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PER L’AUTISMO SPERANZE DA CHETOSI O DIETE SENZA GLUTINE E CASEINE

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Negli ultimi anni diversi modelli dietetici sono stati studiati in relazione a disturbi dello spettro autistico (ASD) e in particolare alcuni hanno riscosso interesse per un possibile uso terapeutico. La dieta chetogenica (KGD) ha già dato prova di essere efficace per chi ha un deficit di trasportatore di glucosio tipo 1 e di piruvato deidrogenasi, e più di recente, questo approccio è stato usato con successo in una serie di disturbi neurologici come l’epilessia intrattabile. Una variante meno restrittiva è la cosiddetta dieta Atkins modificata (MAD) in cui non vi sono limiti sulle calorie e proteine e i carboidrati sono inizialmente limitati a 10 g al giorno per cui il rapporto chetogenico non deve essere mantenuto in tutti i pasti. La dieta priva di glutine e senza caseina (GFCF) è già stata utilizzata per migliorare i sintomi principali e le manifestazioni gastrointestinali come gonfiori, diarrea e disagio che possono influenzare il comportamento nei bambini autistici; questa dieta inoltre ha parzialmente migliorato alcuni dei sintomi autistici e l’outcome di sviluppo. In questo studio sono stati iscritti 45 bambini di 3-8 anni diagnosticati con ASD basati su criteri DSM-5. I pazienti sono stati ugualmente suddivisi in 3 gruppi, il primo gruppo ha ricevuto la dieta chetogenica come dieta Atkins modificata (MAD), il secondo gruppo ha ricevuto la dieta priva di caseina e glutine e il terzo gruppo ha ricevuto una dieta equilibrata, fungendo da controllo. Tutti i pazienti sono stati valutati prima e 6 mesi dopo l’inizio della dieta con un esame neurologico, misure antropometriche, nonché usando la scala di valutazione dell’autismo (CARS) dell’infanzia (ATEC). Entrambi i gruppi trattati hanno mostrato un miglioramento significativo nei punteggi ATEC e CARS rispetto al gruppo di controllo, ma la varietà di opzioni alimentari offerte nel MAD rende più facile per i pazienti aderire, dando quindi migliori risultati, e lasciando ben sperare in future raccomandazioni alimentari per i bambini con ASD.

El-Rashidy O, El-Baz F, El-Gendy Y, Khalaf R, Reda D, Saad K. Ketogenic diet versus gluten free casein free diet in autistic children: a case-control study. Metab Brain Dis. 2017 Aug 14

Silvia Ambrogio
da Nutrizione 33

 

CORSO DI TECNICA METAMORFICA 11/12 NOVEMBRE 2017

 

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In questo preciso momento storico ci troviamo immersi in un profondo, a volte, doloroso processo di trasformazione, stiamo liberando e sciogliendo tutto ciò che fino ad oggi ci ha imprigionato e soffocato, abbiamo vissuto ciò che credavamo o che ci hanno fatto credere di essere, disgregando la nostra integrità ed allontanandoci sempre più dalla nostra essenza.
Mai come ora la tecnica metamorfica può essere un valido strumento per vivere questo movimento di trasformazione con profondità e magari … equilibrio/squilibrio.

La tecnica Metamorfica è un grandissimo strumento di auto-guarigione che tutti possono imparare, per se stessi,  per i propri figli, compagni e amici, si tratta di un leggero sfioramento su piedi, mani e testa per entrare in contatto con il proprio centro e liberare il proprio potenziale attingendo alla forza vitale insita in ciascuno di noi, un approccio semplice, delicato e rispettoso.

La Tecnica Metamorfica esprime un modo rivoluzionario di guardare la vita e contemporaneamente un catalizzatore per trasformarla, è una possibilità per scoprire chi siamo veramente oltre le convinzioni e i pensieri limitanti che impediscono di realizzarci nel rispetto di noi stessi.

Se siamo vivi possiamo sempre rinascere in una nuova forma; nella pace, nel silenzio e nella presenza possiamo abbracciare il nostro vero sé e quando la forza vitale della persona si manifesta tutto è possibile.

Lasciamo la crisalide di ciò che abbiamo sempre creduto di essere e permettiamo a ciò che realmente siamo di nascere.

In questi due giorni si imparerà la Tecnica Metamorfica e la necessaria attitudine interiore per utilizzarla in famiglia o con gli amici. Insieme affronteremo alcuni dei Principi Universali che sono il fondamento di questo eccezionale  lavoro.
Coloro che parteciperanno al corso potranno usufruire di incontri di gruppo gratuiti per lo scambio reciproco di sessioni a cadenza mensile.

Per informazioni ed iscrizioni:
cristiana@dottorpiccini.it
Cristiana Naldi 340 2870987

 

 

FIBROMIALGIA, QUESTA SCONOSCIUTA

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La sindrome fibromialgica è un disturbo che si presenta con sintomi molto diversi accumunati da dolori muscolari diffusi ed erratici, stanchezza, scarsa resistenza fisica, disturbi del sonno, nervosismo e depressione.
Anche l’approccio terapeutico è in corso di definizione e molto spesso si procede per tentativi.
La fibromialgia è una sindrome che si manifesta nelle strutture fibrose del connettivo come tendini e legamenti e con dolori muscolari. Non provoca alterazioni deformanti nelle aree articolari e non porta segni che possono essere utili per il medico. Per questo è spesso difficile azzardare una diagnosi. La letteratura scientifica si basa sulla raccolta dei sintomi che il paziente descrive: dolori muscolari diffusi a volte migranti, oppure zone doloranti alla digitopressione,senza evidenti segni di trauma, simili a forme reumatiche molto dolorose.

