Fiori di Bach: Chicory

Fiori di Bach: Chicory

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che sono molto attenti ai bisogni degli altri: tendono a prendersi eccessivamente cura dei bambini, dei familiari, degli amici, trovando sempre qualcosa da rimettere a posto. Correggono continuamente ciò che considerano sbagliato e sono contenti di farlo. Desiderano intensamente avere sempre vicini quelli per cui si preoccupano.

Parola chiave: Possessività, autocommiserazione, esigenza di attenzione, carenza affettiva, sensazione di essere poco ricompensati, congestione affettiva, egoismo, eccessiva concentrazione su di sè, volontà di dominio, paura del rifiuto e della solitudine, drammaticità, istrionismo, ansia.

Livello tipologico
Chicory (CHI) è un modello fondato su un sentimento di profonda carenza affettiva. Può darsi che nella sua biografia vi siano dati oggettivi di un’infanzia carente di amore e dedizione da parte dei genitori o è possibile trovare come precedenti dei genitori tirannici o iperprotettivi (di solito la madre).
Molte donne con caratteristiche CHI hanno dovuto fare da madri ai fratelli minori, a causa di un padre assente, una madre troppo logorata dal lavoro o da qualche malattia cronica. Tuttavia, nessuna di queste caratteristiche porta necessariamente a una tipologia CHI, perchè a volte si tratta semplicemente di un modello socioculturale molto diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle famiglie latine ed ebraiche.
Come fiore di personalità, la parte costituzionale di questa tipologia potrebbe essere riconoscibile già nel periodo neonatale, nel caso di bebè che reclamano continuamente l’attenzione dei genitori, non volendo rimanere soli o dipendendo eccessivamente dall’adulto nei loro giochi.
Questa grande richiesta di attenzione si concretizza in capricci e scenate che cercano di controllare la dinamica familiare. Tuttavia, è evidente che a parte l’esistenza di un CHI costituzionale, tutte le altre caratteristiche sono sicuramente una risposta a una serie di condizionamenti emozionali, culturali ed educativi, come abbiamo spiegato in precedenza.
In ogni caso, l’importante è la percezione che si ha nell’infanzia, e qui i CHI, invariabilmente, sostengono di non aver ricevuto l’amore di cui avevano bisogno, sia quando ciò è oggettivo sia quando si tratta di una percezione psicologica e, pertanto, soggettiva.
Queste carenze determinano in CHI una grande paura della solitudine affettiva, della perdita di possessi affettivi e influenze, dell’abbandono, del rifiuto o della sostituzione. Tutto ciò genera grande insicurezza e ansia.
Come risposta al suo conflitto, soprattutto alla paura citata, CHI sviluppa una serie di meccanismi che lo caratterizzano e lo definiscono, destinati a ottenere, in modo forzato e obbligatorio, l’amore, l’attenzione e la dedizione degli affetti che lo circondano: partner, figli, genitori, amici.
Per ottenere quello a cui  tanto anela, tutti i mezzi sono moralmente leciti. Dobbiamo però sottolineare che questi sistemi, per lo più difensivi, sono così massicciamente integrati nella nostra cultura che possono passare quasi per normali. Sono i seguenti:

a) Autocommiserazione: ha come scopo ottenere la solidarietà, la simpatia e le attenzioni   speciali della gente. Di solito si mostra davanti a presunti comportamenti sconsiderati degli altri o nel caso di sintomi o malattie.
b) Colpevolizzazione degli altri: meccanismo molto legato al precedente, con il quale abitualmente si manifesta. Ha come scopo modulare e controllare le azioni degli altri, con la finalità di garantirsi quello che, secondo lui, gli devono obbligatoriamente. Chi si sente in colpa automaticamente cerca di riscattarsi e tende ad assumersi eccessive responsabilità con il CHI di turno.
c) Ricatto affettivo: “Ti amo a patto che…”. L’amore e la dedizione che offre CHI sono sempre condizionati, perchè subordinati ad ottenere dei benefici di solito esagerati. In ogni caso, la sua sensazione è sempre quella di dare molto e ricevere molto poco in cambio. Per non perdere, CHI struttura sistemi premio/castigo, dividendo spesso il suo entourage affettivo in leali e traditori. Si può passare dalla prima alla seconda categoria con molta facilità.
d) Manipolazione: CHI cerca di manipolare, usando spesso una modalità indiretta. E’ fondamentalmente intrigante e ficcanaso. Il grado di sottigliezza nella manipolazione dipende molto dal suo livello culturale e intellettuale nonchè dal grado di disperazione. La malattia è il metodo più utile per mantenere gli altri alle sue dipendenze. Esagera i suoi sintomi e può anche arrivare a inventarli. In ogni caso, è solito presentarli come la conseguenza diretta dei suoi sforzi e sacrifici o sfacciatamente come colpa delle persone a lui care.
e) Richiesta di attenzione: dipende dal suo livello di istrionismo. I suoi comportamenti drammatici e teatrali, sono dovuti al fatto che CHI ha bisogno di protagonismo o quanto meno di essere necessario per ogni tipo di attività che si svolge intorno a lui. Tutto deve essere fatto tenendolo in considerazione, con la sua supervisione e approvazione. Spesso questa richiesta di attenzione si manifesta in concomitanza con uno o più dei meccanismi precedenti.

