Fiori di Bach: Rescue Remedy

 Parola chiave: Emergenza

Livello transpersonale
Si tratta della combinazione di cinque essenze: Roch Rose, Impatiens, Clematis, Cherry Plum e Star of Bethlehem. Rescue Remedy è un marchio originale protetto, perciò ogni produttore è costretto a chiamarlo in maniera diversa.
Si tratta di una combinazione principalmente transpersonale, perchè non si relaziona con alcun tipo di persona, bensì con determinate circostanze.
Il suo obiettivo è essere d’aiuto in situazioni che rappresentano un’emergenza, un trauma o uno schock, sia fisico che psichico, grande o piccolo che sia. L’idea originaria fu quella di risolvere la maggior quantità possibile di situazioni di emergenza con una formula standard, cosa che rappresenta un’eccezione all’interno del sistema floreale.
Esistono due requisiti imprescindibili per accedere a questa èlite floreale, a questo reparto d’assalto per situazioni d’emergenza:

a) Azione rapida. Si tratta di una formula per le urgenze.
b) Ampio spettro d’azione. Deve servire per agire in tutte le emergenze di tutti gli esseri viventi.

L’effetto del Rescue Remedy (RES) è dato sia dall’azione di ognuno dei suoi componenti che dal prodotto della somma di cinque energie compatibili che lavorano in sinergia in uno stesso flacone. Il motivo della presenza di ognuna delle essenze nella formula è il seguente:

Star of Bethlehem: Per il trauma e per ripararne le conseguenze.
Clematis: Per lo scoraggiamento e lo stordimento di uno shock. Per l’apporto energetico   necessario in molti processi di riparazione.
Rock Rose: Per il panico e la brusca paralizzazione che si verifica nei primi momenti di molte situazioni di allarme
Impatiens: Per lo stress, l’accellerazione e l’ansia. Per il dolore e l’infiammazione.
Cherry Plum: Per la mancanza di controllo o la paura di perderlo.

Il RES è una vera e propria formula di compensazione energetica, in un certo senso un modo per cavarsela in attesa di un trattamento di fondo.
L’elenco di situazioni che possono essere trattate con il RES sarebbe interminabile, ma vediamone alcune: incidenti, aggressioni, dolori, infiammazioni, cattive notizie, discussioni violente, forte tensione fisica o psichica, stordimento, agitazione, ansia, angoscia, stress, crisi nervose, svenimenti, affrontare situazioni impegnative come parlare in pubblico, colloqui che suscitano paura o ansia, esami, parto, interventi chirurgici, cure dentarie ecc.
Come si nota in questo elenco non si deve utilizzare RES solo in momenti estremamenti difficili. Infatti, Chancellor riporta casi in cui lo consiglia per esempio nei bambini piccoli che mostrano cambiamenti di comportamento (a volte quasi irrilevanti), perchè questi ultimi sono l’evidenza di scombussolamenti energetici che potrebbero portare in futuro alla malattia.
Anche all’inizio di una malattia infettiva, quando compaiono febbre e malessere, può essere di grande utilità, con l’aggiunta di Crab Apple.
Anche gli animali possono beneficiare del RES, e in effetti per loro è il rimedio più prescritto. La formula si può aggiungere all’acqua o ai pasti che consumano.
Anche nel caso delle piante si può ricorrere a questa formula. Un cambiamento di vaso e molte altre situazioni possono significare un trauma importante per la pianta, perciò bisognerà somministrare loro RES e Walnut, aggiungendole all’acqua d’irrigazione e, a volte, vaporizzandolo sulle foglie.
Il RES si può assumere dal comune flaconcino contagocce come gli altri rimedi oppure direttamente in bocca (2 gocce per volta dal flaconcino stock) o anche in un bicchiere d’acqua (4 gocce), precisando di berlo a piccoli sorsi intervallati. La frequenza di assunzione varia a seconda del caso: da ogni 30 secondi o meno (fino alla stabilizzazione del quadro) fino a 6 volte al giorno, in casi più cronici.
Quando la persona è incosciente, le si possono inumidire le labbra con alcune gocce di RES, mettergliele dietro le orecchie, sui chakra o sui polsi.
Il RES dovrebbe essere presente in tutti gli armadietti domestici dei medicinali, perchè può essere un valido rimedio per una vasta gamma di problematiche. Molte persone che non conoscono il sistema floreale di Bach sono assidui utilizzatori del RES, sia in gocce sia in crema. Esiste un Rescue Remedy in crema, preparato con l’aggiunta di Crab Apple. E’ concepito per trattamenti localizzati e unisce all’effetto detraumatizzante del RES l’effetto purificatore e depurativo di Crab Apple.
Risulta di grande efficacia in scottature, traumatismi, distorsioni, patologie dermatologiche acute molto diverse, punture d’insetti, allergie e molti altri casi.
In realtà, il RES è una meravigliosa formula sintomatica per cavarsela in una moltitudine di situazioni complicate, uno strumento accessibile ed economico che offre sollievo nei momenti duri e addirittura drammatici. Ma bisogna anche ricordare che costituisce una soluzione momentanea, in attesa di un trattamento floreale personalizzato.
In ogni caso, il RES dovrebbe far parte di tutti gli armadietti domestici dei medicinali…e di tutti i servizi sanitari di emergenza.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Rock Water

Descrizione originale di Bach
Per quelli che sono molto rigidi nel loro modo di vivere. Si negano molte delle gioie e dei piaceri della vita perchè ritengono che possano interferire nel loro lavoro. Sono severi maestri con se stessi. Desiderano essere sani, forti e attivi e faranno qualsiasi cosa reputano necessaria per conservare questa condizione. Sperano che il loro esempio induca gli altri a imitare le loro idee per diventare alla fine migliori.

Parola chiave: Ossessività, repressione, rigidità morale, puritanesimo, dogmatismo, metodocità, desiderio di essere preso ad esempio, sublimazione, perfezionismo, ascetismo, fanatismo, il martire, colui che porta il cilicio, cristallizzazione, rigidità statica, durezza.

Livello tipologico
E’ l’unica essenza che non deriva da un fiore, ma è acqua proveniente da diverse sorgenti, tanti quanti sono i produttori.

Si tratta di persone rigide e dure, con un’esagerata brama di perfezione. Sono severe con se stesse e hanno punti di vista rigorosi e inamovibili. Molto represse, sono totalmente incapaci di godersi la vita, che dirigono verso il raggiungimento di determinate mete con dedizione esclusiva e una grande durezza, privandosi dei piaceri e rifiutando tutto ciò che secondo loro li allontanerebbe dagli obiettivi. Vivono una concezione ascetica e severa dell’esistenza.
Reprimono pensieri, sentimenti e azioni per non cadere in tentazioni che li potrebbero distogliere dai loro rigidi obiettivi. Se cedono a causa degli alti e bassi della vita, immediatamente nasce in loro il senso di colpa e l’autorimprovero, oltre ad una sensazione di sporcizia, vergogna e impurità. Questi sentimenti, già molto radicati, si accentuano di fronte alla possibilità di qualsiasi “depravazione”. Sono, in realtà, dei puritani .
Nella maggior parte dei casi, si arriva a Rock Water (RWA) da uno stile di personalità ossessivo (ossessivi puritani). Come in tutti gli ossessivi, vi è una lotta interiore permanente tra l’obbedienza e la sfida. Generalmente hanno ricevuto un’educazione troppo rigida e repressiva dove per sopravvivere era necessario sviluppare un ferreo controllo emozionale, reprimendo una serie di impulsi catalogati come sporchi e inadeguati. Molti sono cresciuti con un forte senso di colpa e una grande paura di perdere il controllo, insomma, con una notevole insicurezza e indecisione.
Degli ossessivi puritani, Millon scrive: “I loro istinti e impulsi sono così forti, ma nello stesso tempo reagiscono contro di essi con una tale intensità, che li porta a cercare protezione nella giustizia divina per purificarsi, trasformarsi e contenersi. La maggior parte sente la continua pressione di impulsi aggressivi e sessuali ripugnanti e irrazionali e adotta uno stile di vita ascetico e austero che gli proibisca i suoi oscuri impulsi e le fantasie.  Le emozioni  in questi casi risultano inaccettabili per il soggetto e vengono canalizzate in comportamenti approvati socialmente. Questo meccanismo di difesa è noto come sublimazione.
Vivono secondo teorie e dogmi troppo rigidi, invece di accettare con generosità e indulgenza le debolezze e i limiti umani. Il dogma costituisce sempre il salvavita degli insicuri.  Questo spiega perchè RWA soffra di una bassa autostima e manchi di autoaccettazione.
Molti RWA si creano un automodello di perfezione o ricorrono a qualche modello preesistente, per esempio una corrente religiosa o un suo equivalente. La meta da raggiungere, oltre che di natura religiosa, può essere spirituale, sportiva, alimentare, politica, estetica e così via. Quindi, per essere un vero RWA si deve possedere un requisito indispensabile: l’autorepressione. Sempre pronta a censurare e contenere gli impulsi naturali che cospirano contro la meta prescelta. In realtà, la meta sublimata è solo un pretesto per contenere gli impulsi “ripugnanti” che li tormentano.
Da qui deriva il loro alto livello di repressione e paura di perdere il controllo.
A differenza di altri ossessivi all’origine di RWA ci può essere una maggiore repressione degli aspetti sessuali e morali. In molti casi il puritanesimo dipende da un modo integralista di concepire la religione. Ma questo non è un requisito obbligatorio, perchè negli ultimi decenni lo stantio puritanesimo religioso è stato sostituito in gran parte da quello sportivo e politico. Esistono in parte non pochi RWA nelle palestre, molti ultranazionalisti e persino stalinisti. Anche altri sostituti delle religioni convenzionali hanno conquistato la loro fetta di mercato, ma mostrano lo stesso integralismo fanatico: sette pseudoreligiose, correnti alimentari, ecc. Sono le varie tendenze socioculturali di ogni epoca a canalizzare gli individui con queste caratteristiche di ossessività verso le offerte esistenti in quel momento.
RWA cerca di proteggersi da pensieri e tendenze “pericolosi” conducendo una vita metodica e rituale dove non può accadere alcun imprevisto. La sua capacità di adattamento è inesistente.
Visti dall’esterno appaiono un pò strani: troppo rigidi e freddi, riservati, meccanici e per niente spontanei, incapaci di rilassarsi e captare l’atmosfera emozionale interpersonale. Usano un linguaggio troppo metallico, senza sfumature emozionali. Da buoni ossessivi, sono molto perfezionisti e scrupolosi, terribilmente ordinati, metodici e affettati. La maggior parte sono avari e meschini dal punto di vista materiale.
I soggetti RWA possono arrivare a trasformarsi in martiri, mettendosi alla prova con discipline disumane. L’ascetismo passa naturalmente per la privazione di ciò che considerano piaceri impuri e debilitanti dello spirito, come il sesso, l’alimentazione, l’ozio o direttamente il divertimento. Possono persino mortificarsi, perciò ho deciso di mantenere nelle parole chiave “colui che porta il cilicio”, immagine che allude alle discipline che spingevano o spingono i devoti a martirizzare le loro carni con alcuni strumenti di tortura.
Un’altra caratteristica importante in RWA è la sua pretesa di servire da esempio agli altri. Una filosofia degna come il vegetarianesimo non nasce in RWA in modo naturale, guidata cioè dall’amore per gli animali o per la natura, o come scelta ecologica di impegno, salute e crescita personale, bensì piuttosto come un bisogno di sentirsi superiore agli altri per via della sua grande mancanza di sicurezza.
Un problema aggiuntivo è che, oltre ad essere dogmatici e intransigenti, possono essere fanatici e integralisti come gli antichi inquisitori o specializzarsi nella pignoleria, diventando burocrati implacabili che amano complicare la vita agli altri.
Li possiamo trovare in tutti i settori, dove rispetteranno e faranno rispettare le regole e le leggi a qualsiasi prezzo. Il fatto di non disobbedire alla legge non significa affatto che siano etici. Hanno dentro molta ira e risentimento da riversare sugli altri.
L’aggressività dei RWA si spiega con la rabbia interiore che sentono nel doversi reprimere. Sono dediti a seguire le regole, ma nello stesso tempo provano risentimento nell’essere così limitati da queste e li irrita ancor di più che gli altri possano infrangerle. Spostano così la loro ostilità verso l’esterno. La maggior parte dei RWA sono eccessivamente critici verso le imperfezioni degli altri e quasi sempre dispregiativi con chi sta “sulla buona strada”.
L’attitudine mentale di RWA spesso si manifesta in modo fisico mediante mancanza di elasticità, rigidità varie e articolari.
Dal punto di vista emozionale è freddo e poco – o per niente – espansivo, perchè la vita affettiva potrebbe rappresentare un ostacolo per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Per questo motivo, cercherà  (se è quello che cerca) partner sentimentali che seguano le sue stesse regole e abbiano obiettivi simili,  ma indubbiamente l’aspetto sessuale delle relazioni intime rimane di solito qualcosa che li ripugna.

Roch Water come stato
RWA è tutto il contrario della dispersione, perciò alcuni adolescenti o giovani possono, in qualche momento della vita, oscillare al polo opposto in cerca di compensazione. Anche altre personalità insicure possono cercare di diventare per un breve tempo dei RWA, giustificando così il loro isolamento difensivo.
L’essenza si può usare inoltre quando una persona presenta comportamenti irremovibili, per esempio nel caso di genitori nei confronti dei figli o viceversa, liti familiari o simili, anche se chi l’assume non corrisponde al profilo RWA.

Livello spirituale
Per la Scheffer: “Il suo errore consiste nell’avere una grande ostinazione e obiettivi un pò materiali completamente equivocati. Egoisticamente vorrebbe imporre un’evoluzione, ma confonde l’effetto esterno con la causa interna. Ignora che un effetto esterno, per esempio un cambiamento nel modo di vivere, si produce da sè solo quando si creano le condizioni interne affinchè si realizzi.”