SINTOMI DELLA FIBROMIALGIA

Il paziente descrive stanchezza cronica già in prima mattina, bassa resistenza alla fatica, difficoltà al riposo malgrado il sonno, dato che risulta essere leggero e molto disturbato.
La stanchezza, il cattivo sonno, il dolore diffuso agiscono sul sistema nervoso centrale modificando il pensiero ed il tono dell’umore innescando così un circolo vizione di difficile gestione. Possono anche manifestarsi ulteriori sintomi che sono la somatizzazione di questo disturbo come dolori alla testa di tipo muscolo-tensivo, emicrania, tensione muscolare, disturbi digestivi, ansia, depressione, difficolta di memoria e concentrazione.

CAUSE DELLA FIBROMIALGIA

Le cause della fibromialgia sono praticamente sconosciute. Vengono portate diverse ipotesi che coinvolgono la sfera psicosomatica, ormonale o chimica.
Traumi particolarmente dolorosi come lutti, forte stress sottovalutato e mai affrontato, alterazioni neuronali dei neurotrasmettitori, modificazioni delle concentrazioni ormonali, riduzione della soglia del dolore che modifica le proprietà nocicettive: sono tutte ipotesi e nessuna esclude l’altra.

RIMEDI FARMACOLOGICI ALLA FIBROMIALGIA

E’ facilmente capibile che se le cause sono sconosciute la terapia è altrettando dubbia. La priorità è contrastare il dolore diffuso dei tessuti molli ed i farmaci che vengono prescritti  sono degli analgesici, ma non tutti risultano efficaci. Molti antinfiammatori non producono risposte remissive alla fibromialgia, anche i cortisonici non hanno mostrato particolari risultati e comunque sconsigliati per gli effetti collaterali dati da un uso continuo. Sono più spesso proposti farmaci antidepressivi dagli effetti miorilassanti ed ipnoinducenti, per consentire un alleggerimento della sintomatologia dolorosa e garantire un miglior sonno. Gli effetti negativi si presentano però nella fase diurna con sonnolenza, aumento della fame e stipsi.

RIMEDI NATURALI ALLA FIBROMIALGIA

L’approccio non farmacologico alla fibromialgia offre un’ ampia gamma di tecniche che, se usate in un’azione sinergica, possono portare ad un netto miglioramento del quadro clinico del paziente.
Mediante applicazione di agopuntura, mesoterapia, neuralterapia e medicina funzionale si mette in campo una serie di approcci che non solo lavorano sull’aspetto sintomatologico del dolore ma, riequilibrando e indagando le varie cause scatenanti del disturbo, cercano di evidenziare, portare in luce tutto ciò che a livello psico-emozionale il paziente non vuole o non riesce a riconoscere e a manifestare.

 Dott. Mauro Piccini

LA VITA NELL’ ADESSO

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Finchè respiriamo, la vita scorre dentro e fuori di noi.
Ogni respiro è vita, ogni battito del cuore è vita, la vita è sempre Adesso, tutta la nostra vita si svolge in questo costante Adesso.

L’Adesso, qui e ora è l’attimo che accoglie tutte le nostre potenzialità, dove non c’è separazione, dove c’è unità, pace, silenzio, gioia, amore e apertura…è vita. Solo la vita può generare la vita, nella presenza siamo dove c’è Vita e Intelligenza, dove incontriamo l’ignoto, dove liberiamo il nostro potenziale, dove sciogliamo i nostri schemi.

Il qui ed ora, non è altro che uno stato naturale dell’essere.

Perché è così difficile ritrovarci in questo stato di grazia?
Perchè la mente, strumento meraviglioso quando si tratta di ricercare, diventa uno dei maggiori ostacoli nella nostra vita, perchè si rifiuta di ammettere di essere una manifestazione limitata della vita.
Come diceva Gaston: “poichè nella mente non c’è vita, essa non può generare vita, ma trova la sua definizione nella separazione. La funzione della mente è quella di separare. Può l’occhio vedere sé stesso, l’orecchio udire sé stesso? La loro funzione consiste nella separazione tra l’oggetto illuminato e l’occhio e tra il rumore sentito e l’orecchio. Sebbene la mente possa concettualmente interpretare la propria attività, non può concepire sé stessa come un mero prodotto della vita e dell’intelligenza. Nessuna vita può essere generata come il risultato dell’attività della mente. La vita è sempre presente, la vita non può essere prodotta…non c’è creazione separata dalla vita, c’è solo vita. La vita è intelligenza, è creazione…”.

Spesso la mente diventa un limite e ostacola l’espressione delle nostre potenzialità, diventa la prigione della nostra essenza. Tutto ha origine nella separazione che la mente genera, e nell’identificarci con essa viviamo nel dolore e nella sofferenza…ma in realtà siamo esseri completi e ogni respiro e battito ci ricordano che siamo vivi e se c’è vita, c’è perfezione.

