CURARSI CON YIN E YANG, L’OMS SDOGANA LA MEDICINA CINESE

Il presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Integrata: non significa, «che per patologie gravi, possa essere usata al posto di farmaci. Ma può aiutare a diminuirne il dosaggio o a ridurne gli effetti collaterali»

L’Organizzazione Mondiale della Sanità “sdogana” termini come Yin e Yang o energia vitale. La medicina tradizionale cinese, verrà infatti inserita nel prossimo compendio medico globale. Un’apertura che segue quella nei confronti dell’agopuntura e che non ha mancato di attirare l’attenzione della rivista Nature. Il riconoscimento ufficiale sarà introdotto nell’11/ma edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie e dei problemi di salute (ICD). Ma la novità lascia perplessi molti esperti.

Il compendio, che verrà adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità, è un documento periodicamente aggiornato che indirizza il modo in cui si fanno le diagnosi. Nel capitolo 26 della nuova edizione, che diventerà operativa per gli stati aderenti nel 2022, presenterà un sistema di classificazione per identificare concetti come «equilibrio tra Yin e Yang», «Carenza di Qi». La medicina tradizionale cinese si basa infatti sulla teoria che l’energia vitale (Qi) fluisca lungo canali chiamati meridiani e aiuti il corpo a mantenere la salute. La malattia è la rottura di questo equilibrio energetico e i trattamenti, agopuntura o rimedi erboristici, servono a ripristinarlo. L’impostazione occidentale cerca cause ben definite per spiegare la malattia e richiede studi clinicicontrollati che forniscano prove che un farmaco funzioni. Questo in genere non avviene per quella tradizionale cinese, per la quale si verificano anche non pochi effetti avversi. Per questo, molti medici si dicono profondamente preoccupati. Ma l’Oms, rispondendo alle domande di Nature puntualizza che la sua strategia è quella di «fornire una guida per gli Stati membri per la regolazione e l’integrazione, di prodotti sicuri e di qualità garantita», per «integrarla nei sistemi sanitari, ove opportuno». «È probabile che l’impatto sia profondo», si legge su Nature e potrà accelerarne l’entrata a far parte integrante dell’assistenza sanitaria globale.

Con una storia alle spalle di circa 3000 anni la medicina cinese sta vedendo una grande diffusione in tutto il mondo, «anche grazie agli sforzi del governo cinese che sta investendo moltissimo sulla sua validazione scientifica», precisa Massimo Bonucci, presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Integrata (Artoi). Lo stesso Oms, prosegue, «lo scorso anno ha stilato un elenco di patologie, tra cui rinite allergica, dolore, depressione, che sono suscettibili di miglioramento attraverso l’agopuntura, uno degli strumenti utilizzati dalla medicina tradizionale cinese». Ciò non significa, «che per patologie gravi, possa essere usata al posto di farmaci. Ma può aiutare a diminuirne il dosaggio o a ridurne gli effetti collaterali. L’Oms ci indica che non dobbiamo chiudere a priori delle porte, ma approfondire la conoscenza». D’altronde, conclude, «quando parliamo di medici di medicina tradizionale cinese, non parliamo di chi ha fatto corsi di formazione di due anni, ma di medici che hanno studiato dieci anni all’università».

Da https://www.lastampa.it/2018/09/28/societa/curarsi-con-yin-e-yang-loms-sdogana-la-medicina-cinese-oRMNJwTZvEuMAtHAMXY09M/pagina.html

Dott. Mauro Piccini

ACIDOSI METABOLICA: TERAPIA

Acidosi Metabolica e dieta

Alimentarsi in modo corretto e cosciente significa mostrare attenzione e responsabilità nei confronti della propria salute. Le terapie dietetiche sono fondamentali per il recupero delle difese dell’organismo: non richiedono farmaci, né interventi chirurgici e sono molto economiche.

Nel caso si verifichi una condizione di scompenso dell’equilibrio acido-base, l’adozione di una dieta alcalinizzante è uno dei rimedi più efficaci.

Come prevenire l’Acidosi Metabolica

L’Acidosi Metabolica può essere prevenuta e controllata andando a intervenire sul regime dietetico. Diventa fondamentale incrementare il consumo di alimenti alcalinizzanti:

  • nutrienti ricchi in sali minerali;
  • antiossidanti;
  • fitoestrogeni e fibre (frutta e verdura, semi di lino, soia, cereali integrali, legumi, noci, alghe).

