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Le novità sulla registrazione dei farmaci e sul sempre  maggior ricorso degli italiani alle Medicine Complementari stanno stimolando il confronto tra gli attori del settore. Nell’intervista che segue Claudia Gurschler (amministratore delegato di  Boiron Italia ) illustra ad ampio raggio il punto di vista dell’azienda francese sui temi appena citati, e aggiunge ulteriori considerazioni su come il ricorso all’omeopatia possa essere d’aiuto al cittadino nell’affrontare i costi della salute in un periodo critico come l’attuale.

Da una recente indagine che Omeoimprese ha commossionato a DoxaPharma emerge che gli italiani fanno sempre maggior ricorso ai medicinali omeopatici. Come commenta questi risultati? Dai dati presentati emerge che 1 italiano su 6 – cioè quasi 7 milioni di italiani adulti – ha utilizzato medicinali omeopatici nell’ultimo anno e che l’82,5% della popolazione dichiara di conoscere l’omeopatia. Sono risultati che evidenziano come questi medicinali, in Italia, siano sempre più diffusi, conosciuti e utilizzati. L’indagine rileva anche un altro dato per noi molto significativo: il 61% degli italiani auspica un ruolo informativo da parte del proprio medico di famiglia e il 42% della popolazione accetterebbe la prescrizione di un farmaco omeopatico, se consigliato dal proprio medico. Il 26% dei consumatori desidera inoltre un crescente ruolo informativo da parte del farmacista nella diffusione di informazioni sull’omeopatia. Molto spesso queste informazioni sono cercate su internet: DoxaPharma ha rilevato infatti come il 41% degli utilizzatori di medicinali omeopatici ricerchi informazioni riguardanti efficacia, indicazioni, test scientifici e modalità/posologia proprio sul web. In particolare, l’argomento più ricercato riguarda le indicazioni terapeutiche delle specialità che, in Italia, in base al D.Lgs. 219/2006, non possono essere riportate all’interno del foglietto illustrativo o sulla confezione. Non stupisce, quindi, un’altra tendenza evidenziata dalla ricerca: il 46,7% degli utilizzatori si fida del consiglio di amici e parenti, i quali una volta verificata la validità del medicinale omeopatico, lo hanno consigliato. Ciò significa che la notorietà dell’omeopatia è cresciuta grazie a un passaparola senz’altro positivo, ma che va rivalutato soprattutto alla luce della richiesta di ricevere maggiori informazioni da parte del medico di famiglia e del farmacista. Per un’azienda come la nostra, che ricopre una posizione di leadership nella produzione e distribuzione di medicinali omeopatici, sono tutti segnali su cui riflettere, perché ci permettono di capire sempre meglio il rapporto del consumatore con questi medicinali e il ruolo di medici e farmacisti in tal senso.

Negli ultimi mesi si è tornati a parlare di registrazione semplificata per i medicinali omeopatici. Quali sono, dal vostro punto di vista, le novità in questo ambito? In realtà non ci sono vere e proprie novità. Il quadro normativo in cui ci stiamo muovendo è ancora quello delineato dalla Direttiva Comunitaria 2001/83/CE, che definisce i criteri per la  registrazione dei medicinali omeopatici senza indicazioni terapeutiche (registrazione semplificata, art. 14) e con indicazioni terapeutiche (art. 16,2° comma). Ricordo a tale proposito che, nel nostro Paese, il recepimento della direttiva europea non ha visto a oggi la definizione di regole specifiche che – tenendo conto delle tradizione omeopatica – permettessero la registrazione dei medicinali omeopatici con indicazioni terapeutiche e posologia da riportare sia sulla confezione, che sul foglietto illustrativo. Questo problema riguarda in particolar modo le cosiddette specialità, costituite da un singolo medicinale omeopatico o da associazioni di farmaci omeopatici differenti. Ciascuna specialità ha precisi campi di applicazione e può essere prescritta dal medico, consigliata dal farmacista o utilizzata per l’automedicazione. Si tratta infatti di medicinali omeopatici che, per loro natura, sono stati concepiti per specifiche patologie minori, tipiche dell’automedicazione e che potrebbero quindi essere dispensati come tali, a fronte di un chiaro riferimento all’indicazione terapeutica e alla posologia sul foglietto illustrativo. Una legge tutta italiana del 2006 – che recepisce la direttiva europea 83 del 2001 – consente però di comunicare le indicazioni terapeutiche solo ai medici e ai farmacisti, motivo per cui le confezioni degli omeopatici “specialità” sono prive di indicazioni su campi di applicazione e posologia. A questo divieto si aggiunge anche quello di fare pubblicità al pubblico. In Paesi come la Francia, invece, questo problema non si pone e i medicinali omeopatici specialità possono riportare sulla confezione indicazioni terapeutiche, campi d’applicazione e posologia. Discorso differente si deve fare invece per i medicinali omeopatici a nome comune che, per loro natura, potrebbero essere utilizzati in modo diverso a seconda del paziente e della patologia, prevedendo quindi un intervento da parte del medico e/o del farmacista; i medicinali omeopatici a nome comune seguirebbero comunque l’iter della registrazione semplificata.