Noi non siamo la nostra mente, la mente è limitata, è esperienza e memoria ma la vera realtà, la verità può essere rivelata solo dall’interno, il nuovo, la creatività non possono rivelarsi attraverso la memoria perchè la memoria non è nuova.

Quando entriamo in contatto con i piedi della persona entriamo in contatto con la Vita con l’Intelligenza e la Creazione che si presentano sempre nel Qui ed Ora, attraverso il distacco mettiamo a disposizione lo spazio e l’ambiente privo di direzione all’interno dei quali la forza vitale della persona si manifesta, dove tutto è possibile dove c’è pace e silenzio, dove possiamo abbracciare il nostro vero sé.

Cristiana Naldi

Riproduzione consentita solo se l’articolo non viene modificato, includendo eventuali link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi riproduzione vietata

IL POTERE DELLA VITA E LA TECNICA METAMORFICA

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La forza vitale presente nella ghianda provvede alla trasformazione della stessa in una rigogliosa quercia, la direzione verso la quercia è contenuta nella ghianda stessa. La vita all’interno del seme libera il suo potenziale di crescita.

Cosa serve alla ghianda per diventare una quercia?
Occorre un ambiente speciale.
L’ambiente speciale è la terra. La terra non fa nulla per far crescere la pianta ma sarà la vita nella ghianda a far sciogliere la sua dura scorza e a consentirgli di nutrirsi attraverso le proprie radici delle sostanze di cui ha bisogno per germogliare, mentre i germogli attingeranno dall’aria e dalla luce. Più la terra è ricca di minerali più le radici possono attingere ad essa.

Noi praticanti per la persona siamo terra, non siamo qui per dare nulla ma semplicemente per essere un catalizzatore, sapendo che è la forza vitale della persona ad agire nella maniera giusta. Come la terra è indifferente, noi siamo “distaccati”, essere distaccati non significa non essere interessati, ma che ci interessa così tanto che permettiamo all’altra persona di “essere” e mettiamo da parte i nostri limitati mezzi, la nostra limitata comprensione e la nostra folle immaginazione per lasciare che l’intelligenza e la vita della persona facciano ciò che è giusto per quella persona, ciò che è assolutamente necessario per lei.

La vita è il potere che guarisce, l’uomo di oggi ha perso la capacità di entrare in contatto con sé stesso e la Tecnica Metamorfica offre semplicemente lo spazio vitale e l’ambiente speciale privo di qualsiasi interferenza, giudizio o direzione, all’interno del quale la nostra energia vitale ha la possibilità di fluire liberamente e operare la trasformazione necessaria in quel preciso momento.

Non possiamo incoraggiare la forza vitale, la forza vitale c’è; ma possiamo metterci da parte. Se lascio una ghianda sul tavolo non succederà nulla. Se la metto in terra si scatenerà il potenziale di trasformazione. C’è bisogno di un contatto tra seme e terra. Il contatto per noi sono le dita che toccano i piedi, le mani e la testa della persona che viene a ricevere una sessione.

Cristiana Naldi

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PERCHE’ SIAMO GRASSI, I FIGLI HANNO L’ASMA E LE FIGLIE ADOLESCENTI SONO ALTE UN METRO E OTTANTA? UNA NUOVA E PIU’ MODERNA VISIONE SCIENTIFICA DEL MONDO MICROBICO E’ ORMAI NECESSARIA

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Oggi sappiamo che nel corpo umano il numero delle cellule batteriche supera di 1,3 volte (fino a 10 volte) quello delle cellule umane.
Le infezioni sono la conseguenza di un microbo nel posto sbagliato e al momento sbagliato; ma sul terreno biologico in quel momento più adatto a farlo sviluppare come patogeno.
Conta il terreno biologico individuale, quindi, più del batterio.
Per migliaia di anni le nostre cellule e i microbi hanno vissuto in una simbiosi pacifica che ha garantito l’equilibrio e la salute del nostro corpo.
Ma negli ultimi 70 anni abbiamo affrontato le infezioni batteriche con l’equivalente di un armamentario imponente – un attacco di ampio spettro con un arsenale terapeutico non indifferente contro tutti i batteri indistintamente – invece di cercare di comprendere nelle sfumature della biologia individuale il come coesistere con i batteri, creando una reciproca dipendenza con eventuali periodici e transitori dissapori.
Dato che le popolazioni batteriche si stanno sempre più sviluppando in ceppi resistenti agli antibiotici comunemente utilizzati, è arrivato il momento di riconsiderare il nostro rapporto coi microbi all’interno di nuovi paradigmi scientifici.
La nostra esperienza di medici hahnemanniani a continuo contatto clinico con il paziente, da anni ci fa formulare queste considerazioni, anche grazie alle sempre più moderne scoperte della microbiologia più avanzata e aggiornata.
Il concetto della campana di vetro a cui affidare la salute delle genti diviene oggi sempre più fragile e inefficacie, soprattutto alla luce di una antibiotico-resistenza sempre maggiore e diffusa.
Le considerazioni su questo argomento sono aperte ed in continua evoluzione, ma il medico moderno deve porre in continua discussione le conoscenze che riteneva acquisite, facendo proprie le dimensioni più avanzate del sapere scientifico e medico scientifico in particolare, non valutando il futuro attraverso la misura e i contenuti dei lavori scientifici del passato.
Il rischio, infatti, sarebbe quello di rimanere drammaticamente al palo, incarcerati in visioni vecchie e superate, trasformandoci in novelli Cardinal Bellarmino resi stolti dall’essersi rifiutati di guardare attraverso il connocchiale del moderno Galileo Galilei.

