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FITOTERAPIA IN ONCOLOGIA

fitoterapia

In Italia, si calcola che circa il 15-25 % dei pazienti oncologici fa ricorso a terapie non convenzionali e tra queste principalmente alla fitoterapia; negli USA tale percentuale supera il 50%.
Il paziente oncologico, colto da ansia e disperazione, alla ricerca di speranze insieme ai suoi famigliari, è tentato di affidarsi a qualsiasi cosa gli venga presentata come utile a risolvere il suo problema, anche se non di comprovata efficacia e priva di fondamento.
Su questa scia si può giungere all’uso delle erbe officinali sotto forma di automedicazione, seguendo consigli di persone non qualificate che attingono a preparati della medicina popolare spesso privi di qualsiasi presupposto scientifico, di verifiche sulla qualità e la sicurezza e soprattutto, della valutazione di compatibilità con altre terapie in atto.
D’altro canto la ricerca scientifica in campo oncologico ha compiuto notevoli passi in avanti e molti dei principi farmacologici oggi usati sono derivati da piante. Si calcola che oltre il 60% dei farmaci in commercio non sia altro che la riproduzione sintetica di molecole già esistenti in natura nelle piante. Sempre più spesso dei preparati fitoterapici vengono usati in protocolli ufficiali affiancando altri mezzi terapeutici, allo scopo di potenziare questi ultimi o di ridurne gli effetti collaterali e tossici.
In un’ottica di integrazione, molti Istituti Oncologici affiancano ormai terapie naturali, soprattutto la fitoterapia, ai mezzi tradizionali di cura: famoso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ma anche in Italia c’è grosso fermento in tal senso tanto che si è giunti da poco ad costituire l’ARTOI, associazione di medicina oncologia integrata.
Tale indirizzo non segue mode preconcette, non è il tentativo di dare risposta a desideri di pazienti che spesso non sanno più a che santo votarsi, bensì rappresenta la naturale evoluzione di una ricerca in campo epidemiologico, preclinico e clinico, va nella stessa direzione.

UTILIZZO DELLE PIANTE OFFICINALI IN ONCOLOGIA

Possiamo distinguere i seguenti scopo terapeutici:

Piante ad azione immunostimolante
Sono tante oramai le piante individuate, scientificamente studiate e convalidate per questa azione, In campo oncologico si tratta di scegliere quelle giuste in rapporto ai casi clinici specifici, individuandone modi e tempi ottimali per la loro somministrazione.

Piante ad azione chemiopreventiva
Molte piante sono risultate utili nell’inibire i fattori di crescita tumorale, altre nell’ostacolare la degenerazione di cellule sane sottoposte all’azione di sostanze cancerogene soprattutto alimentari, altre ancora nello stimolare l’apoptosi di cellule già rese maligne.

Piante ad azione di sostegno
 Il paziente oncologico presenta di solito un quadro clinico caratterizzato non solo dai sintomi propri della neoplasia che lo affligge, ma anche da altre patologie che direttamente o indirettamente ad essa possono correlarsi. Molti sono i principi fitoterapici che in tali situazioni possono risultare utili da non aggravare, per gli effetti collaterali, protocolli terapeutici di per sé già molto pesanti.

Piante ad azione potenziante o protettiva di altri mezzi terapeutici
 Sono molte le piante che sono state studiate e, risultano utilissime, non solo per alleviare gli effetti collaterali e tossici della chemioterapia e della radioterapia, ma anche per potenziarne l’effetto in forma mirata tanto da poter ridurre dosi e tempi terapeutici.

Piante ad azione citotossica diretta
Molte piante sono state studiate e altre ancora, a tutt’oggi, sottoposte ad interessanti studi per validarne un effetto citotossico diretto nei confronti delle cellule tumorali. Alcune di esse vengono usate come tali, altre forniscono la base per l’estrazione di principi semisintetici, spesso se ne concretizza un uso sinergico.

Si calcola che esistono circa 600.000 specie vegetali sulla Terra e, di queste, solo il 5% è stato studiato dal punto di vista chimico e farmacologico; molto c’è da fare dunque, ma ciò non toglie che quel poco che si è fatto ha già portato ad interessanti e validi risultati. La strada è lunga ma basta percorrerla per raggiungere l’obiettivo.

Abstract da Officine Naturali

Grazie all’approccio della Medicina Funzionale di Regolazione il paziente oncologico può essere seguito attraverso un percorso personalizzato che permette di valutare quale sia il miglior approccio di cura , non solo sotto l’aspetto fisico, ma anche psico-emozionale.

 

 

 

CORSO BASE DI TECNICA METAMORFICA 24/25 MARZO

Transformation of Lime Butterfly

 La Tecnica Metamorfica si basa sul principio intuito da Robert Saint John in base al quale sulla zona di riflesso della colonna vertebrale su piedi, mani e testa corrisponde il periodo prenatale, durante la gestazione il nuovo essere forma non solo il suo corpo fisico, ma anche la struttura mentale, emotiva e comportamentale. Le cellule del nostro corpo sono quindi impregnate di tutte le esperienze della nostra vita, incluso il periodo prenatale (dal concepimento alla nascita).

Durante la fase di gestazione sono state gettate le basi del nostro modo di essere e di comportarci. Disturbi e/o malattie di vario genere sono la manifestazione di debolezze codificate anche in questo periodo.