Come scive Barnard in questa analogia: “L’acqua sceglie sempre la strada di minor resistenza (…) si può adattare rispondendo al cambiamento, mentre la pietra è quella che si frappone sulla sua strada (…).”
Per Katz e Kaminski, l’essenza “aiuta a sviluppare una maggiore flessibilità interna e, in particolare, una capacità di sentire ciò che è vivo e le correnti impetuose della sua vita emozionale.”
Le descrizioni di autori così prestigiosi sono senz’altro molto interessanti e credo che tutti abbiano ragione nelle loro affermazioni, ma dobbiamo anche tenere in considerazione che RWA non cerca davvero un’evoluzione spirituale, nè un’eccelenza. Tutto sembra un paravento, un pretesto socialmente accettabile e persino ammirato, per nascondere quella serie di pulsioni indegne che lo tormentano.
Le descrizioni precedenti serviranno piuttosto a chi non è RWA come tipologia, ma adotta lo stato con dei presunti fini spirituali. Senza dubbio queste persone cadono in una vera e propria trappola dell’ego. Per Chancellor: “Non si tratta di dominio di se stessi, perchè il vero autodominio deriva dalla dimenticanza dell’essere e non dal concentrarsi su di esso.”
La disciplina che RWA applica a se stesso porta a un inevitabile autoaccentramento. In tal modo, sembra che l’unico a rafforzarsi sia l’ego…proprio il contrario di quello che prevede qualsiasi modello di evoluzione spirituale. In ultima istanza, l’apprendimento non si struttura in base a quando e come decide l’ego, quindi, con il suo atteggiamento pretenzioso e per niente umile, RWA riesce solo ad alimentare l’ego. La volontà di essere perfetto è già un indicatore di RWA. L’anima non pretende infatti che siamo crudeli e tirannici con noi stessi.
Comunque è sorprendente la grande quantità di persone che si credono più spirituali o evolute perchè non fumano, non bevono alcolici, fanno meditazioni ecc. In realtà, come abbiamo sottolineato in altri punti, dagli scritti di Bach si può dedurre che l’evoluzione spirituale dipende molto di più da ciò che che si è, che da ciò che si pretende di essere. Vale a dire, che deriva dallo sviluppo e dall’applicazione di certe virtù o lezioni che sono sempre, assolutamente sempre, legate ad un elevato livello di autocoscienza ed empatia, entrambe basilari per una buona intelligenza emozionale. E non dimentichiamo che i Fiori di Bach sono intelligenza emozionale liquida. Lo stesso veicolo con cui li assumiamo, l’acqua, è un esempio magistrale di flessibilità.
Bach scrisse saggiamente: “Dobbiamo mantenere un pensiero flessibile, perchè le idee preconcette e i pregiudizi non ci privino dell’opportunità di raggiungere una conoscenza più ampia e più nuova. Dobbiamo essere sempre disposti ad aprire la mente e a rifiutare qualsiasi idea, per quanto sia radicata, se l’esperienza ci mostra una verità migiore.”
In conclusione, l’assunzione di RWA, sia quando è una tipologia sia quando è solo uno stato momentaneo, tratta l’autoaccettazione obiettiva e umile, requisito indispensabile per iniziare qualsiasi percorso spirituale.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Beech

Descrizione originale di Bach:
Per chi sente il bisogno di vedere più bontà e bellezza in tutto ciò che li circonda. Questo rimedio aiuta ad acquisire la capacità di vedere cosa c’è di buono anche nelle cose che sembrano loro sbagliate, al fine di diventare più tolleranti, indulgenti e comprensivi nei confronti  delle diverse strade che ogni individuo e tutte le cose percorrono per raggiungere la propria perfezione finale.

Parola chiave: Pretenziosità, arroganza, aggressività, senso di superiorità, disprezzo, rigidità, irritazione, rifiuto, mancanza di capacità di adattamento, intolleranza, critica verso gli altri.

Livello tipologico
Concetto chiave il narcisismo. Si tratta di un individuo che per definizione si considera troppo importante e addirittura grandioso, una persona speciale chiamata ad occupare un posto glorioso, non solo nel futuro, ma con pieni diritti e privilegi particolari nel presente. Data la somiglianza tra il narcisista e le caratteristiche  di personalità Beech, le seguenti descrizioni sono una sovrapposizione di entrambe le tipologie.
Molti Beech sono convinti di essere speciali e unici, credendo così di doversi relazionare solo con persone del loro stesso livello. Disprezzano quelli che considerano mediocri. Olte che presuntuosi, sono vanitosi ed esagerano i loro successi, quando non arrivano addirittura a inventarseli.
Molti sono attivi, affascinanti , ottimisti  e, almeno di primo acchito, anche interessanti. Sono generalmente abili a stabilire contatti, ma non a stringere vere amicizie, perchè il loro atteggiamento sprezzante e spesso critico verso gli altri di solito suscita problemi di relazione. Queste attitudini possono portarli all’isolamento affettivo, perchè è molto difficile che trovino qualcuno alla loro “altezza” intellettuale, artistica, culturale, estetica ecc.
Evidentemente Beech è elitario e teme la dipendenza, che lo trasformerebbe in un essere  vulnerabile e mediocre come gli altri. Molti di loro considerano le regole, le scadenze di lavoro e simili come convenzioni fatte solo per contenere gli altri, ma loro si considerano speciali e pertanto devono avere caratteristiche che li differenzino.
L’isolamento sociale dipende dai successi o dagli insuccessi. Certamente, esistono Beech di talento che possono spiccare in alcuni ambiti: disegnatori di moda, politici, medici, avvocati, attori, scrittori, economisti, sportivi e cosiì via. Diciamo che la nostra ricca  società occidentale premia l’individualismo rispetto all’interesse del gruppo  e offre un terreno idoneo a far prosperare questo tipo di individui, quindi sono intere legioni quelli che vogliono essere “famosi”. Chi riesce a ottenere un frammento di successo vede rafforzato il suo modello negativo con risultati reali, che naturalmente esagera nella sua campagna di autopromozione permanente.  La maggior parte amano l’ostentazione e adorano esibire le loro conquiste, sia che si tratti di successi economici, sia accademici, che sportivi o nobiliari. Molti di questi Beech si trasformano in autentici sfruttatori e credono che quelli che lavorano per loro siano molto privilegiati. In fin dei conti, “gli altri” aspirano semplicemente a migliorare.
Oltre a essere presuntuosi, arroganti, critici e fatui, di solito sono pedanti e affettati, in ogni caso sgradevoli, con tendenza all’antipatia. Riassumendo, l’empatia non è il loro forte.
Molti di loro amano addirittura mettere in risalto gli errori e i difetti degli altri, lo considerano una specie di compito  pedagocico che nessuno però ha richiesto loro.
Naturalmente nel loro sistema di credenze, la gente è un’astrazione, una massa anonima e comunque disprezzabile, soprattutto quando non lo ammirano in modo cieco e incondizionato.
D’altra parte, sono troppo difficili da compiacere, poichè hanno una scarsa capacità di adattamento a cene, luoghi in genere, comportamenti altrui, uscite ecc. Ricordiamo che pensano di meritare un trattamento speciale in tutti i settori della vita.
I Beech pensano di possedere un’ispirazione quasi divina. Queste presunte ispirazioni devono però concretizzarsi, ma i dettagli che portano a questa materializzazione, spesso penosi e umilianti, devono essere svolti da persone di condizione inferiore: mediocri formichine lavoratrici non toccate dalla grazia, che devono oltretutto indovinare cosa il grande uomo – o la grande donna – vogliono dire o pensare. Per questo non desiderano essere consultati nè importunati con banalità, senza dubbio prodotto dalla scarsa intelligenza di chi non comprende la loro genialità, e possono quindi reagire furiosamente.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la presunta genialità dei Beech non corrisponde alla realtà. Le fantasie di grandezza possono essere state utili per affrontare alcune situazioni complicate o sgradevoli o anche per ridurre il livello d’ansia. Molti si servono di un meccanismo mentale: la negazione di tutto ciò che non vogliono ammettere (essere come gli altri, essere sfruttatori, dover lavorare giorno dopo giorno per ottenere le cose ecc.). Immaginiamo per un momento quei Beech che vengono più volte licenziati per la loro difficoltà di lavorare in gruppo e per la loro pretenziosità e superbia. Pensiamo a coloro per i quali la strada del lavoro autonomo non ha prodotto il “meritato” compenso. In questi casi, utilizzano un altro dei loro meccanismi mentali e di difesa più pratici: la razionalizzazione.
A un livello più patologico, possono arrivare a credere realmente che gli altri complottino per danneggiarli e soffrire di idee deliranti di persecuzione, come accade ai paranoici.
Questi Beech che non trovano riscontro ai loro presunti meriti innati possono sentirsi vuoti, umiliati, tristi e ansiosi, ma soprattutto risentiti e rabbiosi.
Parecchi Beech accusano problemi digestivi, soprattutto intolleranze alimentari. Ciò sembra dovuto ai loro limiti e alle loro complicazioni mentali che a qualcosa di organico. Da tempo viene inoltre descritta una tendenza alla rigidità nella parte alta della colonna vertebrale e della mandibola.
Riguardo alle allergie non sembra risultare più incidenza nei Beech che in altre tipologie floreali, nonostante l’essenza in questi casi si dimostri solitamente utile.
Ma cosa porta  determinate persone a diventare Beech? Se consideriamo che molti di loro sono in realtà narcisisti, la genesi di questa tipologia sembra un po’ contraddittoria. Da una parte si ritengono più vulnerabili a questa condizione i figli unici o i primogeniti educati come se fossero essere particolarmente speciali. Venerati dai loro genitori, hanno visto come questi rinunciavano a ogni bisogno personale per adorarli, erano considerati un po’ come “Sua Maestà il bebè”. In questo modo, il bambino non ha appreso che gli altri sono essere indipendenti con le proprie necessità. Così il bimbo non deve dimostrare niente per essere ricompensato e potremmo quindi parlare di un evidente senso di superiorità.
Per spiegare come si forma un narcisista, esiste però un altro meccanismo evolutivo decisamente contrario al precedente, basato sull’apprendimento precoce e attribuito ad un ambiente familiare negligente o addirittura autoritario e punitivo, in cui il bambino ha dovuto sviluppare delle convinzioni compensatorie per superare la mancanza di aiuto e protezione e la scarsa autostima.

Beech come stato
E’ molto frequente vivere stati di intolleranza, soprattutto in determinati aspetti della vita: rumori, cani, moto, biciclette, certe persone, lavori in corso…Parliamo in questi casi di un Beech tematico. Le caratteristiche di questo stato sono in relazione con un livello variabile di intolleranza, irritabilità e rifiuto verso gli stimoli o situazioni implicate. Nel migliore dei casi, lo stato esploderà solo di fronte ad attivatori specifici, come il rumore di una moto, ma in troppe occasioni il Beech tematico è più limitante, sia perchè l’aspetto che non tollera (per esempio rifiuto verso uomini, donne, bambini ecc.) è molto ampio, sia perchè è raro incontrare persone di questo tipo che non uniscano varie intolleranze. In altre parole, è improbabile essere Beech solo per un’unica cosa.

Di fronte ad uno stimolo sgradevole si può reagire in modo sproporzionato. Sicuramente tutti noi siamo infastiditi da un motociclista incurante che circola per la città con una moto rumorosa. Si può persino misurare in decibel la magnitudo di questo inquinamento acustico. Tuttavia, la reazione può oscillare da una piccola smorfia di fastidio, del tutto proporzionata, a una catena di pensieri e sentimenti completamente ostili.
In determinate fasi della vita si possono scatenare episodi Beech, fortunatamente limitati nel tempo, per esempio gli adolescenti che si indignano e vanno fuori dai gangheri per qualsiasi cosa dicano o facciano i loro genitori.
Molti stati di stress, d’ansia o depressivi possono accompagnarsi a un tipo di irritabilità compatibile con Beech. Alcune donne vivono stati Beech durante la sindrome premestruale.
Un aspetto interessante dell’azione di Beech si esplica nei confronti della tendenza alla critica negativa che hanno numerose persone, pur non presentando un profilo narcisita. L’essenza è stata ampiamente sperimentata in persone molto critiche verbalmente sia in persone che rimangono come intrappolate in pensieri critici e denigratori verso persone e istituzioni, anche se non li esteriorizzano.

Livello spirituale
Sono poche le descrizioni di Bach in cui si evidenziano così chiaramente come in Beech gli aspetti positivi dell’essenza. L’importanza che il dr. Bach attribuisce a questa essenza spiritualizzata, in cui esiste un anelito inconscio di pensiero positivo, sicuramente il messaggio dell’anima alla personalità: “Per chi sente il bisogno di vedere più bontà e bellezza in tutto ciò che lo circonda.” Questo impulso positivo ci porta a trasformarci in esseri più empatici, con la capacità di immedesimarci nell’altro e comprenderlo: “Questo rimedio aiuta ad acquisire la capacità di vedere cosa c’è di buono anche nelle cose che sembrano loro sbagliate.” In questo modo svilupperanno certe virtù “al fine di diventare più tolleranti, indulgenti e comprensivi nei confronti delle diverse strade che ogni individuo e tutte le cose percorrono per raggiungere la propria perfezione finale.”

Ma per ottenere i frutti che il maestoso faggio ci offre, dobbiamo prima affrontare la nostra imperfezione, raggiungere l’autoconsapevolezza e conoscere i nostri limiti. Fare una cura di umiltà per vederci riflessi nei nostri simili. Solo affrontando la nostra umanità imperfetta possiamo scendere dalla nostra torre d’avorio e sentirci affratellati con gli altri .
Autovalutandoci obiettivamente e riconoscendo i nostri difetti non abbiamo più bisogno di proiettarli e additarli negli altri e senza dubbio ci comporteremo con più indulgenza verso di loro. In questo modo, siamo in grado di accettare la diversità che ci porta a provare empatia: tutti diversi anche se uguali.
Come osserva giustamente la Scheffer: “Il senso di isolamento e di rifiuto è sostituito da una sensazione di unità nella diversità, di parentela tra le anime, di armonia, cosa che in fondo anche il Beech negativo cerca.”
Come sempre, Bach dà un tocco di grande maestria alla seguente descrizione: “E’ ovvio che nessuno di noi è in posizione di giudicare o criticare, perchè anche se il più saggio di noi vede e conosce un piccolo frammento del Grande Schema di tutte le cose, sapendo così poco, non possiamo giudicare come funzionerà il Grande Progetto..”

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Vine

 Descrizione originale di Bach:
Per persone molto capaci, consapevoli della propria abilità e fiduciose di riuscire. Essendo così sicure, pensano che gli altri farebbero bene a lasciarsi persuadere a fare le cose come le fanno loro stessi o come sono certi che sia giusto fare. Anche nella malattia dirigono la propria terapia. Possono essere persone molto preziose nei casi di emergenza.