Ridurre l’assunzione di alimenti acidificanti contenenti quantità elevate di:

  • proteine;
  • zuccheri;
  • sostanze acide (carne, formaggi, salumi, caffè, bibite e dolci).

È altrettanto importante optare per un’alimentazione equilibrata e varia considerando anche un corretto apporto di acqua.

Acidosi Metabolica e sport

Per correggere una condizione di Acidosi Metabolica è determinante anche adottare uno stile di vita non sedentario.
Per favorire l’eliminazione dell’anidride carbonica è particolarmente utile effettuare un’ora di camminata a passo lento dopo cena.

Muoversi, quindi, e svolgere sport regolarmente è consigliabile:

  • nei soggetti sedentari sarà logicamente necessario prevedere un inizio graduale;
  • nelle persone attive non dev’essere mai portata all’eccesso per evitare che diventi controproducente.

Un’attività sportiva esasperata può persino risultare dannosa: non bisogna dimenticare che gli atleti agonisti sono i primi a mostrare condizioni di Acidosi Metabolica acuta e di ossidazione anche grave. 

Acidosi Metabolica e integratori alimentari alcalinizzanti

Nel caso questi rimedi naturali contro l’Acidosi Metabolica – gli interventi sull’alimentazione e sullo stile di vita – non fossero sufficienti, potrebbe essere utile assumere integratori alimentari e sali minerali alcalinizzanti in grado di regolare il pH e riportarlo a valori ottimali.

Come correggere l’Acidosi Metabolica

Una corretta cura per l’Acidosi Metabolica e terapia per il riequilibrio del pH prevede, innanzitutto, un intervento sul comportamento alimentare con la prescrizione di una dieta povera di cibi acidogeni e ricca di alimenti alcalogeni, affiancata da un programma di un’attività motoria adeguato per il soggetto e dal recupero dei giusti ritmi circadiani.

Poiché, difficilmente, la sola rieducazione alimentare è sufficiente per curare gli organismi più compromessi, è necessario iniziare una terapia nutrizionale, somministrando un integratore alimentare a base di sali minerali alcalinizzanti.

Ciononostante è bene considerare che la dieta rappresenta, sempre e comunque, il fattore più importante per intervenire nella regolazione dell’equilibro acido/base. Oltre ai bicarbonati e ai citrati non bisogna dimenticare che un organismo sano e non affaticato è normalmente in grado di trasformare gli acidi naturali di molti alimenti crudi (per esempio arance, pompelmi, pomodori, frutti aciduli) in carbonati alcalini, che sono basici e utili all’economia dell’organismo

Mettere ordine nell’alimentazione

Particolare attenzione va prestata anche all’ordine di somministrazione degli alimenti in un pasto completo.

Per poter svolgere la sua azione digestiva, lo stomaco possiede un ambiente fortemente acido: quando si ingeriscono alimenti molto difficili da smaltire, principalmente quelli ricchi di proteine e lipidi, le cellule gastriche secernono maggiori quantità di acido cloridrico.

Il contenuto fortemente acido, a causa dei succhi gastrici, passa poi nel duodeno, dove è necessario, invece, un ambiente alcalino perché gli enzimi epato-pancreatici possano svolgere efficacemente la loro azione.

Per contrastare l’acido cloridrico riversato a livello intestinale, vengono richiamate nel torrente circolatorio ingenti quantità di bicarbonati prelevati a livello tissutale, creando uno stato di alcalosi ematica.

Per permettere che questo processo avvenga in maniera progressiva e controllata è necessario che l’assimilazione dei cibi in un pasto segua un ordine ben preciso, anticipando gli alimenti più digeribili (ricchi di enzimi, vitamine e minerali) e lasciando alla fine del pasto quelli più “pesanti”.

Frutta e verdura, preferibilmente crude, andrebbero consumate in quantità abbondante all’inizio del pasto, seguite nell’ordine da carboidrati, proteine e lipidi, dosando naturalmente la quantità in funzione del soggetto e del potere acidificante del singolo alimento.

da www.acidosimetabolica.it

ACIDOSI METABOLICA: IL SINTOMO

Acidosi Metabolica: la complessità della diagnosi

Comprendere se si è in una condizione di Acidosi Metabolica latente è molto complesso e per questo diventa fondamentale l’adeguato supporto medico di uno specialista preparato.