Quindi lavorare sull’area corrispondente a tale periodo significa lavorare sulla struttura temporale durante la quale tutte le nostre caratteristiche, forze e debolezze si sono formate. Si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con se stessi e liberare il proprio potenziale, attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi. La forza vitale una volta liberata può modificare e sciogliere i blocchi e le memorie formatisi nel passato o ereditate dai nostri avi, ma ancora attive in noi.

Si è rivelata un valido supporto quando ci si sente stressati, nelle fasi di passaggio della vita ( infanzia, adolescenza, menopausa e andropausa…), durante la gravidanza e il post-partum, in caso di lutto, di separazione, di dipendenze, di salute carente e come mezzo di integrazione del nostro essere.

La Tecnica metamorfica è un grandissimo strumento di auto-guarigione che tutti possono imparare, per se stessi, per la propria famiglia, per i propri figli.

In questi due giorni si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla subito in famiglia o con gli amici e come base di un percorso per Praticanti. Insieme affronteremo alcuni dei Principi Universali, che sono il fondamento di questo lavoro eccezionale.

Coloro che parteciperanno al corso potranno usufruire di incontri gratuiti di gruppo per lo scambio reciproco di sessioni con cadenza mensile e la possibilità, qualora si scegliesse il percorso praticanti, di iscrizione DBN Discipline Bio Naturali.

Cristiana Naldi

Si raccomanda prenotazione:
cristiana@dottorpiccini.it
 340/2870987

 

DEACIDIFICAZIONE DELL’ORGANISMO E ALIMENTAZIONE

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Tratto da un articolo del Dottor Michael Worlitschek[1]

Nella prima parte dell’articolo è stato analizzato il potenziale terapeutico della deacidificazione.

Per preservare un buono stato di salute è essenziale che acidi e basi siano in equilibrio e pertanto la deacidificazione dell’organismo deve essere considerata alla stregua di una terapia fondamentale per stare bene. Secondo il metodo di Joergensen di misurazione dei composti acidi nel sangue – a cui abbiamo accennato nella parte conclusiva dell’articolo “Equilibrio acido-base e deacidificazione dell’organismo” – gli esami ematici dimostrano come un’alimentazione eccessivamente sbilanciata verso le abitudini “moderne” tipiche della dieta libera all’occidentale possa, nella maggior parte dei casi, condurre a una forte iperacidificazione dell’organismo.

Questo vale in particolare quando si considerano soltanto i valori nutrizionali degli alimenti, senza tenere conto della capacità di digestione. Si tratta di abitudini che portano a un processo cronico di fermentazione intestinale e, quindi, a un eccesso di acidità.

Un indebolimento della capacità digestiva può essere attribuito a errori madornali nell’alimentazione (secondo F.X. Mayr), infatti si mangia:

  • velocemente;
  • in quantità eccessive;
  • troppo spesso;
  • esageratamente pesante;
  • tardi.

Un importante fattore fisiologico è la produzione da parte delle cellule della parete dello stomaco non solo di acido cloridrico, che è decisamente importante per la digestione nello stomaco, ma anche contemporaneamente di bicarbonato di sodio. Questo viene immediatamente inviato in quantità massicce agli organi che favoriscono le basi, come:

  • ghiandole salivari;
  • fegato;
  • cistifellea;
  • pancreas;
  • ghiandole intestinali.

L’acidità di stomaco esprime in genere il fabbisogno dell’organismo di un apporto di basi.

Cosa mangiare per la deacidificazione del corpo

Gli alimenti ricchi di proteine contengono zolfo e in genere anche fosforo.

Dopo la digestione delle proteine, questi elementi sono trasformati in acido solforico e fosforico e devono essere neutralizzati da calcio, sodio e potassio prima che i reni possano eliminarli.

cibi altamente proteici sono annoverati fra gli alimenti acidificanti, in quanto allontanano gli elementi basici dall’organismo.

Non è molto noto che la maggior parte dei cereali contiene zolfo e fosforo, quindi producono acidi, soprattutto se cotti al forno.

Al contrario, nella frutta e verdura, gli acidi organici contengono molte sostanze come

  • potassio;
  • sodio;
  • calcio;
  • magnesio.

Questi acidi organici, come il succo di limone, si trasformano in anidride carbonica (acido carbonico) e acqua attraverso il processo di combustione nell’organismo, consentendo la permanenza degli elementi basici.

Un fattore importante da sottolineare è che gli acidi organici dovrebbero sempre essere assunti in una diluizione sufficiente, poiché si è osservato che l’organismo non riesce sempre a gestire un afflusso concentrato anche di questi acidi “positivi”.

Gli stili alimentari più diffusi prevedono il consumo frequente di piatti a base di carne, che peraltro non possono essere criticati, al di là dell’eccessivo consumo di proteine, se serviti con quantità sufficienti di insalata, verdure e in particolare patate, che, se consumate con la buccia, presentano un contenuto elevato di basi. Pertanto, questo genere di piatti contiene elementi che producono sia acidi sia basi e consentono il mantenimento di un adeguato equilibrio acido-base.

Una dieta equilibrata deve prevedere un adeguato bilanciamento fra cereali integrali, insalate e piatti leggeri di verdure biologiche. In caso contrario, anche con un’alimentazione in apparenza più completa può verificarsi un eccesso di acidi.

