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Vedo, prendo coscienza e lascio che sia…La Tecnica Metamorfica ci ricorda che ogni manifestazione di vita ha un potere (la fonte di potere è l’energia che sta dietro ad ogni fatto. Il fatto è vibrazione e se lascio l’energia della vibrazione libera non solo ha il suo spazio ma avviene una trasmutazione in una sostanza più sottile) e la trasformazione è il rapporto tra coscienza e potere. Se non c’è coscienza nei propri modi di essere non ci potrà mai essere alcuna trasformazione, allo stesso modo se riconosciamo i nostri modi di essere ma rifiutiamo il nostro potere non si manifesterà ugualmente alcuna trasformazione.

“Ricordo di aver pensato:”Ci siamo Liz, questa è la tua opportunità. Mostrami la causa del tuo dolore. Fammi vedere tutto. Non tenere nascosto niente.” Uno per uno, i pensieri e i ricordi tristi hanno alzato la mano, per presentarsi. Ho guardato in faccia ogni pensiero, ogni unità di tristezza, ne ho riconosciuto l’esistenza e ho provato (senza tentare di eluderlo) il suo carico di dolore. E poi a ciascuno ho detto:”Va bene. Ti amo. Ti accetto. Adesso vieni nel mio cuore. E’ finita”. Sentivo veramente il dolore (come fosse una stanza accogliente). Poi dicevo:”Avanti il prossimo” e il dolore successivo si faceva avanti. Lo guardavo, lo provavo, lo benedicevo, e lo invitavo nel mio cuore. L’ho fatto con ogni pensiero doloroso che avevo – andando indietro con la memoria per molti anni – finché non è rimasto più niente.

Poi ho detto alla mia mente:”Adesso mostrami la mia rabbia”. Uno per uno, ogni motivo di rabbia della mia vita è apparso davanti a me e si è fatto riconoscere. Ogni ingiustizia, ogni tradimento, ogni perdita. Li ho visti tutti, uno per uno, e ne ho ammesso l’esistenza. Ho sentito ogni eccesso della mia rabbia, come se si verificasse in quel momento per la prima volta, e poi ho detto:”Adesso vieni nel mio cuore. Potrai riposare. Adesso è un posto sicuro. E’ finita. Ti amo.”. Sono andata avanti così per ore, ho oscillato tra due poli opposti – la rabbia che fa tremare le ossa e la freddezza che provavo quando entrava nel mio cuore e vi si adagiava, accoccolandosi accanto ai suoi fratelli, cessando di combattere.
A quel punto è cominciata la parte più difficile. “Mostrami i tuoi motivi di vergogna” ho chiesto alla mia mente. Dio mio non si possono immaginare gli orrori che ho visto. Una patetica sfilata di tutte le mie mancanze, le mie bugie, il mio egoismo, la mia gelosia, la mia arroganza. Ma per nessuno di questi dimostranti ho battuto ciglio. “Mostrami il peggio di te” ho insistito. Quando ho tentato di invitare i deplorevoli motivi di vergogna nel mio cuore, hanno esitato sulla soglia:”No – non crediamo che tu ci voglia li dentro…non sai cosa abbiamo fatto”. E io dicevo:”Io vi voglio. Persino voi. Vi voglio. Anche voi siete benvenuti. Va tutto bene, siete perdonati. Siete parte di me. Adesso potete riposare. E’ finita”.

Ero svuotata. Non c’erano più battaglie nella mia mente. Ho guardato nel mio cuore, dove c’è la mia bontà, e ho visto la sua ampiezza. E non era nemmeno lontanamente pieno, neanche dopo aver accolto ed essersi preso cura di tutti quegli infausti folletti fatti di dolore, rabbia e vergogna; avrebbe facilmente potuto perdonare anche di più. Il suo amore era infinito.
Così ho capito che questo è il modo con cui Dio ama tutti noi e ci accoglie, e che in questo universo non esiste il luogo chiamato inferno, se non forse nelle nostre menti terrorizzate. Perché, se un essere umano, distrutto e limitato, dimostra di essere capace, anche solo per una volta, di perdonare e accettare il proprio io, allora proviamo solo a immaginare quante cose possa perdonare e accettare Dio, con la sua eterna pietà.

Nello stesso tempo sapevo che quello era solo un intervallo di pace. Sapevo che avevo appena cominciato, che la mia rabbia, la mia tristezza e la mia vergogna sarebbero tornate, scappando furtive dal mio cuore, e andando ancora a occupare la mia mente. Sapevo che avrei dovuto discutere di nuovo con questi pensieri, finché non avessi, gradualmente e con determinazione, cambiato tutta la mia vita. E che sarebbe stato difficile ed estenuante. Ma il mio cuore ha detto alla mia mente, nel silenzio buio della spiaggia: “Ti amo, non ti abbandonerò mai, avrò sempre cura di te”.
Mangia prega ama – Elizabeth Gilbert

Cristiana Naldi

https://www.facebook.com/tecnicametamorficaluce/

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