Con piacere, quindi, condividiamo qui di seguito l’interessante articolo  di ANDREA ROSSI (Fonte: La Stampa.it) dal Titolo:
Sempre più allergici e malati. Ma a rafforzare i nostri bimbi saranno i microbi africani“.

Un articolo divulgativo molto utile, soprattutto per i non addetti ai lavori, per comprendere come in campo medico-scientifico stia sempre più emergendo una consapevolezza scientifica e clinica nuova, dalle prospettive di particolare interesse e portata.
Buona lettura!!
F.to Equipe medica Istituto SIMOH
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Fonte Articolo: La Stampa.it del 10.05.2017

“È in atto una migrazione sotterranea, impercettibile, ma tumultuosa e inarrestabile. Valica le frontiere, si muove a cavallo delle persone o degli eventi atmosferici.
Sta scaricando sull’Europa – e sull’Italia che ne è l’avamposto – milioni di microbi, funghi, batteri provenienti dall’Africa.
Non sembrano destinati a distruggerci. Anzi, rischiano di aiutarci a combattere uno dei nostri peggiori – e trascurati – mali: la perdita di biodiversità, nell’ambiente ma soprattutto nel nostro organismo.

Ci stiamo impoverendo. Sempre meno batteri, sempre meno vari. A Firenze, un team di ricercatori studia da anni i microrganismi del nostro corpo basandosi sui big data ricavati da sequenze di Dna.

«L’industria alimentare e i suoi processi, la sanificazione, l’utilizzo massiccio di antibiotici negli allevamenti hanno contribuito a debellare molti agenti nocivi, ma hanno finito per estirparne anche di essenziali», rivela Duccio Cavalieri, professore al dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.

«Un esempio sono i probiotici, che acquistiamo per reintrodurre nel nostro corpo elementi un tempo naturalmente presenti».

Aver eliminato funghi, batteri, microbi sta contribuendo all’esplosione di malattie auto immuni, infiammazioni, allergie.

«Il sistema immunitario fin dalla nascita si abitua a riconoscere i microrganismi buoni da quelli che non lo sono», spiega Carlotta De Filippo, microbiologa all’Istituto di Biologia e biotecnologie agrarie del Cnr di Pisa. «Tuttavia, poiché la varietà microbica con cui entra in contatto è sempre minore, reagisce a ogni novità come se fosse patogena. E sviluppa infiammazioni».

Si spiega così il boom dei malanni del nuovo millennio. E perché molti – che fino a vent’anni fa insorgevano in persone adulte – attacchino sempre prima.
Il numero di bambini soggetti ad allergie alimentari è schizzato del 20% in dieci anni: in Italia uno su venti – secondo l’Organizzazione mondiale dell’allergia – ne soffre.

Tra 6 e 12 anni, il 7% ha dermatite atopica, il 15% di rinite allergica e il 9% di asma. Stesso discorso per le malattie auto immuni, come il morbo di Chron: il 25% dei nuovi casi ha meno di vent’anni.

La diffusione delle infiammazioni croniche intestinali è raddoppiata nell’ultimo decennio, con 8 bimbi su 100 mila colpiti e un’età di insorgenza scesa a 10 anni.
E ancora: artriti reumatoidi, coliti ulcerose, sclerosi multipla, diabete di tipo 1. «La correlazione tra la diffusione e precocità di questi mali e la riduzione della varietà microbica è assodata», assicura De Filippo.

Siamo diventati fragili. Meno ricchi. Una ricchezza di cui l’Africa, da cui moltitudini cercano di fuggire, abbonda. La grande migrazione, tra i tanti effetti, potrebbe celarne uno finora poco indagato: milioni di batteri stanno invadendo l’Italia.

Nelle popolazioni africane si annida una grande quantità (e varietà) di microrganismi che il nostro mondo ha perso. I ricercatori fiorentini l’hanno scoperto mettendo a confronto alcuni bambini toscani con coetanei del villaggio Boulpon, nel Burkina Faso. «Hanno il triplo di acidi grassi a catena corta, antinfiammatori naturali», racconta Cavalieri. E soprattutto hanno concentrazioni di patogeni inferiori: l’Escherichia (responsabile di cistiti, infiammazioni alle vie urinarie) è presente in misura quattro volte superiore nei bambini italiani, la Salmonella otto volte tanto, la Shigella (dannosa per l’intestino) sette volte, la Klebsiella (agente delle infiammazioni alla vie aeree, come la polmonite) quasi quindici.

La differenza sta nei nutrimenti: fibre, amido non raffinato e altre fonti vegetali, pochi grassi animali, ma soprattutto niente industria alimentare. «I bambini africani vivono  in un ambiente fortemente contaminato», ragiona il professor Cavalieri. «Eppure i principali patogeni umani si ritrovano in quantità decisamente minori, perché hanno una ricchezza microbica che li difende. Noi non ce l’abbiamo più».