Come contrastare l’acidità in eccesso

È necessario un apporto supplementare di minerali e oligoelementi in coloro che:

  • praticano attività sportive e lavoro fisico impegnativo;
  • sono in fase di crescita;
  • si trovano in convalescenza dopo una malattia grave;
  • attraversano un periodo di stress.

Anche la meteoropatia può essere causata da una condizione di Acidosi Metabolica.

Le sindromi emicraniche possono essere curate in buona parte con la pazienza e seguendo un trattamento di deacidificazione.

Vi è anche un fabbisogno considerevolmente più elevato di basi durante la gravidanza. In prospettiva olistica, i malesseri e la stanchezza tipici di questo periodo sono spesso sintomo di un’iperacidificazione dell’organismo. Un apporto tempestivo e sufficiente di minerali può contribuire a evitare le nausee molto sgradevoli e fastidiose della gravidanza e anche l’acidità gastrica.

L’uomo moderno è sottoposto allo “stress da acidi” sin dall’infanzia (a causa dell’eccesivo consumo di dolci, fast food etc.), pertanto in qualsiasi terapia occorre puntare il più possibile su un adeguato bilanciamento della dieta. È quindi essenziale somministrare le basi con tempestività.

Il Prof. Mehnert, ricercatore molto noto nel campo del diabete, raccomanda un’alimentazione iperbasica ai diabeticiin quanto consente una migliore metabolizzazione dell’insulina. Prima dell’avvento dell’insulina, ai pazienti diabetici si somministravano 30 grammi di bicarbonato di sodio al giorno

Vi sono vari integratori alimentari alcalinizzanti già pronti che presentano notevole efficacia …

È possibile anche ricorrere a una tipologia di terapia esterna che prevede bagni alcalini con l’aggiunta di bicarbonato di sodio. Gli ottimi effetti curativi delle acque termali contenenti carbonato di idrogeno e sodio nella malattie reumatiche sono attribuibili alla deacidificazione dell’organismo attraverso la cute.

Ciascuno può verificare la propria condizione, misurando il valore del pH nella seconda urina del mattino utilizzando strisce tornasole ed eseguire varie rilevazioni durante la giornata.

L’urina del mattino avrà un pH compreso fra 5 e 6, mentre durante la giornata il valore dovrebbe salire verso il 7. Nelle terapie a lungo termine, il pH dell’urina al mattino dovrebbe essere pari a 7,5, che corrisponde al valore di equilibrio nel sangue: in questo modo i reni non devono eliminare alcun eccesso né di acidi né di basi. I reni hanno una capacità massimadi eliminazione in presenza di un pH di 5,4. La funzionalità renale può essere alterata da condizioni pre-patologiche non note, ma è un problema che si può evitare somministrando le basi alla sera.

Infine, va ricordato che tramite un processo di deacidificazione aumenta il livello di energia dell’organismo e di conseguenza possono risultare più efficaci anche altri trattamenti adottati in contemporanea.

[1] “Deacidificazione – una terapia fondamentale. Gli acidi e le basi devono essere in equilibrio nell’organismo”, pubblicato su Omeopatia Oggi, anno 23, num. 50, settembre 2013

da https://www.acidosimetabolica.it/equilibrio-acido-base-e-deacidificazione/

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PERCHE’ CI INFIAMMIAMO

infiammazione

Oltre che l’ambiente in senso lato, con i ben noti fattori di infiammazione indotti, per esempio, dall’esposizione ad un eccesso di radicali liberi o l’accumulo di tossine (inquinanti, tossine alimentari, radiazioni, interferenti endocrini presenti nella alimentazione quotidiana o negli strumenti di cottura o di conservazione degli alimenti) etc, anche altre modalità più “subdole” della nostra vita quotidiana possono concorrere a infiammarci.

Modalità e fattori di vita “infiammanti”

Le modalità e i fattori di vita “infiammanti” corrispondono a:

  • carenze di sonno prolungate;
  • stati di stress psicoemotivi prolungati e non compensati (con accumulo di Tossine Emotive, per motivi affettivi, lavorativi, sociali etc);
  • abitudini voluttuarie dannose (il fumo sopra a tutti);
  • ambienti di lavoro non salubri e poco ossigenati;
  • modalità di lavoro associate a sedentarietà e scarsa attività fisica o contestuale persistenza di abitudini mentali o alimentari;
  • diete iperproteiche prolungate;
  • scarsa introduzione nella dieta quotidiana di minerali, e vitamine (sia derivanti da frutta e verdura, che da cereali non raffinati) e grassi polinsaturi di oli e semi oleosi in particolare ricchi di acidi grassi omega 3, e altre sostanze che contrastano l’iperossidazione (come i polifenoli, le antocianine di frutta e verdure di colore dal blu al rosso, etc) con grande potere antiossidante ed antinfiammante;
  • turni di lavoro notturni (per sovvertimento nella produzione fisiologica di melatonina);
  • prolungata esposizione al sole.

    Biotipologia dell’infiammazione

Accanto alle moderne e stimolanti conoscenze di epigenetica, gli studi costituzionali della Biotipologia in Materia Medica Omeopatica, ci insegnavano, già molto tempo fa, che ogni soggetto presenta modalità reattive e diatesiche individuali, che lo predispongono a un tipo di equilibrio salutegenico o di malattia.