Parola chiave: dominio, inflessibilità, autoaccentramento, autoritarismo, prepotenza, arroganza, aggressività, ira, disprezzo, egoismo, ambizione smisurata, avidità, freddezza estrema, malvagità, crudeltà, sadismo, durezza, rigidità dinamica.

Livello tipologico
Dalle descrizioni più diffuse della tipologia Vine si desume che ne esistono alcuni con un’alta autostima e altri con una bassa autostima.
Possiamo distinguere un Vine primario e un Vine secondario. Entrambi si possono considerare tipologici, perchè presentano tratti caratteristici di personalità, esistono però delle differenze significative tra di loro.
Il Vine primario è legato a tratti comunemente etichettati come psicopatici.
In questa sede  considereremo solo alcuni dati per chiarire la relazione dello psicopatico con il Vine primario.
La cosa più importante è capire che lo psicopatico soffre di una disconnessione gravissima tra la dimensione emozionale, la mente e il ragionamento.
Secondo un importante specialista, Cleckley: “Lo psicopatico mostra la più assoluta indifferenza di fronte ai valori personali ed è incapace di comprendere qualsiasi argomento correlato. Non è minimamente capace di interessarsi a questioni affrontate dalla letteratura o dall’arte, quali la tragedia, l’allegria o lo sforzo dell’umanità per progredire. Tutto ciò non conta nulla per la sua vita quotidiana. La bellezza e la bruttezza – tranne che in senso molto superficiale -, la bontà, la cattiveria, l’amore, l’orrore e l’umorismo non hanno un senso reale, non costituiscono alcuna motivazione per Vine. E’ incapace di riconoscere le motivazioni delle altre persone. Nonostante la sua acuta intelligenza, è come se fosse cieco ai colori per questi aspetti dell’esistenza umana. D’altra parte è inutile cercare una spiegazione, perchè non c’è nulla nella sua conoscenza che gli permetta di colmare questa lacuna con l’aiuto della comparazione. Può ripetere le parole – questo sì – e dire che comprende, ma non c’è modo che si renda conto che in realtà non le comprende.”
Millon attribuisce agli psicopatici: “Un’incapacità innata di capire ed esprimere il significato delle esperienze emozionali, perciò sono incapaci di comprendere la sofferenza che genera il loro comportamento. Non sviluppano una coscienza emozionale e pertanto mancano di empatia, senso di colpa o tanto meno di rimorso. Ma molti di loro sono intelligenti e calcolatori e possono apprendere la meccanica emozionale per mascherare la loro personalità e manipolare gli altri. Le cose corrette e quelle scorrette sono per loro astrazioni irrilevanti.”
Si tratta di individui, di solito uomini, con un’enorme freddezza. Molti sono estremamente intelligenti da un punto di vista cognitivo – come afferma Millon -, ma molto poco secondo i parametri dell’intelligenza emozionale.
Spesso indossano una maschera seducente e sofisticata. Usano la manipolazione fredda e machiavellica per soppiantare quelli che possono far loro ombra, persino senza infrangere la legge. Pensano che “è bello e divertente aprofittarsi degli imbecilli che lo consentono”. Il narcisismo e la magniloquenza sono caratteristiche che quasi sempre possono trovarsi negli psicopatici, perciò sembra superfluo insistere sul loro forte autoaccentramento ed egoismo.
Sentono la paura molto meno degli altri. Il rimorso, la colpa e l’etica possono esistere come concetti nel loro linguaggio, soprattutto quando sono interessati a manipolare ( cosa in cui riescono a meraviglia ), ma non riescono a comprendere la dimensione emozionale.
Sono prepotenti, orgogliosi, aggressivi e spesso sprezzanti con chi considerano inferiore. Pretendono obbedienza incondizionata, credono di avere il monopolio della verità, perciò considerano inutile discutere.
Una frase che ripetono spesso è: “Perchè lo dico io, punto!”
Gli psicopatici presentano queste caratteristiche in gran parte a livello costituzionale, “perchè in loro sono state individuate anomalie nel modo in cui il cervello elabora l’informazione emozionale secondo la divisione tra gli emisferi cerebrali.”
Senza dubbio, “risulta evidente l’influenza dell’ambiente circostante. Un’ambiente sociale in cui si impara la violenza e la durezza emozionale può portare una persona incline alla psicopatia a diventare un pericoloso delinquente, mentre un ambiente compensatore ed equilibrato può contenere la deviazione in termini moderati.”
La maggior parte dei Vine è avida e si considera superiore agli altri, cosa che li porta ad ambire a posizioni di potere. Certamente il mondo della politica e dell’industria sono un terreno ideale per riuscire nei loro obiettivi. La mancanza di scrupoli morali e la menzogna possono portarli molto lontano in una società che arriva a premiare queste attitudini, che di solito comportano un’importante scalata a livello sociale.
Molte azioni intraprese della grande industria del mondo capitalista e gran parte della politica internazionale sembrano guidate dalla più sfacciata filosofia psicopatica, mascherata ipocritamente di presunti valori morali, umanitari, patriottici, religiosi ecc. I risultati sono visibili a tutti. La maggior parte degli psicopatici sono crudeli e dispotici: amano dimostrare il loro potere e la loro intelligenza. Alcuni sono anche molto sadici e perversi. Molti criminali seriali, stupratori, persecutori morali, maltrattatori di donne hanno questo profilo. Vedere il panico che possono scatenare negli altri può risultare entusiasmante per loro e nello stesso tempo li fa sentire potenti.
In altri casi possono ricorrere ad una violenza che non è affatto impulsiva, bensì finalizzata, per esempio l’esecuzione di civili usata come monito per la popolazione in una guerra, campo in cui gli psicopatici trovano il loro paradiso, perchè possono trasformarsi, in caso di vittoria, in eroi nazionali. Ma l’ideologia è solo un alibi vuoto per i veri psicopatici, che sono assolutamente amorali.
Tuttavia, non è obbligatorio che trasgrediscano i limiti della legge, e infatti si possono incontrare psicopatici perfettamente integrati nel campo della politica e dell’economia. Possiamo anche imbatterci in prestigiosi chirurghi che trattano con molto disprezzo i pazienti e il personale sanitario, poliziotti e militari particolarmente duri,  giudici estremamente severi e un’infinità di altri Vine distribuiti in vari ambiti della società. Inquietante, vero?
Nella malattia i Vine primari pretendono di dirigere la terapia, cercando di dominare e controllare il personale sanitario.
Esiste però – come abbiamo detto – un altro tipo di Vine, quello secondario.
Si tratta in questo caso di un enorme meccanismo di difesa sotto cui si nasconde una grande insicurezza e, in molti casi, un’infanzia molto dura e traumatica dove, in un certo senso, il soggetto fu obbligato a diventare  insensibile e ad indurirsi per sopravvivere emozionalmente alle aggressioni, agli scherzi e alle umiliazioni degli altri.
Generalmente si tratta di persone che si portano dentro grandi frustrazioni e un forte risentimento, persone che hanno subito molte privazioni e umiliazioni e vogliono assicurarsi di non subirne mai più. Per paura dell’aggressione e della vergogna, preferiscono essere quelli che attaccano per primi. Spesso nei Vine secondari si possono riscontrare precedenti di maltrattamenti infantili o gravi complessi rispetto all’autoimmagine, al tono di voce, complessi d’inferiorità ecc.
La storia ci ha dato dittatori terribili. Molti erano chiaramente psicopatici (Vine primari), ma altri avevano precedenti infantili che ci permettono di catalogarli come Vine secondari.
La freddezza, durezza e sicurezza del Vine primario non sono sempre presenti nel Vine secondario, in cui predomina il senso di inferiorità e di vergona e la paura di perdere il controllo. Infatti molti di loro possono pentirsi dopo le esplosioni d’ira. La loro autostima, a differenza del Vine primario, è bassa.

Vine come stato
Si tratta di comportamenti che si manifestano in determinate circostanze, ma che non combaciano con i tratti di personalità descritti in precedenza. Di solito sono il relazione con tensioni accumulate che si scaricano in modo inadeguato in un ambito sicuro, come la casa. E’ facile immaginare un padre di famiglia, sistematicamente umiliato sul lavoro dai suoi capi, che quando torna a casa scarica la sua rabbia trasformandosi in un tiranno domestico e sottomettendo la famiglia con atteggiamenti dittatoriali, oppure chi per esempio accede a un determinato incarico e mette sugli attenti i suoi subordinati, o anche il professore o la professoressa che, non riuscendo a farsi rispettare dagli alunni, impongono la prepotenza e seminano il terrore tra questi.

Livello spirituale
Come sarebbe un Vine positivo? Sicuramente un leader naturale ed empatico, seguito e scelto spontaneamente più per la solidità e la coerenza delle sue motivazioni che per la paura che impone ai suoi seguaci. Il Mahatma Gandhi ne è forse un buon esempio.
Per la Scheffer, il Vine negativo “evidenzia l’equivoco della personalità che utilizza le potenti forze che fluiscono verso di essa, per le quali non è sempre del tutto preparata, solo a proprio vantaggio, per soddisfare la propria volontà invece di metterla al servizio di un progetto superiore. A che serve essere un semidio se non si è un essere divino?”
Riferendosi alla pianta, Jordi Canellas, commenta nel suo libro: “Cresce e cresce verso l’alto, fino ai campi della mente e degli ideali, e nello stesso tempo i suoi fusti cercano l’acqua e sono condizionati da essa ( ne hanno bisogno, ma il suo eccesso li uccide). Hanno bisogno delle emozioni e nello stesso tempo le evitano, come hanno bisogno degli altri perchè la loro crescita è sempre alle spese degli altri.”
Bach scrisse: “L’avidità conduce al desiderio di potere e, pertanto, è una negazione della libertà e dell’individualità dell’anima. Invece di accettare che ognuno di noi sta su questa terra per portare a compimento i dettami della sua Anima, la personalità avida vuole imporsi, plasmare e dirigere, usurpando il potere del Creatore.”
Vine potrebbe considerarsi un vero e proprio analfabeta emozionale, perchè tutte le competenze dell’intelligenza emozionale sono seriamente compromesse. Nella sua ignoranza interiore, gli è impossibile mostrare il benchè minimo barlume di empatia, almeno nel Vine primario. Nel secondario, anche se non sempre l’ignoranza interiore è così esagerata come nel precedente, ogni tratto di comprensione e umanità è represso dalla paura di mostrarsi debole e vulnerabile. In questo caso non basta essere duri, bisogna dimostrarlo in continuazione.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

 

Fiori di Bach: Vervain

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che hanno principi e idee ben radicate che cambiano ben raramente, perchè le ritengono giuste. Desiderano molto convertire tutti quelli che li circondano ai loro punti di vista sulla vita. Possiedono una forte volontà e molto coraggio quando sono vermante convinti di quello che vogliono insegnare. Nella malattia continuano a lottare anche quando gli altri si sarebbero già dati per vinti.

Parola chiave: Eccessivo entusiasmo, esagerazione, discussione delle regole, disobbedienza, sfida, comportamento antisociale, indipendenza, autoaccentramento, esasperazione per presunte ingiustizie, tensione, intolleranza, impulsività, ira, aggressività attiva, disprezzo, impazienza, imprudenza, inadattabilità, diffidenza, idealismo esasperato, fanatismo, rigidità dinamica, sovraespressione, irradiazione.