Nelle relazioni di coppia, amicizie, con i familiari, CHI è esigente, possessivo, vigilante e iperprotettivo. CHI è molto emozionale ed esplosivo. Per questo, quando è deluso o contrariato, spesso reagisce con crudeltà, rancore e vendetta, e non è strano che possano verificarsi anche reazioni colleriche. E’ molto incline al risentimento, data la sua vulnerabilità e suscettibilità. La sua ansia spesso si trasforma in rabbia e in aggressività passiva o attiva. In genere, CHI non riconosce questi sentimenti come propri.
La negazione di sentimenti e comportamenti problematici in CHI ha una spiegazione abbastanza chiara. A livello inconscio, crede di essere una persona poco interessante, una specie di orfano indifeso e abbandonato che nessuno ama e amerà mai. Questo suscita una senzazione di vuoto e di miseria difficilmente accettabili, vissuti come angoscia e tristezza e al tempo stesso con paura. Visto che questa sensazione interiore è terribilmente devastante, CHI costruisce una convinzione compensatoria, considerandosi una persona di luce, generosa e soprattutto amorevole, venuta a dare amore e aiuto agli altri.
Naturalmente, con questa convinzione compensa fino ad un certo punto la sua bassa autostima e possiamo capire che rifiuti quindi l’idea di possedere certe emozioni e sentimenti (odio, rancore, invidia, gelosia ecc.) che considera propri di “persone poco spirituali”.
E’ caratteristico che, dopo una rottura affettiva, continui a mantenere una qualche relazione amichevole con il suo ex, perchè gli costa distaccarsi. Cercherà di controllare la vita della nuova coppia, consigliando quel che è meglio per loro. E’ evidente  quanta confusione e malessere può generare nella nuova partner.
CHI  inizialmente è gentile, simpatico e tenero con le persone che ancora non conosce, perchè ha disperatamente bisogno di entrare nell’orbita affettiva dell’altro. In questa fase può essere particolarmente generoso, ma dopo poco tempo cominciano ad arrivare le fatture in sospeso di “tutto quello che ho fatto per te”. Bisogna dire però che questi conti sono eccessivamente gonfiati, perchè CHI sente sempre di dare molto di più di quello che in realtà dà e di ricevere molto meno di quello che oggettivamente gli viene dato. Per lui, il  bilancio tra entrate e uscite è sempre in deficit. Prova un’insoddisfazione interiore per questa mancanza cronica di ricompensa, un debito perenne che deve obbligatoriamente essere risarcito.
Benchè CHI si percepisca come una persona generosa e anche altruista, in realtà è egoista. Abitualmente cerca di stabilire relazioni pseudoterapeutiche, in cui sembra voler aiutare o migliorare gli altri, siano essi partner, figli, colleghi o amici, ma la verità è che cerca di stabilire dei legami di dipendenza. Se l’altro è assertivo, deciso e indipendente, si sente subito insicuro, perchè è molto probabile che non abbia bisogno della sua protezione, nè dei suoi servizi particolari. In altre parole, CHI non è in grado di costruire rapporti paritari, nei quali l’uno accetta l’altro per quello che è e vuole condividere alcuni spazi. In sostanza, CHI non è empatico.
Una delle descrizioni più dure proviene da Chancellor: “Le persone CHI fingono di fare tutto il possibile per la felicità degli altri, ma in realtà lo fanno in un modo che non arreca pace e tranquillità allo sfortunato destinatario delle loro attenzioni egoiste, che non si fermano davanti a niente per raggiungere i loro scopi egocentrici.”
CHI tende a stabilire legami duraturi con gli altri, sempre che – come abbiamo visto – questi siano dipendenti.
CHI è irritabile, melodrammatico, pignolo e meticoloso. Mentalmente è molto rigido con i suoi simili, perchè incapace di immedesimarsi nell’altro. Ama correggere piccole inezie agli altri e li opprime con le sue banalità. Senza dubbio ha una visione eccessivamente semplicistica e immatura della vita. Questa esemplificazione è sicuramente in relazione con la sua rigidità difensiva: “Con me o contro di me”, “Se fai questo sei buono, altrimenti sei cattivo”.
CHI ha un grande bisogno di sentirsi indispensabile. Può anche arrivare a creare conflitti, di solito in modo indiretto, per poi trasformarsi in mediatore, rafforzando così i legami e i debiti affettivi degli altri e acquisendo potere.
Viste dall’esterno in modo superficiale, sono considerate persone sicure di sè, assertive e generalmente rivendicative, ma un approccio più profondo rivela individui insicuri, con molte paure e ansie. Sono eccessivamente emotivi e vulnerabili, dal pianto facile e non sempre con finalità teatrali.
In CHI spicca la tendenza nostalgica verso situazioni piacevoli del passato, infatti è un grande accumulatore di oggetti che hanno per lui un significato emotivo.
In ogni caso, in molti CHI il passato ha un peso smisurato, anche da un punto di vista negativo, perchè gli ricorda “tutto quello che non gli è stato dato”. Un tema caratteristico è il dominio esercitato sugli altri. Queste forme di controllo di solito sono edulcorate con ricatti affettivi e autocommiserazione.
CHI predomina nel sesso femminile come madre bisognosa o supermadre possessiva che controlla tutto, ma è presente anche nell’uomo, per esempio nella figura dell’ex -fidanzato o ex-marito, che continua a controllare quella che considera un suo possesso, o nella figura del padre della sposa.
Ma come sono i figli dei CHI? Senza cadere nel predeterminismo, potremmo generalizzare affermando che le madri CHI generano molta insicurezza nei figli, ma soprattutto senso di colpa. Anche se per un’evoluzione equilibrata tutti abbiamo bisogno di amore durante la crescita, e ciò contribuisce a donarci sicurezza e benessere, l’amore che CHI dà è contaminato dall’ansia, dalla paura e dalla richiesta di una contropartita esagerata, è un pò sproporzionato, iperprotettivo, possessivo, asfissiante e crea grande dipendenza e insicurezza nel bambino. La paura di perdere e il bisogno di protagonismo inducono di solito la madre CHI ad escludere o a mettere in secondo piano la figura del padre.
I figli di CHI tendono a essere immaturi, indecisi, infantili, timidi e con una forte tendenza a sentirsi colpevoli e moralmente sporchi, insicuri e con una bassa autostima.
Se i figli sono maschi, possono avere la falsa convinzione che le donne siano pericolose, opportuniste e maliziose, cosa che le madri avranno inculcato loro implicitamente o esplicitamente. Molti omossessuali maschi hanno infatti madri che sembrano prototipi di sergenti di cavalleria. Se invece sono eterosessuali, è possibile che cerchino donne dominanti o, in caso di relazioni con donne che non lo sono, finiscono per rimettere nelle loro mani l’autorità ostentata una volta dalle loro madri. I conflitti territoriali suocera-nuova sono assicurati.
Le figlie di madri CHI vivono quasi sempre il conflitto territoriale ancora più duramente, perchè in fondo da un figlio maschio si può tollerare un pò più d’indipendenza. Queste donne si sentono quindi ancora più in colpa dei loro fratelli e possono essere state letteralmente sfruttate dalle madri in lavori domestici non adatti alla loro età, con richieste di compagnia obbligatoria, con la sottomissione, le punizioni esagerate, le proibizioni arbitrarie. Molte sono state completamente annullate. L’educazione della madre CHI è assolutamente sessista e ottusa.
Ma sicuramente esistono sempre altri elementi esterni che contrastano l’influenza materna di CHI, come un padre consapevole e assertivo, la scolarizzazione, l’influenza dei fratelli, o altri familiari prossimi, di amici e di tutta una serie di variabili.
Non sarebbe giusto caricaturizzare, nè demonizzare i CHI, perchè questi non sono consapevoli dei loro meccanismi e credono sempre di fare il meglio per gli altri, come sottolineeremo nel livello spirituale.
In CHI esiste una predisposizione ai disturbi d’ansia, ginecologici, cardiaci, dermatologici, al diabete, alle emicranie e alla depressione. Naturalmente, da tutto ciò ottiene dei vantaggi secondari sotto forma di attenzioni particolari e nello stesso tempo usa la malattia per colpevolizzare chi gli sta intorno.

Chicory come stato
Può accadere a qualsiasi età, ma predomina in forma naturale nei bambini, e può verificarsi negli adulti in periodi di particolare insicurezza e vulnerabilità emozionale. Solitamente serve da causa scatenante la relazione con partner freddi o riservati, non inclini a un’aperta espressione emozionale. In ogni caso, si può sospettare uno stato transitorio quando la persona sente di “dare molto di più di quanto riceve” e, anche quando ciò è oggettivamente vero. Non dimentichiamo che l’essenza tratta il sentimento di carenza affettiva.

Molte persone manifestano il loro CHI solo con partner che sembrano bisognosi di protezione o quando collaborano con gruppi dove si incontrano persone molto indifese. Homedes la chiama sindrome del salvatore.
CHI può essere molto utile quando ci si autocommisera eccessivamente sentendosi ingannati in una relazione finita, con la sensazione di aver dato tutto in cambio di niente, o anche quando una persona viene a sapere che un collega riceve dalla direzione riconoscimenti eccessivi per il “poco che fa” e invece lei non è ricompensata “come merita”.

Livello spirituale
CHI ha poca coscienza emozionale, distorta dalle sue paure e dai frequenti sequestri emozionali, inoltre la sua capacità di autocontrollo è seriamente compromessa, di conseguenza ha una minima consapevolezza di com’è realmente e di come funziona. Ciò implica che l’informazione ricevuta dall’esterno venga elaborata in modo inadeguato e quindi immediatamente distorta, mal interpretata. Un’omissione, un gesto, una risata di solito sono percepite come un attacco o uno sgarbo. Le iniziative che intraprende non tengono conto dei tempi e degli interessi degli altri. Vuole assumere la leadership delle situazioni in modo precipitoso o soppiantando le persone coinvolte.

Come vediamo, possiamo affermare che CHI è praticamente privo di intelligenza emozionale, perciò non riesce a immedesimarsi negli altri e ad essere empatico. In pratica, non riesce a capire che gli altri hanno dei bisogni che non sempre lo includono.
Per Bach, CHI è venuto in questo mondo per imparare la lezione dell’ amore, un amore verso gli altri distaccato, dove si dà disinteressatamente senza aspettare una ricompensa in cambio.
Forse sul distacco si è teorizzato troppo, idealizzandolo eccessivamente. L’amore distaccato favorito dall’assunzione di CHI pare si riferisca a  legami come la paternità o la maternità, l’amicizia vera, il volontriato… Bach chiamava tutto questo: servizio.
Nei rapporti come quello di coppia, tuttavia, è molto più probabile che occorra una certa parità nel dare e ricevere per costruire una relazione proficua ed equa. Affinchè il legame si mantenga è molto probabile che la coppia necessiti di un certo attaccamento, una sensazione di appartenenza equilibrata e sana.

La letteratura floreale è piena di ritratti che condannano e denigrano CHI, ma dobbiamo tenere in considerazione che la sua è la lezione più difficile da apprendere del sistema floreale, un pò come frequentare tre corsi in uno. Come abbiamo già spiegato, CHI è in relazione con l’amore interpersonale generoso, privo di attaccamento e richieste.
Di solito si considerano persone che “danno tutto agli altri”, gente altruista che vive la vita “con il cuore in mano”. Purtroppo la realtà è ben diversa e la personalità, prima o poi, sarà costretta a un severo e inevitabile confronto con se stessa e con la sua percezione distorta delle cose.
Se è vero – come afferma Bach – che siamo noi a scegliere le circostanze più adatte al nostro apprendimento, la difficile scelta di CHI sarebbe degna di ammirazione invece che di beffa e denigrazione. Essendo la lezione più difficile, probabilmente anche il premio lo sarà. Infatti è difficile immaginare qualcuno più evoluto di un CHI positivizzato.
Per Katzz e Kaminski: ” Chi ha bisogno di questa essenza deve imparare a distinguere tra le emozioni e i desideri personali da un lato, e l’assistenza e l’amore interpersonale e genuino dall’altro.”
“Lo stesso Bach paragonò lo stato CHI positivo con l’archetipo della ‘madre universale’, il potenziale materno dell’anima latente in tutti gli esseri umani, sia uomini che donne…Nello stato CHI positivo, la grande energia materna può essere spesa positivamente, perchè, prelevando da ciò che è in abbondanza, possiamo dare disinteressatamente senza aspettare una ricompensa o esigerla interiormente.”

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Crab Apple

Fiori di Bach: Crab Apple

Descrizione originale di Bach:
E’ il rimedio di depurazione per quelli che sentono di avere dentro qualcosa di poco pulito. Spesso è una cosa apparentemente insignificante, altre volte può trattarsi di un disturbo più serio che passa quasi inosservato rispetto alla cosa su cui si concentrano. In entrambi i casi, l’individuo è ansioso di sbarazzarsi di questa cosa particolare che nella sua mente è diventata la più importante e gli sembra essenziale curare. Se il trattamento fallisce, si scoraggia. Essendo un purificatore, questo rimedio risana le ferite, quando il paziente ha ragione di credere che sia entrato in lui qualche veleno che deve essere eliminato.