I moderni e affascinanti studi scientifici però arricchiscono queste conoscenze, creandone un fantastico connubio (nella Medicina Integrata o Funzionale) e descrivendo, per esempio per ogni soggetto, la probabilità che questo metabolizzi in senso prioritariamente acidosico o alcalino, o anabolico o catabolico, ossidativo, o ormonale in senso infiammatorio o meno.

Ogni soggetto cioè presenta un determinato assetto ormonale preponderante geneticamente determinato, cui corrisponderà un determinato temperamento psico-emotivo (che ne condiziona non solo gli atteggiamenti mentali ad affrontare i problemi, a vivere la vita e ad “emozionare”, ma anche quelli che condizionano un determinato approccio alimentare e, in ultima analisi, una individuale modalità di risposta dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene allo stress quotidiano), oltre che un fenotipo specifico, costituito non solo da una diversa forma fisica (nel rapporto degli arti con il tronco per lunghezza, struttura muscolare, o dei diversi piani masticatorio, respiratori e cerebrali del viso), ma anche all’espressione di proteine, di fatto responsabili di un invecchiamento fisiologico o meno (proteine della fase infiammatoria cerebro- e cardio-vascolare nelle costituzioni di stimolo prevalentemente cortisolico surrenale; o di ormoni a carattere infiammatorio nelle costituzioni di stimolo prevalentemente tiroideo, o di molecole del dismetabolismo lipidico, glucidico o ormonale Leptinico, nelle costituzioni a maggior prevalenza anabolica). E così via.

 Quali le strategie di prevenzione o di riequilibrio

Alimentazione, stile di vita, aiuti terapeutici non per forza farmacologici e nutraceutici, di riequilibro dei diversi sistemi (compresi quelli deputati a “smaltimento, disintossicazione, detossificazione e drenaggio” dei tessuti), e pratiche di riequilibrio e coaching psicologico sono alla base delle strategie per un buon invecchiamento.

Al pari degli effetti disastrosi che l’abitudine provoca nel sistema nervoso centrale e in quello digerente (ovvero inedia per il primo, con perdita della plasticità delle cellule nervose ed insorgenza di forme di deterioramento cognitivo fino alle demenze per il primo, e anche stagnazione per stipsi prolungate per esempio, con “semplice” insorgenza di alterazioni della tolleranza orale e di alterato riconoscimento degli alimenti come benefici o nocivi per noi, o con insorgenza di tumori intestinali per un prolungato tempo di permanenza di un possibile fattore di stimolo cancerogeno proveniente dalla dieta, per il secondo), l’ipocinesia protratta (ossia la riduzione del movimento) comporta alterazioni specifiche del nostro organismo. Non solo, come è inevitabile immaginare, a carico del sistema osteoarticolare, dal punto di vista meccanico e di stimolo all’osteoporosi, e di ipodinia (mancanza di forza e abilità muscolare), ma anche:

  • sull’accentuazione dello stimolo infiammatorio di malattie anche articolari (come l’artrite autoimmune);
  • sullo stato dell’umore; sui livelli di concentrazione e sulle capacità cognitive e comportamentali;
  • sul sistema metabolico e ormonale.

Studi progressivi e attuali di conoscenza degli sport e dell’impatto dei diversi tipi di attività fisica sul nostro organismo, hanno permesso di considerare l’attività sportiva come un vero e proprio strumento antinfiammatorio naturale, anabolizzante, antidepressivo, ansiolitico, immunomodulante.

Se è ormai ben noto che il reclutamento di grandi masse muscolari come avviene nel nuoto, nella corsa, nell’equitazione per esempio, porta alla liberazione in circolo delle endorfine, con funzione di oppiacei a livello del nostro sistema nervoso centrale (tanto da riconoscere il ben noto stato di euforia del corridore), di molecole quali la anandamide (termine che deriva dal sanscrito e che significa felicità), di neurotrasmettitori quali la adrenalina, la serotonina e la dopamina, responsabili di una miglior capacità di concentrazione, di progettazione e di funzioni creative e di intraprendenza, oltre che di serenità, è dell’ultimo decennio l’informazione che il tessuto muscolare (al pari del tessuto adiposo) si comporta da vero e proprio organo Neuro Endocrino.

Tale annoveramento si deve alla scoperta di molecole, cosiddette miochine, liberate dalla contrazione del muscolo nel corso di determinati esercizi fisici (aerobici ad alta intensità, esercizi di forza e gli allenamenti di tipo a intensità elevata intervallati), che hanno funzione:

  • anti infiammatoria: in particolare l’IL6, molecola conosciuta per essere pro-infiammatoria, induce, quando liberata dalla contrazione muscolare, un calo relativo di molecole PROINFIAMMATORIE (TNF Alfa, IL1) e l’incremento di altre antinfiammatorie (recettore solubile del TNF Alfa, recettore antagonista dell’IL1, e l’IL10). Tale fatto si è visto essere di enorme importanza nel contrastare la sintomatologia infiammatoria e dolorosa in patologie anche reumatologiche (come l’Artrite Reumatoide).
  • ormonale: la riduzione delle molecole proinfiammatorie (TNF Alfa e IL1) si è visto essere associata alla ipoespressione di un enzima (l’11-beta-idrossisteroido deidrogenasi tipo I), responsabile della conversione periferica del cortisone nella sua forma attiva (il cortisolo). Evento contrario a ciò che si assiste nella obesità viscerale e nella sindrome metabolica, dove vi è una iperespressione dello stesso, con secondario aumento del cortisolo e dell’insulina, uno tra i più potenti ormoni dell’infiammazione sistemica, come visto in precedenza.
  • metabolica: Miochine come la baiba (beta-aminoisobutyric acid) con una funzione termogenetica e, in particolare, l’IRISINA. Si è visto che quest’ultima è responsabile di una conversione del tessuto grasso bianco (WAT) in tessuto grasso bruno (BAT), tramite l’espressione negli adipociti, di una proteina (la termogenina UCP1), in grado di disaccoppiare a livello mitocondriale la produzione di calore da quella di energia (ATP). Come avviene negli animali in letargo o nei neonati, viene cioè indirizzata una azione di fosforilazione ossidativa in senso termogenetico (termogenesi senza brivido).
  • neurotrofica: La stessa irisina è in grado di stimolare l’espressione genetica del BDNF (Brain derived neurotrophic factor), neurotropina a funzione plastica della cellula nervosa, che si libera fisiologicamente, secondariamente a eventi di ischemia cerebrale, per un recupero del tessuto.

In altre parole, non è necessario cercare una fonte di “sballamento”, di euforia e di benessere, chimica o farmacologia o alimentare (sbagliata) dagli effetti deleteri: al pari di queste, una attività fisica adeguata per intensità e tipologia, sarà in grado di fornirci gli stessi ormoni, e neurotrasmettitori del piacere e della dipendenza (a ricercare quanto prima quello stimolo di appagamento e godimento), come la serotonina, la dopamina e le endorfine, e allo stesso tempo ci aiuterà a combattere stati di infiammazione cronica.

www.acidosimetabolica.it

Bibliografia

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LA MEDICINA CHE SUSSURRA ALLE CELLULE

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Negli ultimi dieci anni, i risultati della ricerca bio-tecnologica italiana nel campo della Farmacologia dei bassi dosaggi hanno delineato nuove possibilità di cura per molte malattie ed hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica su nuovi farmaci, all’avanguardiaefficaci e privi di effetti collaterali, e su un nuovo paradigma medico: la Low Dose Medicine.
La Low Dose Medicine è nata dal sogno di una Medicina centrata sulla Persona ed in armonia con la Natura; è originata dall’incontro tra Biologia Molecolare e Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (P.N.E.I.); si è sviluppata grazie ai risultati della Ricerca nel campo della Farmacologia dei bassi dosaggi.
La Low Dose Medicine si fonda su tre principi guida:
  • curare l’Uomo e non solo la malattia
  • agire sulle cause e non solo sui sintomi
  • considerare l’Uomo nella sua globalità mente-corpo e nella sua individualità.
Si tratta di un’impostazione antica e saggia, che deriva dalla tradizione omeopatica, ma allo stesso tempo modernissima. Dalla seconda metà degli anni Ottanta, infatti, lo sviluppo dei concetti espressi dalla Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia ha determinato un cambiamento di prospettiva nell’interpretazione delle funzioni biologiche dell’organismo umano e delle sue malattie, traslando da una visione di tipo organicistico (ogni malattia interessa un singolo organo o tessuto) a quella di network cellulare, per arrivare al riconoscimento dell’importanza del continuo dialogo – cross talk – tra cellule, organi e sistemi sia in condizioni fisiologiche sia patologiche (ogni malattia è l’espressione di un difetto di comunicazione tra le cellule di diversi Sistemi).
È partendo da queste premesse che la ricerca farmacologica si è concentrata  sul ruolo giocato da particolari molecole biologiche, aprendo così la strada a quella che sarebbe potuta essere una nuova soluzione in ambito terapeutico: l’uso delle medesime molecole organiche come farmaci per riportare l’organismo ammalato alle sue originarie condizioni fisiologiche.
È qui il futuro: queste particolari molecole biologiche sono molto conosciute e studiate dalla Biologia Molecolare, che le definisce, non a caso, molecole messaggere, cioè sostanze in grado di portare alla diverse cellule dell’organismo le “giuste istruzioni” per il loro corretto funzionamento. Sono i neuropeptidi,  gli ormoni, le citochine. A queste si affiancano i fattori di crescita, fondamentali molecole di regolazione e stimolo tissutale. Sono le parole con cui dialogano tra loro le cellule.
Per anni, l’utilizzo come farmaci di queste sostanze è stato il sogno dei ricercatori e dei medici: quale Medicina può essere più efficace di quella che utilizza le stesse sostanze che fanno funzionare fisiologicamente l’organismo? Quale Medicina può essere più “biologica” e sicura di quella che segue le regole della Natura? Ma la Natura ha delle norme molto rigide: le molecole messaggere, attraverso le quali le cellule si scambiano le informazioni affinché ogni meccanismo biologico sia perfettamente efficiente, funzionano solo se la loro concentrazione è quella fisiologica, e questa è una concentrazione molto bassa.
Grazie alla tecnica farmaceutica sviluppata e standardizzata nei Laboratori GUNA, chiamata SKA (Sequential Kinetic Activation) si è reso possibile “riprodurre” questa precisa concentrazione e quindi rendere disponibili come farmaci le molecole che guidano le funzioni vitali del nostro organismo, che sono in grado di ripristinare le sue condizioni fisiologiche e possono “riparare” un danno.
In una parola: possono curare.
da https://guna.com/it/low-dose-medicine/

RISVEGLIARE IL POTERE DELLA VITA

potere

Nasciamo con un’energia irradiante, ogni parte di noi, il nostro corpo, la nostra psiche, vibra ed emana una vivace energia, siamo un movimento vivo di pura energia.