Livello tipologico
Sono persone in cui la caratteristica predominante è l’eccessivo entusiasmo che mettono in quello che fanno.
I Vervain (VER) sono anticonformisti, ribelli, indomiti, con il loro sistema interno di valori che si impone su quello del gruppo e  che di solito li porta a conflitti con gli altri e, a volte, con la legge.
VER ha una personalità antisociale, vale a dire che generalmente ha un vero e proprio problema di adattamento alle norme sociali. Vuole essere indipendente a tutti i costi.
Possiede un temperamento forte, aggressivo, impulsivo, audace, temerario. Non tollera la noia, ha un bisogno di eccitazione che lo porta spesso a una continua ricerca di pericoli ed esperienze nuove. In fondo si tratta di avventurieri, di capitani intrepidi.
Parole come empatia e diplomazia non figurano affatto nel suo vocabolario. Esistono altri termini che aiutano a capire il suo temperamento e a definirlo : super, iper, mega, maxi, ultra.
I VER considerano il mondo un luogo ostile e hanno una forte diffidenza verso gli altri, perchè credono che tutti siano egoisti e aspirino al controllo e al potere. Come meccanismo di sopravvivenza, sviluppano quindi il bisogno di vedersi forti e indipendenti. Solo così pensano di potersi difendere da una società che cerca di controllarli e annullarli: loro non sono degli agnellini come tutti gli altri e cercano continuamente di dimostarlo con un chiaro atteggiamento competitivo e di sfida.
Generalmente tollerano poco la frustrazione, perciò non riescono a rimandare l’azione quando desiderano qualcosa, a meno che non vadano incontro a una punizione certa e immediata. Non capiscono nè tollerano il limite, al quale reagiscono con aggressività e persino con violenza, indice della loro impulsività e della scarsa capacità di autocontrollo. Interiormente e anche esteriormente sono tesi, nervosi, esaltati, aggressivi. Sono iperattivi, perchè mancano della capacità di rilassarsi, perciò possono ricorrere a droghe (alcool, cocaina, eroina, marijuana) che riducono l’ansia e li fanno sentire potenti, oltre a rappresentare una trasgressione delle regole.
Seguono la loro strada certi di aver ragione e di possedere sempre la verità. In ogni momento tendono a ispirare e infiammare gli altri in maniera invadente e dominante.
Il loro eccesso di entusiasmo li porta a volte a non accontentarsi solo di influenzare gli altri o di guidarli a dir loro come devono agire, ma a soppiantarli direttamente nell’azione.
Le supposte ingiustizie li irritano  e spesso credono quindi di essere chiamati a essere i portavoce di ogni causa. Il loro impegno li porta a lottare fino alla morte  per il loro ideale e possono persino arrivare a sacrificarsi, confermando così il loro fanatismo. Senza dubbio per loro il fine giustifica i mezzi, perciò possono trasformarsi in un pericolo per chi sta intorno, dato che con la loro forza trascinano tutto un esercito di influenzabili o timorosi.
La mancanza di moderazione e tattica può danneggiare però la causa che VER  dice di difendere, perchè la sua eccessiva pressione e la sua incredibile fretta impediscono agli altri di sintonizzarsi al suo ritmo nella causa o progetto in questione.
Tuttavia, sembra esistere una maggioranza di VER che sono troppo individualisti per allinearsi con un determinato ideale, almento in modo costante.
I VER più negativi sfidano il pericolo e non si curano affatto delle ripercussioni che potrebbero avere le loro azioni su se stessi  e sugli altri. Fondamentalmente non sono affidabili per quanto riguarda la pianificazione di un futuro a livello economico o almento rispetto all’assumersi determinate responsabilità, come quella di conservare un lavoro, farsi carico di un figlio ecc.
In molti VER tipologici esistono precedenti familiari di destrutturazione, con situazioni di violenza, abusi, o semplicemente di modelli inesistenti, negligenti o indifferenti. Sembrano non aver avuto referenti empatici di tenerezza nei quali rispecchiarsi ed educarsi. D’altra parte, possono aver visto come la violenza fosse un metodo efficace per ottenere quel che si vuole. Molti di loro hanno anamnesi che parlano di problemi precoci di comportamento, conflittualità scolare, tossicodipendenza e delinquenza giovanile. Nella maggior parte dei VER si nasconde  un forte risentimento, una rabbia mal dissimulata pronta a esplodere facilmente in un accesso aggressivo.
I VER sono molto intolleranti e critici e parecchi hanno addirittura tratti narcisistici. Vi è anche un buon numero di istrionici che amano essere ammirati come in un circo, forzando il loro uditorio nel pretendere un applauso immediato e automatico.
Alcuni VER negativi  lottano per cambiare il mondo a modo loro. E’ il caso dei predicatori, dei fanatici religiosi, politici e sportivi, martiri, estremisti e integralisti di ogni tipo. Siccome ciò è piuttosto difficile, molti si collocano ai margini della società, come degli emarginati desiderosi di rappresaglia e rancorosi. Possono scegliere una vita nomade e sradicata come quella di alcuni venditori ambulanti.
Molti sono disonesti e mentono sfacciatamente per ottenere quello che vogliono. Ricordiamoci che credono di vivere in una società intrinsecamente malvagia ed egoista, dove per sopravvivere bisogna essere spietati, svegli e indipendenti.
Le carceri sono popolate  da personalità antisociali con caratteristiche VER (rapinatori, truffatori, trafficanti, terroristi, estremisti, maltrattatori, assassini, stupratori).
Anche un VER positivo può finire in carcere o giustiziato, perchè mette in discussione e vuole cambiare le regole, anche se il VER positivo tiene in considerazione gli altri ed è idealista.
Naturalmente esistono dei VER che, anche se non positivizzati, si muovono in un ambito meno negativo, come quelli molto spontanei e indulgenti con se stessi, con un comportamento guidato da un proprio sistema di valori. Hanno un modo di fare subdolo che riesce a spuntarla senza arrivare a delinquere. Liberi dalle limitazioni esterne, cercano le soddisfazioni in modo impulsivo, anche se entro certi limiti.
A livello fisico, VER spreca più energia di quella necessaria e può quindi arrivare all’esaurimento, perchè non sempre è dotato di una struttura fisica resistente.
Le conseguenze di questo abuso energetico, di questo stress costante, generalmente sono le contratture muscolari cronicizzate, il logorio articolare permaturo (artrosi), ulcere, infarti, ernie del disco, embolie, ipertensione arteriosa ecc.
A livello mentale VER fa fatica a scollegarsi a causa dell’eccesso di ideazione. Stanchezza, insonnia e persino comparsa di quadri maniacali e psicosi possono essere benissimo la conseguenza di questa tipologia, soprattutto nei soggetti più giovani.
Alcuni VER finiscono per adattarsi alla società, almeno in parte, ma conservano la loro accelerazione e capacità di esaltazione.

Vervain come stato
Molto probabilmente quasi tutti i bambini attraversano periodi o stati VER, pur non possedendo tali caratteristiche di personalità. Queste fasi sono in relazione con la discussione e la ribellione di fronte alle regole, che non è un comportamento sempre negativo, come potremmo pensare in un primo momento. Basti immaginare un bambino in un ambiente iperprotettivo, che si ribella davanti alla cerchia oppressiva di sicurezza che gli impedisce di esplorare il mondo.
L’assunzione di VER non impedirà il processo di autoaffermazione, anzi lo aiuterà a creare nuove, e forse migliori, strategie affinchè le sue opinioni siano prese in considerazione.
In alcuni casi, le attitudini infantili non vanno in questa direzione e rappresentano semplicemente un problema di adattamento o una reazione aggressiva di fronte ad un ambiente troppo destabilizzante, o magari sono un’esplorazione dei limiti genitoriali.
Per le fasi VER di molti adolescenti, quest’essenza unita ad altre, può aiutare a ristabilire la relazione familiare, favorento la comunicazione empatica.
A volte, l’eccesso di entusiasmo proprio della gioventù diventa il centro della vita di un certo numero di persone. Alcuni adolescenti e adulti molto giovani, etichettati come radicali, formano gruppi che sostengono un’idea, un’ideologia politica, sportiva o di altra natura. Questi gruppi si caratteristizzano per la loro intolleranza e violenza: i famosi gruppi “ultrà”. Questa modalità costituisce una forma di VER transitorio che con il passare del tempo o la legge contribuiscono a mitigare.
E’ anche frequente incontrare ragazzi che attraversano temporaneamente stati VER e formano gruppi antisistema od occupazionisti, anche se non sempre si devono considerare VER negativi.

Livello spirituale
Secondo Bach, VER è venuto a questo mondo per apprendere la lezione della Tolleranza.
Per la Scheffer, il problema sta nel fatto che: “(…) Sono sommersi progressivamente da troppa energia positiva alla quale la personalità e il corpo non sono del tutto preparati. La personalità si sforza di utilizzare questa energia, ma le manca la conoscenza di determinate leggi e l’esperienza necessaria per gestire tanta energia positiva. La personalità prende questa energia e cerca di ‘farne qualcosa’ secondo le proprie idee limitate.”

Imparare ad essere tolleranti non è un compito facile. Per divenirlo, è necessario un processo di autocoscienza complesso e spesso doloroso.
Come si può dedurre, VER ha pochissima autocoscienza. La sua consapevolezza emozionale è praticamente nulla e l’autovalutazione, più che altro difensiva è troppo elevata. In questo caso, non si può parlare di sana ed equilibrata fiducia in se stesso, ma piuttosto di un’imprudenza temeraria e provocatoria. Per quanto concerne le competenze dell’intelligenza emozionale intrapersonale, il suo autocontrollo è praticamente inesistente e la motivazione è sovradimensionata e distorta, perchè di solito non tiene conto degli altri.
Con una così povera intelligenza emozionale intrapersonale, possiamo aspettarci solamente un deficit nelle capacità interpersonali dell’empatia e della sintonia. La sua modalità di approccio è troppo aggressiva e spaventa le persone, ma può servirsene per sincronizzarsi negativamente con gli altri e trasmettere loro emozioni negative, come accade ad un fanatico religioso o politico che contagia l’uditorio con il proprio odio. Inoltre, anche se può sembrare che VER in qualche caso possa difendere una causa nobile, come disse Bach: “E’ necessario rendersi conto che le grandi imprese da realizzare nella vita devono essere fatte in maniera tranquilla e moderata, senza tensione nè stress”.
Evidentemente, il VER negativo è molto lontano da qualsiasi livello di crescita personale o evoluzione spirituale, due definizioni della stessa cosa: intelligenza emozionale.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Chicory

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che sono molto attenti ai bisogni degli altri: tendono a prendersi eccessivamente cura dei bambini, dei familiari, degli amici, trovando sempre qualcosa da rimettere a posto. Correggono continuamente ciò che considerano sbagliato e sono contenti di farlo. Desiderano intensamente avere sempre vicini quelli per cui si preoccupano.

Parola chiave: Possessività, autocommiserazione, esigenza di attenzione, carenza affettiva, sensazione di essere poco ricompensati, congestione affettiva, egoismo, eccessiva concentrazione su di sè, volontà di dominio, paura del rifiuto e della solitudine, drammaticità, istrionismo, ansia.

Livello tipologico
Chicory (CHI) è un modello fondato su un sentimento di profonda carenza affettiva. Può darsi che nella sua biografia vi siano dati oggettivi di un’infanzia carente di amore e dedizione da parte dei genitori o è possibile trovare come precedenti dei genitori tirannici o iperprotettivi (di solito la madre).
Molte donne con caratteristiche CHI hanno dovuto fare da madri ai fratelli minori, a causa di un padre assente, una madre troppo logorata dal lavoro o da qualche malattia cronica. Tuttavia, nessuna di queste caratteristiche porta necessariamente a una tipologia CHI, perchè a volte si tratta semplicemente di un modello socioculturale molto diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle famiglie latine ed ebraiche.
Come fiore di personalità, la parte costituzionale di questa tipologia potrebbe essere riconoscibile già nel periodo neonatale, nel caso di bebè che reclamano continuamente l’attenzione dei genitori, non volendo rimanere soli o dipendendo eccessivamente dall’adulto nei loro giochi.
Questa grande richiesta di attenzione si concretizza in capricci e scenate che cercano di controllare la dinamica familiare. Tuttavia, è evidente che a parte l’esistenza di un CHI costituzionale, tutte le altre caratteristiche sono sicuramente una risposta a una serie di condizionamenti emozionali, culturali ed educativi, come abbiamo spiegato in precedenza.
In ogni caso, l’importante è la percezione che si ha nell’infanzia, e qui i CHI, invariabilmente, sostengono di non aver ricevuto l’amore di cui avevano bisogno, sia quando ciò è oggettivo sia quando si tratta di una percezione psicologica e, pertanto, soggettiva.
Queste carenze determinano in CHI una grande paura della solitudine affettiva, della perdita di possessi affettivi e influenze, dell’abbandono, del rifiuto o della sostituzione. Tutto ciò genera grande insicurezza e ansia.
Come risposta al suo conflitto, soprattutto alla paura citata, CHI sviluppa una serie di meccanismi che lo caratterizzano e lo definiscono, destinati a ottenere, in modo forzato e obbligatorio, l’amore, l’attenzione e la dedizione degli affetti che lo circondano: partner, figli, genitori, amici.
Per ottenere quello a cui  tanto anela, tutti i mezzi sono moralmente leciti. Dobbiamo però sottolineare che questi sistemi, per lo più difensivi, sono così massicciamente integrati nella nostra cultura che possono passare quasi per normali. Sono i seguenti:

a) Autocommiserazione: ha come scopo ottenere la solidarietà, la simpatia e le attenzioni   speciali della gente. Di solito si mostra davanti a presunti comportamenti sconsiderati degli altri o nel caso di sintomi o malattie.
b) Colpevolizzazione degli altri: meccanismo molto legato al precedente, con il quale abitualmente si manifesta. Ha come scopo modulare e controllare le azioni degli altri, con la finalità di garantirsi quello che, secondo lui, gli devono obbligatoriamente. Chi si sente in colpa automaticamente cerca di riscattarsi e tende ad assumersi eccessive responsabilità con il CHI di turno.
c) Ricatto affettivo: “Ti amo a patto che…”. L’amore e la dedizione che offre CHI sono sempre condizionati, perchè subordinati ad ottenere dei benefici di solito esagerati. In ogni caso, la sua sensazione è sempre quella di dare molto e ricevere molto poco in cambio. Per non perdere, CHI struttura sistemi premio/castigo, dividendo spesso il suo entourage affettivo in leali e traditori. Si può passare dalla prima alla seconda categoria con molta facilità.
d) Manipolazione: CHI cerca di manipolare, usando spesso una modalità indiretta. E’ fondamentalmente intrigante e ficcanaso. Il grado di sottigliezza nella manipolazione dipende molto dal suo livello culturale e intellettuale nonchè dal grado di disperazione. La malattia è il metodo più utile per mantenere gli altri alle sue dipendenze. Esagera i suoi sintomi e può anche arrivare a inventarli. In ogni caso, è solito presentarli come la conseguenza diretta dei suoi sforzi e sacrifici o sfacciatamente come colpa delle persone a lui care.
e) Richiesta di attenzione: dipende dal suo livello di istrionismo. I suoi comportamenti drammatici e teatrali, sono dovuti al fatto che CHI ha bisogno di protagonismo o quanto meno di essere necessario per ogni tipo di attività che si svolge intorno a lui. Tutto deve essere fatto tenendolo in considerazione, con la sua supervisione e approvazione. Spesso questa richiesta di attenzione si manifesta in concomitanza con uno o più dei meccanismi precedenti.