Parola chiave: Sensazione di sporcizia e impurità fisica e psichica, vergogna, indegnità, ripugnanza, cattiva autoimmagine, fissazione su piccoli dettagli, perfezionismo, rimedio depurativo, sporcizia, impurità.

Livello tipologico
Crab Apple (CRA) si relaziona con certi tratti della personalità legati soprattutto alla vergogna e alla ripugnanza, modelli incorporati nell’autoimmagine della persona.
Secondo Lazarus, esistono alcuni sinonimi per identificare e dare un nome alla vergogna: umiliazione, mortificazione, dispiacere, senso del ridicolo.
Quando si parla di vergogna, si può anche ipotizzare la timidezza.
All’origine del modello CRA vi sono l’educazione ricevuta e l’apprendimento conseguito. Sicuramente dei genitori o  tutori limitanti, manipolatori, troppo severi o poco empatici hanno una grande tendenza a umiliare e a far sentire indegni i propri figli.
D’altra parte, anche modelli scolastici repressivi e un’educazione religiosa integralista e colpevolizzante contribuiscono a generare modelli di personalità CRA. Le esperienze frustranti e i conseguenti fallimenti fanno il resto.
CRA si può vivere in varie forme, anche interiori. Una di queste è la sensazione di sporcizia interna, di indegnità morale. Si tratta all’inizio di una percezione di non essere all’altezza degli ideali dei genitori e in seguito, quando il nostro sistema di credenze si è già consolidato, all’altezza dei propri ideali. E’ logico supporre che tutto questo porti, almeno in alcuni  CRA, alla ricerca di una scrupolosità morale da cittadino irreprensibile e responsabile, come possiamo osservare negli ossesivi. In questi casi, CRA si accompagna al senso di colpa. Se questa associazione non fosse chiara, si potrebbe pensare al concetto religioso di peccato, dove colpevolezza e impurità corrono per la chiesa tenendosi per mano.
Altra fonte importante di vergogna candidata a essere trattata con CRA è la repressione sessuale, quando le pulsioni naturali e i desideri sono vissuti come qualcosa di ripugnante. E la colpevolezza in questo caso vi è di nuovo associata. Come esempio basterà ricordare la repressione educativa che molti giovani hanno subito sul tema della masturbazione.
Si possono vivere altri CRA senza senso di colpa, per esempio quando si ha un qualsiasi complesso con la propria immagine a causa di un difetto fisico congenito o di un incidente che ha lasciato conseguenze a livello estetico.
CRA può essere prodotto anche da qualche particolare circostanza, per esempio una bambina che da piccola era più grassa degli altri e per tutta l’infanzia e l’adolescenza dovette sopportare soprannomi offensivi e beffardi. Anche da adulta può continuare a sentirsi ridicola e colpevole, perchè sa che la sua obesità è dovuta al fatto di mangiare più del necessario. Si sente indegna se un uomo la nota e non crede di poter o dover aspirare a un buon lavoro, perchè si considera inferiore rispetto ad altre ragazze più attraenti. Questo breve esempio è interessante per vedere come CRA di solito sia ibridato con altri due modelli floreali: Pine (senso di colpa) e Larch (senso d’inferiorità).
La società moderna, con i suoi standard estetici così rigidi, è una grande generatrice di modelli CRA.
Indubbiamente, la vergogna a livello estetico si innesca più nelle donne che negli uomini, e qui ritorniamo al senso di colpa che per motivi socioculturali e religiosi punisce maggiormente il sesso femminile, in una società prevalentemente maschilista. In questo, Oriente e Occidente si danno la mano.
In conclusione, CRA verrà vissuto in forme diverse a seconda della personalità di base. Nell’evitante, la paura consisterà nel provare vergogna in pubblico e probabilmente CRA verrà vissuto maggiormente riguardo all’immagine estetica e alla possibilità di una valutazione sociale o professionale negativa.
Nel dipendente, CRA si manifesterà come vergogna quando gli verrà chiesto di assumersi le sue responsabilità da adulto, per cui vivrà la paura dell’abbandono oltre ad un chiaro senso di incapacità e inferiorità per non essere all’altezza di quello che il partner pretende. Sentirà anche il senso di colpa nel provocare frustrazione e rabbia nelle figure di autorità.
Negli ossessivi, CRA sarà vissuto come fallimento morale, per non essere stati all’altezza di ciò che gli altri si aspettavano da loro e anche di ciò che si aspettavano da se stessi. Sono stati trasgrediti determinati codici morali, impliciti nel loro sistema di credenze, o anche espliciti secondo qualche norma legale. Immaginiamo per un momento il caso di un piccolo imprenditore modello che mal consigliato dal suo commercialista omette di pagare un tributo e per questo viene sanzionato. In questi casi, oltre alla vergogna, predominerà la colpa (“non avrei dovuto delegare a un’altra persona”) sul senso di inferiorità, per quanto anche quest’ultimo non sia da scartare. Sicuramente, questo miscuglio di sentimenti e pensieri può riassumersi nella parola: indegnità.
Poichè la vergogna ci fa sentire indifesi, sono molti quelli che la compensano con l’aggressività, diventando duri e autoritari. Quanti complessati si sono trasformati in tiranni domestici, sui posti di lavoro o in politica!
Il disgusto è un’emozione di forte fastidio e ripugnanza verso sostanze e oggetti, come certi alimenti, escrementi, materiali organici decomposti o loro odori, così come verso certe persone, situazioni o comportamenti. Anche se si può considerare un’emozione che mira a proteggerci da certi pericoli, come mangiare qualcosa di avariato, può nello stesso tempo provocarci molti problemi sociali. D’altra parte, anche se il disgusto in qualche modo può considerarsi istintivo non c’è dubbio che dipende principalmente dall’apprendimento sociale.
Sono molte le persone  eccessivamente apprensive su temi come l’igiene, l’ordine della casa e gli scupoli verso certe funzioni corporali, come la defecazione, le mestruazioni ecc. A questo punto la sessualità entra di nuovo in ballo, non solo nel suo rapporto con la vergona, ma direttamente come causa di disgusto. Non è strano sentire gli anziani parlare del sesso come di qualcosa di schifoso o persone di qualsiasi età che non ne parlano, ma lo considerano tale. Naturalmente, è l’educazione ricevuta in questo ambito che contribuisce a considerare il sesso come qualcosa non solo di sporco, bensì di peccaminoso. In questi casi, l’assunzione di CRA aiuta a gestire in modo migliore  questo tipo di limitazione.
Altro tema interessante in CRA è la meticolosità, o meglio la fissazione su piccoli dettagli che prevalgono sull’aspetto generale o sul tema centrale trattato, assorbendo tutta la sua attenzione. Il fascino per i dettagli, traducibile con perfezionismo, è una caratteristica delle menti ossessive, le quali credono che, controllando i piccoli dettagli, si possano evitare gli errori. Ma, se si mette a fuoco un microframmento senza riuscire a staccare la lente d’ingrandimento da esso, si perde di vista il tema di fondo e non si capisce il contesto in cui i microdettagli sono inseriti. L’assunzione dell’essenza risulta più efficace quando questi piccoli frammenti sono in relazione con i temi della pulizia, del contagio, dell’ordine o con qualche aspetto fisico che genera vergogna o qualche complesso.

Crab Apple come stato
Quel che abbiamo descritto come tipologia può manifestarsi anche come stato, cioè in modo occasionale e come conseguenza di un determinato fatto. Vale a dire che la vergogna, la ripugnanza, il senso di sporcizia e indegnità non figurano nella definizione di queste persone, ma sono vissute occasionalmente e, in generale, quando vi siano degli attivatori specifici. Potrebbe essere una infedeltà in amore, una situazione imbarazzante, una fantasia sessuale, un’azione poco etica, una negligenza ecc. Può trattarsi di qualcosa di temporaneo, come per esempio un bambino mortificato perchè soffre di enuresi notturna e i genitori lo hanno riferito a qualcuno, oppure un incidente che obbliga a portare un braccio ingessato, una lesione che danneggia l’estetica. Bisogna anche considerare come mortificanti certi cambiamenti geografici o sociali, per esempio quando un bambino di colore si ritrova in una scuola dove tutti i compagni sono bianchi o quando una persona viene invitata a un matrimonio di alto lignaggio, ma il suo livello economico non le permette l’abbigliamento adeguato.
Vari passaggi biologici, come la pubertà, la menopausa, la vecchiaia, possono comportare un rifiuto, un senso di disgusto che abbassa l’autostima. Senza dubbio CRA è una buona essenza per gestire l’autoaccettazione dell’immagine fisica, per accettarci così come siamo.
Viviamo in una società generatrice di CRA. La pubblicità commerciale aggressiva, così basata sulla promozione di standard di bellezza ideale e di eterna giovinezza, genera veri e propri complessi nelle persone particolarmente vulnerabili. Gli adolescenti o le persone di una certa età, sono una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile a questa pressione mediatica.
L’aumento spettacolare della chirurgia estetica, così come la grande fatturazione in prodotti di bellezza e dimagranti, sono una prova palpabile di questa pressione.
Tutto ciò è il terreno su cui si sviluppa la sensazione di sporcizia, indegnità e vergogna di sè in caso di malattia o incidente che colpisca l’estetica. L’autostima si abbassa in modo esagerato, provocando una grande insicurezza e, quasi sempre, un senso di inferiorità.
I motivi per cui una persona ha un’autoimmagine negativa possono essere oggettivi (veri e accettabili) o puramente soggettivi, come nel caso di un ‘adolescente che si sente “orrendamente sfigurata” da alcuni brufoli sul viso o nelle anoressiche.
L’essenza si rivela molto utile per superare la vergogna negli handicappati e in quelle persone che soffrono di malattie stigmatizzanti come l’AIDS o anche per chi ha subito aggressioni sessuali.
Teniamo presente però che l’assunzione di CRA non cambia la percezione oggettiva che si ha di sè stessi.
Molte casalinghe hanno un vero problema CRA rispetto alla pulizia della casa, in molti casi dovuta a un’eredità culturale. La pulizia e apprensione esagerate possono estendersi anche agli alimenti o trasformarsi in un vero e proprio panico verso insetti, infezioni, contagi, farmaci scaduti e un’infinità di situazioni che possono essere assimilate al concetto di impurità e sporcizia.
Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni: pensieri, impulso e immagini intrusive, ricorrenti, assurde e indesiderate, che si manifestano con frequenza, impadronendosi della mente dell’individuo per ore, giorni o settimane. Le compulsioni sono atti ripetitivi, ugualmente assurdi, che si compiono in modo rituale per ridurre l’ansia provocata dalle ossessioni. CRA può essere d’aiuto in quelle compulsioni che si riferiscono alla pulizia e all’ordine. Non sembra essere in relazione con compulsioni che riguardano altre tematiche.
L’essenza si deve utilizzare in tutte le manifestazioni che derivano dall’ipocondria, soprattutto quando questa si riferisce a malattie infettive contagiose. Anche l’eccessiva paura del cancro potrebbe entrare a far parte della sfera CRA, se la rappresentazione mentale che si ha di esso è “qualcosa di ripugnante, una specie di mostro tentacolare interiore che ti consuma dall’interno”.