Quando i sistemi tampone che l’organismo umano possiede, per preservare l’equilibrio acido-base e i valori corretti del pH del sangue, sono compromessi, può manifestarsi un’ampia gamma di sintomi, molto diversi tra di loro. Questo è dovuto al fatto che le scorie acide possono svilupparsi e accumularsi all’interno di organi, apparati e tessuti differenti.

Acidosi Metabolica: segni e sintomi

Ecco alcuni disturbi che possono rappresentare una spia di una condizione di Acidosi Metabolica latente.

  • Cefalea;
  • Alterazione del ritmo sonno-veglia;
  • Tachicardia;
  • Infezioni e candidosi recidivanti;
  • Gengiviti;
  • Afte e alitosi;
  • Crampi e dolori muscolari;
  • Sudorazione eccessiva particolarmente acida;
  • Eczemi e altre lesioni cutanee;
  • Perdita di capelli.

Normalmente al comparire di questi sintomi, si cerca una soluzione attraverso interventi terapeutici di carattere sintomatico, dimenticando che in realtà questi problemi potrebbero essere le evidenze cliniche di una condizione di Acidosi Metabolica latente.

Possono essere, al tempo stesso, cause e sintomi di Acidosi anche:

  • Stanchezza;
  • Stress.

Negli individui che presentano questo quadro sintomatologico, l’energia nervosa necessaria per una completa digestione e assimilazione dei nutrimenti contenuti nel cibo non è sufficiente. Il corpo non è più in grado di operare le dovute trasformazioni metaboliche e gli acidi degli alimenti entrano nella circolazione, generando una riduzione del pH del sangue.

Come affrontare l’Acidosi Metabolica

Per affrontare in modo adeguato la situazione, è fondamentale che una persona che manifesti, continuativamente, uno dei sintomi descritti si confronti con un medico preparato, che sia in grado di diagnosticare e correggere un’eventuale condizione di Acidosi Metabolica latente, in modo tale da evitare il rischio di sviluppare patologie molto più gravi.

Acidosi Metabolica: cause e sintomi

Effettuare una diagnosi corretta e individuare una condizione di Acidosi Metabolica Latente non è per nulla semplice. Intanto bisogna ricordare che i distretti corporei nei quali inizia a insorgere il fenomeno possono essere diversi. In secondo luogo le cause possono essere differenti e riconducibili a:

  • alterazioni alimentari;
  • variazioni dello stile di vita e stress;
  • alterazione della funzionalità degli organi dei sistemi tampone;
  • contaminazione da agenti inquinanti;
  • intossicazione da farmaci.

Oltre a ciò è importante considerare che le alterazioni del pH influenzano tutte le reazioni biochimiche, poiché ogni enzima necessita del corretto e specifico valore di pH per svolgere la propria funzione: le amilasi, ad esempio, lavorano in un ambiente neutro, le pepsine in uno acido e le lipasi in uno alcalino.

Acidosi Metabolica: la spia delle malattie demineralizzanti

L’osteoporosi è senza dubbio una conseguenza diretta di uno stato di Acidosi: nel caso si riscontrassero quindi malattie demineralizzanti, saremo sicuramente di fronte a uno stato di iperacidificazione dell’organismo.

Nei soggetti di sesso maschile, in particolare, l’individuazione di processi di demineralizzazione ossea è sempre da considerarsi un campanello d’allarme che prefigura l’insorgere di patologie importanti o la conseguenza di particolari terapie farmacologiche notevolmente invasive e tossiche.

I sintomi dell’Acidosi Metabolica

Analizzare segni e sintomi clinici molto vari e ricondurli all’Acidosi Metabolica latente è di conseguenza complesso.

Ecco un elenco dei più comuni e significativi sintomi di Acidosi Metabolica, suddivisi per organo e parte anatomica.

