e facendoci carico delle nostre più profonde debolezze. Come ci ricorda anche Carotenuto la ferita è in fondo una feritoia.

“La trasformazione è divinizzazione dell’uomo. […]. Quando Dio incontra l’uomo, lo traforma e lo salva” (ibidem, p. 10).

“Dio appare in ciò che è debole e lo trasforma” (ibidem).

Una immagine di questo processo e per Grühn è contenuta nell’Antico Testamento e cioè nell’Esodo (Es 17,6). Qundo gli Israeliti, nel loro cammino attraverso il deserto, rischiano di morire di sete, Mosé colpisce la roccia con il bastone e subito sgorga acqua e tutto il popolo può bere. Acqua e asciutto vengono a contatto. Entrambi sono elementi ambivalenti, possono dare la vita o distruggere. Il tocco di Mosè unisce gli opposti e avviene una trasformazione. La nostra interiorità indurita come la roccia, il nostro corpo diventato rigido e arido, viene “toccato” e la roccia si trasforma. Quando coscienza e inconscio vengono a contatto avviene una trasformazione. Un tocco che unisce gli opposti e trasforma.

Anche Gesù, nel Nuovo Testamento, guarisce gli ammalati toccandoli, mettendo qualcosa in movimento dentro di loro. Qualcosa di più grande entra nell’esperienza psichica del malato e lo salva, cioè gli ridona la salute.

L’autore di questo tocco non può essere evidentemente il nostro Io, bensì qualcosa di più grande. Jung ha scritto cose fondamentali sulla trasformazione come motore del principio di individuazione. Il processo di autorealizzazione è infatti un continuo cammino di trasformazione che consiste nell’unificazione degli opposti e nel superamento del contrasto di fondo tra istinto e spirito. È proprio da questa tensione che scaturisce tutta la dinamica psichica e si crea l’energia necessaria per evolvere.

Il superamento di questo conflitto, come in fondo di ogni conflitto psichico, non è allora affidato all’Io che mediante qualche tecnica negoziale possa mettere daccordo gli opposti, bensì alla grazia, ad una funzione superiore all’Io che Jung definisce “funzione trascendente” e che non è altro che quella possibilità misteriosa della psiche di fare sintesi e cioè di produrre simboli. Jung chiama i simboli “trasformatori” per la loro capacità di trasformare l’energia biologica in energia spirituale:

“I simboli funzionano come trasformatori, in quanto trasferiscono la libido da una forma inferiore a una superiore” (Jung, Vol. V, p. 232).

Il processo di trasformazione viene sempre attivato da un contrasto ossia da un conflitto all’interno del quale il sintomo è segno di una incapacità della psiche di produrre un simbolo che trasformi il conflitto. Contrasto tra conscio e inconscio, intelletto e sentimento, istinto e spirito.

Non è l’Io a guidare, bensì il Sé. Non siamo noi a risolvere i nostri conflitti più profondi bensi la grazia, un “tocco” misterioso in grado di portare la guarigione. La nostra parte, il ruolo dell’Io, è quello di portare la sofferenza, stare tra gli opposti, portare il peso del conflitto senza cedere all’unilateralità. Stare tra due opposti, in fondo, è come essere crocifissi.

Jung pensa che l’uomo abbia spesso bisogno di crisi nelle quali è costretto a confrontarsi con il suo inconscio e quindi con le proprie parti istintive, con le passioni e con le proprie ferite e debolezze. E questo confronto con l’inconscio provoca quella differenza di potenziale necessaria perché possano avvenire trasformazioni. Ma non tutti sono disposti veramente a confrontarsi con se stessi.

“Chi non ricorda certi amici e compagni di scuola, che da giovani erano esemplari e promettenti, e che, dopo molti anni, si ritrovano inariditi e limitati dalla monotonia della vita quotidiana?” (Jung, Vol. VIII, p. 423).