Livello spirituale
La Scheffer osserva che: “La maggior parte dei pazienti che hanno bisogno di CRA sono più sensibili della media e captano da livelli più sottili molto di più di quello che, per costituzione possono tollerare. Spesso questo peso inconscio dà loro la sensazione di essere sporchi o bisognosi di pulizia. Quando ancora non conoscono tecniche e metodi mentali di purificazione, cercano di liberarsene sul piano fisico.”
In Crab Apple l’errore sembra consistere nel fatto che l’ego non accetta l’imperfezione inerente all’incarnazione in un corpo e in un mondo terreno. Si tratta di un sentimento metafisico in cui si anela alla perfezione dell’anima. Accettando le imperfezioni dell’esistenza terrena, la mente può trascendere questo stato e non perdere energia in banalità, liberandosi e divenendo ricettiva alle indicazioni dell’anima.
In CRA come tipologia di solito manca l’autostima. Ci si giudica e considera in modo distorto, sottovalutandosi. In ogni caso, la mente è troppo concentrata sui piccoli dettagli, sia propri (fisici, morali ecc.) sia dell’ambiente circostante (impurità, difetti, sporcizia ecc.).
E’ questa mancanza di prospettiva globale a ostacolare l’apprendimento trascendente, imprescindibile per l’evoluzione spirituale.
Inoltre, la scrupolosità e paura del contagio in genere ostacola la relazione e la comunicazione sincera ed empatica con gli altri.

Fiori di Bach: Oak

Fiori di Bach: Oak

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che si sforzano e lottano energeticamente per guarire o risolvere le incombenze della vita quotidiana. Anche se il loro sembra un caso senza speranza, continueranno a tentare una cosa dopo l’altra e a lottare. Sono scontenti quando la malattia interferisce con i loro doveri o impedisce loro di aiutare gli altri. Sono persone coraggiose che combattono contro grandi difficoltà senza perdere la speranza e continuando a sforzarsi.

Parola chiave: Eccessivo senso del dovere, tenacia estrema, surmenage, perfezionismo, dedizione estrema al lavoro, metodicità, grande repressione emozionale, rigidità, durezza, rigore, scrupolosità e inflessibilità estreme, caparbietà, paura di mostrarsi vulnerabile, ossessività, sovraccarico.

Livello tipologico
Visti  dall’esterno, gli individui con caratteristiche Oak normalmente sembrano persone forti come rocce, in genere il pilastro o il sostegno della famiglia, quelli che portano i soldi a casa, delle vere bestie da soma. Sono resistenti, tenaci, volenterosi e leali, lottatori instancabili.
Il problema è che queste qualità sono così rigidamente esagerate e radicate nel loro ideale di Io che si trasformano piuttosto in una minaccia per loro stessi.
Sembrano non conoscere il significato della parola stanchezza (o lo interpretano come debolezza), il che non vuol dire che non la provino, ma non sanno, non vogliono o non possono obbedire ai segnali organici che l’accompagnano, arrivando così ad ammalarsi.
In generale gli Oak sono persone oneste, responsabili e degne di fiducia, serie, di parola, rispettabili, con un’incredibile capacità di lavoro e resistenza, qualità che spesso inducono gli altri, attratti dalla loro forza, a scaricare le responsabilità personali su di loro. Sono troppo moralisti e scrupolosi.
Oak possiede tratti ossessivi di personalità, ma la differenza sostanziale tra Elm e Oak è dovuta all’apprendimento infantile.
Molti Oak sono stati educati in modo rigido e iperesigenti da genitori o tutori punitivi e severi, forse in tempi difficili, anche post-bellici. Alcuni provengono da famiglie con pochi mezzi e molti figli oppure semplicemente da ambienti familiari e/o educativi dove predominava il lavoro duro  e la repressione emozionale di qualsiasi altro aspetto della vita. Per questo sono cresciuti con molta insicurezza e paura di commettere errori e di conseguenza di essere puniti o umiliati.
Per compensare questa evidente scarsa autostima, o almeno attenuare l’insicurezza che ne deriva, hanno dovuto sviluppare un’identità di persona irreprensibile, forte, responsabile, seria e molto lavoratrice, soprattutto molto rispettosa delle regole e dei doveri. La loro convinzione fondamentale è “io dovrei”. In questo modo, la predisposizione al lavoro si trasforma in una virtù morale, ma anche in un rifugio e un alibi socialmente accettabile per evitare di affrontare una vita emozionale piena di paure.
E’ evidente che Oak confonde emotività e sensibilità con vulnerabilità e perdita di controllo. Quest’ultimo lo paragona a una situazione mortificante e dolorosa, come quando era piccolo, costruisce perciò la sua difesa sviluppando una forte razionalità compensatoria. Da tutto ciò proviene  la sua paura di perdere il controllo e la grande repressione può trasformarsi in ansia e spesso in rabbia, che in genere non riesce ad esprimere.
In questo modo si capisce perchè Oak sia mentalmente molto rigido e dogmatico, troppo rigoroso e metodico, perfezionista e tenace, poco incline a delegare le responsabilità, a meno che le cose non vengano fatte come vuole lui. Soprattutto a causa della sua insicurezza interiore, controlla sempre tutto. Non cambia opinione, anche se si accorge di avere torto, perchè odia ammettere i propri errori.
I cambiamenti gli provocano insicurezza e stress, vissuti come ansia, perciò si struttura la vita in modo iperorganizzato, metodico e rituale, senza alcuna spontaneità, in cui ogni deviazione dalla routine implica un contrattempo enorme.
Lo spazio per la famiglia nasce più come una responsabilità o dovere che come un desiderio del cuore, perchè “il bravo marito deve dedicare tempo alla sua famiglia”, e spesso gli Oak non hanno questo tempo. E’ comune constatare che i loro problemi di comunicazione generano carenze affettive e risentimento nel partner e nei figli. La tenerezza non figura tra le loro abilità nè tra le loro tendenze. Evidentemente non si può “cavare sangue da una rapa”, nè in questo caso da una roccia.
Oak rappresenta un modello principalmente maschile, che è stato molto rafforzato storicamente e culturalmente.  La figura del padre lavoratore che mantiene moglie e figli, oltre a tutta la famiglia, si è dimostrato un argomento convincente per rifuggire dalle responsabilità emozionali nei confronti degli altri e di se stesso. Questo sembra essere il motivo per cui molti di loro crollano, si ammalano, o addirittura muoiono, quando da pensionati – o, peggio ancora, da prepensionati – non si sentono più utili, anche se lo stipendio è quasi uguale a prima. Ma può accadere anche qualcosa di peggio: essere licenziati dal lavoro costituisce il maggior fallimento immaginabile e rappresenta per loro un’imiliazione pubblica, una specie di giudizio e condanna di proporzioni quasi bibliche.
La maggior parte degli Oak parlano in modo impersonale e poco spontaneo, sono sempre educati, riservati e fondamentalmente corretti. Emozionalmente sono distaccati. Non che manchino di sentimenti, ma si sono allenati in un modo quasi spartano per reprimerli.
Possono essere molto servili con le figure di autorità, ma a volte si dimostrano distanti e tirannici con i loro subordinati e troppo rigorosi nei confronti delle regole.
I risultati professionali rappresentano più un sollievo che una soddisfazione, perchè per Oak la vita è una dura lotta, in cui non si può nè si deve abbassare la guardia.
Gli Oak non possono mai fare quello che desiderano, ma in ogni momento quel che viene ordinato, perciò la loro vita manca praticamente di allegria ed è invece piena di preoccupazioni e ansia.
Preferiscono risolvere i loro problemi da soli. I criteri estetici non sembrano figurare tra le loro attitudini.
Oak porta, senza saperlo, una bomba a orologeria addosso. La stanchezza non è una fisima, ma un meccanismo con cui il corpo avvisa la mente di dover abbassare il livello di rendimento e di sforzo. La mancanza di riposo e spazi lucidi nella sua vita lo fanno cadere in un’ansia da prestazione permanente. Avendo un modello mentale così rigido e ignorando gli avvisi della stanchezza e della malattia, probabilmente ha bisogno di avvertimenti più perentori, come infarti, embolie, depressioni severe, ernie del disco ecc. E’ anche molto incline a contratture muscolari alle spalle e al collo e ai disturbi d’ansia favoriti dallo stress.
Per quanto riguarda la generosità, non c’è dubbio che l’albero della quercia lo sia,  perciò questo tema richiede una puntualizzazione.
Una particolarità della maggior parte degli ossessivi – e Oak ne è un perfetto rappresentante – è la taccagneria e il risparmio esagerato come precauzione di fronte a presunti  periodi di crisi, che può arrivare a limiti caricaturiali. Questo atteggiamento è favorito dal suo temperamento austero e dalla  scarsa capacità di godersi la vita.
I lussi, o semplicemente le comodità che gli può procurare una buona situazione economica, solitamente sono considerati dal suo giudice interno rigido e implacabile una frivolezza o sperperi superflui e immorali. D’altra parte, una vita agiata e “dissoluta” potrebbe essere malinterpretata e vista dall’esterno con sospetto e diffidenza. E ad Oak interessa molto l’opinione altrui, perchè vuole soprattutto essere e apparire corretto.
Ma per Oak esiste qualcosa di più vincolante della taccagneria: il dovere.
Non capisce invece e odia tutto quello che considera assurdo e sfarzoso, come un viaggio di piacere, una cena in un ristorante costoso ecc.
Oak soffre di una rigidità mentale molto evidente, infatti semplifica eccessivamente il mondo per renderlo più gestibile: “Si è corretti o scorretti” oppure “Al mondo esistono due tipi di persone: i lavoratori e i fannulloni”. Questa visione delle cose così estremizzata non permette la benchè minima sottigliezza. Si potrebbe anche parlare di una mancanza di maturità mentale che gli impedisce di percepire le sfumature che rendono così ricche le relazioni interpersonali.
Gli Oak possiedono un senso del dovere e una tenacia estrema che li porta a un eccesso di sforzo, spesso non necessario. Quest’ultima circostanza si rivela molto importante al momento di diagnosticare il modello floreale: la mancanza di motivi esteriori oggettivamente convincenti per un simile eccesso di lavoro, sforzo e responsabilità.
La maggior parte di noi probabilmente ha attraversato delle circostanze difficili, economiche, familiari, scolastiche e simili, in cui abbiamo dovuto rinunciare a diversi piaceri e comodità dando la priorità al lavoro o allo studio. Possono essere stati periodi molto duri in cui, tuttavia, abbiamo desiderato il meritato riposo e contavamo i giorni che ci separavano da esso. In Oak, questo praticamente non esiste. Quello che per molti costituisce una situazione transitoria, per loro è la vita stessa. Per questo motivo esistono tanti commercianti, imprenditori e liberi professionisti che non hanno mai fatto una vacanza, anche se la condizione economica glielo avrebbe permesso.
Per molti Oak la terapia non è facile, soprattutto se percepiscono il terapeuta come poco sistematico o troppo inquisitorio. Sicuramente hanno bisogno di un approccio razionale, rispettoso, che in qualche modo permetta loro di capire – come parte dell’autoconoscenza auspicabile in una terapia floreale – che in realtà la maggior parte dei loro sforzi non corrispondono a una reale esigenza oggettiva, bensì al suo bisogno  di aquietare quel rigido giudice interno che possiede. E’ chiaro che per  ottenere un tale risultato, devono cambiare alcune convinzioni interne troppo distorte che li portano a questa grande rigidità mentale.
L’aiuto dell’essenza si rivela molto preziosa per iniziare questo grande processo interiore.
In alcuni casi, l’effetto del fiore può essere percepito dalla mente sempre rigida di Oak come stanchezza, che suscita di conseguenza allarme. Se questa sensazione non è accompagnata parallelamente da una presa di coscienza, l’abbandono della terapia è quasi certo.