Acidosi Metabolica Sintomi: testa e occhi

  • Intenso pallore (dovuto alla contrazione dei capillari);
  • Mal di testa;
  • Occhi lacrimosi e ipersensibili;
  • Congiuntiviti;
  • Blefariti;
  • Cheratite.
    Acidosi Metabolica Sintomi: bocca
  • Gengive infiammate e ipersensibili;
  • Afte;
  • Fessure agli angoli delle labbra
    Acidosi Metabolica Sintomi: denti
  • Ipersensibilità e irritazione dei denti al contatto con alimenti freddi e/o caldi;
  • Carie;
  • Nevralgie dentarie.
    Acidosi Metabolica Sintomi: stomaco
  • Acidità e dolori di stomaco;
  • Rigurgiti;
  • Spasmi;
  • Ulcere;
  • Reflussi gastroesofagei;
  • Alitosi.
    Acidosi Metabolica Sintomi: intestino
  • Disordini intestinali;
  • Bruciori al retto;
  • Predisposizione alle infiammazioni intestinali;
  • Stipsi;
  • Flatulenza;
  • Autointossicazione;
  • Micosi e candida;
  • Emorroidi;
  • Feci dure e secche;
  • Lingua impaniata sulla parte posteriore;
  • Alito cattivo al risveglio;
  • Rigurgiti;
  • Ulcere gastro-duodenali;
  • Coliti;
  • Insonnia connessa con una sensazione di digestione prolungata.
    Acidosi Metabolica Sintomi: reni e vescica
  • Urine acide;
  • Irritazioni e bruciori alla vescica e all’uretra;
  • Poliuria (minzioni frequenti e abbondanti con urine chiare) da irritazione renale;
  • Cistiti recidivanti;
  • Calcoli renali e vescicali.
    Acidosi Metabolica Sintomi: vie respiratorie
  • Raffreddori;
  • Tosse e bronchiti frequenti;
  • Sinusiti;
  • Mal di gola;
  • Tonsille e adenoidi ingrossate;
  • Predisposizione alle allergie.
    Acidosi Metabolica Sintomi: pelle e annessi cutanei
  • Cellulite;
  • Ritenzione idrica;
  • Sudore acido;
  • Pelle secca, arrossata e irritata nelle zone sottoposte a forte sudorazione;
  • Fessure e screpolature tra le dita e intorno alle unghie;
  • Micosi;
  • Orticaria;
  • Foruncoli;
  • Eczemi di varia natura;
  • Unghie fragili, striate, con macchie bianche;
  • Perdita di capelli.da acidosimetabolica.it

NOVITA’ DA SETTEMBRE

A PARTIRE DA SETTEMBRE NUOVI INCONTRI SERALI, PARLEREMO DI MEDICINA FUNZIONALE E DELL’EQUILIBRIO TRA MENTE, CORPO, EMOZIONI

La Medicina Funzionale si differenzia da quella tradizionale per il suo concetto di salute: non solo come stato di benessere fisico e psichico dell’organismo umano derivante dal buon funzionamento di tutti gli organi ed apparati, ma anche salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, dovuto all’assenza di malattie e alla presenza di una vitalità positiva unica per ogni individuo, determinata dall’avverarsi di tutta una serie di circostanze strettamente personali in cui il paziente si sente veramente bene ed in salute.
Lo sviluppo di una malattia o la manifestazione di sintomi clinici sono diversi in ogni individuo e dipendono da diversi fattori: possono esserci caratteristiche personali di predisposizione genetica, ma per condurre ad una patologia è necessario che esse si associno a vari cofattori quali cattive abitudini alimentari e di vita, tossicità ambientale, di stress, traumi fisici, droghe, ricordi di momenti stressanti, rapporti sociali negativi.

Diventiamo coscienti della nostra fisicità, dei nostri movimenti, della nostra respirazione e della nostra carica emotiva o corpo di dolore.
Solo nell’armonia tra corpo, mente ed emozioni possiamo raggiungere un senso di integrità, pace e completezza.
Nessuno ci insegna a farlo. Abbiamo riposto tutta la nostra fiducia nella capacità della mente e del pensiero, perdendo la capacità di sentire il proprio corpo. Il nostro corpo sa fare cose meravigliose, a partire dal respiro. Abbiamo permesso al pensiero/mente di sviluppare e dominare la nostra vita in modo sproporzionato rispetto al sapere istintivo e a quell’intelligenza innata presente in ciascuno di noi. Siamo in conflitto con noi stessi, la mente vuole cose che il corpo non desidera e il corpo desidera cose che la mente non permette, la mente impone istruzioni che il corpo non vorrebbe seguire e il corpo invia segnali che la mente non vuol sentire.
Ecco perché “sentire il corpo e ciò che è giusto per noi nell’ ADESSO, non a livello mentale” è difficile e faticoso.
VIVERE è vivere nel presente ed essere nel corpo.

