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Scegliersi un seme, una ghianda, dal grande cesto delle possibilità . E’ questa la teoria della ghianda, l’idea che, prima di incarnarci, scegliamo. Scegliamo un seme da una grande cesta, piena di semi uno diverso dall’altro, il nostro seme, la nostra ghianda . Ci sono tanti semi, e anche all’interno delle stessa specie ogni seme dà una pianta diversa; ci vuole la buona terra, l’acqua, la luce, ci vuole il tempo giusto della semina e la pazienza di aspettare il germoglio… e una infinità di altre qualità che permettono lo sviluppo di una bella pianta. Immergendo la mano scegliamo con essa il nostro destino . Essa tiene racchiuso in sé un arazzo, un quadro, un’immagine che si disvelerà nel corso della nostra vita; il compito del Daimon o nella nostra attuale cultura, dell’Angelo è quello di non farci mai perdere di vista il nostro proposito e di ricordarci di completare il nostro quadro .
Questi semi siamo noi … è la scelta che non ricordiamo di aver fatto e di cui troppo spesso ci lamentiamo. Come diceva Hillmann quella che io ricevo è l’immagine che è la mia eredità , la porzione assegnatami nell’ordine del mondo, il mio posto sulla terra, condensata in un modello che è stato scelto dalla mia anima o, per meglio dire, che viene sempre di continuo scelto dalla mia anima, perchè nel mito il tempo non entra ( il mito non è mai accaduto ma è sempre ). La psicologia antica localizzava l’anima nella regione del cuore, dunque il nostro cuore custodisce l’immagine del nostro destino e ci chiama ad esso …

Attraverso la Tecnica metamorfica creiamo un ambiente neutro, privo di condizionamenti , giudizi, regole, doveri, all’interno del quale abbiamo la possibilità di liberare il nostro potenziale affinchè operi la trasformazione necessaria. Sarà la nostra forza vitale ad operare il cambiamento più adatto a noi. La nostra energia vitale, in un ambiente libero ha la possibilità di fluire liberamente operando la trasformazione dei nostri schemi, in base alle nostre più intime priorità, appropriandoci della capacità di guarire noi stessi. Come in natura c’è bisogno del contatto tra il seme e la terra perchè avvenga la trasformazione, cosí il praticante offre il contatto sfiorando i piedi, le mani e la testa di chi riceve la sessione.

Molti di noi sono giunti al proprio desiderio di espressione solo dopo una vita di doveri e obbedienze . Lessi la storia di una signora di 85 anni che passò la sua vita a lavorare in campagna , la guerra, la famiglia ecc. ormai giunta alla vecchiaia divenne un’attiva accompagnatrice di gruppi nei boschi delle colline del paese in cui viveva e dintorni per osservare piante , fiori e trovare nuovi sentieri . Alla ricerca di una vocazione a 85 anni … un desiderio inappagato di una vita? E la cultura?
La nostra cultura dov’era per questa donna, per le donne? E lei , farà in tempo ad acchiappare di sfuggita la sua vocazione , anche solo per un giorno? E che nostalgia c’è in lei e nei suoi occhi per le occasioni perdute, per la sua vocazione che la chiamava vicino a sé e non veniva o non poteva essere ascoltata?

Cosa aspettiamo? Riappropriamoci della nostra essenza, seguiamo il nostro Diamon e permettiamo al nostro VERO DESTINO di compiersi.

Cristiana Naldi

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Scegliersi un seme, una ghianda, dal grande cesto delle possibilità . E’ questa la teoria della ghianda, l’idea che, prima di incarnarci, scegliamo. Scegliamo un seme da una grande cesta, piena di semi uno diverso dall’altro, il nostro seme, la nostra ghianda . Ci sono tanti semi, e anche all’interno delle stessa specie ogni seme dà una pianta diversa; ci vuole la buona terra, l’acqua, la luce, ci vuole il tempo giusto della semina e la pazienza di aspettare il germoglio… e una infinità di altre qualità che permettono lo sviluppo di una bella pianta. Immergendo la mano scegliamo con essa il nostro destino . Essa tiene racchiuso in sé un arazzo, un quadro, un’immagine che si disvelerà nel corso della nostra vita; il compito del Daimon o nella nostra attuale cultura, dell’Angelo è quello di non farci mai perdere di vista il nostro proposito e di ricordarci di completare il nostro quadro .
Questi semi siamo noi … è la scelta che non ricordiamo di aver fatto e di cui troppo spesso ci lamentiamo. Come diceva Hillmann quella che io ricevo è l’immagine che è la mia eredità , la porzione assegnatami nell’ordine del mondo, il mio posto sulla terra, condensata in un modello che è stato scelto dalla mia anima o, per meglio dire, che viene sempre di continuo scelto dalla mia anima, perchè nel mito il tempo non entra ( il mito non è mai accaduto ma è sempre ). La psicologia antica localizzava l’anima nella regione del cuore, dunque il nostro cuore custodisce l’immagine del nostro destino e ci chiama ad esso …

Attraverso la Tecnica metamorfica creiamo un ambiente neutro, privo di condizionamenti , giudizi, regole, doveri, all’interno del quale abbiamo la possibilità di liberare il nostro potenziale affinchè operi la trasformazione necessaria. Sarà la nostra forza vitale ad operare il cambiamento più adatto a noi. La nostra energia vitale, in un ambiente libero ha la possibilità di fluire liberamente operando la trasformazione dei nostri schemi, in base alle nostre più intime priorità, appropriandoci della capacità di guarire noi stessi. Come in natura c’è bisogno del contatto tra il seme e la terra perchè avvenga la trasformazione, cosí il praticante offre il contatto sfiorando i piedi, le mani e la testa di chi riceve la sessione.

Molti di noi sono giunti al proprio desiderio di espressione solo dopo una vita di doveri e obbedienze . Lessi la storia di una signora di 85 anni che passò la sua vita a lavorare in campagna , la guerra, la famiglia ecc. ormai giunta alla vecchiaia divenne un’attiva accompagnatrice di gruppi nei boschi delle colline del paese in cui viveva e dintorni per osservare piante , fiori e trovare nuovi sentieri . Alla ricerca di una vocazione a 85 anni … un desiderio inappagato di una vita? E la cultura?
La nostra cultura dov’era per questa donna, per le donne? E lei , farà in tempo ad acchiappare di sfuggita la sua vocazione , anche solo per un giorno? E che nostalgia c’è in lei e nei suoi occhi per le occasioni perdute, per la sua vocazione che la chiamava vicino a sé e non veniva o non poteva essere ascoltata?

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