Nelle relazioni di coppia, amicizie, con i familiari, CHI è esigente, possessivo, vigilante e iperprotettivo. CHI è molto emozionale ed esplosivo. Per questo, quando è deluso o contrariato, spesso reagisce con crudeltà, rancore e vendetta, e non è strano che possano verificarsi anche reazioni colleriche. E’ molto incline al risentimento, data la sua vulnerabilità e suscettibilità. La sua ansia spesso si trasforma in rabbia e in aggressività passiva o attiva. In genere, CHI non riconosce questi sentimenti come propri.
La negazione di sentimenti e comportamenti problematici in CHI ha una spiegazione abbastanza chiara. A livello inconscio, crede di essere una persona poco interessante, una specie di orfano indifeso e abbandonato che nessuno ama e amerà mai. Questo suscita una senzazione di vuoto e di miseria difficilmente accettabili, vissuti come angoscia e tristezza e al tempo stesso con paura. Visto che questa sensazione interiore è terribilmente devastante, CHI costruisce una convinzione compensatoria, considerandosi una persona di luce, generosa e soprattutto amorevole, venuta a dare amore e aiuto agli altri.
Naturalmente, con questa convinzione compensa fino ad un certo punto la sua bassa autostima e possiamo capire che rifiuti quindi l’idea di possedere certe emozioni e sentimenti (odio, rancore, invidia, gelosia ecc.) che considera propri di “persone poco spirituali”.
E’ caratteristico che, dopo una rottura affettiva, continui a mantenere una qualche relazione amichevole con il suo ex, perchè gli costa distaccarsi. Cercherà di controllare la vita della nuova coppia, consigliando quel che è meglio per loro. E’ evidente  quanta confusione e malessere può generare nella nuova partner.
CHI  inizialmente è gentile, simpatico e tenero con le persone che ancora non conosce, perchè ha disperatamente bisogno di entrare nell’orbita affettiva dell’altro. In questa fase può essere particolarmente generoso, ma dopo poco tempo cominciano ad arrivare le fatture in sospeso di “tutto quello che ho fatto per te”. Bisogna dire però che questi conti sono eccessivamente gonfiati, perchè CHI sente sempre di dare molto di più di quello che in realtà dà e di ricevere molto meno di quello che oggettivamente gli viene dato. Per lui, il  bilancio tra entrate e uscite è sempre in deficit. Prova un’insoddisfazione interiore per questa mancanza cronica di ricompensa, un debito perenne che deve obbligatoriamente essere risarcito.
Benchè CHI si percepisca come una persona generosa e anche altruista, in realtà è egoista. Abitualmente cerca di stabilire relazioni pseudoterapeutiche, in cui sembra voler aiutare o migliorare gli altri, siano essi partner, figli, colleghi o amici, ma la verità è che cerca di stabilire dei legami di dipendenza. Se l’altro è assertivo, deciso e indipendente, si sente subito insicuro, perchè è molto probabile che non abbia bisogno della sua protezione, nè dei suoi servizi particolari. In altre parole, CHI non è in grado di costruire rapporti paritari, nei quali l’uno accetta l’altro per quello che è e vuole condividere alcuni spazi. In sostanza, CHI non è empatico.
Una delle descrizioni più dure proviene da Chancellor: “Le persone CHI fingono di fare tutto il possibile per la felicità degli altri, ma in realtà lo fanno in un modo che non arreca pace e tranquillità allo sfortunato destinatario delle loro attenzioni egoiste, che non si fermano davanti a niente per raggiungere i loro scopi egocentrici.”
CHI tende a stabilire legami duraturi con gli altri, sempre che – come abbiamo visto – questi siano dipendenti.
CHI è irritabile, melodrammatico, pignolo e meticoloso. Mentalmente è molto rigido con i suoi simili, perchè incapace di immedesimarsi nell’altro. Ama correggere piccole inezie agli altri e li opprime con le sue banalità. Senza dubbio ha una visione eccessivamente semplicistica e immatura della vita. Questa esemplificazione è sicuramente in relazione con la sua rigidità difensiva: “Con me o contro di me”, “Se fai questo sei buono, altrimenti sei cattivo”.
CHI ha un grande bisogno di sentirsi indispensabile. Può anche arrivare a creare conflitti, di solito in modo indiretto, per poi trasformarsi in mediatore, rafforzando così i legami e i debiti affettivi degli altri e acquisendo potere.
Viste dall’esterno in modo superficiale, sono considerate persone sicure di sè, assertive e generalmente rivendicative, ma un approccio più profondo rivela individui insicuri, con molte paure e ansie. Sono eccessivamente emotivi e vulnerabili, dal pianto facile e non sempre con finalità teatrali.
In CHI spicca la tendenza nostalgica verso situazioni piacevoli del passato, infatti è un grande accumulatore di oggetti che hanno per lui un significato emotivo.
In ogni caso, in molti CHI il passato ha un peso smisurato, anche da un punto di vista negativo, perchè gli ricorda “tutto quello che non gli è stato dato”. Un tema caratteristico è il dominio esercitato sugli altri. Queste forme di controllo di solito sono edulcorate con ricatti affettivi e autocommiserazione.
CHI predomina nel sesso femminile come madre bisognosa o supermadre possessiva che controlla tutto, ma è presente anche nell’uomo, per esempio nella figura dell’ex -fidanzato o ex-marito, che continua a controllare quella che considera un suo possesso, o nella figura del padre della sposa.
Ma come sono i figli dei CHI? Senza cadere nel predeterminismo, potremmo generalizzare affermando che le madri CHI generano molta insicurezza nei figli, ma soprattutto senso di colpa. Anche se per un’evoluzione equilibrata tutti abbiamo bisogno di amore durante la crescita, e ciò contribuisce a donarci sicurezza e benessere, l’amore che CHI dà è contaminato dall’ansia, dalla paura e dalla richiesta di una contropartita esagerata, è un pò sproporzionato, iperprotettivo, possessivo, asfissiante e crea grande dipendenza e insicurezza nel bambino. La paura di perdere e il bisogno di protagonismo inducono di solito la madre CHI ad escludere o a mettere in secondo piano la figura del padre.
I figli di CHI tendono a essere immaturi, indecisi, infantili, timidi e con una forte tendenza a sentirsi colpevoli e moralmente sporchi, insicuri e con una bassa autostima.
Se i figli sono maschi, possono avere la falsa convinzione che le donne siano pericolose, opportuniste e maliziose, cosa che le madri avranno inculcato loro implicitamente o esplicitamente. Molti omossessuali maschi hanno infatti madri che sembrano prototipi di sergenti di cavalleria. Se invece sono eterosessuali, è possibile che cerchino donne dominanti o, in caso di relazioni con donne che non lo sono, finiscono per rimettere nelle loro mani l’autorità ostentata una volta dalle loro madri. I conflitti territoriali suocera-nuova sono assicurati.
Le figlie di madri CHI vivono quasi sempre il conflitto territoriale ancora più duramente, perchè in fondo da un figlio maschio si può tollerare un pò più d’indipendenza. Queste donne si sentono quindi ancora più in colpa dei loro fratelli e possono essere state letteralmente sfruttate dalle madri in lavori domestici non adatti alla loro età, con richieste di compagnia obbligatoria, con la sottomissione, le punizioni esagerate, le proibizioni arbitrarie. Molte sono state completamente annullate. L’educazione della madre CHI è assolutamente sessista e ottusa.
Ma sicuramente esistono sempre altri elementi esterni che contrastano l’influenza materna di CHI, come un padre consapevole e assertivo, la scolarizzazione, l’influenza dei fratelli, o altri familiari prossimi, di amici e di tutta una serie di variabili.
Non sarebbe giusto caricaturizzare, nè demonizzare i CHI, perchè questi non sono consapevoli dei loro meccanismi e credono sempre di fare il meglio per gli altri, come sottolineeremo nel livello spirituale.
In CHI esiste una predisposizione ai disturbi d’ansia, ginecologici, cardiaci, dermatologici, al diabete, alle emicranie e alla depressione. Naturalmente, da tutto ciò ottiene dei vantaggi secondari sotto forma di attenzioni particolari e nello stesso tempo usa la malattia per colpevolizzare chi gli sta intorno.

Chicory come stato
Può accadere a qualsiasi età, ma predomina in forma naturale nei bambini, e può verificarsi negli adulti in periodi di particolare insicurezza e vulnerabilità emozionale. Solitamente serve da causa scatenante la relazione con partner freddi o riservati, non inclini a un’aperta espressione emozionale. In ogni caso, si può sospettare uno stato transitorio quando la persona sente di “dare molto di più di quanto riceve” e, anche quando ciò è oggettivamente vero. Non dimentichiamo che l’essenza tratta il sentimento di carenza affettiva.

Molte persone manifestano il loro CHI solo con partner che sembrano bisognosi di protezione o quando collaborano con gruppi dove si incontrano persone molto indifese. Homedes la chiama sindrome del salvatore.
CHI può essere molto utile quando ci si autocommisera eccessivamente sentendosi ingannati in una relazione finita, con la sensazione di aver dato tutto in cambio di niente, o anche quando una persona viene a sapere che un collega riceve dalla direzione riconoscimenti eccessivi per il “poco che fa” e invece lei non è ricompensata “come merita”.

Livello spirituale
CHI ha poca coscienza emozionale, distorta dalle sue paure e dai frequenti sequestri emozionali, inoltre la sua capacità di autocontrollo è seriamente compromessa, di conseguenza ha una minima consapevolezza di com’è realmente e di come funziona. Ciò implica che l’informazione ricevuta dall’esterno venga elaborata in modo inadeguato e quindi immediatamente distorta, mal interpretata. Un’omissione, un gesto, una risata di solito sono percepite come un attacco o uno sgarbo. Le iniziative che intraprende non tengono conto dei tempi e degli interessi degli altri. Vuole assumere la leadership delle situazioni in modo precipitoso o soppiantando le persone coinvolte.

Come vediamo, possiamo affermare che CHI è praticamente privo di intelligenza emozionale, perciò non riesce a immedesimarsi negli altri e ad essere empatico. In pratica, non riesce a capire che gli altri hanno dei bisogni che non sempre lo includono.
Per Bach, CHI è venuto in questo mondo per imparare la lezione dell’ amore, un amore verso gli altri distaccato, dove si dà disinteressatamente senza aspettare una ricompensa in cambio.
Forse sul distacco si è teorizzato troppo, idealizzandolo eccessivamente. L’amore distaccato favorito dall’assunzione di CHI pare si riferisca a  legami come la paternità o la maternità, l’amicizia vera, il volontriato… Bach chiamava tutto questo: servizio.
Nei rapporti come quello di coppia, tuttavia, è molto più probabile che occorra una certa parità nel dare e ricevere per costruire una relazione proficua ed equa. Affinchè il legame si mantenga è molto probabile che la coppia necessiti di un certo attaccamento, una sensazione di appartenenza equilibrata e sana.

La letteratura floreale è piena di ritratti che condannano e denigrano CHI, ma dobbiamo tenere in considerazione che la sua è la lezione più difficile da apprendere del sistema floreale, un pò come frequentare tre corsi in uno. Come abbiamo già spiegato, CHI è in relazione con l’amore interpersonale generoso, privo di attaccamento e richieste.
Di solito si considerano persone che “danno tutto agli altri”, gente altruista che vive la vita “con il cuore in mano”. Purtroppo la realtà è ben diversa e la personalità, prima o poi, sarà costretta a un severo e inevitabile confronto con se stessa e con la sua percezione distorta delle cose.
Se è vero – come afferma Bach – che siamo noi a scegliere le circostanze più adatte al nostro apprendimento, la difficile scelta di CHI sarebbe degna di ammirazione invece che di beffa e denigrazione. Essendo la lezione più difficile, probabilmente anche il premio lo sarà. Infatti è difficile immaginare qualcuno più evoluto di un CHI positivizzato.
Per Katzz e Kaminski: ” Chi ha bisogno di questa essenza deve imparare a distinguere tra le emozioni e i desideri personali da un lato, e l’assistenza e l’amore interpersonale e genuino dall’altro.”
“Lo stesso Bach paragonò lo stato CHI positivo con l’archetipo della ‘madre universale’, il potenziale materno dell’anima latente in tutti gli esseri umani, sia uomini che donne…Nello stato CHI positivo, la grande energia materna può essere spesa positivamente, perchè, prelevando da ciò che è in abbondanza, possiamo dare disinteressatamente senza aspettare una ricompensa o esigerla interiormente.”

Abstract: Ricardo Orozco – opere

Fiori di Bach: Crab Apple

Descrizione originale di Bach:
E’ il rimedio di depurazione per quelli che sentono di avere dentro qualcosa di poco pulito. Spesso è una cosa apparentemente insignificante, altre volte può trattarsi di un disturbo più serio che passa quasi inosservato rispetto alla cosa su cui si concentrano. In entrambi i casi, l’individuo è ansioso di sbarazzarsi di questa cosa particolare che nella sua mente è diventata la più importante e gli sembra essenziale curare. Se il trattamento fallisce, si scoraggia. Essendo un purificatore, questo rimedio risana le ferite, quando il paziente ha ragione di credere che sia entrato in lui qualche veleno che deve essere eliminato.

Parola chiave: Sensazione di sporcizia e impurità fisica e psichica, vergogna, indegnità, ripugnanza, cattiva autoimmagine, fissazione su piccoli dettagli, perfezionismo, rimedio depurativo, sporcizia, impurità.