Oak come stato
Consideriamo qui Oak come stato e non come tratto di personalità. E’ in relazione con periodi di sovraccarico, dove la persona lavora e lotta strenuamente di fronte a molte responsabilità. In queste circostanze, l’essenza può apportare calma e serenità di fronte allo stress, il che aiuta a ottimizzare l’energia disponibile.
E’ molto probabile che gli effetti di Oak come stato (sovraccarico) si sovrappongano a quelli di Elm (straripamento). Dato che lo stress costituisce un grave problema sociale, l’assunzione congiunta di entrambe le essenze crea una buona sinergia per il trattamento.

Livello spirituale
Per la Scheffer, l’errore basilare di Oak è dovuto al fatto che “invece di farsi guidare dal suo Io Superiore attraverso i periodi difficili e belli della vita, la personalità persiste erroneamente in una continua ansia da prestazione scelta dalla stessa (…). La personalità Oak ha dimenticato che non sono solo i risultati e le vittorie che rendono la vita degna di essere vissuta e che un lottatore trae le forze per nuove prodezze proprio dai momenti più delicati, più piacevoli e più sentimentali. Se  l’individuo non si concede queste pause creative, la sua vita interiore diventa sempre più spartana e sterile. Lavora, ma il cuore non lo accompagna come è necessario che sia.”
La rigidità mentale rappresenta un grave ostacolo all’evoluzione spirituale. Sotto questi tratti di personalità, l’autocoscienza è molto scarsa, seppellita da un sistema di credenze troppo rigido, distorto e limitante. Come quasi sempre, il problema centrale è la paura di affrontare quegli aspetti che possono significare, vulnerabilità o debolezza. Questa mancanza di coscienza emozionale impedisce l’empatia, perchè per accedervi, oltre all’autocoscienza, si richiede flessibilità.
Oak dovrebbe capire che in realtà la vita non è una lotta, ma piuttosto una trattativa interattiva e sempre nuova. D’altra parte, più che austero, forse gli converrebbe essere un pò più onesto con i propri limiti e riconoscere di avere diritto a sbagliarsi, a riposare e a divertirsi, perchè di fatto – che l’ammetta o no – non è venuto in questo mondo per soddisfare le aspettative di nessuno, nemmeno quelle del suo implacabile giudice interiore.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

 

Fiori di Bach: Willow

Fiori di Bach: Willow

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che hanno sofferto per disgrazie o avversità e non riescono ad accettarli senza lamentele o risentimento, perchè giudicano la vita in funzione del successo. Pensano di non aver meritato una prova così grande, che la vita sia stata troppo ingiusta con loro e ne sono amareggiati. Spesso arrivano così a perdere interesse e diventano meno attivi in quelle cose che prima facevno con piacere.

Parole chiave: Risentimento, amarezza, senso di frustrazione e di fallimento, negatività, avversione, rancore, diffidenza, sfiducia, aggressività passiva, ira trattenuta, ritenzione, irritazione, rigidità.