Crescendo cominciamo ad accorgerci che alcune parti di questa vivacità non riscontrano l’approvazione delle persone che ci circondano e cominciamo a plasmarci in funzione di quello che gli altri si aspettano da noi, in funzione di quell’immagine che è stata da loro creata alla quale abbiamo affidato tutto il nostro potere, in funzione di quello che il contesto sociale pretende da noi e al quale ci sottomettiamo per paura di essere rifiutati, non essere accettati, di essere abbandonati, di sentirci soli.

Quante pene provocano queste paure? Quante difficoltà incontriamo negando ciò che siamo? Non ci sono perché, non ci sono colpevoli come non ci sono vittime, ma ci siamo noi.

In ogni istante, se sentiamo le vibrazioni del nostro cuore possiamo essere i veri creatori della nostra vita, della nostra realtà e della nostra vera natura.

Abbiamo a disposizione un’opportunità: LA VITA.

La vita è il potere che guarisce, ma nel corso dei tempi abbiamo perduto la capacità di utilizzarlo. Se permettiamo a noi stessi di entrare in contatto con il potere dentro ciascuno di noi, ci risveglieremo da questo intorpidimento offuscante, da questa fitta nebbia.

Coloriamo la nostra vita dei colori dell’arcobaleno, liberiamo la nostra forza, viviamo ogni singolo colore dal più luminoso al più buio, sapendo che la loro fusione è il bianco…LA LUCE.

Liberiamo il sacco che ha raccolto nel tempo tutte quelle parti che non piacevano agli altri, la rabbia che abbiamo accuratamente depositato, le insicurezze che ci hanno frenato e ciò che abbiamo dovuto imparare ad essere.

Liberiamo ciò che realmente siamo,
liberiamo la nostra parte selvaggia e istintuale,
liberiamo la nostra LIBERTA’.

Congediamoci dai condizionamenti, dalle convinzioni, dalle memorie nostre e del mondo, non interferiamo con quel che muore.
Solo accettando “la loro-nostra” morte potremo trasformare la nostra energia e rafforzare la vita.

“Lasciamo morire… lasciamo vivere” e permettiamo a questo ritmo naturale e fondamentale di manifestarsi. È il ciclo della vita.

Il compito della nostra vita è quello di fare esperienza di questa unità-unicità presente in noi.

Cristiana Naldi

DIAGNOSI PRECOCE DI CANCRO, NUOVE POSSIBILITA’?

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L’intervista alla Professoressa Paterlini – Bréchot: «Il metodo ISET permette di riscontrare la presenza di cellule tumorali in chi ha avuto un tumore e chi è a rischio molto prima rispetto ai metodi tradizionali». Ma la comunità scientifica rimane scettica…di Cesare Buquicchio

Prevedere l’insorgenza del tumore anni prima rispetto ai metodi tradizionali, quindi pet, tac e risonanza magnetica. È questo l’obiettivo finale che la ricerca della Professoressa Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di Biologia cellulare e molecolare presso l’Università di Parigi Descartes, intende raggiungere. In che modo? Con il metodo ISET, «una finestra sul futuro», come lei stessa lo ha definito più volte, su cui tuttavia bisogna ancora lavorare tantissimo. Abbiamo chiesto alla Professoressa Paterlini-Bréchot, nata e cresciuta nel Reggiano ma trasferitasi in Francia da giovanissima, come funziona questo metodo e in che modo potrà cambiare il modo in cui combattiamo contro il cancro.

Professoressa lei ha brevettato il metodo ISET, può spiegarci di che cosa si tratta?

«Si tratta di un metodo che permette di estrarre dal sangue delle cellule che derivano dagli organi, tra le quali possono esserci cellule tumorali. Attualmente sono due i fini che intendiamo raggiungere con questo metodo: l’identificazione delle cellule tumorali nei pazienti con tumore, che consente quindi di sapere se il tumore diventa invasivo, se c’è una recidiva che si sta preparando; e l’identificazione delle cellule tumorali in pazienti in cui il tumore non è ancora stato diagnosticato. Le conseguenze positive della prima applicazioni sono, penso, evidenti, perché ci permette di bloccare rapidamente le metastasi, la prima causa di morte dei pazienti con tumore solido. La seconda applicazione invece è una scoperta molto recente e utilizzabile, per adesso, nei pazienti a rischio di sviluppare diversi tipi di tumore. La particolarità del metodo è che non usa antigeni, ma è interamente basato sulla dimensione delle cellule: visto che le cellule degli organi sono più grandi delle cellule del sangue, è possibile ‘filtrarle’ in un modo molto sofisticato, consentendoci di trattenere le cellule e di analizzarle».

Qual è la validazione scientifica di questo metodo? Può dirci qualcosa sulle sperimentazioni che sono state fatte?