Le popolazioni africane potrebbero aiutarci a recuperarne una parte. Nell’ecosistema sta già accadendo qualcosa di simile. Nel 2014 una nevicata ha riversato sulle Dolomiti grandi quantità di sabbia del Sahara. Non era la prima volta ma quell’anno il gelo ha cristallizzato per mesi l’ambiente. La sabbia conteneva milioni di funghi e batteri: intere famiglie si sono trasferite, oltrepassando il deserto e il Mediterraneo, per colonizzare le Alpi. Il disgelo le ha riversate nell’arco di poche ore. Poteva essere una catastrofe. Invece no. Un gruppo di ricercatori (Cnr, Fondazione Edmund Mach, atenei di Firenze, Innsbruck e Venezia) ha prelevato campioni dal suolo dolomitico e li ha analizzati per tre anni. Per scoprirne l’origine, hanno ricostruito le traiettorie atmosferiche e il Dna dei microrganismi ritrovati, confrontandoli con dati campionati in tutto il mondo. Il risultato è sorprendente: i microrganismi sub-sahariani si sono adattati all’ambiente alpino e, anziché stravolgerlo, lo stanno arricchendo. «Questi eventi sono la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, saranno sempre più frequenti», spiegano i coordinatori del team, Cavalieri, Tobias Weil e Franco Miglietta. «Andranno monitorati nel tempo ma per ora possiamo dire che gli effetti positivi sono prevalenti rispetto a quelli problematici».

Lo stesso – fatte le dovute proporzioni – potrebbe accadere agli esseri umani. In fondo anche noi siamo un ecosistema: in una persona di 70 chili, i microrganismi ne valgono almeno 2. I nostri sono sempre più standard.

TECNICA METAMORFICA E UNITA’

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Abbiamo la necessità di ricongiungere le energie individuali a quelle universali, di entrare in contatto con la nostra fonte suprema che ci dona forza e potere, di riconnetterci al regno dello spirito per riceverne aiuto e sostegno.
L’albero, con le sue radici che affondano nella terra e i suoi rami protesi verso il cielo è il simbolo che collega la Terra con il Cielo, l’individuo con l’Universo, è l’individuo che si collega con il tutto. Nel momento in cui viviamo nella verità, onestà, chiarezza siamo in comunione con la parte sacra di noi, consapevoli del fatto che la vita, in ogni sua manifestazione è sacra. Non abbiamo bisogno di dogmi, di religioni, di maestri, di assoluzioni perchè sappiamo che tutto parte da noi e che tutto è dentro di noi.

Se accettiamo di morire alle vecchie forme che ci costituiscono, se accettiamo di morire alle abitudini e ai condizionamenti da noi trattenuti e moriamo alle esperienze e memorie passate, possiamo rinascere e vivere rinnovati. La coscienza e la luce non sono mai legate al passato, quando irrompono nella nostra consapevolezza annullano tutti i programmi precedenti in modo da poter accedere ad un nuovo piano di coscienza.

“Il senso di responsabilità e la giustizia sono elementi del nostro essere forgiati nel fuoco del movimento dinamico del Principio di Corrispondenza. La parola ‘corrispondenza’ viene dal latino cum respondere il cui significato etimologico sta per ‘garantire, promettere o impegnarsi’. Questo mette in luce una particolare abilità presente negli esseri umani, cioè la responsabilità cosciente…E’ importante mettere in chiaro la differenza fra ‘prendersi la responsabilità’ ed ‘essere responsabili’. Le due azioni hanno luogo a livelli completamente diversi. Per prendersi una responsabilità, si deve proiettare attraverso la propria mente uno scopo dopo aver considerato una strada da seguire. Questo movimento sarà sempre limitato poichè la mente è limitata. Essere responsabile significa esercitare la propria capacità di rispondere sul momento a qualsiasi fatto o situazione si presenti effettivamente: implica un’acuta attenzione al fatto e una disponibilità a lasciare che il fatto sia, consentendo che questo trovi la sua direzione di liberazione o di trasformazione. Noi sappiamo che il potere del fatto è sufficiente a trasformarlo dall’interno. Questo significa anche non attaccamento ad alcuna particolare forma o struttura, sia essa famiglia, religione o nazionalità”. Gaston Saint Pierre I Principi Universali

Nella Tecnica Metamorfica e nella vita attraverso il lavoro con il Principio della Corrispondenza entriamo in livelli più sottili, questo principio può essere correlato all’idea di passaggio, il movimento di trasformazione da uno stato ad un altro. In quanto esseri umani essendo il passaggio mediato spesso da simboli, e rappresentando il piede, sia in ambito religioso che rituale, un potente simbolo per risvegliare la coscienza divina, mediante il tocco del piede possiamo risvegliare il grande potere della trasformazione.

Cristiana Naldi

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SINTOMI CARDIACI ED ALIMENTI

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Il cuore che batte al parossismo o che salta nel petto nei momenti più impensati ha sempre messo in allerta pazienti e medici. Si tratta di fenomeni che possono dipendere da anomalie elettriche o anatomiche del cuore, ma spesso non vengono comprese fino in fondo nelle loro cause e solo trattate sintomaticamente.