Livello tipologico:
In Willow, l’individuo proietta all’esterno delusioni, rancore, risentimento. Nota solo il lato negativo della vita.
“Si sente incompreso, sfortunato, disprezzato, sfortunato e svalutato dagli altri. Riconosce di sentirsi amareggiato, scontento e disilluso dalla vita.”
Willow non è soddisfatto del bilancio della sua vita e incolpa della sua sventura gli altri, una persona precisa, la società, il destino, il karma, Dio, in ogni caso una forza cosmica che agisce su di lui condannandolo a un’esistenza piena di difficoltà. In questo modello, la persona crede di non avere alcuna responsabilità della situazione: la colpa è sempre degli altri.
Willow si considera una vittima del destino perverso, chiedendosi spesso: “Che ho fatto per meritare questo?” oppure: “Perchè succedono a me queste cose?”, con un atteggiamento di autocommiserazione e ipocrisia.
“Spesso si mostra suscettibile, irritabile e di malumore, perciò si chiude in se stesso imbronciato…petulante e impaziente, disprezza senza motivo le figure di autorità e afferma di sentirsi facilmente a disagio o frustrato a causa loro.”
Willow sembra gestito da un potente meccanismo di difesa costruito mattone per mattone, perchè si è sentito ferito e boicottato in diversi aspetti della vita: professionale, sociale, affettivo. In seguito a ciò e secondo la sua scala di valori, non ha raggiunto i risultati che credeva di meritare, sentendosi ora frustrato e fallito.
Gli impedimenti addotti da Willow possono essere oggettivi (reali) o semplicemente soggettivi (parzialmente o completamente falsi), come nel caso della personalità paranoide. Come quest’ultima, Willow è fondamentalmente sospettoso e troppo diffidente, molto predisposto a tergiversare e a mal interpretare il senso degli avvenimenti, le parole e i gesti altrui.
“Se dice questo o fa quell’altro, è perchè sicuramente trama qualcosa contro di me.”   Ha una gran necessità di confemare i suoi sospetti e da ciò sembra derivare il senso delle sue interpretazioni distorte, mediante le quali giustifica il suo comportamento vigile e sulla difensiva.
Willow non possiede gli strumenti, nè la sufficiente autocritica per vedere la sua implicazione nello svolgersi degli avvenimenti. Pretende di sottrarsi alle conseguenze delle sue azioni passate e presenti, attribuendo tutta la responsabilità agli altri e giustificandosi in caso di comportamenti inadeguati, cosa che fa di lui una persona fondamentalmente cinica.
In molti casi possono esserci all’origine infanzie complicate, segnate da abbandoni, famiglie assenti o destrutturate, abusi infantili ecc., ma non sono precedenti presenti in tutti i Willow. In ogni caso, credono che queste circostanze avverse li legittimino, come se possedessero una licenza particolare, ad avere un atteggiamento egoista e sconsiderato con i propri simili.
Willow è il tipico astioso, il guastafeste. Le sue sofferenze lo rendono scontroso, depresso, permaloso, e con il tempo, man mano che aumentano l’amarezza e il risentimento, tende chiaramente all’isolamento. Il suo carattere negativo, inacidito, meschino e imbronciato non predispone a stabilire nè a mantenere rapporti di amicizia. Inoltre, come abbiamo già detto, è tremendamente diffidente. D’altra parte, molti Willow sono litigiosi, sprezzanti, mordaci e privi di scrupoli.
Willow emana un’energia molto negativa e, quel che è peggio, molto contagiosa, devitalizzante e distruttiva. Chi vive con lui può sentire di perdere energia, perciò è molto necessario proteggersi.
La condizione Willow è un pò più comune negli anziani, avendo avuto più tempo per perseverare in un atteggiamento sbagliato, ma non è una loro esclusiva.
Willow non è incline a dare, ma non fa resistenza quando si tratta di ricevere, perchè lo considera una compensazione “che la vita gli deve”, il che lo rende assolutamente ingrato. Non s’interessa affatto agli altri e declina le sue responsabilità in quanto è “una vittima del destino”, trasformandosi così in un grande egoista.
Nella sua negatività, Willow non comprende gli altri (empatia zero) e lo infastidisce addirittura che altre persone possano sentirsi allegre, sane e se la cavino bene nella vita, cosa che viene da lui percepita come una provocazione, che si manifesta con invidia e che lo fa sentire chiamato a combattere questa felicità. Da qui l’appellativo di guastafeste. E’ come se invece di sintonizzarsi con il positivo, desiderasse che tutti avessero il suo livello di frustrazione e fallimento. Il suo motto sembra essere: “Se io sto male, perchè gli altri devono stare bene?” Per questo coltiva un tipo di aggressività passiva, che tradizionalmente è stata descritta nella letteratura floreale come ira trattenuta.
L’aggressività passiva si può esercitare in vari modi. Abbiamo già citato il suo “lavoro” di guastafeste, al quale dobbiamo aggiungere ora la critica malevola e denigrante che cerca di minare i meriti altrui.
In qualsiasi lavoro Willow si sentirà sfruttato, al di là di quello che fa o tralascia di fare, poichè si relaziona con gli altri partendo da un atteggiamento di disappunto e di sospetto, perciò è molto probabile che esprima l’aggressività passiva di cui si parlava mostrandosi poco collaborativo e rifiutandosi di soddisfare le aspettative altrui, rimandando le cose da fare e comportandosi in modo inefficace e ostinato, perchè in realtà si sente gratificato nel minare il benessere e le aspirazioni degli altri (Millon). Ciò non significa che nel lavoro adotti sempre un comportamento chiaramente ostruzionista, altrimenti spesso rischierebbe il licenziamento (e a volte accade), però fa il minimo possibile. E’ chiaro che un atteggiamento così egoista diventa più evidente quando il tipo di lavoro non ha una supervisione diretta ed efficace.
Altre forme ideali di boicottaggio da parte di Willow possono essere quelle di ritardare fino all’ultimo momento un pagamento, pur sapendo che la persona cui è destinato ha bisogno di quel denaro con urgenza, rifiutare ogni piatto cucinato dalla nuora, adducendo di non sentirsi bene ecc. Certamente, tutti questi comportamenti lo pongono al primo posto dell’antipatia.
L’ira trattenuta, come abbiamo visto si mostra in modo più o meno passivo, è stata paragonata dalla Scheffer a “un vulcano attivo, che emette colonne di fumo ma senza arrivare all’eruzione”. Tuttavia, molti Willow non hanno questa capacità di contenimento ed esplodono in Holly, che rappresenta davvero il vulcano in eruzione.
E’ facile comprendere che tanta frustrazione, fallimento e delusione producano in molte persone rabbia costante o – che è lo stesso – un’aggressività latente che genera una pressione interna, vissuta generalmente con ansia. In altre parole, Willow è un arrabbiato cronico, fatto che lo rende molto pericoloso: un linciatore potenziale.
Anche la vita attuale si può considerare un grande vivaio di frustrazioni e spesso è solo il timore della legge che riesce a mantenere tanti Willow nei limiti dell’aggressività passiva.
Nella malattia, i pazienti Willow sono difficili da trattare a causa della loro diffidenza e negatività, poco inclini a guarire e ancor meno a collaborare. Quando migliorano gli costa ammetterlo: “Mi sembra di stare un pò meno male”.
Possono soffrire di ogni tipo di disturbi, ma di solito manifestano ansia e hanno una tendenza depressiva. Presentano anche sintomi fobici, che servono da pretesto per non soddisfare le aspettative altrui. Molti strumentalizzano ed esagerano le loro malattie per ottenere congedi lavorativi e assistenza sociale permanente, per esempio l’invalidità. Non dimentichiamo che la maggior parte degli Willow sono litigiosi e credono che gli altri “debbano loro qualcosa”.
Sono stati descritti molti casi di artrosi riferiti a questa personalità, oltre a gastriti, problemi epatici e cutanei.

Willow come stato
Chiunque, anche se non in forma cronica, può vivere episodi Willow. Nessuno è esente dal subire gravi ingiustizie che gli procovano risentimento verso alcune persone o istituzioni, senza necessariamente coincidere con la descrizione tipologica. In altre parole ognuno può sentirsi fallito in qualcosa o manifestare atteggiamenti negativi di critica o di avversione ed essere nel contempo anche una persona positiva e tranquilla. In questi casi, Willow è un’essenza molto utile per aiutare a gestire il vincolo negativo rappresentato dal risentimento.
E’ chiaro inolte che quasi tutte le malattie in un particolare momento possono suscitare in noi rifiuto e risentimento, perchè le sentiamo come qualcosa di estraneo e, soprattutto, ingiusto. Anche in questo caso, dove Willow nasce come conseguenza e non come causa della malattia, è indicata l’assunzione del rimedio.
E’ una buona essenza per trattare le reazioni di risentimento verso Dio (o il destino, o il karma, la vita), che può nascere nella fase di dolore successiva alla morte di una persona molto cara.
L’assunzione di Willow può aiutarci quando, per un certo periodo, una serie di avversità ci fanno sentire che la vita è contro di noi oppure che siamo sfortunati.
Esistono casi di Willow “tematico” dove, a causa di esperienze negative, o anche in assenza di queste, una persona è risentita contro qualche categoria (tassisti, polizziotti, politici, cani) o un genere (uomini o donne), cosa che indubbiamente può risultare molto limitante. Questo meccanismo costituisce un’ipergeneralizzazione, come possiamo riscontrare in molte persone tutti i giorni. Rappresenta una semplificazione del mondo per renderlo più gestibile. In seguito a qualche esperienza negativa, per difenderci dall’agente che ci ha procurato frustrazione o dolore, cerchiamo di allontanarlo da noi il più possibile. Per questo, abbiamo bisogno di includervi tutti gli “esseri od oggetti della stessa specie”. Senza dubbio, è un meccanismo che rivela un’evidente immaturità, poichè implica una mancanza di discernimento.