Livello tipologico
Crab Apple (CRA) si relaziona con certi tratti della personalità legati soprattutto alla vergogna e alla ripugnanza, modelli incorporati nell’autoimmagine della persona.
Secondo Lazarus, esistono alcuni sinonimi per identificare e dare un nome alla vergogna: umiliazione, mortificazione, dispiacere, senso del ridicolo.
Quando si parla di vergogna, si può anche ipotizzare la timidezza.
All’origine del modello CRA vi sono l’educazione ricevuta e l’apprendimento conseguito. Sicuramente dei genitori o  tutori limitanti, manipolatori, troppo severi o poco empatici hanno una grande tendenza a umiliare e a far sentire indegni i propri figli.
D’altra parte, anche modelli scolastici repressivi e un’educazione religiosa integralista e colpevolizzante contribuiscono a generare modelli di personalità CRA. Le esperienze frustranti e i conseguenti fallimenti fanno il resto.
CRA si può vivere in varie forme, anche interiori. Una di queste è la sensazione di sporcizia interna, di indegnità morale. Si tratta all’inizio di una percezione di non essere all’altezza degli ideali dei genitori e in seguito, quando il nostro sistema di credenze si è già consolidato, all’altezza dei propri ideali. E’ logico supporre che tutto questo porti, almeno in alcuni  CRA, alla ricerca di una scrupolosità morale da cittadino irreprensibile e responsabile, come possiamo osservare negli ossesivi. In questi casi, CRA si accompagna al senso di colpa. Se questa associazione non fosse chiara, si potrebbe pensare al concetto religioso di peccato, dove colpevolezza e impurità corrono per la chiesa tenendosi per mano.
Altra fonte importante di vergogna candidata a essere trattata con CRA è la repressione sessuale, quando le pulsioni naturali e i desideri sono vissuti come qualcosa di ripugnante. E la colpevolezza in questo caso vi è di nuovo associata. Come esempio basterà ricordare la repressione educativa che molti giovani hanno subito sul tema della masturbazione.
Si possono vivere altri CRA senza senso di colpa, per esempio quando si ha un qualsiasi complesso con la propria immagine a causa di un difetto fisico congenito o di un incidente che ha lasciato conseguenze a livello estetico.
CRA può essere prodotto anche da qualche particolare circostanza, per esempio una bambina che da piccola era più grassa degli altri e per tutta l’infanzia e l’adolescenza dovette sopportare soprannomi offensivi e beffardi. Anche da adulta può continuare a sentirsi ridicola e colpevole, perchè sa che la sua obesità è dovuta al fatto di mangiare più del necessario. Si sente indegna se un uomo la nota e non crede di poter o dover aspirare a un buon lavoro, perchè si considera inferiore rispetto ad altre ragazze più attraenti. Questo breve esempio è interessante per vedere come CRA di solito sia ibridato con altri due modelli floreali: Pine (senso di colpa) e Larch (senso d’inferiorità).
La società moderna, con i suoi standard estetici così rigidi, è una grande generatrice di modelli CRA.
Indubbiamente, la vergogna a livello estetico si innesca più nelle donne che negli uomini, e qui ritorniamo al senso di colpa che per motivi socioculturali e religiosi punisce maggiormente il sesso femminile, in una società prevalentemente maschilista. In questo, Oriente e Occidente si danno la mano.
In conclusione, CRA verrà vissuto in forme diverse a seconda della personalità di base. Nell’evitante, la paura consisterà nel provare vergogna in pubblico e probabilmente CRA verrà vissuto maggiormente riguardo all’immagine estetica e alla possibilità di una valutazione sociale o professionale negativa.
Nel dipendente, CRA si manifesterà come vergogna quando gli verrà chiesto di assumersi le sue responsabilità da adulto, per cui vivrà la paura dell’abbandono oltre ad un chiaro senso di incapacità e inferiorità per non essere all’altezza di quello che il partner pretende. Sentirà anche il senso di colpa nel provocare frustrazione e rabbia nelle figure di autorità.
Negli ossessivi, CRA sarà vissuto come fallimento morale, per non essere stati all’altezza di ciò che gli altri si aspettavano da loro e anche di ciò che si aspettavano da se stessi. Sono stati trasgrediti determinati codici morali, impliciti nel loro sistema di credenze, o anche espliciti secondo qualche norma legale. Immaginiamo per un momento il caso di un piccolo imprenditore modello che mal consigliato dal suo commercialista omette di pagare un tributo e per questo viene sanzionato. In questi casi, oltre alla vergogna, predominerà la colpa (“non avrei dovuto delegare a un’altra persona”) sul senso di inferiorità, per quanto anche quest’ultimo non sia da scartare. Sicuramente, questo miscuglio di sentimenti e pensieri può riassumersi nella parola: indegnità.
Poichè la vergogna ci fa sentire indifesi, sono molti quelli che la compensano con l’aggressività, diventando duri e autoritari. Quanti complessati si sono trasformati in tiranni domestici, sui posti di lavoro o in politica!
Il disgusto è un’emozione di forte fastidio e ripugnanza verso sostanze e oggetti, come certi alimenti, escrementi, materiali organici decomposti o loro odori, così come verso certe persone, situazioni o comportamenti. Anche se si può considerare un’emozione che mira a proteggerci da certi pericoli, come mangiare qualcosa di avariato, può nello stesso tempo provocarci molti problemi sociali. D’altra parte, anche se il disgusto in qualche modo può considerarsi istintivo non c’è dubbio che dipende principalmente dall’apprendimento sociale.
Sono molte le persone  eccessivamente apprensive su temi come l’igiene, l’ordine della casa e gli scupoli verso certe funzioni corporali, come la defecazione, le mestruazioni ecc. A questo punto la sessualità entra di nuovo in ballo, non solo nel suo rapporto con la vergona, ma direttamente come causa di disgusto. Non è strano sentire gli anziani parlare del sesso come di qualcosa di schifoso o persone di qualsiasi età che non ne parlano, ma lo considerano tale. Naturalmente, è l’educazione ricevuta in questo ambito che contribuisce a considerare il sesso come qualcosa non solo di sporco, bensì di peccaminoso. In questi casi, l’assunzione di CRA aiuta a gestire in modo migliore  questo tipo di limitazione.
Altro tema interessante in CRA è la meticolosità, o meglio la fissazione su piccoli dettagli che prevalgono sull’aspetto generale o sul tema centrale trattato, assorbendo tutta la sua attenzione. Il fascino per i dettagli, traducibile con perfezionismo, è una caratteristica delle menti ossessive, le quali credono che, controllando i piccoli dettagli, si possano evitare gli errori. Ma, se si mette a fuoco un microframmento senza riuscire a staccare la lente d’ingrandimento da esso, si perde di vista il tema di fondo e non si capisce il contesto in cui i microdettagli sono inseriti. L’assunzione dell’essenza risulta più efficace quando questi piccoli frammenti sono in relazione con i temi della pulizia, del contagio, dell’ordine o con qualche aspetto fisico che genera vergogna o qualche complesso.

Crab Apple come stato
Quel che abbiamo descritto come tipologia può manifestarsi anche come stato, cioè in modo occasionale e come conseguenza di un determinato fatto. Vale a dire che la vergogna, la ripugnanza, il senso di sporcizia e indegnità non figurano nella definizione di queste persone, ma sono vissute occasionalmente e, in generale, quando vi siano degli attivatori specifici. Potrebbe essere una infedeltà in amore, una situazione imbarazzante, una fantasia sessuale, un’azione poco etica, una negligenza ecc. Può trattarsi di qualcosa di temporaneo, come per esempio un bambino mortificato perchè soffre di enuresi notturna e i genitori lo hanno riferito a qualcuno, oppure un incidente che obbliga a portare un braccio ingessato, una lesione che danneggia l’estetica. Bisogna anche considerare come mortificanti certi cambiamenti geografici o sociali, per esempio quando un bambino di colore si ritrova in una scuola dove tutti i compagni sono bianchi o quando una persona viene invitata a un matrimonio di alto lignaggio, ma il suo livello economico non le permette l’abbigliamento adeguato.
Vari passaggi biologici, come la pubertà, la menopausa, la vecchiaia, possono comportare un rifiuto, un senso di disgusto che abbassa l’autostima. Senza dubbio CRA è una buona essenza per gestire l’autoaccettazione dell’immagine fisica, per accettarci così come siamo.
Viviamo in una società generatrice di CRA. La pubblicità commerciale aggressiva, così basata sulla promozione di standard di bellezza ideale e di eterna giovinezza, genera veri e propri complessi nelle persone particolarmente vulnerabili. Gli adolescenti o le persone di una certa età, sono una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile a questa pressione mediatica.
L’aumento spettacolare della chirurgia estetica, così come la grande fatturazione in prodotti di bellezza e dimagranti, sono una prova palpabile di questa pressione.
Tutto ciò è il terreno su cui si sviluppa la sensazione di sporcizia, indegnità e vergogna di sè in caso di malattia o incidente che colpisca l’estetica. L’autostima si abbassa in modo esagerato, provocando una grande insicurezza e, quasi sempre, un senso di inferiorità.
I motivi per cui una persona ha un’autoimmagine negativa possono essere oggettivi (veri e accettabili) o puramente soggettivi, come nel caso di un ‘adolescente che si sente “orrendamente sfigurata” da alcuni brufoli sul viso o nelle anoressiche.
L’essenza si rivela molto utile per superare la vergogna negli handicappati e in quelle persone che soffrono di malattie stigmatizzanti come l’AIDS o anche per chi ha subito aggressioni sessuali.
Teniamo presente però che l’assunzione di CRA non cambia la percezione oggettiva che si ha di sè stessi.
Molte casalinghe hanno un vero problema CRA rispetto alla pulizia della casa, in molti casi dovuta a un’eredità culturale. La pulizia e apprensione esagerate possono estendersi anche agli alimenti o trasformarsi in un vero e proprio panico verso insetti, infezioni, contagi, farmaci scaduti e un’infinità di situazioni che possono essere assimilate al concetto di impurità e sporcizia.
Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni: pensieri, impulso e immagini intrusive, ricorrenti, assurde e indesiderate, che si manifestano con frequenza, impadronendosi della mente dell’individuo per ore, giorni o settimane. Le compulsioni sono atti ripetitivi, ugualmente assurdi, che si compiono in modo rituale per ridurre l’ansia provocata dalle ossessioni. CRA può essere d’aiuto in quelle compulsioni che si riferiscono alla pulizia e all’ordine. Non sembra essere in relazione con compulsioni che riguardano altre tematiche.
L’essenza si deve utilizzare in tutte le manifestazioni che derivano dall’ipocondria, soprattutto quando questa si riferisce a malattie infettive contagiose. Anche l’eccessiva paura del cancro potrebbe entrare a far parte della sfera CRA, se la rappresentazione mentale che si ha di esso è “qualcosa di ripugnante, una specie di mostro tentacolare interiore che ti consuma dall’interno”.

Livello spirituale
La Scheffer osserva che: “La maggior parte dei pazienti che hanno bisogno di CRA sono più sensibili della media e captano da livelli più sottili molto di più di quello che, per costituzione possono tollerare. Spesso questo peso inconscio dà loro la sensazione di essere sporchi o bisognosi di pulizia. Quando ancora non conoscono tecniche e metodi mentali di purificazione, cercano di liberarsene sul piano fisico.”
In Crab Apple l’errore sembra consistere nel fatto che l’ego non accetta l’imperfezione inerente all’incarnazione in un corpo e in un mondo terreno. Si tratta di un sentimento metafisico in cui si anela alla perfezione dell’anima. Accettando le imperfezioni dell’esistenza terrena, la mente può trascendere questo stato e non perdere energia in banalità, liberandosi e divenendo ricettiva alle indicazioni dell’anima.
In CRA come tipologia di solito manca l’autostima. Ci si giudica e considera in modo distorto, sottovalutandosi. In ogni caso, la mente è troppo concentrata sui piccoli dettagli, sia propri (fisici, morali ecc.) sia dell’ambiente circostante (impurità, difetti, sporcizia ecc.).
E’ questa mancanza di prospettiva globale a ostacolare l’apprendimento trascendente, imprescindibile per l’evoluzione spirituale.
Inoltre, la scrupolosità e paura del contagio in genere ostacola la relazione e la comunicazione sincera ed empatica con gli altri.

Fiori di Bach: Oak

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che si sforzano e lottano energeticamente per guarire o risolvere le incombenze della vita quotidiana. Anche se il loro sembra un caso senza speranza, continueranno a tentare una cosa dopo l’altra e a lottare. Sono scontenti quando la malattia interferisce con i loro doveri o impedisce loro di aiutare gli altri. Sono persone coraggiose che combattono contro grandi difficoltà senza perdere la speranza e continuando a sforzarsi.

Parola chiave: Eccessivo senso del dovere, tenacia estrema, surmenage, perfezionismo, dedizione estrema al lavoro, metodicità, grande repressione emozionale, rigidità, durezza, rigore, scrupolosità e inflessibilità estreme, caparbietà, paura di mostrarsi vulnerabile, ossessività, sovraccarico.