Ultimissime ricerche hanno permesso di comprendere che molte aritmie cardiache sono strettamente correlate a citochine infiammatorie come TNF-alfa, BAFF, IL6 e altre ancora.

Che si tratti di palpitazioni, di fibrillazione atriale, di tachiaritmie o di extrasistoli, la possibilità che il fenomeno si facilitato o addirittura scatenato dall’incremento di alcune specifiche citochine è sempre più dimostrato.

Questo risulta dalla pubblicazione nel febbraio 2017 su Trend in Cardiovascular Medicine della documentata azione del TNF-alfa nelle aritmie della malattia cardiaca di Chagas (Cruz JS et al, Trends Cardiovasc Med. 2017 Feb;27(2):81-91. doi: 10.1016/j.tcm.2016.08.003. Epub 2016 Aug 11) oppure dalla pubblicazione su PLoS One nel 2016 da parte di un gruppo di ricerca cardiologico statunitense della evidenza che nella fibrillazione atriale la presenza di IL6 (interleuchina 6) sia un fattore predittivo indipendente da altre comorbidità (Amdur RL et al, PLoS One. 2016 Feb 3;11(2):e0148189. doi: 10.1371/journal.pone.0148189. eCollection 2016).

Significa che l’infiammazione, comunque indotta (e per noi quella alimentare è di fondamentale importanza), è in grado di facilitare o indurre in modo autonomo le alterazioni del ritmo cardiaco.

Si tratta di effetti che vanno oltre agli stimoli “farmacologici” diretti esercitati da alcuni cibi o da alcune bevande, come la caffeina, l’alcol, i formaggi e certi cibi molto fermentati (ad esempio le banane molto mature). Parliamo di effetti dovuti allo stimolo infiammatorio e alla azione delle citochine provocate dal contatto con il cibo.

Una  ricerca statunitense del 2016 ha dimostrato in modo preciso che anche le pericolose aritmie postinfartuali, quelle che insorgono dopo un fatto ischemico o un infarto cardiaco, possono dipendere dalla presenza di citochine specifiche e non solo da un fenomeno elettrico, come si era continuato a pensare fino a poco tempo fa.

Le ricerche condotte in ambito allergologico negli anni 80 e 90 dell’ultimo secolo, quando ancora si usava il termine ormai in disuso di “intolleranza alimentare”, avevano già messo in evidenza che la presenza di una ipersensibilità alimentare potesse determinare fenomeni anche molto evidenti di alterazione del ritmo cardiaco.

De Luca nel 1990 aveva pubblicato i risultati di una ricerca con la quale aveva studiato con metodica “Holter” (rilevando in continuo per 24 ore il ritmo cardiaco) bambini con ipersensibilità già nota, effettuando prove di carico a livello intestinale. Il suo studio evidenziò un innalzamento della frequenza cardiaca esattamente contemporaneo alle reazioni di tipo intestinale e polmonare dovute alla reattività alimentare, molto evidenti durante la fase di challenge o di carico (De Luca L et al, Pediatr Med Chir, 1990; 12; 2: 139-145).

Questo fatto confermava, già allora, che alcuni fenomeni di disturbo del ritmo cardiaco che non fossero causati da anomalie specifiche del cuore potessero dipendere da uno stimolo infiammatorio indotto, a livello intestinale, dall’incontro col cibo. Significa che misurare il livello di infiammazione e comprendere il profilo alimentare di una persona può viceversa contribuire (con la dieta corretta) alla guarigione o al miglioramento di queste forme.

Un altro  fenomeno cardiologico drammatico che ora vede coinvolte le citochine infiammatorie è la cosiddetta “Sindrome del Q-T lungo” che è causa di molte aritmie gravi e sembra essere correlata ai casi di cosiddetta “morte in culla”.

Già nel 1989 Petrus, in uno studio francese pubblicato su Allergie et Immunologie, aveva descritto un caso di morte in culla ascrivibile specificamente a un fenomeno elettrico indotto dalle reazioni infiammatorie dovute ad una allergia al latte vaccino (Petrus M et al, Allerg Immunol (Paris). 1989 Feb;21(2):77-8).

In medicina le conoscenze sul cibo hanno però bisogno di molti anni per arrivare a una maggiore definizione e infatti nel novembre 2015 è stata pubblicata una review su In Vivo che descrive gli effetti delle differenti citochine infiammatorie (tra cui anche quelle correlate all’alimentazione) in grado di interferire sul ritmo cardiaco determinando un allungamento del tempo Q-T (Sordillo PP et al, In Vivo. 2015 Nov-Dec;29(6):619-36).

Questi studi aprono moltissime possibilità di diagnosi e di terapia. Basti pensare alla possibilità di impostare il giusto e personalizzato schema di alimentazione in ogni persona che abbia avuto un infarto, fin dai primi momenti post ischemici, oppure pensare ad una dieta preventiva che possano seguire le mamme che allattano nei primi mesi in cui il rischio di “torsione di punta” è maggiore.

Sappiamo con certezza che le diete “giuste” non sono più diete “standard”, ma diete che considerino i profili alimentari personali e i livelli individuali di infiammazione: ad ogni persona la sua dieta.