«Per quanto riguarda la prima applicazione di cui parlavamo prima, quindi quella nei pazienti con tumore, ci sono state tantissime pubblicazioni indipendenti che hanno dimostrato un importante valore prognostico dell’identificazione delle cellule tumorali in tantissimi tipi di tumore: al polmone, al colon, al fegato, nella zona otorino laringoiatrica, melanomi e sarcomi, solo per citarne alcuni. L’applicazione del test nei soggetti a rischio di sviluppare un tumore è invece molto nuova. Con il primo studio a livello internazionale sono stati studiati 168 pazienti con broncopatia ostruttiva, a rischio quindi di sviluppare tumore del polmone, che sono stati seguiti per 6 anni. Tramite il test sono state riscontrate delle cellule tumorali che invece lo scanner non aveva trovato: il tumore quindi era ancora piccolissimo, ma le cellule risultavano già reperibili da uno a quattro anni prima rispetto ai metodi tradizionali. Sono stati quindi immediatamente operati e adesso sembrano guariti. Nel 2017 poi è stato pubblicato lo studio di un gruppo australiano che ha studiato 254 pazienti a rischio di vari tipi di tumore (donne con la mutazione BRCA 1, BRCA2, a rischio quindi di cancro al seno, pazienti con poliposi del colon a rischio quindi di tumore del colon, o ancora pazienti a rischio di tumore ai polmoni): il 50% di questi pazienti è risultato avere cellule tumorali. Il follow up di questo studio è stato molto più corto rispetto al precedente, di 10 mesi, ed essendo i pazienti seguiti con l’imaging, a 10 mesi il tumore è stato riscontrato nel 20% dei pazienti. Scoprire molto più precocemente il tumore, quando è ancora piccolissimo, è indubbiamente molto importante».

Quali sono gli obiettivi finali che si potrebbero raggiungere andando avanti con la ricerca?

«L’analisi del sangue che facciamo oggi è la stessa da quasi 100 anni. Visto che siamo a conoscenza dell’esistenza di queste cellule rare da più di 15 anni, vorremmo arrivare ad un’analisi del sangue che, praticamente allo stesso costo di quella attuale, cerchi anche queste cellule rare, in modo tale da poter agire subito nel caso in cui si riscontri la presenza di segnali di allerta».

Oggi invece cosa può fare un paziente che volesse sottoporsi al test? Si diceva che si potesse acquistare online, è vero?

«No, assolutamente, non si può comprare online. Online c’è solo un sito con tutte le informazioni sul test: che cos’è, cosa dice, cosa non dice, quali limiti ha, le risposte che può dare, in che casi si può fare, eccetera. Adesso il test è rivolto soprattutto ai pazienti con tumore ma per legge non si può rifiutare ai pazienti che vogliono fare il test anche in assenza di tumore. Ma in ogni caso per adesso è ancora molto artigianale. Viene prodotto in tre centri al mondo: ce n’è uno in Francia, uno in Italia e uno a Los Angeles. D’altro canto sono necessari moltissimi controlli, moltissime precauzioni, molti marcaggi nelle cellule, un team di citopatologi veramente in gamba. Il fine è, ovviamente, di poterlo proporre su larga scala, cosa che ci consentirebbe di abbassare il prezzo, ma mantenendo sempre la stessa qualità».

Tuttavia, nonostante la natura rivoluzionaria di queste scoperte, dopo la sua partecipazione a Porta a Porta qualche mese fa, è stata duramente attaccata, in particolare dagli oncologi italiani. Secondo lei come mai?

«Guardi le dico la verità, io sono un medico convertito a ricercatore, quindi la mia missione è parlare alla gente. È per questo motivo che in Francia ho accettato di scrivere un libro e di partecipare a questa trasmissione televisiva. Sinceramente non mi aspettavo una reazione di questo tipo, però bisogna dire che è normale. Forse questi oncologi hanno pensato che mi credessi chissà chi, che volessi salvare il mondo… Forse l’hanno presa come una manifestazione di arroganza, ma io non sono così, l’arroganza non fa parte del mio carattere, anche perché io penso sinceramente che ancora non abbiamo fatto niente. Noi vogliamo che la mortalità per tumore diminuisca, e non so se riuscirò a vedere con i miei occhi questo risultato. Sono state dette molte cose nei miei confronti, però nessuno ha mai detto che prima d’ora nessuno studio era arrivato a fare diagnosi prima dell’imaging. Hanno detto che lo studio non fosse validato, ma io ho sempre detto che c’erano studi in tal senso, completamente indipendenti e non sovvenzionati dall’industria. Quindi, sinceramente, non ho ben capito di cosa mi accusassero… però la gelosia è umana, quindi questa reazione in qualche modo è umana».

Quali sono, da un punto di vista burocratico, le azioni che state intraprendendo, anche per arrivare all’introduzione del test nei servizi sanitari?

