ATTEGGIAMENTO DEL DISTACCO

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Come praticanti, operando il distacco non imponiamo la nostra verità, non interferiamo nella vita degli altri, ma con umiltà riconosciamo che tutto è dentro di loro. Come esseri umani, se osserviamo con gli occhi della mente, siamo limitati rispetto al potere della vita; la vita dentro di noi è la sola in grado di trasformare e trasformarci.
Ogni interferenza, giudizio o consiglio non fa altro che porci ad un livello superiore rispetto all’altro esercitando, consapevolmente o inconsapevolmente, il nostro potere.
Potere che diventa prigione, potere che può farci sentire forti e importanti, un falso potere in grado di imprigionarci tanto quanto imprigioniamo.

Non abbiamo bisogno di riconoscerci attraverso l’altro, di alimentare il nostro ego per sentirci falsamente vivi, di legare o vincolare la vita della persona proiettando su di essa (o all’esterno) le nostre debolezze anziché osservarle, accoglierle e prenderle per mano, consapevoli del fatto che le stesse contengono nella loro essenza un potenziale che può  rendere o renderci liberi.

Possiamo semplicemente mettere a disposizione uno spazio vitale, libero da condizioni e volontà, all’interno del quale il nuovo può emergere.

Importante è riconoscere che durante la sessione  possiamo attivare i ruoli di vittima, carnefice e salvatore, creando uno spazio-prigione e una illusoria comunicazione. Ruoli attraverso i quali giochiamo con noi stessi e gli altri per manipolare o farci manipolare.
I ruoli si attivano quando ci allontaniamo dalla nostra origine, alimentando il mondo della mente e delle illusioni, negando parti del nostro essere, negandoci la vita.
Giocando con questi ruoli ripetiamo come un nastro registrato un dramma che limita la nostra creatività.

Attraverso un atteggiamento di distacco, che non è indifferenza, apatia o mancanza di energia, ma semplicemente presenza, siamo in comunione e comunicazione nell’unità, in uno spazio privo di direzione in connessione con il nostro potenziale, ed ecco che gli ostacoli diventano opportunità, le gabbie, infinite e libere praterie.

Il distacco-presenza è la realtà, la mente è illusione.

Cristiana Naldi

 

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