Per informazioni ed adesioni contattare il  340/2870987

ACIDOSI METABOLICA: IL PROBLEMA

L’importanza dell’equilibrio acido-base

L’equilibrio del pH del sangue e dei tessuti è uno dei meccanismi biochimici più delicati e rilevanti per l’organismo umano. L’importanza del valore del pH è legata alla sua capacità di controllare la velocità delle reazioni biochimiche nel corpo. Una diminuzione del pH  del sangue e/o della matrice extracellulare può causare sofferenza o perfino malattia, nella misura in cui i processi fisiologici messi in atto dall’organismo non riescono a compensare lo squilibrio in atto.

Il corpo si mantiene in salute fino a quando l’intero sistema di regolazione del pH possiede minerali alcalinizzanti, vitamine, antiossidanti per tamponare lo scompenso ed eliminare gli acidiprodotti dal normale metabolismo cellulare. L’organismo umano sano è in grado di preservare questo stato di allostasi, attraverso una serie di interventi biochimici di riadattamento continuo.

Acidosi Metabolica: effetti

Quando questo complesso sistema si altera, possono manifestarsi i primi danni da Acidosi Metabolica: inizialmente a livello cellulare, per poi estendersi a macchia d’olio, coinvolgendo altri tessuti e organi, vasi sanguigni, fibre nervose e il sistema immunitario.

Se il processo degenera e non si attivano opportuni  interventi terapeutici, si giunge quindi a uno stato pre-patologico di Acidosi Tissutale cronica.

Una condizione di Acidosi Metabolica favorisce, inoltre, l’insorgenza di numerose malattie.

Acidosi Metabolica nelle donne

Sotto il profilo fisiologico le donne sono apparentemente svantaggiate rispetto agli uomini, in quanto con il ciclo vanno incontro a un’acidificazione periodica che raggiunge un picco nei giorni precedenti le mestruazioni.
L’alto livello di acidi nell’organismo è responsabile dell’insieme di disturbi noto come Sindrome Premestruale (irritabilità, depressione, edema, etc.). Con le mestruazioni si ha l’eliminazione degli acidi e la scomparsa graduale dei sintomi premestruali. Fintanto che la donna è in età fertile, pertanto, si assiste a una acidificazione/deacidificazione periodica. Con l’arrivo della menopausa e la scomparsa delle mestruazioni viene a mancare il meccanismo di deacidificazione e si instaura uno stato di acidosi costante, di cui le vampate di calore rappresentano la tipica espressione.

L’acidificazione periodica femminile spiega la loro maggiore predisposizione tanto alle patologie infettive e infiammatorie (soprattutto dell’apparato genito-urinario, ma non solo), quanto alle malattie autoimmuni. In compenso, però, il loro organismo sviluppa maggiori difese immunitarie di cui invece gli uomini risultano sprovvisti, pagando un tributo maggiorein caso di Acidosi persistente.

Acidosi Metabolica: due forme

La condizione di Acidosi Metabolica si manifesta, quindi, quando i meccanismi di compenso  dell’organismo umano perdono di efficacia. È possibile distinguere due tipologie:

  • Acidosi Metabolica grave che si accompagna a una riduzione del pH del sangue e di conseguenza a quadri clinici di rischio vita;
  • Acidosi Metabolica latente-persistente, forma più lieve e subdola, se il pH del sangue registra soltanto un lieve calo e che nel tempo può portare allo sviluppo di malattie degenerative, autoimmuni o neoplastiche.

Acidosi Metabolica: i valori del pH

Il pH è espresso da un numero in una scala da 0 a 14, dove 7 è il neutro e i valori inferiori e superiori indicano un ambiente rispettivamente acido e alcalino (o basico). Il pH del sangue viene costantemente mantenuto intorno a un valore neutro-basico di 7,4 con oscillazioni comprese tra 7,36 e 7,46. Se scende sotto un valore di 7,10 subentra il coma fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla morte.