«In Francia abbiamo preso i contatti con chi di dovere per il rimborso del test. Ci hanno risposto che lo conoscono molto bene e che dobbiamo riempire un dossier, ma per raccogliere tutti i dati che ci chiedono serve più di un anno. Stiamo lavorando in questo senso e poi, se avremo fortuna, potremmo dare un rimborso temporaneo solo ai pazienti a rischio di tumore al polmone. Per adesso, ovviamente per motivi economici, è impossibile ottenerlo per tutti i tipi di tumore. Sa, per la ricerca servono moltissimi finanziamenti, la ricerca è carissima. Poi, per carità, la stessa cosa si può fare con molta meno qualità e con molti meno controlli, ma ovviamente in quel caso si assicura molto meno ai pazienti. Noi lavoriamo in un campo molto nuovo, in cui è quindi necessario un rigore assoluto a tutti i livelli: dello strumento, di come è usato, di come si opera sulle cellule, del modo in cui le cellule sono analizzate, eccetera. Ovviamente questo costa tanto, e se arrivano i soldi da privati, col fine ultimo di fare molti soldi e magari rapidamente, non si possono assicurare tutti questi controlli… E noi non vogliamo essere forzati nel nostro modo di fare le cose, altrimenti tanto vale fare un altro mestiere…».     

 da www.sanitainformazione.it

VITA, MOVIMENTO, DISTACCO E TECNICA METAMORFICA

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 Come abbiamo più volte scritto perchè avvenga la trasformazione occorrono due condizioni fondamentali:

la prima è che ci sia vita
la seconda che nulla di esterno interferisca durante il processo

come praticanti siamo solo catalizzatori, non stimoliamo nulla e tanto meno la tecnica metamorfica produce, stimola o scioglie ma è solo ed esclusivamente la FORZA VITALE  liberata del ricevente che attualizzerà il suo potenziale.

Come praticanti mettiamo semplicemente a disposizione uno spazio libero da interferenze, manipolazione e volontà all’interno del quale la persona può meravigliosamente essere, senza dare consigli o direzione alcuna.

Ricordiamoci che solo noi possiamo sapere cosa è bene e perfetto per noi, come solo noi possiamo respirare , amare o dormire “per noi”. Cristiana Naldi

LA CRISALIDE E LA FARFALLA

“Divenendo crisalide, il bruco ha praticamente completato la sua trasformazione in Lepidottero. Tuttavia, ha ancora una prova da superare per diventare una vera farfalla: deve riuscire a rompere il bozzolo nel quale è avvenuta la trasformazione per potersene liberare e prendere il volo.
Al contrario del bruco, che ha tessuto il suo bozzolo a poco a poco, in maniera graduale, la futura farfalla non può liberarsene allo stesso modo, lasciandolo gradualmente.
Dovrà raccogliere abbastanza forza nelle ali da riuscire a rompere questa costrizione fatta di seta in un unico tentativo.
È grazie a questa prova e alla potenza che richiede di accumulare nelle giovani ali che la farfalla sviluppa la muscolatura in grado di farla volare in seguito.
Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione.
Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.
Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente.
Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.
Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.
Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere la forza del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui la Vita la faceva crescere e sviluppare”.
Da Giorgio Bisirri

TECNICA METAMORFICA, AMORE E TRASFORMAZIONE

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“…Da tempo immemorabile le generazioni sono venute e andate, hanno vissuto, generato figli e sono scomparse. Noi siamo gli effetti delle loro azioni e ciò che facciamo oggi influenzerà le generazioni future. Ogni pensiero che noi elaboriamo, ogni azione che compiamo ha risultati diretti e indiretti: gli anelli nella grande catena di causa ed effetto.
Possiamo dire che un fatto è avvenuto per caso, ma nel dire così stiamo semplicemente esprimendo la nostra ignoranza della causa da cui il fatto è sorto, e che noi non siamo in grado di percepire o di comprendere. Tutto accade in conseguenza della legge di causa ed effetto e ciò che chiamiamo ‘caso’ è semplicemente un esempio del mancato riconoscimento della legge.

Questo è il Principio che afferma: ogni cosa influenza tutto il resto. Per lungo tempo fino al presente, il nostro modo di comprendere l’Universo ci ha tenuto prigionieri di questa catena causale degli eventi. Ora tuttavia abbiamo a nostra disposizione l’energia per liberarci di quel determinismo attraverso il Principio della Corrispondenza. Stiamo rendendoci conto che ogni cosa può in effetti influenzare tutto il resto allo stesso modo in cui il riflesso di un’immagine nello specchio si altera con il cambiare dell’immagine.

C’ è un fattore che è a disposizione dell’umanità da tempo immemorabile e che ci consente di liberarci dalle catene di causa ed effetto. E’ l’amore, il quale permette di raggiungere il livello su cui funziona la frequenza della nostra vibrazione fondamentale; questa consapevolezza ci aiuterà a portare alla coscienza le esperienze che in passato non abbiamo affrontato appieno, esperienze che consumavano una quantità di energie per sostenere la loro presenza. E ciò può anche aiutarci ad affrontare le esperienze dalle quali stiamo fuggendo nel presente.. L’amore ci consente di portare a termine situazioni lasciate in sospeso, e così di liberare quell’energia che potremo usare per approfondire la nostra percezione della realtà, per metterci in sintonia e affinare il nostro essere.” Gaston Saint Pierre

Negli ultimi quarant’anni anni circa, Gaston Saint-Pierre sviluppò la Tecnica Metamorfica, un semplice approccio all’autoguarigione e allo sviluppo personale che attinge ampiamente all’Induismo, al Buddhismo, all’Islam, al Cristianesimo e alla letteratura esoterica occidentale. Tale approccio agisce come catalizzatore degli schemi di energia (cioè la forza vitale), consentendoci di trasformare senza sforzo la nostra vita e di passare da chi siamo a chi possiamo essere in accordo con i Principi Universali…I Principi Universali e la Tecnica Metamorfica -Gaston Saint Pierre