Quindi  dobbiamo aggiungere alcuni disturbi cardiaci alle patologie autoimmuni come a Morbo di Crohn, colite ulcerativa, rosacea, psoriasi, tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide e altre ancora) dove si è vista una strettissima connessione con il tipo di alimentazione, che come sappiamo è in grado di fare crescere i livelli di BAFF e di indurre numerose malattie con questo correlate.

Va sempre considerata anche la importante componente emotiva che guida spesso forme aritmiche non infiammatorie o che complica quelle infiammatorie, ma si tratta di una indicazione che trova applicazione in tutti i campi della medicina.

La buona notizia è che i livelli di citochine infiammatorie si possono oggi misurare con molta più facilità di un tempo e una semplice analisi può aiutare a definire il piano alimentare individuale che aiuti a ridurre l’infiammazione e contribuire al controllo di questi fenomeni.

Di fronte ad una aritmia cardiaca non motivata da cause anatomiche o elettriche ben definite, con una sintomatologia non univoca e priva di possibili basi organiche, la ricerca della infiammazione da cibo e di una modalità alimentare personalizzata è non solo plausibile, ma ora, su base scientifica, sta diventando necessaria.

Utilizzando l’approccio della medicina funzionale è possibile determinare molti dei fattori di sovraccarico che portano ad esprimere un aumento delle citochine infiammatorie. Eliminare i fattori disturbanti ed effettuare una terapia di controregolazione di queste citochine permette di affrontare non farmacologicamente molti sintomi e disturbi che vengono avvertiti a livello cardiaco.

ANSIA: IL MALE DEL NUOVO MILLENNIO

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Una strana oppressione che stringe la gola, uno stato di allerta generalizzato di cui non si sa il perché. Sono questi alcuni dei tanti modi con cui si manifesta l’ansia oggi. A volte è l’incontro con il nuovo ad innescare nelle persone uno stato di inquietudine: l’incertezza di non poter gestire qualcosa che ancora non si sa come sarà.
L’ansia, la tristezza, la vergogna sono solo alcune delle molteplici emozioni che sovente sconfinano le une nelle altre.
Le emozioni rientrano in quei processi intrapsichici che svolgono nell’uomo una funzione di adattamento. L’origine della parola “emozione” (ex-movere, muovere fuori) ci conduce al movimento del “portare fuori”. Ed  è sovente attraverso la somatizzazione nel corpo che portiamo fuori le nostre emozioni.

L’ansia, tra le tante manifestazioni possibili, è quella che maggiormente può stravolgere il linguaggio del corpo.  Questo stato di tensione, per un periodo indefinito, spesso improvviso, che può salire o scendere, a volte arriva a travolgerci, altre a mantenerci tesi in uno stato di conflitto che spesso resta lì, sospeso.
Se l’ansia, dal latino angere, rimanda allo stringere, l’angoscia, sempre dal latino angustia, si traduce con ” strettezza”.
Se l’ansia porta con sè qualcosa di vago, improvviso o continuato e indeterminato, la paura tende generalmente ad orientarsi su una situazione concreta e si fa problematica quando ogni giorno aumenta di intensità e  prende più spazio.
In questi casi la crisi d’ansia acuta può insorgere all’improvviso, come un episodio isolato, e sfociare nel panico travolgendo una condizione di vita che, fino ad un istante prima, pareva scorrere liberamente.

Una delle forme d’ansia che si presenta slegata da situazioni specifiche manifestandosi attraverso differenti sintomi è la cosiddetta ansia generalizzata. Questo tipo di disturbo si caratterizza per la presenza di un’ansia d’attesa che riempie il quotidiano estendendosi nel tempo e facendosi presente in maniera continua tra i pensieri del soggetto. In parallelo sul versante corporeo si possono affiancare vertigini, un aumento del battito cardiaco, tremori e disturbi respiratori.
Il corpo diventa il palcoscenico sul quale le nostre dinamiche interne ed esterne arrivano ad esprimersi. E il corpo ha una funzione importante non solo nella vita sociale, ma anche in rapporto a sé stessi.

Quando si è ansiosi una delle prime sensazioni correlate è la paura, seguita da tensione, da percezione della testa che si fa dolorante, a mal di stomaco, ecc. I sintomi fisici traducono così i messaggi nervosi inviati dal cervello nelle varie aree del corpo.
Quando l’ansia diventa panico contestualmente trascina con sè la componente somatica. Il senso di soffocamento, l’aumento della sudorazione e della temperatura corporea, i disturbi del sonno, l’affaticabilità, la difficoltà a concentrarsi sono alcuni dei correlati somatici cui l’ansia può accompagnarsi.

L’attacco di panico è uno dei più diffusi disturbi d’ansia. Le persone colpite riportano esperienze di terrore intenso e improvviso che sfocia nella paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. Il timore di un nuovo attacco può arrivare a limitare la libertà del soggetto che può rifiutarsi di uscire di casa, di guidare, di avvicinarsi a tutte le situazioni potenzialmente ansiogene.

Un’altra forma di reazione d’ansia, che vede la persona centrata su oggetti specifici che tenta di evitare è la fobia. Alcune delle fobie più comuni condivise da un alto numero di persone sono ad esempi l’agorafobia (paura degli spazi aperti) e la claustrofobia (paura degli spazi chiusi).
Ogni esperienza fobica porta con sé il timore del confronto con l’oggetto o la situazione che può attivare l’ansia. Si mette in moto così l’anticipazione di un fatto che non si è ancora realizzato, ma è vissuto come se lo fosse. Ne consegue un evitamento della situazione-stimolo ed un successivo ritiro sul piano sociale.

