bruco-farfalla

 Come abbiamo più volte scritto perchè avvenga la trasformazione occorrono due condizioni fondamentali:

la prima è che ci sia vita
la seconda che nulla di esterno interferisca durante il processo

come praticanti siamo solo catalizzatori, non stimoliamo nulla e tanto meno la tecnica metamorfica produce, stimola o scioglie ma è solo ed esclusivamente la FORZA VITALE  liberata del ricevente che attualizzerà il suo potenziale.

Come praticanti mettiamo semplicemente a disposizione uno spazio libero da interferenze, manipolazione e volontà all’interno del quale la persona può meravigliosamente essere, senza dare consigli o direzione alcuna.

Ricordiamoci che solo noi possiamo sapere cosa è bene e perfetto per noi, come solo noi possiamo respirare , amare o dormire “per noi”. Cristiana Naldi

LA CRISALIDE E LA FARFALLA

“Divenendo crisalide, il bruco ha praticamente completato la sua trasformazione in Lepidottero. Tuttavia, ha ancora una prova da superare per diventare una vera farfalla: deve riuscire a rompere il bozzolo nel quale è avvenuta la trasformazione per potersene liberare e prendere il volo.
Al contrario del bruco, che ha tessuto il suo bozzolo a poco a poco, in maniera graduale, la futura farfalla non può liberarsene allo stesso modo, lasciandolo gradualmente.
Dovrà raccogliere abbastanza forza nelle ali da riuscire a rompere questa costrizione fatta di seta in un unico tentativo.
È grazie a questa prova e alla potenza che richiede di accumulare nelle giovani ali che la farfalla sviluppa la muscolatura in grado di farla volare in seguito.
Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione.
Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.
Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente.
Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.
Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.
Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere la forza del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui la Vita la faceva crescere e sviluppare”.
Da Giorgio Bisirri

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