Cause di alterazione del pH

La cellula è assimilabile a una pila, il cui polo positivo, più ricco in ioni idrogeno e quindi acido, è rappresentato dal nucleoe quello negativo, circostante e basico, è delimitato dalla membrana cellulare (il citoplasma), in cui avvengono i processi chimici grazie ai quali la cellula si mantiene in vita, svolge le funzioni a cui è preposta e interagisce con le sue simili. La cellula a sua volta è circondata dalla matrice extracellulare, tramite la quale può ricevere e scambiare sostanze con l’ambiente esterno, con il sangue e con le cellule vicine.

Come le pile, anche le cellule hanno una differenza di potenziale, che si genera sia tra il nucleo e il citoplasma, sia tra il versante interno e quello esterno della membrana cellulare. Inoltre, tutto l’insieme delle reazioni chimiche endocellulari, a cui ci riferiamo genericamente quando parliamo di metabolismo, richiedono consumo di energia, producono rifiuti di vario tipo e comportano, inevitabilmente, un cambiamento temporaneo delle cariche elettriche e quindi del pH.

Estendendo questo concetto all’intero organismo, senza considerare momentaneamente le prerogative di alcuni specifici tessuti – il pH della pelle e dell’ambiente vaginale, per esempio, è notoriamente acido al fine di svolgere una funzione di barriera difensiva – si comprende come il pH ematico sia, in ogni istante, il risultato di un bilanciamento continuo tra tutto ciò che avviene in ogni distretto corporeo.

processi biochimici fisiologici che permettono la vitalità della cellula, inoltre, determinano la formazione di composti acidi; a questi si aggiungono quelli introdotti attraverso l’alimentazione e quelli prodotti da eventuali reazioni infiammatorie in atto.

I sistemi tampone dell’organismo

Il principale tampone è rappresentato dai bicarbonati, presenti in tutti i liquidi organici e in grado di attivarsi in frazioni di secondo. Quando però occorre una regolazione del pH più incisiva entrano in gioco due sistemi:

  • il sistema polmonare, rapido, in grado di agire nell’arco di un paio d’ore e consentire di smaltire il 70% degli ioni idrogeno, eliminandoli sotto forma di anidride carbonica;
    • il sistema renale, capace di operare in modo molto più efficace, soprattutto durante il riposo notturno, ma anche molto più lento. Quando i bicarbonati si esauriscono, il rene li recupera dai muscoli, il che spiega l’insorgenza dei crampi. Una volta consumata anche questa fonte, per evitare di danneggiare il miocardio, il rene “preleva” i bicarbonati dal tessuto osseo, che viene esposto così a un processo di demineralizzazione e quindi indebolimento osteoporosi. Una riduzione del pH del sangue di solo 0,1 è sufficiente a far raddoppiare la velocità del riassorbimento osseo.

Attraverso il sistema polmonare e l’espulsione di CO2 si eliminano gli acidi derivanti dal metabolismo di carboidrati e grassi (acidi “volatili”), mentre il sistema renale è deputato allo smaltimento degli acidi provenienti dal metabolismo proteico (acidi “fissi”).

Acidosi Metabolica: i rischi

Le conseguenze patologiche della Acidosi Metabolica latente, non sono solo l’osteoporosi e le altre malattie demineralizzanti.  Quando l’organismo umano si trova costantemente in una condizione di iperacidificazione e scompenso si manifestano, soprattutto, una serie di affezioni croniche dovute a una degenerazione a livello tissutale: alterazioni immunitarie, processi flogistici degenerativi e neoplasie.

I processi di acidificazione cronica determinano il passaggio della matrice extracellulare – nella quale si trovano Capillari, Fibre Nervose, Cellule Immunocompetenti, Fibroblasti, Mastociti, i GAGs, i PGs, Collagene, Elastina, Laminina, Fibronectina, etc. – da “SOL” a “GEL”. Con la trasformazione progressiva in GEL della matrice le reazioni enzimatiche vengono ostacolate, i prodotti di scarto rimangono intrappolati e si instaura quindi uno stato di infiammazione cronica. Inoltre, l’alterazione delle vie biochimiche e della comunicazione tra i vari ceppi cellulari che ne deriva mette in  una condizione di sforzo compensatorio le pompe protoniche di membrana, con conseguente vasocostrizione capillare ed ipossia