Livello tipologico
Visti  dall’esterno, gli individui con caratteristiche Oak normalmente sembrano persone forti come rocce, in genere il pilastro o il sostegno della famiglia, quelli che portano i soldi a casa, delle vere bestie da soma. Sono resistenti, tenaci, volenterosi e leali, lottatori instancabili.
Il problema è che queste qualità sono così rigidamente esagerate e radicate nel loro ideale di Io che si trasformano piuttosto in una minaccia per loro stessi.
Sembrano non conoscere il significato della parola stanchezza (o lo interpretano come debolezza), il che non vuol dire che non la provino, ma non sanno, non vogliono o non possono obbedire ai segnali organici che l’accompagnano, arrivando così ad ammalarsi.
In generale gli Oak sono persone oneste, responsabili e degne di fiducia, serie, di parola, rispettabili, con un’incredibile capacità di lavoro e resistenza, qualità che spesso inducono gli altri, attratti dalla loro forza, a scaricare le responsabilità personali su di loro. Sono troppo moralisti e scrupolosi.
Oak possiede tratti ossessivi di personalità, ma la differenza sostanziale tra Elm e Oak è dovuta all’apprendimento infantile.
Molti Oak sono stati educati in modo rigido e iperesigenti da genitori o tutori punitivi e severi, forse in tempi difficili, anche post-bellici. Alcuni provengono da famiglie con pochi mezzi e molti figli oppure semplicemente da ambienti familiari e/o educativi dove predominava il lavoro duro  e la repressione emozionale di qualsiasi altro aspetto della vita. Per questo sono cresciuti con molta insicurezza e paura di commettere errori e di conseguenza di essere puniti o umiliati.
Per compensare questa evidente scarsa autostima, o almeno attenuare l’insicurezza che ne deriva, hanno dovuto sviluppare un’identità di persona irreprensibile, forte, responsabile, seria e molto lavoratrice, soprattutto molto rispettosa delle regole e dei doveri. La loro convinzione fondamentale è “io dovrei”. In questo modo, la predisposizione al lavoro si trasforma in una virtù morale, ma anche in un rifugio e un alibi socialmente accettabile per evitare di affrontare una vita emozionale piena di paure.
E’ evidente che Oak confonde emotività e sensibilità con vulnerabilità e perdita di controllo. Quest’ultimo lo paragona a una situazione mortificante e dolorosa, come quando era piccolo, costruisce perciò la sua difesa sviluppando una forte razionalità compensatoria. Da tutto ciò proviene  la sua paura di perdere il controllo e la grande repressione può trasformarsi in ansia e spesso in rabbia, che in genere non riesce ad esprimere.
In questo modo si capisce perchè Oak sia mentalmente molto rigido e dogmatico, troppo rigoroso e metodico, perfezionista e tenace, poco incline a delegare le responsabilità, a meno che le cose non vengano fatte come vuole lui. Soprattutto a causa della sua insicurezza interiore, controlla sempre tutto. Non cambia opinione, anche se si accorge di avere torto, perchè odia ammettere i propri errori.
I cambiamenti gli provocano insicurezza e stress, vissuti come ansia, perciò si struttura la vita in modo iperorganizzato, metodico e rituale, senza alcuna spontaneità, in cui ogni deviazione dalla routine implica un contrattempo enorme.
Lo spazio per la famiglia nasce più come una responsabilità o dovere che come un desiderio del cuore, perchè “il bravo marito deve dedicare tempo alla sua famiglia”, e spesso gli Oak non hanno questo tempo. E’ comune constatare che i loro problemi di comunicazione generano carenze affettive e risentimento nel partner e nei figli. La tenerezza non figura tra le loro abilità nè tra le loro tendenze. Evidentemente non si può “cavare sangue da una rapa”, nè in questo caso da una roccia.
Oak rappresenta un modello principalmente maschile, che è stato molto rafforzato storicamente e culturalmente.  La figura del padre lavoratore che mantiene moglie e figli, oltre a tutta la famiglia, si è dimostrato un argomento convincente per rifuggire dalle responsabilità emozionali nei confronti degli altri e di se stesso. Questo sembra essere il motivo per cui molti di loro crollano, si ammalano, o addirittura muoiono, quando da pensionati – o, peggio ancora, da prepensionati – non si sentono più utili, anche se lo stipendio è quasi uguale a prima. Ma può accadere anche qualcosa di peggio: essere licenziati dal lavoro costituisce il maggior fallimento immaginabile e rappresenta per loro un’imiliazione pubblica, una specie di giudizio e condanna di proporzioni quasi bibliche.
La maggior parte degli Oak parlano in modo impersonale e poco spontaneo, sono sempre educati, riservati e fondamentalmente corretti. Emozionalmente sono distaccati. Non che manchino di sentimenti, ma si sono allenati in un modo quasi spartano per reprimerli.
Possono essere molto servili con le figure di autorità, ma a volte si dimostrano distanti e tirannici con i loro subordinati e troppo rigorosi nei confronti delle regole.
I risultati professionali rappresentano più un sollievo che una soddisfazione, perchè per Oak la vita è una dura lotta, in cui non si può nè si deve abbassare la guardia.
Gli Oak non possono mai fare quello che desiderano, ma in ogni momento quel che viene ordinato, perciò la loro vita manca praticamente di allegria ed è invece piena di preoccupazioni e ansia.
Preferiscono risolvere i loro problemi da soli. I criteri estetici non sembrano figurare tra le loro attitudini.
Oak porta, senza saperlo, una bomba a orologeria addosso. La stanchezza non è una fisima, ma un meccanismo con cui il corpo avvisa la mente di dover abbassare il livello di rendimento e di sforzo. La mancanza di riposo e spazi lucidi nella sua vita lo fanno cadere in un’ansia da prestazione permanente. Avendo un modello mentale così rigido e ignorando gli avvisi della stanchezza e della malattia, probabilmente ha bisogno di avvertimenti più perentori, come infarti, embolie, depressioni severe, ernie del disco ecc. E’ anche molto incline a contratture muscolari alle spalle e al collo e ai disturbi d’ansia favoriti dallo stress.
Per quanto riguarda la generosità, non c’è dubbio che l’albero della quercia lo sia,  perciò questo tema richiede una puntualizzazione.
Una particolarità della maggior parte degli ossessivi – e Oak ne è un perfetto rappresentante – è la taccagneria e il risparmio esagerato come precauzione di fronte a presunti  periodi di crisi, che può arrivare a limiti caricaturiali. Questo atteggiamento è favorito dal suo temperamento austero e dalla  scarsa capacità di godersi la vita.
I lussi, o semplicemente le comodità che gli può procurare una buona situazione economica, solitamente sono considerati dal suo giudice interno rigido e implacabile una frivolezza o sperperi superflui e immorali. D’altra parte, una vita agiata e “dissoluta” potrebbe essere malinterpretata e vista dall’esterno con sospetto e diffidenza. E ad Oak interessa molto l’opinione altrui, perchè vuole soprattutto essere e apparire corretto.
Ma per Oak esiste qualcosa di più vincolante della taccagneria: il dovere.
Non capisce invece e odia tutto quello che considera assurdo e sfarzoso, come un viaggio di piacere, una cena in un ristorante costoso ecc.
Oak soffre di una rigidità mentale molto evidente, infatti semplifica eccessivamente il mondo per renderlo più gestibile: “Si è corretti o scorretti” oppure “Al mondo esistono due tipi di persone: i lavoratori e i fannulloni”. Questa visione delle cose così estremizzata non permette la benchè minima sottigliezza. Si potrebbe anche parlare di una mancanza di maturità mentale che gli impedisce di percepire le sfumature che rendono così ricche le relazioni interpersonali.
Gli Oak possiedono un senso del dovere e una tenacia estrema che li porta a un eccesso di sforzo, spesso non necessario. Quest’ultima circostanza si rivela molto importante al momento di diagnosticare il modello floreale: la mancanza di motivi esteriori oggettivamente convincenti per un simile eccesso di lavoro, sforzo e responsabilità.
La maggior parte di noi probabilmente ha attraversato delle circostanze difficili, economiche, familiari, scolastiche e simili, in cui abbiamo dovuto rinunciare a diversi piaceri e comodità dando la priorità al lavoro o allo studio. Possono essere stati periodi molto duri in cui, tuttavia, abbiamo desiderato il meritato riposo e contavamo i giorni che ci separavano da esso. In Oak, questo praticamente non esiste. Quello che per molti costituisce una situazione transitoria, per loro è la vita stessa. Per questo motivo esistono tanti commercianti, imprenditori e liberi professionisti che non hanno mai fatto una vacanza, anche se la condizione economica glielo avrebbe permesso.
Per molti Oak la terapia non è facile, soprattutto se percepiscono il terapeuta come poco sistematico o troppo inquisitorio. Sicuramente hanno bisogno di un approccio razionale, rispettoso, che in qualche modo permetta loro di capire – come parte dell’autoconoscenza auspicabile in una terapia floreale – che in realtà la maggior parte dei loro sforzi non corrispondono a una reale esigenza oggettiva, bensì al suo bisogno  di aquietare quel rigido giudice interno che possiede. E’ chiaro che per  ottenere un tale risultato, devono cambiare alcune convinzioni interne troppo distorte che li portano a questa grande rigidità mentale.
L’aiuto dell’essenza si rivela molto preziosa per iniziare questo grande processo interiore.
In alcuni casi, l’effetto del fiore può essere percepito dalla mente sempre rigida di Oak come stanchezza, che suscita di conseguenza allarme. Se questa sensazione non è accompagnata parallelamente da una presa di coscienza, l’abbandono della terapia è quasi certo.

Oak come stato
Consideriamo qui Oak come stato e non come tratto di personalità. E’ in relazione con periodi di sovraccarico, dove la persona lavora e lotta strenuamente di fronte a molte responsabilità. In queste circostanze, l’essenza può apportare calma e serenità di fronte allo stress, il che aiuta a ottimizzare l’energia disponibile.
E’ molto probabile che gli effetti di Oak come stato (sovraccarico) si sovrappongano a quelli di Elm (straripamento). Dato che lo stress costituisce un grave problema sociale, l’assunzione congiunta di entrambe le essenze crea una buona sinergia per il trattamento.

Livello spirituale
Per la Scheffer, l’errore basilare di Oak è dovuto al fatto che “invece di farsi guidare dal suo Io Superiore attraverso i periodi difficili e belli della vita, la personalità persiste erroneamente in una continua ansia da prestazione scelta dalla stessa (…). La personalità Oak ha dimenticato che non sono solo i risultati e le vittorie che rendono la vita degna di essere vissuta e che un lottatore trae le forze per nuove prodezze proprio dai momenti più delicati, più piacevoli e più sentimentali. Se  l’individuo non si concede queste pause creative, la sua vita interiore diventa sempre più spartana e sterile. Lavora, ma il cuore non lo accompagna come è necessario che sia.”
La rigidità mentale rappresenta un grave ostacolo all’evoluzione spirituale. Sotto questi tratti di personalità, l’autocoscienza è molto scarsa, seppellita da un sistema di credenze troppo rigido, distorto e limitante. Come quasi sempre, il problema centrale è la paura di affrontare quegli aspetti che possono significare, vulnerabilità o debolezza. Questa mancanza di coscienza emozionale impedisce l’empatia, perchè per accedervi, oltre all’autocoscienza, si richiede flessibilità.
Oak dovrebbe capire che in realtà la vita non è una lotta, ma piuttosto una trattativa interattiva e sempre nuova. D’altra parte, più che austero, forse gli converrebbe essere un pò più onesto con i propri limiti e riconoscere di avere diritto a sbagliarsi, a riposare e a divertirsi, perchè di fatto – che l’ammetta o no – non è venuto in questo mondo per soddisfare le aspettative di nessuno, nemmeno quelle del suo implacabile giudice interiore.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

 

Fiori di Bach: Willow

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che hanno sofferto per disgrazie o avversità e non riescono ad accettarli senza lamentele o risentimento, perchè giudicano la vita in funzione del successo. Pensano di non aver meritato una prova così grande, che la vita sia stata troppo ingiusta con loro e ne sono amareggiati. Spesso arrivano così a perdere interesse e diventano meno attivi in quelle cose che prima facevno con piacere.

Parole chiave: Risentimento, amarezza, senso di frustrazione e di fallimento, negatività, avversione, rancore, diffidenza, sfiducia, aggressività passiva, ira trattenuta, ritenzione, irritazione, rigidità.

Livello tipologico:
In Willow, l’individuo proietta all’esterno delusioni, rancore, risentimento. Nota solo il lato negativo della vita.
“Si sente incompreso, sfortunato, disprezzato, sfortunato e svalutato dagli altri. Riconosce di sentirsi amareggiato, scontento e disilluso dalla vita.”
Willow non è soddisfatto del bilancio della sua vita e incolpa della sua sventura gli altri, una persona precisa, la società, il destino, il karma, Dio, in ogni caso una forza cosmica che agisce su di lui condannandolo a un’esistenza piena di difficoltà. In questo modello, la persona crede di non avere alcuna responsabilità della situazione: la colpa è sempre degli altri.
Willow si considera una vittima del destino perverso, chiedendosi spesso: “Che ho fatto per meritare questo?” oppure: “Perchè succedono a me queste cose?”, con un atteggiamento di autocommiserazione e ipocrisia.
“Spesso si mostra suscettibile, irritabile e di malumore, perciò si chiude in se stesso imbronciato…petulante e impaziente, disprezza senza motivo le figure di autorità e afferma di sentirsi facilmente a disagio o frustrato a causa loro.”
Willow sembra gestito da un potente meccanismo di difesa costruito mattone per mattone, perchè si è sentito ferito e boicottato in diversi aspetti della vita: professionale, sociale, affettivo. In seguito a ciò e secondo la sua scala di valori, non ha raggiunto i risultati che credeva di meritare, sentendosi ora frustrato e fallito.
Gli impedimenti addotti da Willow possono essere oggettivi (reali) o semplicemente soggettivi (parzialmente o completamente falsi), come nel caso della personalità paranoide. Come quest’ultima, Willow è fondamentalmente sospettoso e troppo diffidente, molto predisposto a tergiversare e a mal interpretare il senso degli avvenimenti, le parole e i gesti altrui.
“Se dice questo o fa quell’altro, è perchè sicuramente trama qualcosa contro di me.”   Ha una gran necessità di confemare i suoi sospetti e da ciò sembra derivare il senso delle sue interpretazioni distorte, mediante le quali giustifica il suo comportamento vigile e sulla difensiva.
Willow non possiede gli strumenti, nè la sufficiente autocritica per vedere la sua implicazione nello svolgersi degli avvenimenti. Pretende di sottrarsi alle conseguenze delle sue azioni passate e presenti, attribuendo tutta la responsabilità agli altri e giustificandosi in caso di comportamenti inadeguati, cosa che fa di lui una persona fondamentalmente cinica.
In molti casi possono esserci all’origine infanzie complicate, segnate da abbandoni, famiglie assenti o destrutturate, abusi infantili ecc., ma non sono precedenti presenti in tutti i Willow. In ogni caso, credono che queste circostanze avverse li legittimino, come se possedessero una licenza particolare, ad avere un atteggiamento egoista e sconsiderato con i propri simili.
Willow è il tipico astioso, il guastafeste. Le sue sofferenze lo rendono scontroso, depresso, permaloso, e con il tempo, man mano che aumentano l’amarezza e il risentimento, tende chiaramente all’isolamento. Il suo carattere negativo, inacidito, meschino e imbronciato non predispone a stabilire nè a mantenere rapporti di amicizia. Inoltre, come abbiamo già detto, è tremendamente diffidente. D’altra parte, molti Willow sono litigiosi, sprezzanti, mordaci e privi di scrupoli.
Willow emana un’energia molto negativa e, quel che è peggio, molto contagiosa, devitalizzante e distruttiva. Chi vive con lui può sentire di perdere energia, perciò è molto necessario proteggersi.
La condizione Willow è un pò più comune negli anziani, avendo avuto più tempo per perseverare in un atteggiamento sbagliato, ma non è una loro esclusiva.
Willow non è incline a dare, ma non fa resistenza quando si tratta di ricevere, perchè lo considera una compensazione “che la vita gli deve”, il che lo rende assolutamente ingrato. Non s’interessa affatto agli altri e declina le sue responsabilità in quanto è “una vittima del destino”, trasformandosi così in un grande egoista.
Nella sua negatività, Willow non comprende gli altri (empatia zero) e lo infastidisce addirittura che altre persone possano sentirsi allegre, sane e se la cavino bene nella vita, cosa che viene da lui percepita come una provocazione, che si manifesta con invidia e che lo fa sentire chiamato a combattere questa felicità. Da qui l’appellativo di guastafeste. E’ come se invece di sintonizzarsi con il positivo, desiderasse che tutti avessero il suo livello di frustrazione e fallimento. Il suo motto sembra essere: “Se io sto male, perchè gli altri devono stare bene?” Per questo coltiva un tipo di aggressività passiva, che tradizionalmente è stata descritta nella letteratura floreale come ira trattenuta.
L’aggressività passiva si può esercitare in vari modi. Abbiamo già citato il suo “lavoro” di guastafeste, al quale dobbiamo aggiungere ora la critica malevola e denigrante che cerca di minare i meriti altrui.
In qualsiasi lavoro Willow si sentirà sfruttato, al di là di quello che fa o tralascia di fare, poichè si relaziona con gli altri partendo da un atteggiamento di disappunto e di sospetto, perciò è molto probabile che esprima l’aggressività passiva di cui si parlava mostrandosi poco collaborativo e rifiutandosi di soddisfare le aspettative altrui, rimandando le cose da fare e comportandosi in modo inefficace e ostinato, perchè in realtà si sente gratificato nel minare il benessere e le aspirazioni degli altri (Millon). Ciò non significa che nel lavoro adotti sempre un comportamento chiaramente ostruzionista, altrimenti spesso rischierebbe il licenziamento (e a volte accade), però fa il minimo possibile. E’ chiaro che un atteggiamento così egoista diventa più evidente quando il tipo di lavoro non ha una supervisione diretta ed efficace.
Altre forme ideali di boicottaggio da parte di Willow possono essere quelle di ritardare fino all’ultimo momento un pagamento, pur sapendo che la persona cui è destinato ha bisogno di quel denaro con urgenza, rifiutare ogni piatto cucinato dalla nuora, adducendo di non sentirsi bene ecc. Certamente, tutti questi comportamenti lo pongono al primo posto dell’antipatia.
L’ira trattenuta, come abbiamo visto si mostra in modo più o meno passivo, è stata paragonata dalla Scheffer a “un vulcano attivo, che emette colonne di fumo ma senza arrivare all’eruzione”. Tuttavia, molti Willow non hanno questa capacità di contenimento ed esplodono in Holly, che rappresenta davvero il vulcano in eruzione.
E’ facile comprendere che tanta frustrazione, fallimento e delusione producano in molte persone rabbia costante o – che è lo stesso – un’aggressività latente che genera una pressione interna, vissuta generalmente con ansia. In altre parole, Willow è un arrabbiato cronico, fatto che lo rende molto pericoloso: un linciatore potenziale.
Anche la vita attuale si può considerare un grande vivaio di frustrazioni e spesso è solo il timore della legge che riesce a mantenere tanti Willow nei limiti dell’aggressività passiva.
Nella malattia, i pazienti Willow sono difficili da trattare a causa della loro diffidenza e negatività, poco inclini a guarire e ancor meno a collaborare. Quando migliorano gli costa ammetterlo: “Mi sembra di stare un pò meno male”.
Possono soffrire di ogni tipo di disturbi, ma di solito manifestano ansia e hanno una tendenza depressiva. Presentano anche sintomi fobici, che servono da pretesto per non soddisfare le aspettative altrui. Molti strumentalizzano ed esagerano le loro malattie per ottenere congedi lavorativi e assistenza sociale permanente, per esempio l’invalidità. Non dimentichiamo che la maggior parte degli Willow sono litigiosi e credono che gli altri “debbano loro qualcosa”.
Sono stati descritti molti casi di artrosi riferiti a questa personalità, oltre a gastriti, problemi epatici e cutanei.