Grühn in questo saggio ci rammenta che tutto può esistere in noi e che tutto è buono e ha un significato, le nostre passioni come le nostre debolezze anche se ci opprimono, perché sono i materiali della nostra trasformazione. E ci vuole coraggio!

da: https://www.minella.info/trasformarsi/

Tecnica Metamorfica, tecniche d’ascolto corporeo
Cristiana Naldi

CORSO AVANZATO DI TECNICA METAMORFICA E PRINCIPI UNIVERSALI 2° LIVELLO 28/29 SETTEMBRE

CORSO AVANZATO DI TECNICA METAMORFICA E PRINCIPI UNIVERSALI 2° LIVELLO 28/29 SETTEMBRE

Impariamo ad allentare la pressione e la tensione della nostra vita allineando la nostra energia alle leggi che regolano l’universo. La Tecnica Metamorfica e i Principi Universali agiscono come catalizzatori degli schemi di energia (forza vitale), consentendoci di trasformare senza sforzo la nostra vita e di passare da chi siamo a chi possiamo essere in accordo con i Principi Universali.

Con la mediazione dei Principi Universali è possibile annullare le barriere che ostacolano la trasformazione, trovare equilibrio interiore, espandere la coscienza attraverso la comprensione delle leggi che regolano le proprie azioni e gli eventi della vita e cessare di essere alla mercé delle circostanze e del fato.

Tratteremo i nove Principi Universali (Genere, Causalità, Corrispondenza, Ritmo, Polarità, Vibrazione, Impulso creativo/Mentalismo, Visione profonda/Illuminazione e Comunicazione/Comunione) offrendo una spiegazione teorica di ogni Principio e mostrando come essi siano in relazione uno con l’altro, il loro reciproco dinamismo e interazione. Presenteremo la pratica, cioè l’identificazione dei punti di riflesso sui piedi, le mani e la testa che corrispondono a sette dei nove Principi e illustreremo due di essi considerati “trascendenti” o “sovraumani”, nel senso che non sono ancora raggiungibili attraverso il corpo fisico o il corpo sottile. La pratica è stata sviluppata nell’intento di fissare questi Principi nel proprio essere, in modo che divengano esperienza vissuta e non soltanto arredamento mentale.

In questi due giorni approfondiremo la Tecnica Metamorfica ed i Principi Universali, che sono il fondamento di questo lavoro, unitamente alla discussione del periodo di tirocinio del percorso formativo per praticanti, per chi ha eseguito il primo livello presso la nostra o altre sedi (previo colloquio), operatori del settore, operatori sanitari.

Coloro che parteciperanno ai corsi come Praticanti, potranno iscriversi a DBN Discipine Bio Naturali (con relativa copertura assicurativa).

STUDIO MEDICO DOTT. MAURO PICCINI
[email protected]
Tel.340/2870987

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1°LIVELLO 21/22 SETTEMBRE

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 1°LIVELLO 21/22 SETTEMBRE

Se qualcosa è vivo ha in sé il potenziale per la propria trasformazione

 

L’osservazione della natura ci dà un’idea della Tecnica Metamorfica.
Una piccola ghianda può diventare una grande quercia e un bruco può diventare una farfalla. Che cosa accade al bruco quando è nel bozzolo? La forma del bruco si dissolve in una sostanza gelatinosa prima di trasformarsi in una nuova forma, la farfalla. Questo implica chiaramente la presenza di un’intelligenza e di una forza che operano per facilitare il potenziale del bruco affinché esso si trasformi in una nuova forma di vita: quella della farfalla. Analogamente, la forma di vita che attualmente sperimentiamo può esprimersi anche in altri modi.

La Tecnica Metamorfica si basa sul principio intuito da Robert Saint John in base al quale sulla zona di riflesso della colonna vertebrale su piedi, mani e testa corrisponde il periodo prenatale, durante la gestazione il nuovo essere forma non solo il corpo fisico ma anche la struttura mentale, emotiva e comportamentale. Le cellule del nostro corpo sono quindi impregnate di tutte le esperienze della nostra vita, incluso il periodo prenatale (dal concepimento alla nascita).

Durante la fase di gestazione sono state gettate le basi del nostro modo di essere e di comportarci. Quindi lavorare sull’area corrispondente a tale periodo significa lavorare sulla struttura temporale durante la quale tutte le nostre caratteristiche, forze e debolezze si sono formate. Si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con se stessi e liberare il proprio potenziale, attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi, un approccio semplice, delicato e rispettoso. La forza vitale una volta liberata può modificare e sciogliere i blocchi e le memorie formatisi nel passato o ereditate dai nostri avi, ma ancora attive in noi.