Livello spirituale
Le persone Willow sembrano molto frustrate a causa dei loro sentimenti negativi e delle loro convinzioni molto negative sulla vita. Vivere in uno stato di rabbia cronica porta a percepire numerose informazioni dell’esterno in modo alquanto distorto. Ovviamente, non tutti vogliono controllare o danneggiare il prossimo.
In questo modello, quasi tutte le competenze dell’intelligenza emozionale non sono sviluppate. L’autocoscienza è minima, la capacità di autocontrollo è quasi nulla, perchè Willow non riesce a gestire positivamente le sue emozioni, essendo prigioniero di un flusso di pensieri nocivi sui quali rimugina e  che rendono cronico il suo livello di rabbia.
Nei rapporti interpersonali la mancanza di empatia è totale, perchè non solo gli altri non sembrano interessargli, ma spesso rappresentano una specie di bersaglio contro cui scagliarsi. D’altra parte bisogna ricordare che molti Willow percepiscono gli altri come esseri spregevoli, guidati da perfide motivazioni.
Indubbiamente, la loro aggressività mal dissimulata li separa definitivamente dal resto degli esseri umani. “Gli altri” fanno parte di quel concetto astratto e diffuso che Willow chiama “la vita”. E non dimentichiamo che la vita gli è debitrice, quindi tutti gli altri lo sono. In qualche modo ha rinunciato a gestire la propria vita in modo responsabile ed etico.
E’ chiaro che la persona Willow sembra essere agli antipodi dell’evoluzione spirituale, perchè i suoi sentimenti e comportamenti costituiscono un forte ostacolo all’apprendimento di qualsiasi lezione di Bach.
Tuttavia, l’essenza del salice è tra le più spiritualizzate (terza generazione floreale), quindi può sempre aiutare a ricondurre la personalità deviata da questo agglomerato di tratti negativi che chiamiamo Willow sotto la protezione dell’anima.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

 

Fiori di Bach: Star of Bethlehem

Fiori di Bach: Star of Bethlehem

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che vivono uno stato di grande malessere a causa di situazioni che hanno provocato loro una grande infelicità, come lo schock causato da cattive notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento che segue un incidente o altri eventi simili. Questo rimedio porta sollievo a quelli che per un certo periodo rifiutano di essere  consolati.

Parola chiave: Trauma (fisico o psichico, recente o antico, conscio o inconscio), resistenza.

Livello transpersonale (Resistenza, trauma)
Non esiste una personalità SBE (Star of Bethlehem). Bach definì il rimedio come “quello che consola e calma i dolori e le pene.”
E’ il fiore specializzato nel trattamento di tutti i traumi. Sono molte le esperienze che possono provocare un trauma, che varierà a seconda dell’intensità dell’accaduto e delle risorse personali per affrontarlo.
I fattori stressanti che provocano o accellerano il trauma possono includere la morte di una persona cara, la minaccia della propria vita o quella di una persona cara, un grave danno fisico o altri tipi di pericolo per l’integrità fisica o psichica, in una misura tale che le difese mentali del soggetto non riescono a gestirlo.
Non si deve sempre pensare al trauma come a qualcosa di repentino e sconvolgente, che genera uno schock immediato. Esistono situazioni più o meno prolungate nel tempo che possono risultare traumatiche per la maggior parte delle persone: un lungo periodo di difficoltà economiche o di disoccupazione, un rapporto di coppia turbolento e molte altre.
Secondo la Scheffer: “Per shock s’intende ogni ripercussione energetica diretta che il nostro sistema energetico non riesce ad assimilare e alla quale reagisce con una distorsione, indipendentemente che sia registrata in modo consapevole o inconsapevole dalla personalità. In ogni caso, ogni shock si mantiene nel sistema energetico e mostra un certo torpore nel suo campo d’influenza.”
SBE si rivela molto efficace in ogni trauma fisico (contusione, ferita, slogatura, frattura ecc.), dove esiste un’evidente relazione tra l’assunzione o l’applicazione locale dell’essenza e l’effetto. L’azione del rimedio può andare da quella analgesica e antinfiammatoria a quella cicatrizzante.
Una caratteristica di alcuni traumi consiste nel livello di disconnessione che possono comportare. Sul piano fisico, intendiamo per disconnessione la comparsa di svenimenti o anche stati di coma. Si tratta di un meccanismo di difesa con cui il corpo cerca di proggersi da un sovraccarico per risparmiare energia. Se pensiamo all’impianto elettrico domestico, è come se scattasse il salvavita. Per questo il Rescue Remedy (rimedio d’emergenza), in cui sono presenti SBE e Clematis, è una formula molto “intelligente”. Se non sopraggiunge il blackout, potrebbe verificarsi un corto circuito, o forse è già avvenuto, ed è proprio per questo che si produce una disconnessione temporanea in attesa dell’elettricista che venga a riparare il guasto (SBE).
Anche sul piano emozionale si può avere una disconnessione (dissociazione), in cui si vive l’esperienza traumatica come qualcosa di irreale che non sta accadendo a noi e che può portare a rimuovere il ricordo della situazione.
La non consapevolezza di un trauma non ci esime dallo stesso, per cui in terapia potrebbe manifestarsi in varie forme o blocchi diversi. Secondo Kramer: “Per tutte le malattie che resistono al trattamento bisogna tenere in considerazione la somministrazione di Star of Bethlehem, perchè in questi casi la causa del dorore potrebbe essere un trauma emozionale.” Anche nelle fobie o in molti comportamenti e avversioni difficili da spiegare è molto utile tenerlo presente.
In questo contesto vanno inseriti anche i traumi prenatali, tra i quali sono molti quelli che derivano da vite precedenti, perciò risulta chiaro che le competenze di SBE potrebbero essere illimitate.
L’azione dell’essenza è rapida quando si tratta di traumi recenti, per questo é inclusa nella formula d’emergenza del Rescue Remedy. Tuttavia, quando si tratta di avvenimenti remoti, bisogna aspettarsi risultati più a medio e lungo termine, perchè sarebbe illusorio pensare a effetti miracolosi.
Nella sua funzione riparatrice, può darsi che la sua assunzione aiuti a diventare consapevoli di vissuti dimenticati, anche dolorosi. In altri casi, il superamento dei traumi non richiederà un comportamento consapevole e si realizzerà durante il sonno, nell’inconscio. Spesso queste opere di riparazione passeranno del tutto inosservate e diventeranno evidenti sono nel momento in cui riprenderanno alcune attività soffocate dal trauma, come tornare a relazionarsi con gli amici, la riattivazione di una funzione fisica oppure un cambiamento di visione o di atteggiamento di fronte a una certa circostanza.
Sul piano fisico, oltre che un eccellente cicatrizzante, può essere utile in tutto quello che presupponga resistenza e rigidità, come i dolori che accompagnano una reazione muscolare di contrattura: coliche renali, dolori mestruali e addominali in genere.
Perchè un trauma esista, deve esistere una resistenza precedente a qualche livello.
La rigidità muscolare (resistenza) può rigurardare sia la muscolatura volontaria (un muscolo di un’estremità che limita un movimento), sia la muscolatura involontaria (contrazione della muscolatura bronchiale nel caso dell’asma)
SBE va incluso in ogni crema o assunzione prescritta per trattare i postumi di traumi e nella riabilitazione (traumatismo-rigidità-resistenza).
Quando un trauma non si è ancora verificato, ma è prevedibile (per esempio un intervento chirurgico, un processo, un esame), è molto importante utilizzare SBE come prevenzione.
Dopo traumi particolarmente gravi, sia fisici che psichici, può presentarsi un disturbo d’ansia  noto come stress post-traumatico, nel quale si rivive l’evento in modo persistente, non solo sotto forma di ricordi o immagini, bensì come incubi e flashback, con la netta sensazione che stia accadendo di nuovo. Di conseguenza, la persona sarà portata ad evitare gli stimoli che evocano o ricordano quelli dell’episodio traumatico originale, come il suono della sirena di un’ambulanza, un odore ecc. Questa situazione può portare a grande sofferenza, isolamento sociale, difficoltà a conciliare il sonno, attacchi di panico, irritabilità, problemi di concentrazione, pessimismo, sussulti, ipervigilanza.
Lo stress post-traumatico può presentarsi vari mesi dopo l’evento traumatico, motivo per cui sono necessari sia il trattamento preventivo con SBE e Walnut, sia i fiori complementari del caso, per un periodo abbastanza lungo dopo l’accaduto, probabilmente di circa sei mesi.

Livello spirituale
Molti traumi di forte intensità provocano un danno irreparabile e hanno delle conseguenze terribili, quindi sarebbe molto cinico cercare di farlo sembrare a tutti i costi qualcosa di positivo. Ciò nonostante, è vero che alcune persone sono riuscite a crescere spiritualmente partendo da una sistuazione traumatica.

Sebbene in molti casi il trauma costituisca un’esperienza che comporta conseguenze gravi nella percezione o che risveglia un risentimento e un’aggressività che ci separa dagli altri, in altre occasioni agisce come un attivatore della crescita personale (spirituale), aiutandoci a divenire più empatici e spirituali.
Dopo essere metaforicamente morti, o in alcuni casi essendoci arrivati vicini, molte persone si sono aperte a nuove convinzioni, ad un nuovo e più vivace contatto con l’anima. E’ in questi momenti che può aver luogo una vera metamorfosi. Ce lo confermano le testimonianze di persone uscite dal coma che, in seguito a un grave incidente o ad una grave malattia, sono rimaste clinicamente morte per un breve lasso di tempo. Alcune di loro hanno riferito esperienze mistiche in seguito alle quali hanno adottato un modo di vivere emozionalmente più intelligente.
L’assunzione di SBE non rappresenta solo un balsamo per ridurre la sofferenza e le conseguenze di qualsiasi trauma, ma può dunque anche servire da trampolino spirituale, anche quando  nè il terapeuta, nè il paziente sono consapevoli di questa possibilità. Non a caso fa parte dell’ultima generazione floreale,  che Bach definì come le essenze più spiritualizzate. Anche in caso di resistenza : “Questo rimedio porta sollievo a quelli che per un certo periodo rifiutano di essere consolati.” (E.Bach)
In fondo, è come se in tutte le applicazioni terapeutiche di SBE si nascondesse un messaggio dal valore insestimabile che ci protegge dalla maggior parte dei traumi: la flessibilità.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Sweet Chestnut

Fiori di Bach: Sweet Chestnut

Descrizione originale di Bach:
Per le persone in cui in certi momenti l’angoscia diventa così grande da sembrar loro insopportabile. Quando la mente o il corpo sentono di aver raggiunto il limite estremo della sofferenza e stanno per cedere. Quando sembra che ormai non rimanga altro da affrontare che la distruzione e l’annientamento.