La registrazione degli omeopatici dovrà in ogni modo avvenire entro il 2015? Attualmente i medicinali omeopatici in Italia sono notificati, ma entro il 2015 dovranno essere registrati a tutti gli effetti. Recentemente è stata rilasciata da Aifa una piattaforma software per la creazione di una banca dati che censisca i prodotti sul mercato. Si tratta, in un certo senso, di un punto di avvicinamento alla vera e propria registrazione dei circa 30.000 medicinali omeopatici presenti sul mercato.

Cosa può fare la politica per aiutare la maggior diffusione delle cure omeopatiche. Pensate che il mondo politico abbia recepito questo segnale dalla società? L’interesse mostrato dalla politica, da AIFA e dal Ministero della Salute riguardo al settore, rappresenta un segno positivo per favorire il processo di accessibilità e diffusione dei medicinali omeopatici nel nostro Paese. Tuttavia, come azienda leader di mercato in Italia e all’estero, quello che più ci preme è il riconoscimento degli omeopatici come medicinali a tutti gli effetti. Il primo passo per parificare i farmaci omeopatici a quelli convenzionali è risolvere il problema dell’impossibilità di comunicare le indicazioni terapeutiche nelle confezioni degli omeopatici specialità. Alla luce dei limiti attuali, non stupisce quindi se dall’indagine DoxaPharma emerge che l’argomento più ricercato sul web dagli utilizzatori di farmaci omeopatici riguardi proprio le indicazioni terapeutiche. Questa situazione non rappresenta solo un problema per i pazienti, ma è anche in contrasto con i principi di sicurezza e tutela della salute dei cittadini. Ad ogni modo, vista la proficua collaborazione e l’interesse di politici e istituzioni verso il settore, siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione per risolvere il problema e normalizzare finalmente questa tipologia di farmaci.

Come può l’omeopatia venire incontro a chi è in difficoltà nel sostenere le spese sanitarie ? Uno dei luoghi comuni più frequenti sui medicinali omeopatici è quello di credere che si tratti di medicinali cari. Non è un’affermazione corretta, soprattutto se consideriamo che gli omeopatici costano in media circa 10 euro*, prezzo che scende a poco più di 8 euro se consideriamo i medicinali omeopatici Boiron**. Esistono invece medicinali allopatici che costano anche centinaia d’euro a confezione e si può arrivare a una spesa di diverse migliaia d’euro anche per un solo ciclo di cura. Nel mondo, le stime di vendita relative ai medicinali omeopatici rappresentano lo 0,3% del mercato mondiale del farmaco, ma rappresentano molto di più in volume, poiché – a conti fatti – sono molto meno costosi dei farmaci allopatici. Ad oggi in Italia i medicinali omeopatici e le visite mediche possono essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi. In numerosi Paesi, invece, il Sistema Sanitario rimborsa in gran parte le visite dal medico omeopata e i medicinali omeopatici. In Italia questo ancora non accade, tranne che in Toscana, dove l’omeopatia è stata introdotta nei Livelli essenziali di assistenza (LEA). È però auspicabile che anche il nostro Paese – nell’ottica di un risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale – si muova verso questa direzione. Uno studio effettuato in Inghilterra su 100 pazienti assistiti da un medico di medicina generale ha dimostrato come utilizzando l’omeopatia come terapia di prima scelta, i costi diminuiscono***. Dopo quattro anni di osservazione, considerando i costi del medicinale omeopatico confrontati con quelli del medicinale convenzionale, si arriva a poter dire che il risparmio per paziente si aggira intorno ai 100 € per paziente. La maggior parte di questi pazienti ha inoltre dichiarato di aver goduto di buona salute nel periodo considerato, e di non aver avuto effetti collaterali durante la terapia.

Molto spesso si dice che in Francia l’omeopatia costa meno. È vero? In realtà tutti i medicinali in Francia costano di meno! Questo dipende da una serie di motivi: l’IVA in Italia è pari al 10%, mentre in Francia va dal 2,1% al 5,5% a seconda del medicinale, quindi sul prezzo finale c’è differenza. Infine, a parità di prezzo di cessione da parte delle aziende, il prezzo al pubblico finale in farmacia può variare anche di molto, visto che il farmacista francese ha ampia libertà di decidere il margine che vuole tenere sul prodotto.

*Prezzo medio medicinali omeopatici in Italia calcolato con i dati IMS a MAT Aprile 2012 (ovvero da 05/11 a 04/12): MKTO OMEOPATICO (classe IMS 18A1 + 18A2) prezzo medio = Euro 10,98

**Dati IMS a MAT Aprile 2012 (ovvero da 05/11 a 04/12): Solo BOIRON prezzo medio = Euro 8,39

***Jain A et al. Does homeopathy reduce the cost of conventional drug prescribing? A study of comparative prescribing costs in general practice. Br. Homeopathic J 2003; 92: 71-76.

Igor Principe

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