La Tecnica Metamorfica è un grandissimo strumento che tutti possono imparare, per se stessi, per la propria famiglia, per i propri figli, esprime un modo rivoluzionario di guardare la vita, è una possibilità per scoprire chi siamo veramente oltre le convinzioni e i pensieri limitanti.

In questi due giorni si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla in famiglia o per se stessi o come base di un percorso per Praticanti con possibilità di iscrizione a DBN Discipline Bio Naturali

Per informazioni:
[email protected]
Tel. 340/2870987

LASCIARE CHE SIA

LASCIARE CHE SIA

Vi auguro una serena estate affinché ognuno di noi possa abbandonarsi al flusso della vita, senza paura, lasciandosi guidare da ciò che accade in totale fiducia. Non cerchiamo più di dare un senso alla vita ma lasciamo che la vita acquisti senso attraverso di noi, allora si che ci affideremo alla vita e la vita ci condurrà.

Gaston affermava che: “il distacco serve da trampolino per accedere a questo livello sottile. Il fatto che possiamo immergerci in questo livello è della stessa natura del fatto di essere capaci di amare. Si rannicchia nel più intimo del nostro essere, là dove nessuna conclusione può mai essere raggiunta. La trasformazione non è mai statica. C’è una comunione tra tutti gli strati della creazione. La conoscenza, la comprensione e la riflessione rappresentano altrettanti ostacoli all’esperienza dello stato di grazia, alla comunicazione nell’unità, alla comunione.

Una vera percezione conduce a quest’apertura. L’immagine che abbiamo di noi stessi scompare. Anche l’essere coscienti di essere coscienti, che è il principale attributo di un essere umano, o il fatto di sapere che sappiamo di sapere, tutto questo scompare.

L’attività dà la priorità all’azione. Succede allora che il sentimento di limitazione dia luogo a molto dolore. E’ importante accogliere questo dolore nel proprio cuore, di essere il dolore senza ricercarne la causa e di lasciare così il dolore implodere e perdersi nell’apertura. C’è liberazione, un atto d’amore in cui l’amore stesso è senza oggetto. L’abisso è stato abbracciato. Siete in vita.” (Gaston Saint-Pierre-Febbraio 2009)

Riporto questo pezzo tratto da un articolo del sito www.jungitalia.it, il quale tratta il principio dell’accettazione che amo sostituire, come diceva Gaston, con le parole “abbracciare o lasciare che sia”.

Nel bellissimo libro-commento all’antico testo cinese “Il segreto del fiore d’oro”, Jung ci riporta uno stralcio di una commovente lettera inviatagli da una sua paziente sull’importanza dell’accettazione.

«Se semplicemente si riuscisse a lasciar andare le cose, ci si accorgerebbe che il male si esaurisce, e si afferma il bene.» (Jung)
«Recentemente ho ricevuto una lettera da una mia antica paziente, la quale descrive con parole semplici ma appropriate la trasformazione necessaria:
“Dal male ho ricavato molto bene. Il mantenere la calma, il non rimuovere nulla, il rimanere vigile e insieme l’accettazione della realtà – prendendo le cose come sono e non come avrei voluto che fossero – mi hanno portato conoscenze singolari ma anche singolari energie, quali prima non avrei potuto immaginare.
Ho sempre pensato che se non si accettano le cose, esse in un modo e nell’altro ci sopraffanno; ora invece non è più così, e solo accettandole è possibile prendere posizione di fronte a esse.

Anch’io voglio partecipare al gioco della vita nell’accettare ciò che di volta in volta mi offrono i giorni e la vita, bene e male, sole e ombra che costantemente si alternano, e così accetto anche la mia natura, con i suoi lati positivi e negativi, e tutto si ravviva.

Com’ero pazza, io che volevo forzare ogni cosa ad adattarsi al mio volere!”»

Serena estate a tutti.

Cristiana Naldi
https://www.facebook.com/tecnicametamorficaluce/

 

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