Spesso le persone arrivano in studio quando percepiscono l’ansia come “anormale”, spropositata rispetto alla realtà, persistente anche in situazioni non stressanti o più semplicemente insensata.

L’angoscia è uno stato che può portare a risvegliare risorse interiori inimmaginabili che  altrimenti potrebbero rimanere imprigionate.
L’ansia e le sue forme possono sfidarci a percepire l’importanza del prenderci cura di noi. La paura in molte situazioni risulta moderata dall’apertura di uno spazio protetto in cui potersi fermare, guardarla e, nel tempo, vederla ridursi.
Decidere cosa fare delle nostre ansie può significare decidere quale atteggiamento assumere nei confronti della vita. E proprio lì, tra il silenzio e la parola, liberiamo le nostre emozioni nel cammino prezioso di apertura alla vita e della cura di sé.
Attraverso l’approccio terapeutico della Medicina Funzionale è possibile valutando lo stato psico-emozionale del paziente,  impostare un percorso di terapia che aiuti non solo a gestire al meglio il sintomo ma attraverso l’analisi arrivare a determinare le cause più nascoste che si manifestano attraverso lo stato ansioso.
Con l’applicazione della tecnica dell’agopuntura si può modulare il disturbo e riequilibrare l’assetto energetico del paziente portandolo a recuperare lo stato di benessere precedente l’insorgenza dell’ansia.

Dott. Mauro Piccini

I GLOBULI OMEOPATICI STUDIATI AGLI ULTRAVIOLETTI PER VERIFICARNE IL CONTENUTO

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I granuli e i globuli omeopatici vengono spesso definiti “palline di zucchero”. Effettivamente sono costituiti da saccarosio ed eventualmente lattosio. Ma questi zuccheri sono solo i vettori del farmaco omeopatico. Infatti il farmaco omeopatico viene preparato partendo da una sostanza lasciata macerare in alcool. Così si ottiene la tintura madre. Questa a sua volta viene diluita 1/100 per ottenere le diluizioni CH e 1/10 per ottenere le DH. In base al numero di diluizioni otteniamo i vari dosaggi 9CH, 7DH, 200CH ecc. Ad ogni diluizione fatta si esegue anche la succussione, cioè la bottiglia contenente il farmaco viene agitata con modi e tempi standardizzati secondo la Farmacopea Europea. A questo punto abbiamo il farmaco omeopatico. All’aumentare delle diluizioni diviene sempre più improbabile incontrare molecole della sostanza di partenza. Quando si supera la 12CH non c’è più traccia della sostanza di partenza.

Quindi come fa a funzionare l’omeopatia?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo affidarci alla fisica. Ed è quello che hanno fatto due ricercatrici dell’università di Berna (Svizzera) dott.ssa Klein e dott.ssa Wolf. Hanno deciso di verificare i globuli omeopatici studiati agli ultravioletti Questo studio è stato pubblicato su Pub Med a febbraio 2016. Queste ricercatrici hanno preso globuli di Aconitum napellus, Belladonna, Phosphurus, Sulphur, Apis mellifica e Quartz a sei diverse diluizioni (6DH, 12DH, 30CH, 200CH, 200CF e 10000 CF (CF, centesimali a flusso discontinuo). Hanno sciolto questi globuli in acqua. Poi hanno sciolto in acqua globuli neutri e globuli impregnati di una soluzione acqua/alcool che ha subito le stesse succussioni dei farmaci omeopatici. A questo punto hanno fatto passare attraverso queste soluzioni luce ultravioletta ed hanno misurato le differenze di assorbimento di questa. Quindi i globuli omeopatici studiati agli ultravioletti hanno mostrato attività. Cercherò di essere più chiara. E’ come avere un vetro. Misuro la luce che passa attraverso questo. Se metto un adesivo sul vetro rilevo una differenza. Se strappo l’adesivo in malo modo avrò ancora colla sul vetro e quindi se misuro il passaggio della luce sarà diverso da quello sul vetro pulito.
I globuli omeopatici mostrano il contenuto

Le nostre ricercatrici hanno rilevato proprio questo. L’assorbanza (questo è il termine tecnico corretto) delle soluzioni che contenevano Apis, Sulphur e Aconitum era diversa da quelle di controllo. Ed era diversa anche alle diverse diluizioni. Quindi, nonostante la totale assenza di materia qualcosa era successo. Decisamente I globuli omeopatici studiati agli ultravioletti davano spettri diversi. La luce ultravioletta passava attraverso quella soluzione in modo diverso.
Questo studio è stato condotto con un grande rigore scientifico (vi invito a leggerlo) ed è stato pubblicato su Pub Med, banca dati gratuita e online. Raccoglie circa 16 milioni di citazioni di articoli scientifici, di ambito biomedico o di scienze affini, dal 1950 ad oggi. Il valore scientifico delle informazioni è garantito dalla selezione umana dei contenuti condotta da qualificati comitati scientifici. Quindi quando un articolo scientifico è pubblicato su Pub Med la sua validità è riconosciuta a livello mondiale.