L’Acidosi Metabolica latente determina anche l’alterazione della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome) con conseguente diminuzione della sua capacità di permeabilità selettiva e, quindi, sovraccarico del sistema immunitario delle Placche di Peyer e perdita della sua efficienza. Questa maggiore penetrabilità permette a tossine, batteri, funghi e parassitidi superare la barriera protettiva ed entrare nel flusso circolatorio. Se la quantità di queste sostanze supera la normale capacità detossificante del fegato, si creano i presupposti per il manifestarsi di varie sintomatologie e malattie più gravi.

da www.acidosimeteabolica.it

“GLUTEN SENSIVITY NON CELIACA”: UNA DELLE CAUSE PIU’ FREQUENTI DELL’IBS

Fino a pochi anni fa la sindrome del colon irritabile (IBS) era spesso considerata una malattia a sfondo funzionale, dovuta a particolari caratteristiche emotive. Poi i lavori del 2008 di Shulman (1) hanno evidenziato nella sindrome la partecipazione di fatti infiammatori del colon in modo più evidente e documentato di quanto lo fossero gli aspetti di disagio emotivo.

L’infiammazione colica dovuta al glutine è oggi confermata come una delle più frequenti cause di questa condizione che, almeno in Europa, è riferita come problema dominante nel 12% delle visite con il medico di base e nel 28% dei consulti con lo specialista gastroenterologo. L’IBS trova quindi spiegazioni di tipo immunologico e infiammatorio sempre più consistenti, legate all’infiammazione dovuta al cibo. Per anni, di sensibilità al glutine non celiaca si è semplicemente evitato di parlare, nonostante i continui richiami provenienti da chi si occupava di nutrizione applicata. I primi lavori di Sapone(2) e di Biesiekiersky (3), che nel 2011 hanno definito l’esistenza di questo disturbo, hanno ipotizzato che la prevalenza della reattività glutinica potesse aggirarsi intorno al 6-10% delle persone sane, ma le successive acquisizioni hanno proposto percentuali più elevate, tanto che il British Medical Journal (BMJ), nel novembre 2012 (4) indicava una prevalenza anche del 25% tra la popolazione apparentemente sana. Di certo, le ricerche di Carroccio (5) hanno evidenziato una crescita dei valori di anticorpi antigliadina sia di tipo IgA sia di tipo IgG in chi si lamenta di “colon irritabile” e soprattutto ha identificato una risposta alla introduzione del glutine (test in doppio cieco randomizzato, crossover) in circa un terzo dei casi valutati (29,5%).  Secondo il BMJ, le persone che hanno disturbi intestinali ed extraintestinali legati all’assunzione di glutine e che non sono né celiaci (biopsia) né allergici al frumento (IgE), dovrebbero essere messi a dieta sui derivati glutinici, con una diagnosi di “Gluten sensitivity non celiaca” e devono essere avvisati che si tratta di una entità clinica di recente scoperta di cui va ancora perfezionata la completa comprensione. A fronte di chi cerca di difendere il glutine addossando la responsabilità ai fruttani rintracciabili comunque nei prodotti con glutine (6), c’è chi come noi, sulla base delle teorie evoluzionistiche, propone una dieta di rotazione che consente di guarire la condizione clinica favorendo il recupero della tolleranza.

1) Shulman RJ et al, J Pediatr. 2008 Nov;153(5):646-50. Epub 2008 Jun 9
2) Sapone A et al, BMC Med. 2011; 9: 23. Published online 2011 March 9. doi: 10.1186/1741-7015-9-23
3) Biesiekierski JR et al, Am J Gastroenterol. 2011 Mar;106(3):508-14; quiz 515. Epub 2011 Jan 11
4) Aziz I et al, BMJ. 2012 Nov 30;345:e7907. doi: 10.1136/bmj.e7907
5) Carroccio A et al, Am J Gastroenterol. 2012 Dec;107(12):1898-906. doi: 10.1038/ajg.2012.236. Epub 2012 Jul 24
6) Sanders DS et al, Am J Gastroenterol. 2012 Dec;107(12):1908-12. doi: 10.1038/ajg.2012.344

Da Nutrizione 33

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