Willow come stato
Chiunque, anche se non in forma cronica, può vivere episodi Willow. Nessuno è esente dal subire gravi ingiustizie che gli procovano risentimento verso alcune persone o istituzioni, senza necessariamente coincidere con la descrizione tipologica. In altre parole ognuno può sentirsi fallito in qualcosa o manifestare atteggiamenti negativi di critica o di avversione ed essere nel contempo anche una persona positiva e tranquilla. In questi casi, Willow è un’essenza molto utile per aiutare a gestire il vincolo negativo rappresentato dal risentimento.
E’ chiaro inolte che quasi tutte le malattie in un particolare momento possono suscitare in noi rifiuto e risentimento, perchè le sentiamo come qualcosa di estraneo e, soprattutto, ingiusto. Anche in questo caso, dove Willow nasce come conseguenza e non come causa della malattia, è indicata l’assunzione del rimedio.
E’ una buona essenza per trattare le reazioni di risentimento verso Dio (o il destino, o il karma, la vita), che può nascere nella fase di dolore successiva alla morte di una persona molto cara.
L’assunzione di Willow può aiutarci quando, per un certo periodo, una serie di avversità ci fanno sentire che la vita è contro di noi oppure che siamo sfortunati.
Esistono casi di Willow “tematico” dove, a causa di esperienze negative, o anche in assenza di queste, una persona è risentita contro qualche categoria (tassisti, polizziotti, politici, cani) o un genere (uomini o donne), cosa che indubbiamente può risultare molto limitante. Questo meccanismo costituisce un’ipergeneralizzazione, come possiamo riscontrare in molte persone tutti i giorni. Rappresenta una semplificazione del mondo per renderlo più gestibile. In seguito a qualche esperienza negativa, per difenderci dall’agente che ci ha procurato frustrazione o dolore, cerchiamo di allontanarlo da noi il più possibile. Per questo, abbiamo bisogno di includervi tutti gli “esseri od oggetti della stessa specie”. Senza dubbio, è un meccanismo che rivela un’evidente immaturità, poichè implica una mancanza di discernimento.

Livello spirituale
Le persone Willow sembrano molto frustrate a causa dei loro sentimenti negativi e delle loro convinzioni molto negative sulla vita. Vivere in uno stato di rabbia cronica porta a percepire numerose informazioni dell’esterno in modo alquanto distorto. Ovviamente, non tutti vogliono controllare o danneggiare il prossimo.
In questo modello, quasi tutte le competenze dell’intelligenza emozionale non sono sviluppate. L’autocoscienza è minima, la capacità di autocontrollo è quasi nulla, perchè Willow non riesce a gestire positivamente le sue emozioni, essendo prigioniero di un flusso di pensieri nocivi sui quali rimugina e  che rendono cronico il suo livello di rabbia.
Nei rapporti interpersonali la mancanza di empatia è totale, perchè non solo gli altri non sembrano interessargli, ma spesso rappresentano una specie di bersaglio contro cui scagliarsi. D’altra parte bisogna ricordare che molti Willow percepiscono gli altri come esseri spregevoli, guidati da perfide motivazioni.
Indubbiamente, la loro aggressività mal dissimulata li separa definitivamente dal resto degli esseri umani. “Gli altri” fanno parte di quel concetto astratto e diffuso che Willow chiama “la vita”. E non dimentichiamo che la vita gli è debitrice, quindi tutti gli altri lo sono. In qualche modo ha rinunciato a gestire la propria vita in modo responsabile ed etico.
E’ chiaro che la persona Willow sembra essere agli antipodi dell’evoluzione spirituale, perchè i suoi sentimenti e comportamenti costituiscono un forte ostacolo all’apprendimento di qualsiasi lezione di Bach.
Tuttavia, l’essenza del salice è tra le più spiritualizzate (terza generazione floreale), quindi può sempre aiutare a ricondurre la personalità deviata da questo agglomerato di tratti negativi che chiamiamo Willow sotto la protezione dell’anima.

Abstract: Ricardo Orozco – opere

 

Fiori di Bach: Star of Bethlehem

Descrizione originale di Bach:
Per quelli che vivono uno stato di grande malessere a causa di situazioni che hanno provocato loro una grande infelicità, come lo schock causato da cattive notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento che segue un incidente o altri eventi simili. Questo rimedio porta sollievo a quelli che per un certo periodo rifiutano di essere  consolati.

Parola chiave: Trauma (fisico o psichico, recente o antico, conscio o inconscio), resistenza.

Livello transpersonale (Resistenza, trauma)
Non esiste una personalità SBE (Star of Bethlehem). Bach definì il rimedio come “quello che consola e calma i dolori e le pene.”
E’ il fiore specializzato nel trattamento di tutti i traumi. Sono molte le esperienze che possono provocare un trauma, che varierà a seconda dell’intensità dell’accaduto e delle risorse personali per affrontarlo.
I fattori stressanti che provocano o accellerano il trauma possono includere la morte di una persona cara, la minaccia della propria vita o quella di una persona cara, un grave danno fisico o altri tipi di pericolo per l’integrità fisica o psichica, in una misura tale che le difese mentali del soggetto non riescono a gestirlo.
Non si deve sempre pensare al trauma come a qualcosa di repentino e sconvolgente, che genera uno schock immediato. Esistono situazioni più o meno prolungate nel tempo che possono risultare traumatiche per la maggior parte delle persone: un lungo periodo di difficoltà economiche o di disoccupazione, un rapporto di coppia turbolento e molte altre.
Secondo la Scheffer: “Per shock s’intende ogni ripercussione energetica diretta che il nostro sistema energetico non riesce ad assimilare e alla quale reagisce con una distorsione, indipendentemente che sia registrata in modo consapevole o inconsapevole dalla personalità. In ogni caso, ogni shock si mantiene nel sistema energetico e mostra un certo torpore nel suo campo d’influenza.”
SBE si rivela molto efficace in ogni trauma fisico (contusione, ferita, slogatura, frattura ecc.), dove esiste un’evidente relazione tra l’assunzione o l’applicazione locale dell’essenza e l’effetto. L’azione del rimedio può andare da quella analgesica e antinfiammatoria a quella cicatrizzante.
Una caratteristica di alcuni traumi consiste nel livello di disconnessione che possono comportare. Sul piano fisico, intendiamo per disconnessione la comparsa di svenimenti o anche stati di coma. Si tratta di un meccanismo di difesa con cui il corpo cerca di proggersi da un sovraccarico per risparmiare energia. Se pensiamo all’impianto elettrico domestico, è come se scattasse il salvavita. Per questo il Rescue Remedy (rimedio d’emergenza), in cui sono presenti SBE e Clematis, è una formula molto “intelligente”. Se non sopraggiunge il blackout, potrebbe verificarsi un corto circuito, o forse è già avvenuto, ed è proprio per questo che si produce una disconnessione temporanea in attesa dell’elettricista che venga a riparare il guasto (SBE).
Anche sul piano emozionale si può avere una disconnessione (dissociazione), in cui si vive l’esperienza traumatica come qualcosa di irreale che non sta accadendo a noi e che può portare a rimuovere il ricordo della situazione.
La non consapevolezza di un trauma non ci esime dallo stesso, per cui in terapia potrebbe manifestarsi in varie forme o blocchi diversi. Secondo Kramer: “Per tutte le malattie che resistono al trattamento bisogna tenere in considerazione la somministrazione di Star of Bethlehem, perchè in questi casi la causa del dorore potrebbe essere un trauma emozionale.” Anche nelle fobie o in molti comportamenti e avversioni difficili da spiegare è molto utile tenerlo presente.
In questo contesto vanno inseriti anche i traumi prenatali, tra i quali sono molti quelli che derivano da vite precedenti, perciò risulta chiaro che le competenze di SBE potrebbero essere illimitate.
L’azione dell’essenza è rapida quando si tratta di traumi recenti, per questo é inclusa nella formula d’emergenza del Rescue Remedy. Tuttavia, quando si tratta di avvenimenti remoti, bisogna aspettarsi risultati più a medio e lungo termine, perchè sarebbe illusorio pensare a effetti miracolosi.
Nella sua funzione riparatrice, può darsi che la sua assunzione aiuti a diventare consapevoli di vissuti dimenticati, anche dolorosi. In altri casi, il superamento dei traumi non richiederà un comportamento consapevole e si realizzerà durante il sonno, nell’inconscio. Spesso queste opere di riparazione passeranno del tutto inosservate e diventeranno evidenti sono nel momento in cui riprenderanno alcune attività soffocate dal trauma, come tornare a relazionarsi con gli amici, la riattivazione di una funzione fisica oppure un cambiamento di visione o di atteggiamento di fronte a una certa circostanza.
Sul piano fisico, oltre che un eccellente cicatrizzante, può essere utile in tutto quello che presupponga resistenza e rigidità, come i dolori che accompagnano una reazione muscolare di contrattura: coliche renali, dolori mestruali e addominali in genere.
Perchè un trauma esista, deve esistere una resistenza precedente a qualche livello.
La rigidità muscolare (resistenza) può rigurardare sia la muscolatura volontaria (un muscolo di un’estremità che limita un movimento), sia la muscolatura involontaria (contrazione della muscolatura bronchiale nel caso dell’asma)
SBE va incluso in ogni crema o assunzione prescritta per trattare i postumi di traumi e nella riabilitazione (traumatismo-rigidità-resistenza).
Quando un trauma non si è ancora verificato, ma è prevedibile (per esempio un intervento chirurgico, un processo, un esame), è molto importante utilizzare SBE come prevenzione.
Dopo traumi particolarmente gravi, sia fisici che psichici, può presentarsi un disturbo d’ansia  noto come stress post-traumatico, nel quale si rivive l’evento in modo persistente, non solo sotto forma di ricordi o immagini, bensì come incubi e flashback, con la netta sensazione che stia accadendo di nuovo. Di conseguenza, la persona sarà portata ad evitare gli stimoli che evocano o ricordano quelli dell’episodio traumatico originale, come il suono della sirena di un’ambulanza, un odore ecc. Questa situazione può portare a grande sofferenza, isolamento sociale, difficoltà a conciliare il sonno, attacchi di panico, irritabilità, problemi di concentrazione, pessimismo, sussulti, ipervigilanza.
Lo stress post-traumatico può presentarsi vari mesi dopo l’evento traumatico, motivo per cui sono necessari sia il trattamento preventivo con SBE e Walnut, sia i fiori complementari del caso, per un periodo abbastanza lungo dopo l’accaduto, probabilmente di circa sei mesi.

Livello spirituale
Molti traumi di forte intensità provocano un danno irreparabile e hanno delle conseguenze terribili, quindi sarebbe molto cinico cercare di farlo sembrare a tutti i costi qualcosa di positivo. Ciò nonostante, è vero che alcune persone sono riuscite a crescere spiritualmente partendo da una sistuazione traumatica.

Sebbene in molti casi il trauma costituisca un’esperienza che comporta conseguenze gravi nella percezione o che risveglia un risentimento e un’aggressività che ci separa dagli altri, in altre occasioni agisce come un attivatore della crescita personale (spirituale), aiutandoci a divenire più empatici e spirituali.
Dopo essere metaforicamente morti, o in alcuni casi essendoci arrivati vicini, molte persone si sono aperte a nuove convinzioni, ad un nuovo e più vivace contatto con l’anima. E’ in questi momenti che può aver luogo una vera metamorfosi. Ce lo confermano le testimonianze di persone uscite dal coma che, in seguito a un grave incidente o ad una grave malattia, sono rimaste clinicamente morte per un breve lasso di tempo. Alcune di loro hanno riferito esperienze mistiche in seguito alle quali hanno adottato un modo di vivere emozionalmente più intelligente.
L’assunzione di SBE non rappresenta solo un balsamo per ridurre la sofferenza e le conseguenze di qualsiasi trauma, ma può dunque anche servire da trampolino spirituale, anche quando  nè il terapeuta, nè il paziente sono consapevoli di questa possibilità. Non a caso fa parte dell’ultima generazione floreale,  che Bach definì come le essenze più spiritualizzate. Anche in caso di resistenza : “Questo rimedio porta sollievo a quelli che per un certo periodo rifiutano di essere consolati.” (E.Bach)
In fondo, è come se in tutte le applicazioni terapeutiche di SBE si nascondesse un messaggio dal valore insestimabile che ci protegge dalla maggior parte dei traumi: la flessibilità.

Abstract: Ricardo Orozco – opere