Parole chiave: Angoscia estrema, limite della sopportazione, disperazione, desolazione mista a inquietudine, sconforto, angoscia esistenziale.

Sweet Chestnut come tratto di personalità
I tratti SCH si vivono spesso come un afflizione inquieta, un’angoscia esistenziale che colma un vuoto preesistente.  Probabilmente questa angoscia si trova nel nucleo della personalità, motivo per cui costruiscono dei personaggi ipersocievoli che li allontanino da questa drammatica situazione.
In conclusione, questa angoscia esistenziale è quella che con tutta probabilità genera la paura della solitudine.

Sweet Chestnut come stato
SCH è uno degli stati meno compresi del sistema. Bach parla di quando la mente o il corpo sentono di aver raggiunto il limite estremo della sofferenza.
Quando Bach si riferisce alla “mente” in genere ingloba in questo concetto anche le emozioni, perchè la struttura duale che solitamente utilizza per riferirsi alla personalità è quella di corpo/mente. Più avanti,  però, Chancellor includerà nelle sue famose parole chiave il concetto di angoscia mentale, che verrà ripreso da alcuni autori posteriori.

SCH è correlato al concetto di angoscia.
Oltre al coinvolgimento emozionale, l’angoscia ha una correlazione più fisica rispetto all’ansia. E’ molto simile a quello che il soggetto identifica come paura, perchè l’organismo reagisce come quando deve fuggire o affrontare un pericolo esterno: aumenta la frequenza cardiaca per portare più sangue ai tessuti e agli organi, quella respiratoria per ossigenarli, sale la pressione arteriosa, si tendono i muscoli per fuggire o difendersi, aumenta la sudorazione per eliminare il calore ecc. In condizioni normali, questi meccanismi istintivi di sopravvivenza servono a difendersi da potenziali minacce. Tuttavia, se la paura si può considerare una reazione normale di fronte a pericoli o minacce provenienti dall’esterno che l’individuo può chiaramente riconoscere, l’angoscia nasce invece come un’emozione apparentemente immotivata e, nella maggioranza dei casi indipendente dalle circostanze oggettive esterne.
Nell’angoscia, i protagonisti sono il sistema nervoso ed endocrino, ed intervengono prima della mente, che forse si limita solo a pensare se si tratta o no di morte. In conclusione, il concetto di “angoscia mentale” sembra inappropriato, salvo forse per le angosce filosofiche di carattere particolarmente lieve.
Molte descrizioni di SCH, quando si riferiscono a un episodio limite, “dove la distruzione dell’essere sembra imminente” e che “non possono durare oltre un breve periodo di tempo”, alludono a quello noto come attacco di panico. E’ evidente che la sensazione di mancanza d’aria o la percezione di aritmia o tachicardia risultano abbastanza inquietanti. Questi casi hanno una durata limitata (circa mezz’ora, con un picco massimo di 10 minuti circa) e la morte sembra realmente imminente. La maggioranza delle persone si reca al pronto soccorso  e quando ci arrivano di solito l’attacco è diminuito d’intensità o addirittura finito. La sorpresa può essere colossale quando il medico effettua la diagnosi, perchè si ha generalmente  la sensazione di essere sopravvissuti a un miracolo.
Le crisi di panico sono in relazione con l’ansia e non sono legate ad un elemento scatenante oggettivo, per esempio possono verificarsi mentre si è in fila al supermercato o al risveglio.
Esistono però episodi di angoscia più continuativi che hanno delle cause identificabili, come per esempio la morte di una persona cara, una rottura affettiva, una diagnosi o una malattia grave,  il fallimento economico, una guerra ecc. In questi casi, l’angoscia mantiene il suo picco per vari giorni e viene vissuta come una sensazione di desolazione mista a inquietudine e con grande sofferenza. La disperazione è molto forte, perchè la mente  non trova soluzioni, trattandosi spesso di  perdite irreparabili.
Riassumendo, si potrebbe parlare di due classi di SCH, una di origine interna e l’altra che dipende da cause esterne. Per quanto la divisione risulti un pò arbitraria,  può facilitare la comprensione dello stato.
E’ importante capire che la natura stessa dell’angoscia implica una perdita di controllo. D’altro canto, se l’organismo reagisce in questo modo sono venuti a mancare una serie di meccanismi di autoregolazione e autocontrollo.
Non sempre lo stato SCH è così puro come quello descritto finora, nè tanto meno così chiaramente riconoscibile dal terapeuta. In alcuni casi può presentarsi in versioni molto più attenuate, dato che il soggetto no ne ha piena coscienza. A volte lo si vive come una specie di “nostalgia di qualcosa di perduto”, impossibile da precisare.

Livello spirituale
Lo stato SCH si può considerare una vera emergenza spirituale, e in un certo senso si relaziona con l’archetipo della morte e resurrezzione.
Per Katz e Kaminski: “Il rimedio è l’araldo di una grande trasformazione spirituale…Attraverso queste forme di sofferenza intensa, l’Io si arrende di fronte a un Potere Superiore ed è capace di rinascere. E’ proprio in questo modo che la guarigione trasformatrice diventa possibile, perchè quando anche l’anima è stata spinta fino ai suoi limiti diventa trascendente. SCH aiuta l’anima ad arrendersi e ad aprirsi a nuova identità spirituale.”
In SCH si parla di angoscia esistenziale. Essa può provenire da un vuoto preesistente, presentandosi come uno stimolo alla ricerca, una specie di “correttore di volo”, come potremmo definirlo metaforicamente. La personalità si è allontanata troppo dal suo percorso, dal cammino tracciato dall’anima, deviata da diversi eventi e vicissitudini.
L’episodio SCH rappresenterebbe un brusco riallinemamento con la meta originale. Poichè generalmente è il comportamento o la personalità in disarmonia a doversi riallineare, è logico che quest’ultima lo viva come una specie di morte e, soprattutto, con grande sofferenza, che deriva dalla percezione della separazione profonda tra l’anima e la personalità. “…E’ il momento in cui la personalità è completamente sola, con le spalle al muro – per così dire – e si sente indifesa e derelitta come un pulcino caduto dal nido. Si trova tra cielo e terra senza alcun sostegno, come il paracadutista che tira invano la funicella del paracadute…E’ il momento della verità il confronto più rigoroso della personalità con se stessa e nello stesso tempo, il suo ultimo maldestro tentativo di chiudersi e difendersi da un decisivo cambiamento interno. E’ la notte, senza la quale non si può rivedere l’alba. La notte oscura dell’anima di San Giovanni Della Croce descrive dettagliatamente il processo che riporta la personalità sotto il dominio dell’anima.
Dato che la personalità ha deviato così tanto dalla rotta tracciata dall’anima, l’ego deve morire simbolicamente (toccare il fondo) per rinascere dalle sue ceneri trasformato. I codici e i sistemi di valori che fino a quel momento erano stati in qualche modo validi ormai non servono più e si trasformano in cose senza valore, come se si trattasse di un cambio di moneta. I nuovi codici devono fermarsi, perciò chi soffre di questo stato si sente come denudato e del tutto abbandonato. Si tratta di una meravigliosa opportunità di riportare il contachilometri a zero e ricominciare da un altro punto di vista, da una posizione più ricettiva alle direttive dell’anima.
Ma, come si vive di solito questo stato a livello mentale? Nella sua massima intensità, lo si percepisce quantomeno come la fine, uno stato di disintegrazione. Ed emozionalmente e fisicamente? Come angoscia pura e dolorosa, destinata ad essere diagnosticata come l’attacco di panico descritto in precedenza. In quel momento, si crede veramente di poter morire.
E’ opportuno chiarire che lo stato SCH  può manifestarsi in modo imprevisto, come negli attacchi di panico, oppure in seguito a qualche disgrazia personale. In entrambi i casi, i risultati possono essere gli stessi ed evidenziano la necessità di un cambiamento sostanziale dei valori e delle credenze a cui si faceva riferimento prima. E’ facile pensare a tanta gente che, a causa di una grave perdita o di una malattia seria, ha visto sgretolarsi il proprio mondo, il che può essere vissuto come una grande tragedia, e su questo punto non c’è molto da dire. Tuttavia, situazioni così critiche sono servite a molte persone per cambiare, dopo la tempesta iniziale, le loro scale di valori: l’importanza del tempo, il valore delle cose semplici della vita ecc.
L’evento traumatico ha fissato un prima e un dopo, un punto di svolta nella loro evoluzione. Senza dubbio, con l’assunzione di SCH è molto più probabile riuscire ad attraversare meglio questi difficili momenti, a navigare nella tempesta. Ma oltre alla diminuzione della sofferenza, l’essenza  cerca di far fruttare questi momenti affinchè l’individuo possa trasformarsi in un essere più profondo e spiritualizzato.
SCH lavora energeticamente sui concetti di trasformazione, rigenerazione, fede e accettazione.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

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